Anna e Luca 2. Il ritorno dalle vacanze

di
genere
etero

Anna e Luca 2


Settembre non aveva risolto niente.

Era stato questo il primo pensiero di Anna quando aveva rivisto Luca.

Non era successo niente di particolare.

Nessun abbraccio troppo lungo.

Nessun bacio.

Nessuna confessione.

Lui era arrivato in biblioteca come se quel mese fosse stato davvero soltanto un mese.

Aveva sorriso.

Le aveva chiesto come fossero andate le vacanze.

Le aveva raccontato qualcosa dei bambini.

Poi era tornato a parlare di cose normali.

Ed era stato proprio quello a farle male.

Anna aveva passato settimane a immaginare quel momento.

Aveva pensato che si sarebbero guardati e sarebbe successo qualcosa.

Che lui avrebbe capito immediatamente quanto le era mancato.

Che avrebbe avuto negli occhi la stessa fame che lei sentiva addosso da un mese.

Invece Luca era stato composto.

Gentile.

Quasi distante.

Anna aveva fatto finta che non le importasse.

Era stata brava.

Anche troppo.

Per qualche giorno aveva risposto alla sua freddezza con la stessa freddezza.

Se lui parlava, lei ascoltava.

Se lui sorrideva, lei sorrideva.

Se lui si avvicinava, lei trovava sempre qualcosa da fare.

Era diventato un gioco stupido.

Chi dei due avrebbe ceduto per primo.

Poi, una sera, Luca aveva ceduto.

Non con un bacio.

Non con un gesto.

Con la voce.

Erano rimasti soli per pochi minuti e lui, senza quasi guardarla, aveva detto:

— Pensavi davvero che fosse passato?

Anna era rimasta ferma.

— Non lo so.

— Io sì.

Lei aveva aspettato.

Luca aveva finalmente alzato gli occhi.

— Ho pensato a te ogni giorno.

Quella frase aveva fatto più danni di qualsiasi contatto.

Perché da quel momento avevano smesso di fingere.

Non completamente.

Non abbastanza.

Ma quanto bastava per rendere tutto più difficile.

Cominciarono a toccarsi.

Prima quasi per caso.

Una mano sul braccio.

Un abbraccio che durava qualche secondo più del necessario.

Le dita di lui sulla sua schiena quando passava dietro di lei.

Poi erano diventati gesti cercati.

Brevi.

Furtivi.

Pericolosi.

E ogni volta, dopo, Luca si ritraeva.

— Non possiamo.

Sempre la stessa frase.

A volte aggiungeva:

— Amo mia moglie.

Anna aveva imparato a riconoscere il momento esatto in cui arrivava.

Prima il desiderio.

Poi il rimorso.

Come se dentro di lui vivessero due uomini e nessuno dei due riuscisse più a vincere.

La cosa peggiore era che Anna non poteva nemmeno arrabbiarsi davvero.

Perché lei stessa aveva cominciato a guardare la propria vita con occhi diversi.

Il suo matrimonio le sembrava improvvisamente più stretto.

Più rumoroso.

Più vuoto nei punti in cui prima non aveva mai guardato.

E una frase di Luca continuava a tornare.

L’aveva detta una sera, durante una di quelle conversazioni in cui avevano smesso di difendersi.

Tu ti sei accontentata.

Allora Anna aveva riso.

Aveva fatto finta di offendersi.

Ma la frase era rimasta.

Come una scheggia.

Se non ci fossero i bambini, tu tuo marito lo avresti già lasciato.

Non sapeva se fosse vero.

Ed era proprio questo il problema.

Da allora aveva cominciato a chiederselo.

In certe sere e in certi momenti. Quando suo marito le parlava e lei si accorgeva di ascoltarlo con un’attenzione diversa. Quando lo guardava e sentiva ancora qualcosa di profondamente suo.

Non era diventato un estraneo. Anna provava ancora per lui un sentimento complesso e imperfetto, costruito negli anni, tra figli, paure, abitudini e una vita condivisa.

Semplicemente, da quando Luca era entrato nella sua vita in quel modo, aveva cominciato a guardare il proprio matrimonio con occhi più critici. Si chiedeva cosa fosse ancora amore e cosa invece abitudine, cosa desiderasse davvero e cosa avesse smesso di chiedere.

Non aveva trovato una risposta, ed era proprio questo a turbarla.

Sarebbe stato più facile se Luca avesse avuto ragione su tutto, se suo marito fosse stato soltanto un’abitudine e lei fosse rimasta con lui solo per i bambini. Ma non era così semplice.

Forse era ancora innamorata di suo marito, forse in modo diverso da prima. Forse l’amore poteva cambiare forma senza smettere di essere amore.

Anna non sapeva ancora che cosa fare di quelle domande. Sapeva soltanto di non poter più fingere che non esistessero, e sapeva anche che ciò che provava per Luca era vero e forte, e che non sarebbe bastato ignorarlo per farlo sparire. Perché non era possibile che sparisse, le era entrato sotto la pelle.


E così, un pomeriggio di settembre, prese una decisione che per qualche giorno aveva continuato a rimandare.

Non avrebbe più aspettato che fosse Luca a decidere cosa potevano essere.

Avrebbe deciso lei cosa voleva.


Quel giorno Anna arrivò in biblioteca con un vestito rosso.

Non un rosso acceso.

Un rosso profondo, caldo.

Quello che sembrava cambiare colore a seconda della luce.

Aveva scelto un paio di stivali color caramello e lasciato i capelli sciolti.

Si era guardata allo specchio prima di uscire.

Per qualche secondo aveva pensato di cambiarsi.

Poi aveva sorriso.

— Ma chi vuoi prendere in giro?

Era quello il punto.

Non voleva prendere in giro nessuno.

Soprattutto non Luca.

Lo trovò nel suo ufficio.

Era seduto dietro la scrivania e stava leggendo qualcosa sul computer.

Alzò gli occhi.

Si fermò.

Solo per un istante.

Ma Anna lo vide.

Vide il modo in cui il suo sguardo scese lungo il vestito e tornò immediatamente al suo viso.

— Ciao.

— Ciao.

Luca tornò allo schermo.

Troppo velocemente.

Anna chiuse la porta dietro di sé.

— Sei impegnato?

— Un po’.

— Posso disturbarti?

Lui la guardò di nuovo.

— Lo stai già facendo.

Anna sorrise.

— Bene.

Si sedette di fronte a lui.

Accavallò lentamente le gambe.

Non disse niente.

Luca provò a continuare a leggere.

Non ci riuscì.

— Anna.

— Mmh?

— Che stai facendo?

— Niente.

— Non è vero.

Lei sorrise.

— Sto seduta.

— Con quel vestito?

Anna abbassò gli occhi sul rosso del tessuto.

Poi tornò a guardarlo.

— Non ti piace?

Luca rimase zitto un secondo di troppo.

— Non ho detto questo.

— Infatti.

— È proprio questo il problema.

Anna sorrise appena.

— Quale problema?

Lui si passò una mano sulla nuca.

— Sai benissimo quale.

Lei inclinò la testa.

— Forse voglio sentirtelo dire.

Luca la guardò.

— Sei venuta qui per parlare o per farmi perdere la testa?

— Le due cose possono convivere.

Lui abbassò gli occhi, quasi sconfitto.

— Tu sei pericolosa.

— Solo con te.

Quella frase lo fece tacere.

Anna sentì il proprio cuore accelerare, ma non distolse lo sguardo.

— Posso dirti una cosa?

— Puoi.

— Mi sei mancato.

Luca la guardò.

— Anche tu.

— No.

Anna scosse piano la testa.

— Non così.

Lui rimase immobile.

— Non sai quanto mi sei mancato.

— Anna…

— No. Fammi parlare.

La voce le tremava appena.

— Perché se non te lo dico adesso, poi mi arrabbio con me stessa.

Luca non disse niente.

Lei inspirò.

— Io ho bisogno di te.

Lui abbassò gli occhi per un istante.

— Anna.

— Ho bisogno di te fisicamente.

Questa volta lui la guardò subito.

— Non perché sono impazzita. E nemmeno perché voglio portarti via da tua moglie.

Fece una pausa.

— È che non riesco più a vivere questa cosa soltanto nella mia testa.

Luca rimase in silenzio.

— Ogni volta che mi tocchi succede qualcosa.

La voce di Anna si fece più bassa.

— E poi tu ti allontani. Ti senti in colpa. Mi dici che ami tua moglie. E io rimango lì a chiedermi se quello che ho sentito l’ho sentito soltanto io.

— Non è così.

— Lo so.

Anna sorrise appena, ma gli occhi erano lucidi.

— È proprio questo che mi fa impazzire.

Si sporse leggermente verso di lui.

— Io lo so che mi desideri. Lo vedo. Lo sento. Ma ogni volta che succede qualcosa, tu puoi ancora nasconderti dietro il senso di colpa.

Luca scosse lentamente la testa.

— Non mi nascondo.

— Un po’ sì.

Silenzio.

— E io invece non voglio più nascondermi.

Lo guardò negli occhi.

— Voglio fare l’amore con te.

Luca rimase immobile.

Anna sentì il peso di quelle parole appena pronunciate.

Non era più una provocazione.

Non del tutto.

— Voglio fare l’amore con te perché ho bisogno di sapere cosa succede quando per una volta smettiamo di fermarci.

Lui respirò lentamente.

— Anna…

— Fammi finire.

La sua voce era quasi un sussurro.

— Ho bisogno di quel momento in cui non puoi più dirmi che è solo un errore. In cui non puoi guardarmi, toccarmi e poi tornare indietro dentro la tua testa.

Abbassò gli occhi.

— Voglio sentirti completamente con me.

Poi tornò a guardarlo.

— Non voglio che dopo tu mi dica che non significava niente.

Luca la fissava.

— Perché per me significherebbe tutto.

Quella frase lo colpì.

Lei lo vide.

— E forse sono egoista.

— Non sei egoista.

— Sì che lo sono.

Scosse la testa.

— Perché so che tu dopo starai male. E lo so che hai paura. Ma io sono stanca di vivere sempre a metà.

La voce le si spezzò appena.

— Ti voglio. E quando ti sono vicina non riesco più a fingere che mi basti guardarti.

Luca chiuse gli occhi.

Per qualche secondo non parlò.

Quando li riaprì, sembrava arrabbiato.

Non con lei.

Con sé stesso.

— Tu non sai cosa mi stai chiedendo.

Anna sostenne il suo sguardo.

— Lo so benissimo.

— No.

Scosse la testa.

— Se lo sapessi, non me lo chiederesti.

Lei rimase ferma.

— Forse invece te lo chiedo proprio perché lo so.

Silenzio.

— Non voglio che tu mi prometta niente.

La sua voce era diventata più dolce.

— Voglio solo che, almeno una volta, quando saremo insieme, tu non abbia paura di quello che provi.

Luca la guardò a lungo.

Anna sentì che stava per cedere.

E proprio allora decise di spingersi ancora un po’ oltre.

Si alzò.

Fece il giro della scrivania lentamente.

Lui la seguì con gli occhi.

Anna si fermò accanto a lui.

Per un attimo sembrò che volesse dire qualcosa.

Invece infilò una mano nella tasca della sua giacca.

Luca aggrottò la fronte.

— Che fai?

Anna sorrise appena.

— Niente.

Tolse la mano.

E tornò a sedersi davanti a lui.

Luca la guardò.

Poi abbassò gli occhi.

La sua mano andò lentamente alla tasca interna della giacca.

Si fermò.

Toccò qualcosa.

Lo tirò fuori.

Rimase immobile.

Per qualche secondo non disse niente.

Il pizzo leggero.

Il piccolo pezzo di lei che aveva appena messo nella sua tasca. Le sue mutandine.

Anna sentì il cuore batterle in gola mentre tornava a sedersi di fronte a Luca.

Aveva immaginato una reazione.

Un sorriso.

Una bestemmia sottovoce.

Qualcosa.

Invece niente.

Luca guardava quello che aveva nella mano senza muoversi.

Anna iniziò a sentirsi stupida.

— Non era necessario che…

Lui alzò gli occhi.

E lei smise di parlare.

Perché finalmente lo vide.

Non il Luca che si tratteneva.

Non quello che parlava della moglie.

Non quello che si imponeva di essere ragionevole.

Quello che aveva passato un mese a cercare di dimenticarla.

Luca appoggiò lentamente le mutandine sulla scrivania.

— Tu non hai idea di cosa mi stai facendo.

Anna deglutì.

— Forse sì.

Lui si alzò.

La sedia scivolò leggermente indietro.

— No.

La sua voce era cambiata.

Più bassa.

— Non ne hai idea.

Anna rimase seduta.

Luca fece il giro della scrivania.

Si fermò davanti a lei.

Per un momento non la toccò.

La guardò soltanto.

Poi appoggiò una mano allo schienale della sua sedia, sovrastandola.

Anna sollevò lentamente il viso.

— Hai deciso di provocarmi?

Anna non rispose.

Luca si chinò appena verso di lei.

— Allora adesso non scappare.

Il suo respiro le sfiorò il viso.

Anna sentì un brivido.

— Non sto scappando.

— Bene.

La guardò ancora.

— Allora fai quello che ti dico.

Il cuore di Anna accelerò.

— Cosa?

Luca non sorrise.

— Slacciati il vestito.

Lei rimase immobile.

E in quel momento capì che aveva ottenuto esattamente quello che voleva.

Non perché Luca avesse smesso di avere paura.

Ma perché, per una volta, aveva smesso di nascondersi dietro la paura.


Anna abbassò gli occhi sul vestito.

Le dita trovarono lentamente la cintura.

La slacciò.

Non subito.

Con una lentezza quasi esasperante.

Luca la guardava senza dire niente.

Anna sentiva il suo sguardo addosso e, proprio per questo, continuò.

Poi si fermò.

— Però non qui.

Luca non fece un passo indietro.

Anna era seduta sulla sedia davanti alla scrivania, e lui le stava praticamente sopra, abbastanza vicino da percepire il battito del suo cuore senza toccarla davvero.

Una mano si posò sullo schienale, accanto alla sua spalla.

L’altra rimase lungo il fianco.

Sollevò appena un sopracciglio.

— Come?

Anna sorrise.

— Ho detto che non voglio farlo qui.

— Ah.

La sua voce era bassa.

Non c’era sorpresa. Solo una calma predatoria che le fece stringere lo stomaco.

Luca si chinò appena, mantenendo una mano sullo schienale e lasciandole pochissimo spazio per sottrarsi al suo sguardo.

— Quindi adesso hai paura, bionda?

Lei lo guardò dal basso.

— Non ho paura, De Santis.

— No?

Luca inclinò appena la testa.

— Perché sembri proprio una donna che sta cercando una via d’uscita.

Anna strinse le labbra per non sorridere.

— Non voglio farlo nel tuo ufficio.

— Dopo tutta questa scena?

— Sì.

— Il vestito rosso.

La guardò lentamente, senza alcuna fretta.

— Gli stivali.

Poi abbassò gli occhi sulla cintura slacciata.

— E quella mano che continua a fingere di non sapere cosa sta facendo.

Anna sentì il calore salirle al viso.

Luca fece un mezzo sorriso.

— E non dimentichiamo il dettaglio più importante.

Anna rimase immobile.

— Quale?

Luca si chinò appena di più.

— Ti sei tolta le mutandine.

Il rossore le salì immediatamente sulle guance.

Luca lo notò e il suo sorriso si fece più lento.

— E poi me le hai messe in tasca.

Anna abbassò lo sguardo.

— Non c’era bisogno di ricordarmelo.

— Invece sì, bionda.

Le prese il mento tra pollice e indice, costringendola a guardarlo.

— Soprattutto perché adesso sei arrossita.

— Non sono arrossita.

— No?

Il suo pollice le sfiorò appena la guancia.

— Allora perché hai smesso di guardarmi?

Anna sostenne il suo sguardo per qualche secondo, cercando di recuperare sicurezza.

— Perché mi piace ricordarti che non sei così difficile da provocare.

Luca rise piano.

— E adesso mi dici che non vuoi farlo qui.

— Voglio qualcosa di più.

Il sorriso gli sparì.

— Più cosa?

Anna sostenne il suo sguardo.

— Più di una cosa fatta di nascosto.

Quella frase lo colpì.

Per un istante Anna vide il dubbio attraversargli il volto.

Poi Luca lo cancellò.

Non si allontanò.

Al contrario, si piegò ancora di più verso di lei, una mano sempre ferma sullo schienale, il corpo a sovrastarla e a chiuderle quasi completamente lo spazio davanti.

— Sei tu che hai iniziato.

— Lo so.

— Sei venuta qui vestita così.

— Lo so.

— Mi hai provocato per mezz’ora.

Anna sollevò appena il mento.

— Forse.

Luca rise piano.

— E adesso fai la prudente.

— Non faccio la prudente.

— No?

Le prese il mento tra pollice e indice, costringendola a tenere il viso rivolto verso di lui.

— Allora cos’è?

Anna non arretrò. Non avrebbe potuto farlo senza appoggiarsi allo schienale.

— Voglio che ne valga la pena.

Questa volta Luca non sorrise.

La fissò a lungo, torreggiando su di lei con la sua altezza e con quella calma ostinata che non le lasciava alcun appiglio.

— Tu davvero non sai con chi stai giocando.

Anna sentì un brivido.

— Lo so benissimo, De Santis.

— No.

La sua voce era più bassa.

— Tu conosci quello che ti lascio vedere.

Il pollice le sfiorò appena la linea della mascella.

— Ma continui a pensare che io sia quello che si ferma.

Anna lo guardò senza parlare.

— Quello che ti bacia e poi si tira indietro.

Le lasciò il mento, ma non si allontanò. La mano tornò sullo schienale, accanto alla sua testa.

— Quello che ti tocca e poi passa il giorno dopo a convincersi di aver sbagliato.

L’altra mano si posò sul bracciolo, dall’altro lato, racchiudendola tra le sue braccia senza stringerla.

— Quello che dice che ama sua moglie e pensa che basti dirlo per rimettere tutto al suo posto.

Anna deglutì.

— E non è così?

Luca scosse lentamente la testa.

— No.

La parola le arrivò addosso più forte di quanto si aspettasse.

— Perché quando ti guardo così…

I suoi occhi scesero sul vestito rosso.

Poi tornarono ai suoi.

— …non penso a niente di tutto questo.

Anna sentì il cuore accelerare.

— E a cosa pensi?

Luca sorrise appena.

Non c’era più niente di ironico.

— A quanto ti voglio.

Anna cercò di mantenere l’espressione sicura.

— Questo lo so.

— No.

Si chinò verso di lei, senza lasciarle la possibilità di distogliere lo sguardo.

— Non lo sai.

Lei rimase ferma, seduta sotto di lui, con la schiena contro lo schienale e il suo corpo a pochi centimetri dal viso.

— Se lo sapessi, forse avresti davvero paura.

Anna inspirò lentamente.

— Dovrei?

— Forse sì.

La sua mano si strinse appena sul bordo del bracciolo.

— Perché in questo momento non mi viene voglia di essere delicato.

Quelle parole le provocarono un brivido immediato.

Luca se ne accorse.

Naturalmente.

— Ecco.

— Cosa?

— Quella faccia.

Anna cercò di sorridere.

— Quale faccia?

— Quella di quando fai finta di essere coraggiosa.

— Io sono coraggiosa.

— Sì.

Luca inclinò appena la testa.

— Ma ti piace avere paura un po’.

Anna lo fissò.

— Non troppo.

— Bugiarda.

Lei sollevò una mano e gli sfiorò il petto, senza spingerlo via.

— E tu sei molto sicuro di te.

— Con le donne lo sono sempre stato.

La frase uscì con una naturalezza quasi arrogante.

Anna lo guardò per qualche secondo.

— Ah.

— Cosa?

— Niente.

— No. Dimmi.

— Mi piace di più quando fai il presuntuoso.

Luca rise piano.

— Attenta.

— A cosa?

— A continuare a provocarmi.

Anna abbassò lo sguardo.

Le dita tornarono alla parte alta del vestito.

La sfiorarono lentamente.

Aprirono appena il tessuto.

Solo quanto bastava.

Luca le afferrò il polso prima che potesse richiuderlo.

Non la strinse abbastanza da farle male.

La fermò.

La sua mano rimase sospesa tra loro.

— Lo fai apposta.

Anna fece finta di non capire.

— Cosa?

— Quello.

— Non sto facendo niente.

— Certo.

Le sollevò il polso tra loro, tenendolo fermo.

— E io sono cieco.

Lei sorrise.

— Forse mi piace vedere quanto resisti.

Luca rimase immobile.

Il suo sguardo si fece più scuro.

— Vuoi davvero scoprirlo?

Anna sentì il cuore battere più forte.

Ma non abbassò gli occhi.

— Sì.

Lui la studiò per qualche secondo.

Poi le lasciò il polso soltanto per afferrarle di nuovo la nuca.

— Va bene.

La sua voce era calma.

Troppo calma.

— Ma dopo non dire che non ti avevo avvertita.

Anna sollevò il mento.

— Non lo dirò.

— Brava, bionda.

Quella parola, detta in quel modo, le fece correre un brivido lungo la schiena.

Lei cercò di nasconderlo.

Luca lo vide comunque.

— Ti eccita quando ti parlo così.

Anna sorrise.

— Ti piacerebbe.

— Non era una domanda: Lo so.

Lei lo fissò.

— Sei insopportabile, De Santis.

— E tu continui a venire qui.

Anna aprì la bocca per rispondere.

Non fece in tempo.

Luca si chinò ancora, una mano salda sullo schienale e l’altra dietro la sua nuca, le tirò i capelli abbastanza da farle venire la pelle d’oca dappertutto. Inizio a sentirsi decisamente bagnata tra le gambe.

Non la spinse né la costrinse.

Le lasciò il tempo di sottrarsi.

Anna non lo fece.

— Adesso basta giocare.

Non aspettò che fosse lei a colmare la distanza.

La baciò.

Questa volta non c’era più nessuna esitazione.

Solo tutto quello che avevano cercato di trattenere per mesi, e Luca che non arretrava più di un passo, ancora piegato su di lei, con una mano sullo schienale.

Con l’altra mano le allargo un ginocchio e poi l’altro. Si staccò dalle sue labbra solo per poterla guardare, mentre le sollevava il vestito con un gesto rapido. Lei istintivamente chiuse un po le gambe sentendosi molto esposta, ma lui non glielo permise, le allargò di nuovo le gambe con le sue ginocchia.

— Non lo fare. Non nasconderti da me. Voglio guardarti.

Il suo sguardo era metallo fuso, così intriso di desiderio che lei obbedì e rimase lì, completamente esposta davanti a lui, senza provare nessuna vergogna, non c’era spazio per la timidezza fra di loro. Anche lei lo guardava, negli occhi, senza sapere bene cosa aspettarsi. Lui con una mano si avvicinò alla sua coscia e la sfiorò, e poi più su, tra le sue gambe, sentendo quanto era bagnata per lui.

— Bionda.. hai voluto giocare col fuoco.. ora gioco un po anche io, vediamo che effetto ti fa.

E senza darle il tempo di risponderle si chinò su di lei e scostando il reggiseno le prese un capezzolo in bocca, stringendolo tanto forte da farla gemere, mentre senza troppo delicatezza le infilò un dito dentro e iniziò a muoversi, dandole un piacere così improvviso e inaspettato che le tremarono le ginocchia e si portò una mano sulla bocca per non fare rumore. Il modo in cui la toccava senza staccare gli occhi da lei, con lo sguardo che spaziava sul suo corpo ma che si fermava sempre sul suo viso, le sensazioni che stava provando, il dito di lui che scivolava dentro di lei facendola bagnare tantissimo.. erano sensazioni che non aveva mai provato. Sentì un calore crescere velocemente dentro di sé, si sentì pulsare dappertutto, stava per venire, e lui lo capì, perché sorrise e poi si fermò.

— No, ti prego.

— Siamo già alle suppliche biondina?

Le sorrise, mentre si portava in bocca il dito che aveva usato per darle piacere, succhiandolo e sentendo il suo sapore. Lei rimase un po’ confusa sulla sedia, ancora più eccitata da quel gesto, ancora più calda di quanto non fosse prima. Si coprì lentamente abbassando il vestito sulle cosce.

— sei uno stronzo!

Lui rise.

Anna rimase immobile sulla sedia, con il respiro spezzato e le mani strette sul vestito. Aveva ancora il corpo teso per quello che Luca le aveva fatto, e il suo sorriso non faceva che peggiorare tutto.

Lui si appoggiò alla scrivania, tranquillo, come se non fosse successo niente.

— Tutto qui, bionda?

Anna lo fulminò con lo sguardo.

— Sei uno stronzo.

— Questo l’hai già detto.

— E lo ripeterò finché non ti entrerà in testa.

— Non credo che riuscirai a pensare ad altro per un po’.

Anna sentì il viso scaldarsi.

— Non montarti la testa.

— Non ne ho bisogno.

Luca indicò con un cenno il suo viso, ancora arrossato, e il modo in cui cercava di ricomporsi.

— Sei tu che mi stai dando tutte le conferme che mi servono.

Anna abbassò lo sguardo, furiosa con lui e ancora di più con se stessa. Lo desiderava più di prima, forse proprio perché lui si era fermato nel momento peggiore. Aveva lasciato il suo corpo sospeso, incompleto, e adesso ogni parte di lei sembrava reclamare la sua attenzione.

Luca se ne accorse.

Naturalmente.

— Non guardarmi così.

— Come ti sto guardando?

— Come se volessi uccidermi.

— Potrei farlo.

— No.

Si avvicinò di nuovo, ma questa volta senza toccarla.

— Se volessi davvero uccidermi, non avresti quella faccia.

Anna sollevò il mento.

— Quale faccia?

— Quella di una donna che vorrebbe chiedermi di ricominciare.

Lei rimase in silenzio.

Luca sorrise appena.

— E che non lo farà perché è troppo orgogliosa.

— Non ti chiederò niente.

— Certo.

— Dico sul serio.

— Lo so.

La sua voce si fece più bassa.

— È questo che rende tutto più divertente.

Anna lo guardò con rabbia, ma il suo respiro tradiva quanto fosse ancora provata.

— Ti diverti molto.

— Un po’.

— A vedermi così?

Luca smise di sorridere.

— A vederti desiderarmi, sì.

La risposta fu così diretta che Anna non seppe cosa replicare.

Lui si sedette sul bordo della scrivania, di fronte a lei.

Per qualche secondo nessuno parlò.

La tensione rimase tra loro, ma cambiò forma. Non era più soltanto desiderio. C’era qualcosa di più pesante, qualcosa che entrambi avevano cercato di evitare.

Anna si sistemò il vestito sulle cosce e inspirò lentamente.

— Luca.

Lui la guardò.

— Dimmi.

— Pensaci.

— A cosa?

— A fare l’amore con me.

Il volto di Luca si irrigidì appena.

Anna continuò prima che potesse interromperla.

— Non sto parlando di quello che è appena successo. Non sto parlando di un gioco, di una provocazione o di un momento in cui perdiamo la testa.

Lui rimase in silenzio.

— Voglio che tu ci pensi davvero. Se lo vuoi oppure no.

Luca abbassò lo sguardo per un istante.

— Anna…

— No. Ascoltami.

La sua voce tremava appena, ma non si fermò.

— Io so che cosa c’è tra noi. Lo sento ogni volta che entri in una stanza. Lo sento quando mi guardi e quando fai finta di non farlo. Ma non posso continuare a vivere di mezze cose.

Luca si passò una mano sul viso.

— Non è così semplice.

— Non ho detto che lo sia.

— Io sono sposato.

— Lo so.

— Ho una vita.

— Lo so anche questo.

— E se faccio un passo verso di te, non posso fingere che non sia successo.

Anna lo guardò con gli occhi lucidi, ma senza piangere.

— È proprio quello che ti sto chiedendo. Di non fingere.

Luca rimase a lungo in silenzio.

Poi si alzò e fece qualche passo nella stanza, come se avesse bisogno di distanza per riuscire a parlare.

— Io ti desidero.

Anna chiuse gli occhi per un istante.

— Questo lo so.

— No, non lo sai fino in fondo.

Si voltò verso di lei.

— Ti desidero in un modo che mi fa paura. E non solo fisicamente. È questo il problema.

Anna non disse niente.

— Se fosse solo sesso, sarebbe più facile. Potrei raccontarmi che è un errore, una debolezza, qualcosa da lasciarsi alle spalle.

— Ma non è così.

— No.

Luca scosse la testa.

— Non è così.

Anna si alzò lentamente dalla sedia. Le gambe le sembravano ancora instabili, ma non voleva mostrarglielo.

— Allora cosa vuoi da me?

Luca la guardò.

— Non lo so ancora.

— Però mi vuoi.

— Sì.

— E vuoi tua moglie.

Lui abbassò gli occhi.

— Sì.

Quella risposta le fece male, anche se se l’aspettava.

— E io cosa sarei?

— Tu sei la cosa che non riesco a perdere senza sentire che mi manca l’aria. Se faccio l’amore con te, Anna, non si torna indietro.

Lei rimase immobile.

— Lo so.

— No. Non credo che tu lo sappia davvero.

— Spiegamelo.

— Dopo non potrò più convincermi che sia solo attrazione. Non potrò più tornare a casa e fingere che tu sia una parentesi. E tu non potrai più fingere che ti basti quello che ti do adesso.

Anna sostenne il suo sguardo.

— Non mi basta già.

— Lo so.

— E allora perché continui a fermarti?

Luca abbassò la voce.

— Perché ho paura che tu pensi che fare l’amore significhi chiedermi di scegliere.

Anna rimase sorpresa.

— Io non ti sto chiedendo di scegliere.

Luca la guardò, come se non fosse certo di aver capito.

— No?

— No.

Anna fece un passo verso di lui.

— Io sono sposata, Luca. Non voglio che tu scelga tra me e tua moglie. Non voglio diventare una decisione da prendere, né voglio che tu distrugga la tua vita per dimostrarmi qualcosa.

Lui rimase immobile.

— Allora cosa vuoi?

Anna inspirò lentamente.

— Voglio te. Voglio vivere quello che c’è tra noi senza continuare a ridurlo a mezze frasi, sguardi e momenti interrotti. Voglio che, quando siamo insieme, tu ci sia davvero.

— E dopo?

— Dopo vedremo.

— Non hai paura di quello che potrebbe succedere?

— Certo che ho paura.

Anna sorrise appena, con gli occhi lucidi.

— Ma non voglio usare la paura per decidere al posto nostro.

Luca abbassò lo sguardo.

— Tu non vuoi che io scelga.

— No.

— Nemmeno tra te e lei.

— No.

— E se questa cosa diventasse più difficile?

— Lo sarà comunque.

— E se ci facesse stare peggio?

— Allora lo affronteremo.

Luca la fissò.

— Tu vuoi davvero vivere questa relazione senza sapere dove porterà?

— Sì.

— Anche se non posso prometterti un futuro?

— Non ti sto chiedendo un futuro.

— E cosa mi stai chiedendo?

Anna si avvicinò ancora, fino a fermarsi davanti a lui.

— Di smettere di trattarmi come se fossi una tentazione da controllare. Di smettere di fermarti ogni volta che senti qualcosa di vero. Voglio che tu sia sincero con me, non che tu scelga per me.

Luca rimase in silenzio.

— Io non voglio essere la tua fuga — continuò Anna. — Ma non voglio nemmeno essere il motivo per cui devi decidere chi essere. Sono sposata anch’io. Ho una vita anch’io. Eppure quello che sento per te esiste. Non posso cancellarlo solo perché è complicato.

Luca la guardò a lungo.

— E tuo marito?

Anna abbassò gli occhi per un istante.

— Non sto dicendo che sia semplice nemmeno per me. Ma non sono venuta qui per chiederti di lasciare qualcuno. Sono venuta perché ti amo e perché voglio capire cosa succede quando smettiamo di vivere questa cosa a metà.

Quelle parole lo colpirono.

Luca le sfiorò il viso, ma questa volta senza arroganza, senza gioco.

— Tu mi ami?

Anna chiuse gli occhi sotto il tocco.

— Sì.

Lui lasciò uscire lentamente il respiro.

— E non vuoi che io scelga?

— No.

— Perché?

Anna riaprì gli occhi.

— Perché non voglio possederti. Voglio conoscerti anche dentro questa confusione. Voglio vedere se, vivendo davvero quello che c’è tra noi, la tensione si consumerà, cambierà forma.

Luca la guardò con una serietà che le tolse il respiro.

— E se non calasse?

— Allora sapremo che non era solo desiderio. Troveremo il modo di gestirlo. Troveremo il modo di esserci per sempre l’uno per l’altra.

— E se calasse?

— Allora avremo avuto il coraggio di scoprirlo.

Luca abbassò la mano.

— Tu rendi tutto molto più difficile.

— No. Io sto solo smettendo di fingere che sia semplice.

Lui sorrise appena, ma il sorriso non aveva più nulla di provocatorio.

— Non so se sono capace di vivere una cosa così.

— Nemmeno io.

— Potrei ferirti.

— Potrei ferire te.

— Potremmo ferire altre persone.

Anna annuì lentamente.

— Lo so.

— Eppure vuoi andare avanti.

— Voglio smettere di scappare. Non è la stessa cosa che sapere dove stiamo andando.

Luca si avvicinò.

— Non posso prometterti che domani sarà tutto più chiaro.

— Non voglio promesse.

— Non posso prometterti che non avrò paura.

— Nemmeno io.

— Non posso prometterti che non cambierà niente.

Anna sostenne il suo sguardo.

— Voglio proprio che qualcosa cambi.

Per qualche secondo rimasero in silenzio, vicini ma incapaci di toccarsi.

Poi Luca le prese il viso tra le mani.

— Se faccio questo, non voglio che tu pensi che sto scegliendo te contro di lei.

— Non lo penserò.

— E non voglio che tu pensi che ti sto promettendo qualcosa che non so mantenere.

— Non lo penserò.

— E non voglio che tu mi chieda di diventare qualcun altro.

Anna gli posò le mani sul petto.

— Non te lo chiederò.

— Allora cosa vuoi da me, Anna?

Lei lo guardò negli occhi.

— Voglio che tu sia qui.

Luca chiuse gli occhi per un istante.

Quando li riaprì, non c’era più la solita ironia.

C’era paura.

C’era desiderio.

E c’era una decisione diversa da quella che entrambi avevano temuto: non scegliere tra due vite, ma smettere di negare ciò che stava accadendo.

Anna gli sfiorò la bocca.

— Non devi decidere tutto stasera.

— Lo so

— Devi solo smettere di fermarti per paura di quello che potrebbe significare.

Luca la baciò.

Questa volta non c’era provocazione.

Non c’era una sfida.

C’era il peso di tutto quello che avevano trattenuto e la consapevolezza che, dopo quel momento, non avrebbero più potuto raccontarsi che tra loro non era successo niente.

Quando si separarono, Anna rimase con la fronte appoggiata alla sua.

— E adesso?

Luca respirò lentamente.

— Adesso vediamo cosa succede.

Anna sorrise appena.

— Senza scegliere?

— Senza scegliere.

— Senza promettere?

— Senza promettere.

— Ma senza più reprimere.

Luca le accarezzò i capelli.

— Senza più reprimere.

Anna chiuse gli occhi.

Per la prima volta, quella risposta le bastò.

Non perché fosse semplice.

Non perché fosse sicura.

Ma perché era vera.

— De Santis?

— dimmi biondina

— Non pensare di cavartela così dopo quello che mi hai fatto! Mi vendicherò… e non te la renderò facile.

— Quando dici queste cose e mi fai sorridere in tutto sto disastro, capisco perché sei così importante per me.

— Essere sdolcinato non ti salverà dalla mia vendetta.

Luca rise.

— Non vedo l’ora

E quando Luca la strinse forte a sé, Anna non pensò a sua moglie, né a suo marito, né a ciò che sarebbe accaduto il giorno dopo.

Pensò soltanto a loro due.

A quel momento di intimità totale che avevano rimandato per troppo tempo.

Al resto avrebbero pensato dopo. Insieme.
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2026-09-26
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