Alba
scritto il 2026-10-09 tempo di lettura 5 min
di
NorvegianWood
genere
dominazione
cura
A
Il suo viso arrossato appoggiato di profilo sul tavolo della mia cucina. Recupera il fiato, mentre le gambe si riprendono dal tremore e le braccia sono ancora ben legate dietro la schiena. Nuda. Il suo fondoschiena livido porta i segni di voglie condivise. Non dolore, ma desiderio. Guardo ancora le sue gambe: lunghe e bellissime, la pelle chiara impreziosita da due autoreggenti con la balza in pizzo. Un occhio attento le vedrebbe bagnate dagli umori colati dalle sue labbra gonfie, sensibili e ancora lucide. Giro attorno a quel corpo, disponibile per me ora come prima. Camminando attorno al tavolo posso osservarla dal lato opposto, accarezzare col dorso della mano quel viso finalmente sereno e soddisfatto. La sua bocca è socchiusa, le guance tese, morde ancora la ball gag che lei stessa ha scelto di comprare, assieme alle calze, sotto mio invito. Erano anni che non indossava delle autoreggenti e non era mai entrata in un sexy shop prima di quel pomeriggio, per sua stessa confessione. La vulnerabilità è sempre stata un limite, finché non è diventata piacere. Quando ci siamo conosciuti non mostrava altro che la sua capacità di controllo, il potere che poteva esercitare su tutto: lavoro, amicizie e soprattutto il marito.
Sì, Alba è una donna sposata. Durante quella cena di lavoro si era presentata con un completo giacca e pantalone bordeaux, che non rendevano giustizia alla sua femminilità. Si capiva che aveva un ruolo centrale, i colleghi pendevano dalle sue labbra. Ne era consapevole, ci era abituata, mi disse. Quando finimmo a chiacchierare da soli, mentre lei fumava la sua sigaretta in balcone, le chiesi com'era essere così magnetica. Sorrise, un sorriso amaro. "Estenuante" rispose, mantenendo saldo il sorriso. Mi raccontò che non era banale dover essere sempre all'altezza delle aspettative. Al lavoro decideva per altri oltre che per sé stessa. A casa suo marito non aveva il polso che lei desiderava. E ogni volta che provava ad alzare i toni, a cambiare i ruoli, a sentirsi leggera, finiva per soccombere ad un peso più grande. I diversi bicchieri di vino condivisi su quel balcone mi fecero diventare il suo sconosciuto confessore, l'estraneo a cui affidare i propri segreti. Anche il sesso era diventato un peso da portare: consisteva ormai solo in una pratica serale, con l’esclusiva partecipazione del loro letto matrimoniale. Alba era sempre sopra, suo marito strumento quasi inerme di un piacere senza desiderio. La sua sicurezza era glaciale: "É sempre stato così, ho imparato a decidere per me stessa, e so leggere nei cuori degli uomini". Quello a cui alludeva era evidente: anche se ero venti centimetri più alto, e potevo letteralmente guardarla dall'alto, sarei finito anche io per cedere a lei. “Come tutti” aggiunse. Ridevo alle sue provocazioni, cercavo di immaginare le sue forme sotto la scollatura, e nel salutarla le sussurrai all’orecchio "Attenta, potresti farti molto male con me…”. Percepii immediatamente la scossa generata da quelle parole, il mio tono sicuro e irriverente l'aveva colpita, il suo sguardo meravigliato a consolidare il momento, mentre il suo braccio era stretto nella presa della mia mano qualche secondo in più del necessario.
Qualche giorno dopo stavo guardando il suo account Instagram, volevo scoprire ancora di quella donna, quando una chiamata al telefono dell’ufficio interruppe la mia curiosità. “É chiaro che ti piaccia vantarti con le donne, specialmente quelle brille, ma poi COME TUTTI non succede nulla” esordì, con il modo tipico di chi vuole farti capire che ha il controllo della situazione, sempre. Mi venne da sorridere, ma riuscii a mascherarlo con un tono sorpreso: “Scusami, non riconosco la tua voce, con chi parlo?”. Mentii spudoratamente. E lei lo sapeva. “Alba. Ci provavi con me in balcone alla cena di venerdì”.
“OH, Alba, certo. Pensavo a te giusto ieri! (e intanto continuavo a scrollare il suo profilo per ritrovare quello sguardo) Non ci stavo provando, non lo faccio mai con le donne sposate…il mio era solo un avvertimento amichevole".
“Hai capito di non avere possibilità e fingi che la colpa sia mio marito?”
“Penso che marito o no, tu abbia voglia di un uomo di polso, per questo mi stai chiamando. O vuoi fingere che sia una chiamata di lavoro?”
Uno strano silenzio rimase sospeso. “Gli uomini di polso dovrebbero fare la prima mossa”.
“Il fatto che tu mi stia cercando vuol dire che la prima mossa ha già funzionato. O fai così con TUTTI?”
Altro silenzio.
Insisto. “… domani sei libera per un caffè?”.
“Sì” rispose, abbassando un po’ il tono squillante, come se per la prima volta in tanto tempo si sentisse intrappolata in qualcosa da cui non aveva alcuna intenzione di uscire.
“Ci vediamo alle 11 al bar sotto il tuo ufficio" dissi, e stavo per riattaccare quando aggiunsi: "Metti una gonna, quelle gambe se lo meritano" e chiusi la conversazione prima che avesse modo di dire la sua.
...Questa è la prima parte. Per qualsiasi suggerimento o ispirazione scrivete pure a norvegianwood8@protonmail.com
Curioso dei vostri pensieri
Sì, Alba è una donna sposata. Durante quella cena di lavoro si era presentata con un completo giacca e pantalone bordeaux, che non rendevano giustizia alla sua femminilità. Si capiva che aveva un ruolo centrale, i colleghi pendevano dalle sue labbra. Ne era consapevole, ci era abituata, mi disse. Quando finimmo a chiacchierare da soli, mentre lei fumava la sua sigaretta in balcone, le chiesi com'era essere così magnetica. Sorrise, un sorriso amaro. "Estenuante" rispose, mantenendo saldo il sorriso. Mi raccontò che non era banale dover essere sempre all'altezza delle aspettative. Al lavoro decideva per altri oltre che per sé stessa. A casa suo marito non aveva il polso che lei desiderava. E ogni volta che provava ad alzare i toni, a cambiare i ruoli, a sentirsi leggera, finiva per soccombere ad un peso più grande. I diversi bicchieri di vino condivisi su quel balcone mi fecero diventare il suo sconosciuto confessore, l'estraneo a cui affidare i propri segreti. Anche il sesso era diventato un peso da portare: consisteva ormai solo in una pratica serale, con l’esclusiva partecipazione del loro letto matrimoniale. Alba era sempre sopra, suo marito strumento quasi inerme di un piacere senza desiderio. La sua sicurezza era glaciale: "É sempre stato così, ho imparato a decidere per me stessa, e so leggere nei cuori degli uomini". Quello a cui alludeva era evidente: anche se ero venti centimetri più alto, e potevo letteralmente guardarla dall'alto, sarei finito anche io per cedere a lei. “Come tutti” aggiunse. Ridevo alle sue provocazioni, cercavo di immaginare le sue forme sotto la scollatura, e nel salutarla le sussurrai all’orecchio "Attenta, potresti farti molto male con me…”. Percepii immediatamente la scossa generata da quelle parole, il mio tono sicuro e irriverente l'aveva colpita, il suo sguardo meravigliato a consolidare il momento, mentre il suo braccio era stretto nella presa della mia mano qualche secondo in più del necessario.
Qualche giorno dopo stavo guardando il suo account Instagram, volevo scoprire ancora di quella donna, quando una chiamata al telefono dell’ufficio interruppe la mia curiosità. “É chiaro che ti piaccia vantarti con le donne, specialmente quelle brille, ma poi COME TUTTI non succede nulla” esordì, con il modo tipico di chi vuole farti capire che ha il controllo della situazione, sempre. Mi venne da sorridere, ma riuscii a mascherarlo con un tono sorpreso: “Scusami, non riconosco la tua voce, con chi parlo?”. Mentii spudoratamente. E lei lo sapeva. “Alba. Ci provavi con me in balcone alla cena di venerdì”.
“OH, Alba, certo. Pensavo a te giusto ieri! (e intanto continuavo a scrollare il suo profilo per ritrovare quello sguardo) Non ci stavo provando, non lo faccio mai con le donne sposate…il mio era solo un avvertimento amichevole".
“Hai capito di non avere possibilità e fingi che la colpa sia mio marito?”
“Penso che marito o no, tu abbia voglia di un uomo di polso, per questo mi stai chiamando. O vuoi fingere che sia una chiamata di lavoro?”
Uno strano silenzio rimase sospeso. “Gli uomini di polso dovrebbero fare la prima mossa”.
“Il fatto che tu mi stia cercando vuol dire che la prima mossa ha già funzionato. O fai così con TUTTI?”
Altro silenzio.
Insisto. “… domani sei libera per un caffè?”.
“Sì” rispose, abbassando un po’ il tono squillante, come se per la prima volta in tanto tempo si sentisse intrappolata in qualcosa da cui non aveva alcuna intenzione di uscire.
“Ci vediamo alle 11 al bar sotto il tuo ufficio" dissi, e stavo per riattaccare quando aggiunsi: "Metti una gonna, quelle gambe se lo meritano" e chiusi la conversazione prima che avesse modo di dire la sua.
...Questa è la prima parte. Per qualsiasi suggerimento o ispirazione scrivete pure a norvegianwood8@protonmail.com
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