La bambola - Prologo: Dellilah

di
genere
saffico

«Stai ferma un po'!» Borbottò Margherita, senza fermarsi, ma la ragazza dalla pelle violacea tra le sue braccia non era nella condizione di obbedire.
«... grazie capo... grazie graziegrazie...»
«Prego, ma tieni fermo il culo, Delly: stai schizzando ovunque!»
Infastidita, levò la mano dal sesso della ragazza. Prima che questa potesse protestare, Margherita afferrò la coda violacea e serpentina della creatura per la punta smussata e viscosa, e senza troppe cerimonie gliela infilò dentro. Urletto deliziato. La fece scivolare dentro e fuori, veloce e sicura. La creatura strillò di piacere, un sorriso beato sul volto. Prese a cinguettare e muovere il bacino a tempo, il corpo nudo sinuoso e ondeggiante a quel modo fluido e perfetto tipico della sua gente. Margherita sentì il braccio intorpidirsi a contatto con gli umori dell'amante, la mente annebbiarsi ad ogni boccata del suo profumo, ma non accennò a fermarsi. La baciò, tenendola stretta a sè. Aumentò il ritmo.
La ragazza violacea annunciò il suo orgasmo con un mugolio lungo e acuto, il corpo scosso da spasmi. L'altra la sdraiò con dolcezza, godendosi il sorriso beato sul suo viso. Si leccò le dita, piano.
«... ti amo... capo...» Ridacchiò la ragazza, felice. Margherita sorrise con tenerezza, per poi sedersi sulla bocca della viola. Era già nuda dalla vita in giù. E fradicia. Non servirono ordini, né ci furono proteste: la lingua lunga di Delly saettò rapida tra le sue grandi labbra, poi dentro, per poi concentrarsi sulla clitoride. Guizzava, come un serpentello, cerchi rapidi, colpetti e poi leccate lunghe e lente che mandavano enormi scariche di piacere. Margherita venne praticamente subito. Lo fece con un gemito grave e soffocato, tremando in tutto il corpo, sorretta soltanto dalle braccia della succuba intenta a berla. Cadde all'indietro e Delly si avvinghiò al suo corpo, braccia, gambe e coda, baciandola affamata. L'energia vitale fluì dall'una all'altra, lenta, calda, languida, tra le due bocche, attraverso le loro lingue. La succuba si fermò solo quando Margherita fu sul punto si svenire e prese a tempestarle la faccia di bacetti.
«Grazie, capo. Non mangiavo come si deve da mesi. Ero persino secca... per la madre...» Rabbrividì la creatura «... ti amo un casino.»
Le due si coccolarono per un po' entrambe mezze intontite. Quando iniziò a sentire di nuovo il bacino, Margherita si sedette, con molta, molta calma.
«Ho detto a Kat che sei una a posto. Magari la prossima volta puoi assaggiare lei... ma non dirle che te l'ho detto o mi prende a calci. Invece... non ho molte possibilità di discussione tuoi simili visto che quando ne incontro di solito una cerca di ammazzare l'altro e viceversa.»
«Tanto noi succube siamo aberrazioni per loro. Per lo meno per gli umani ci credono demoni. E' quasi figo. Gli altri ankh invece ci odiano, dicono che siamo dei fossili viventi e che non sappiamo controllarci.»
Margherita tenne per sè che forse sull'ultima parte ci avevano preso e si stiracchiò, per poi sdraiarsi un'altra volta sulle coperte umidicce.
«Hai inondato la tenda, maledetta.»
«Eheheh... colpa tua capo.» Altri bacetti sulle guance, pigri e sommessi.
«Fermati da noi per un po', cucciola. Voglio che ti rilassi».
L'altra sorrise, e le sue guance si tinsero di un viola più scuro. Si avvinghiò nuovamente alla ragazza più alta, carezzando la pelle olivastra e abbronzata, umida di sudore.
«Ok capo, sei la migliore. E sei anche buonissima.» Poi fece un'espressione strana.
«Capo... Margherita. Ti ricordi quando mi hai parlato della vecchia te?»
Margherita s'irrigidì. Fissò la succuba negli occhi.
«Sai che è un argomento delicato, Dellilah»
«Lo so... ma forse ho trovato chi potrebbe darti una mano».

CONTINUA...
scritto il
2026-10-01
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