Il regalo di compleanno CAP. 1
di
TheSecretStoryTeller
genere
etero
Sono l'autore di Dare Ring... so di essere scomparso per un po' ma questo è l'inizio di un nuovo racconto. Non so quando riuscirò a completarlo, ma spero che sarà molto più breve di DR. Comunque breve avvertenza: questo primo capitolo, per quanto lungo, non ha scene di sesso esplicite, ma serve a impostare gli eventi e il tono.
Non ricordo in che giorno di preciso ho incontrato per la prima volta Andrea, ma so che è stato una presenza costante e silenziosa della mia vita fin da quando, dieci anni or sono, mi sono trasferita a lavorare qui in città dopo il liceo. Lo trovavi puntuale ogni giorno dalle 22 a mezzanotte al Midnight, il locale più frequentato del centro del quartiere, spesso da solo, davanti a uno spritz o a una birra, o in alternativa, con la combriccola dei suoi amici che, poiché nel rione si conoscono un po’ tutti, quasi sempre erano anche mie frequentazioni. Dopo dieci anni, potevo ben considerarlo parte della mia cerchia di conoscenze, anche se interagivo con lui più in qualità di amico di altri miei amici (Stefano e Roberto soprattutto) che come una mia diretta frequentazione.
Andrea stava molto simpatico a Stefano in particolare, ma la loro non era un’amicizia da pari a pari, poiché Stefano gli voleva quel bene venato di compassione che si riserva a chi è un po’ matto e un po’ fallito, e devo ammettere che entrambe queste definizioni calzavano a pennello su Andrea: magro come un chiodo, piuttosto bruttino, dal carattere timido e stravagante, col suo modo strano di fare ironia (tipo che non capivi mai se fosse serio o stesse scherzando), e il suo sguardo perso e deconcentrato, che talvolta si fissava sull’interlocutore in maniera quasi inquietante. Nel corso della vita aveva lavorato presso un ristorante, un call-center, una serigrafia, e vari altri posti ma sembrava fisiologicamente incapace di tenersi un impiego per più di qualche mese, e al momento era disoccupato. Dopo un periodo di tentata convivenza in affitto con dei coinquilini, era stato costretto per ristrettezze economiche a tornare a vivere dai suoi genitori, che personalmente non avevo mai conosciuto.
Andrea non era un uomo viscido o pericoloso, né mi sono mai sentita a disagio accanto a lui – si trattava senz’altro di un bravo ragazzo, una persona di buon cuore persino; ma era tra quelli che, un po’ per inclinazione personale, un po’ per circostanze fortuite, vivono ai margini. Le altre donne che lo conoscevano condividevano la mia opinione, trovandolo non sgradevole, ma insignificante; e per quanto Andrea facesse spesso allusioni al sesso nei suoi discorsi, in tutti e dieci gli anni in cui ci siamo frequentati non sono mai venuta a sapere di ragazze che avessero passato del tempo con lui come fidanzate, o anche solo come incontri occasionali. Trascorreva la vita cercando ogni modo di perdere la giornata senza annoiarsi troppo, per poi venire al Midnight la sera per bere un po’ e svagarsi con le sue conoscenze – io ero felice che Stefano e Roberto fossero i suoi migliori amici, perché, pur compatendolo un poco, a differenza di altri sembravano avere sinceramente a cuore Andrea, e non lo prendevano in giro, cercando anzi di proteggerlo dall’eventuale bullismo che poteva ricevere da altri.
Questa storia inizia a novembre inoltrato, col caratteristico clima umido e noioso, ma non freddo, a una settimana precisa dal quarantesimo compleanno di Andrea, alla cui festa ero stata invitata, dovendo però declinare a causa del concomitante genetliaco di un mio cugino. Ero al Midnight alle 20 con Stefano e Roberto – quest’ultimo è uno dei miei migliori amici maschi, ma non l’ho mai visto come un potenziale partner, né lui ha mai mostrato interesse nei miei confronti, anche perché la gran parte del tempo è stato fidanzato con una ragazza di nome Ludovica; mentre per quanto riguarda Stefano, quando ci siamo conosciuti la prima volta aveva di certo l’intenzione di provarci con me, e ci sarei anche stata, perché si tratta di un ragazzo oggettivamente bello, ma lui è stato un po’ troppo precipitoso nell’approccio e, fidandomi dell’istinto, ho stabilito che era meglio se rimanevamo solo amici – e, superata la delusione iniziale, si è rivelata una persona squisita con cui confidarsi ed è di gran lunga il mio migliore amico.
Anzi, a dirla tutta, in quel periodo iniziavo un po’ a pentirmi della scelta che avevo preso con Stefano e volevo fargli capire che una maggiore intimità tra noi sarebbe stata bella – ma avevo cambiato idea da poco e per il momento non gli davo chissà quali segnali della mia mutata volontà. Fatto sta che fino a quel fatidico giorno, non avevo mai interagito in maniera erotica né con Stefano né con Roberto, e nessuno di loro due mi aveva mai vista nuda o simili; erano solo cari amici da incontrare al pub, e con cui condividere esperienze in un rapporto che escludeva l’eros, facilitato dal fatto che eravamo tutti e tre quasi coetanei (io avevo 28 anni, Stefano 29 e Roberto 30) e anche single (Roberto si era di recente lasciato da Ludovica, la sua fidanzata storica).
Insomma, ero al pub con loro due, eravamo seduti a un tavolino davanti a uno spritz, e la conversazione è caduta sul compleanno di Andrea, per poi spostarsi sulla figura del festeggiato in generale. «Ma secondo voi, ha mai scopato?» ha chiesto Roberto senza un filo di malizia nella voce, come spinto da una pura curiosità accademica. So che c’erano varie dicerie sulla vita sessuale di Andrea, ma non mi ero mai trovata in un’approfondita discussione in merito.
«Bah, io non l’ho mai visto con una a fianco. Intendo dire, non l’ho neppure mai visto parlare da solo con una ragazza per più di cinque minuti di fila. Secondo me è vergine» ha risposto Stefano con una certa sommessa compassione. A dire il vero, Andrea doveva aver parlato per più di cinque minuti di fila con me e altre amiche donne, ma nella sostanza l’osservazione di Stefano era vera: a meno che non fossero sue amiche strettissime, con le quali il sesso era escluso a priori, Andrea era pervaso da una timidezza che gli impediva di scambiare che poche parole.
«Cazzo, dev’essere tosta arrivare ai quaranta senza aver mai visto la fica» ha ridacchiato Roberto, con il suo solito modo di fare diretto e becero, per esprimersi poi in una massima generale sul comportamento maschile: «Ma, secondo me, uno così prima o poi va a puttane. Lui di sicuro c’è già andato.»
«Dici che ha pagato per scopare?» ha proseguito Stefano con un ghigno sul volto, segno che trovava l’idea buffa: «Secondo me, è una persona troppo buona per fare una cosa del genere. Cioè, ha i suoi princìpi morali.»
«Ma che princìpi e princìpi, se arrivato a quarant’anni non hai visto la fica neanche una volta, per forza vai a puttane. È fisiologico» ha controbattuto Roberto a difesa del suo teorema. Sembrava quasi indignato dal fatto che l’amico poteva pensare che i bei sentimenti mettessero a riparo un maschio dal bollore degli ormoni.
Fino a quel momento, li avevo lasciati parlare a ruota libera, godendomi la scena del loro dibattito. A quel punto, cercando di dare un tono di superiore indignazione alla mia voce, sono intervenuta, rispondendo a Roberto: «Bella considerazione che hai del genere maschile.»
«Che ho detto di male?» si è difeso Roberto: «Tu non fai testo. Per le donne è più facile.» Ho cercato di fulminarlo con lo sguardo, come a dirgli che la sua posizione stava peggiorando, ma, nonostante il suo solito modo piuttosto diretto di esprimersi, non me la sentivo, nel profondo dell’animo, di sostenere che avesse torto: l’ipotesi che Andrea vivesse la sua vita sessuale a pagamento era non altro probabile.
«Comunque sia» ha concluso Stefano: «non è certo qualcosa che possiamo chiedergli. Sono sicuro che non ci risponderebbe seriamente. Andrea lo sa che io tengo la bocca cucita, ma ammettere di essere andato a puttane sarebbe troppo per uno come lui. In ogni caso, un po’ mi dispiace. Alla fine, non è stupido o cosa. E non è neanche troppo brutto. Cioè, c’è di molto peggio e vi assicuro che scopano. È solo che, quando vede una ragazza, va in paranoia totale. È troppo chiuso di carattere. Riesce a risultare naturale solo con le persone di cui si fida da molto tempo. Ma appena vede una ragazza nuova, non sa spicciare due parole.» Questo era vero e c’era da aggiungere che i discorsi di Andrea erano talvolta un po’ bizzarri – spesso si vantava di successi inesistenti, oppure tirava fuori strane teorie complottiste o fissazioni che di volta in volta gli passavano per la testa – e ciò peggiorava quando beveva, ma era raro che lo si vedesse ubriaco marcio, e di sicuro sapeva come tenersi lontano dai guai.
Visto ched ormai l’argomento Andrea era stato tirato fuori, Roberto ci ha guardato un attimo in silenzio, poi ha detto: «Vabbè quindi, che gli facciamo di regalo?»
«Boh? La Playstation 5? Forse costa troppo per dei poveracci come noi, ma sono sicuro che a lui piacerebbe molto» ha proposto Stefano.
«Ma noi dai. Andrea è già troppo nerd. Passa le ore ai videogiochi. Secondo me, trattarlo così, come se fosse solo uno da passatempi infantili, è umiliante per lui» ha controbattuto Roberto.
«Giocare ai videogame non è infantile» ci ha tenuto a specificare Stefano e lui e Roberto si sono messi a discutere brevemente della questione. Alla fine, comunque, Stefano si è arreso e a chiesto: «Tu che gli regaleresti allora?». Mentre faceva questa domanda, uno strano sorriso già gli percorreva il viso e mi sono sentita un po’ a disagio. Non era affatto strano per Stefano avere idee un po’ matte.
«Ma… non lo so. Qualcosa che sia diverso dal solito. Diverso da quello a cui è abituato. Fuori dalla sua comfort zone, intendo» ha suggerito Roberto, alle strette.
A questo punto, Stefano ha espresso quell’idea che gli doveva essere apparsa in testa già da qualche minuto: «Beh, perché non regalargli la fica allora!». Mi sono tranquillizzata: era nient’altro che una delle battute idiote e volgari di Stefano – pensando alla quale il mio amico si è messo a ridere. Solo lui, per fortuna.
Ma se il ridere di Stefano alle sue stesse idiozie era un avvenimento tutt’altro che desueto, la reazione di Roberto è stata straordinaria – ha fissato Stefano con uno sguardo estremamente serio e ha detto: «Beh, perché no?»
Stefano ha intuito che qualcosa non andava e ha messo le mani avanti come per confermare che si trattava solo di una stupida battuta di spirito: «Ma sei serio?»
«Cioè, è il suo quarantesimo» ha proclamato Roberto in preda a una bizzarra eccitazione: «Potremmo anche fare gli amici veri per una volta, e pagargli una scopata.»
Ero indignata dalla considerazione del genere femminile che traspirava da quelle parole e gli ho detto: «Certo che vi vengono sempre delle idee assurde. Siete capaci di pensare alle donne in una maniera diversa da come pensate alla Playstation?»
Roberto era infastidito dalla mia intromissione, e ha sbottato: «E va bene, è oggettificante, maschilista, e tutto il resto. Però davvero, invece di fare i coglioni come sempre e regalargli i videogiochi o un profumo, non si potrebbe fare come ho detto io?».
«Ma guarda, io ti direi anche di sì, ma bisognerebbe chiedergli se gli va bene, una cosa del genere. Cioè, se gli paghiamo una prostituta potremmo finire con l’umiliarlo peggio che se gli regalassimo un videogame» ha notato Stefano.
«Ma davvero fate?» sono esplosa. Roberto mi ha platealmente ignorata, ormai rapito dal progetto comune che condivideva con l’amico, e ha risposto a Stefano: «Beh, non credo glielo si possa chiedere. Cioè, che razza di regalo sarebbe? Invece, immagina la sua faccia di sorpresa nel trovarsi davanti una bella donna nuda come regalo! Quello sì che sarebbe il top, come spettacolo!»
I miei due amici si stavano infervorando sempre più al pensiero di quel loro progetto comune. Volevo trovare il modo di fermarli, ma ho intuito che fare la moralista non avrebbe aiutato; quindi, ho provato a buttarla su un problema pratico: «Stefano ha ragione: se pagate una per fare sesso con Andrea, finireste con l’umiliarlo. Farsi pagare una prostituta dagli amici non è il massimo insomma: secondo me, appena lo viene a sapere vi manda al diavolo.»
Stefano e Roberto si sono fermati un attimo a pensare, sembrando molto assorti dalla loro complicità reciproca. “La comunione d’intenti dei cretini” ho pensato – ma la verità è che non mi dispiaceva affatto stare con loro in quel momento: mi bastava fare niente e potevo sentirmi superiore alle loro anime maschiliste e meschine; tanto non pensavo che quell’idea folle buttata là per ridere si sarebbe risolta in nulla di concreto – quindi si trattava nient’altro che di un modo semplice e indolore per sentirmi una santarellina.
«Non è detto che dobbiamo pagare una prostituta» ha proclamato Roberto a conclusione della sua riflessione, con la solennità con cui uno annuncerebbe al mondo la formula chimica della cura per il cancro.
«Ah, no? E come sperate di convincere una donna a fare sesso con Andrea?» ho polemizzato, con la curiosità di sapere dove volessero andare a parare.
«Vi ricordate Isabella, quella bella ragazza latina?» ha esordito Roberto: «Ecco, se vi ricordate, la sua famiglia aveva avuto difficoltà col lavoro e col permesso di soggiorno. E io e i miei abbiamo fatto carte false per aiutarli. Intendo, niente di davvero illegale, ma è grazie a noi se oggi il padre ha un lavoro e loro possono stare in Italia.»
Mentre Roberto parlava, mi chiedevo perché mettere in mezzo Isabella e dove volesse andare a parare con quel discorso. Solo quando ha finito ho intuito, e sono quasi esplosa: «E tu vorresti ricattare Isabella sulla base del debito che ha nei confronti della tua famiglia per costringerla a fare sesso con Andrea?!»
«Calma, calma» mi ha risposto Roberto: «Niente di tutto questo. Niente ricatti. Però posso chiederle se, sulla base dell’amicizia che ci lega, sarebbe disposta a concedersi ad Andrea, come parte del mio regalo di compleanno per lui, intendo. Se mi dice di no, non è che insisto, te lo giuro.» Mentre Roberto parlava, il mio volto esprimeva tutto il disgusto che provavo per quell’idea.
«Quanto a me, adesso che mi ci fai pensare» ha detto Stefano: «ho un caso simile al tuo. C’è quella ragazza polacca, Natalya, che è una mia carissima amica, ed è una figona pazzesca, proprio lo stereotipo delle fregne dell’Europa dell’est, e anche lei è un po’ in debito con me, perché è iscritta al mio corso di economia e stava avendo un po’ di difficoltà, tra l’esame di matematica e i problemi a imparare l’italiano, e io l’ho aiutata, gratuitamente e tutto. Io non ci sono mai andato a letto, e non ho mai ricevuto niente in cambio del mio aiuto, se non la sua amicizia.»
«E tu speri che in nome dell’aiuto che le hai dato per un esame lei si conceda a un maschio che conosce appena, e per giunta di quarant’anni?» ho domandato, all’apice della mia indignazione: «Ma che concezione avete voi delle donne!»
«Infatti, mi pare molto difficile che possa mai accettare, anche se provassi a vendergliela al meglio che posso questa proposta. C’è però da considerare che lei è piuttosto aperta nel parlare di sesso, almeno con me, e non credo che dirglielo e basta potrebbe mai danneggiare la nostra amicizia. Ovvio che anche per me vale che se mi dice picche, allora non se ne fa niente» mi ha risposto Stefano.
Stavo continuando a protestare, e devo ammettere che la situazione iniziava a mettermi un po’ a disagio, ma Roberto mi ha bellamente ignorato e ha detto: «Beh, a chi lo proponiamo? Isabella o Natalya?».
«Ma io direi ad entrambe, così Adrea si trova un po’ di varietà nel suo regalo!» ha concluso trionfante Stefano, con un sorriso diabolico sulle labbra.
«Ma certo! Una brunetta latina e una figona polacca dalla pelle chiarissima. Sei un genio, Stefano!» ha esultato Roberto, di rimando.
Le mie proteste non si fermavano, al che Stefano, apparendo leggermente infastidito, mi ha detto: «Senti, Elena, non stiamo facendo davvero niente di male. Non le costringeremo in alcun modo. È solo una richiesta: se ci stanno, bene; se non ci stanno, bene lo stesso – tutti amici come prima. Andrea queste ragazze le conosce, e anche loro conoscono lui, anche se non si sono frequentati poco, è vero. Ma così è perfetto: loro sanno a cosa vanno incontro, e lui non ipotizzerà neppure che siano pagate, perché sono nostre amiche. E in effetti, noi non daremo loro un centesimo, perché ciò sarebbe umiliante sia per loro che per Andrea. Se davvero accetteranno, sarà per loro come un gioco; e un gioco che avrà luogo nel pieno rispetto del loro consenso» poi ha concluso: «Dobbiamo mantenere il segreto sul nostro regalo fino all’ultimo. Per il momento, mi raccomando: non fatene parola con Andrea.»
Ci ho pensato un attimo: se in effetti le cose stavano così, senza ricatti e senza pagamenti di mezzo, non avevo nulla di preciso da obiettare - ho detto: «E va bene, ci sto. Cioè, non sono affatto d’accordo con voi, però non ne parlerò con Andrea. Ma in cambio dovete rispettare una condizione: quando farete la vostra proposta a Isabella e Natalya, voglio essere presente, per assicurarmi che non ci siano di mezzo cose strane.»
«Allora glielo proporremo di persona, con te presente» ha detto Stefano: «Anzi, se volete, Natalya posso provare a chiamarla adesso, per fissare il nostro incontro.» Roberto era d’accordo e così Stefano ha chiamato. La ragazza era libera e la chiamata si è tirata avanti con un po’ di convenevoli, poi Stefano è arrivato al punto: «A dirti il vero ti ho chiamato perché ho una proposta da farti… no, è una cosa un po’ privata, la possono sapere solo Elena e Roberto… sono con loro al Midnight… sì, è una cosa importante, ma mi serve la tua approvazione… quando?... No, dalle 22 non posso più, poi ti spiego… Davvero? Certo, se puoi venire adesso mi farebbe piacere, ma non sentirti obbligata se vuoi facciamo un altro giorno… Sì sì, poi ti spiego tutto… Grazie, sei fantastica. A dopo.»
Stefano ha chiuso la chiamata e ci ha spiegato: «Non me lo aspettavo, ma a quanto pare è libera già adesso. Le ho detto di no dalle 22 in poi perché Andrea potrebbe venire a bazzicare da queste parti, ma tanto sono le 20.15. Ha detto che si prepara e scende, anche perché è da un po’ che non ci vediamo e voleva incontrarmi. Considerando dov’è casa sua sarà qui tra una ventina di minuti.»
Roberto ha detto: «A questo punto posso provare a chiamare Isabella e invitarla adesso, così evitiamo di fare due incontri separati, però non so se è impegnata.» Roberto ha chiamato. Al primo tentativo, la ragazza non ha risposto, ma è stata lei a richiamare subito dopo. Dopo qualche convenevole, Roberto ha detto: «Sono al Midnight con Stefano e Elena e volevo incontrarti per una cosa un po’ urgente… No, ecco, se puoi venire te da sola sarebbe meglio… è che si tratta di una cosa un po’, come dire, intima di cui parlare… certo, ti spiego appena sei qui… Ok, grazie tantissimo, scusa tutto il mistero… a dopo!» Chiusa la chiamata, Roberto ci ha spiegato: «Abbiamo la sua curiosità. Al momento, è in giro con delle amiche, ma appena si libera ha detto che verrà qui.»
«Quando si parla di segni del destino: sono entrambe disponibili a incontrarci subito!» ha commentato Stefano, raggiante.
«Nel frattempo, cerchiamo di organizzarci un attimo, in modo da avere una proposta più strutturata da fargli» ha detto Roberto.
«Allora, Andrea organizzerà la sua festa di compleanno, che dovrebbe finire per le undici, mezzanotte al massimo. Natalya non è tra gli invitati, e credo neanche Isabella, visto che si conoscono troppo poco con Andrea. Quanto a te, Elena, dovresti avere la festa di tuo cugino che ti terrà impegnata fino a sera» ha detto Stefano. Ho confermato le informazioni annuendo.
Stefano ha continuato: «Il nostro, ehm, “regalo speciale” dovrebbe aver luogo dopo la fine della festa con tutti gli altri. Diciamo mezzanotte, mezzanotte e mezza per stare tranquilli. Non credo che Andrea abbia intenzione di fare più tardi. Come posto, direi che casa mia è ideale. Il mio coinquilino sarà in viaggio di lavoro e non dovrei avere rotture da parte di nessuno in quel periodo. Basta far tornare casa com’era prima a cose fatte.»
Roberto sembrava entusiasta di quel programma e lo elogiò con vari “fantastico” e “perfetto”. Stefano è andato avanti: «Durante la festa con tutti gli altri, diremo ad Andrea che noi non gli facciamo un regalo durante i festeggiamenti, perché ne abbiamo uno intimo e speciale, da consegnargli in privato. Spesso si fa quando si hanno cose grosse da regalare e non si vuole mettere in imbarazzo gli altri. Tutti penseranno a una Playstation o simili. Qualcosa da consegnare in privato in modo da non mettersi a discutere di soldi o suscitare invidie. Verso le dieci, me ne andrò dalla festa con una scusa qualunque. Sono sicuro che almeno fino a mezzanotte dovrebbe durare, ma tu Roberto resterai alla festa proprio per informarmi di come procede – se hanno in testa di tornare prima di mezzanotte devi dirmelo subito. Comunque, dovrei avere abbastanza tempo per andare a prendere con la macchina Natalya e Isabella e portarle a casa mia. Nel frattempo, una volta finita la festa con gli altri amici, tu Roberto ti prendi Andrea, e lo porti a casa mia per consegnargli il regalo speciale, ovvero le due ragazze.»
Dalla precisione con cui era presentato, sembrava un piano architettato con la mente lucida, ma mentre lo esponeva, Stefano si stava come eccitando per le sue stesse parole, o meglio per le implicazioni che esse avevano. Anche Roberto sembrava ormai in preda agli ormoni e, cercando la complicità dell’amico, ha detto: «Sì, così è fantastico. Anzi, sai che ti dico… anche dentro casa ci vorrà una preparazione particolare. Dobbiamo mantenere il segreto fino all’ultimo e preparare il tutto per un colpo d’occhio sconvolgente! Dopo aver portato Isabella e Natalya a casa, le fai spogliare, e quando entra Andrea lo bendiamo; così, quando gli toglieremo la benda, si troverà dure ragazze completamente nude davanti, senza aspettarselo minimamente. Se saremo bravi a mantenere il segreto fino all’ultimo, lo faremo impazzire!»
«Tipo che si aspetta da noi l’ultimo modello di Playstation, e invece si trova davanti delle ragazze nude, pronte a soddisfare ogni suo desiderio!» ha concluso Stefano, estasiato. I due amici si sono messi a gongolare al solo pensiero di una sorpresa del genere. Non c’erano dubbi che la cosa li avesse eccitati sessualmente, e non ci tenevo a sapere come fossero messi i loro uccelli in quel momento.
«Ma, nel caso, dovremmo rimanere anche noi a casa tua?» ha chiesto Roberto, riprendendosi temporaneamente dallo smarrimento dovuto a quei pensieri.
Stefano ci ha pensato un attimo, poi ha risposto: «No. È il regalo di Andrea questo. Io lo lascerei solo a casa. Deve godersela tutta, lui e le ragazze in santa pace. Io posso venire a dormire da te, mentre Andrea se la spassa da solo con il suo regalo. Secondo me, visto che lui non ha mai scopato o ha scopato solo con le puttane per tutta la vita, è giusto che si faccia tutta la notte insieme al suo regalo. Andremo a recuperare lui e le ragazze la mattina dopo.»
«Perfetto: gli regaliamo una notte intera di sesso e tenerezza» ha concluso Roberto e i due si sono messi di nuovo a ridacchiare eccitati, rapiti dalle loro fantasie.
La cosa iniziava anche a darmi fastidio, anche perché durante tutta quella fase organizzativa non ero stata minimamente interpellata. «Non voglio rovinarvi l’idea, ma secondo me Isabella e Natalya vi manderanno a fanculo» ho commentato alla fine dell’esposizione di questo loro piano, cercando di suonare il più acida possibile. Ero davvero convinta di ciò che dicevo, e non avevo dubbi che Isabella e Natalya avrebbero mandato i miei due amici al diavolo.
Ne abbiamo – o meglio, ne hanno – parlato un altro po’, con Roberto e Stefano che sono entrati nei dettagli del loro immaginifico progetto. Stavano creando tutto un sistema di regole precise da dare alle due ragazze e ad Andrea, e parlando di come disporre al meglio la casa di Stefano per l’arrivo del festeggiato. Mentre continuavano a discutere, ho visto due ragazze avvicinarsi ai tavolini del Midnight, che a quell’ora era ancora mezzo vuoto – le ho riconosciute: erano Natalya e Isabella. A quanto pare, le nostre amiche si erano incontrate lungo la via e avevano raggiunto il locale insieme. Ora tutto stava nel fargli la proposta di Stefano e Andrea.
Natalya e Isabella ci hanno salutati, poi si sono sedute al nostro tavolo. Mi sono presa un attimo per osservarle: erano tutt’e due belle ragazze, senza dubbio. Isabella, la più piccola e bassa di noi tre ragazze, era tonica e leggermente in carne, aveva la pelle mora dell’America latina, e lunghi capelli neri ondulati, un seno piuttosto abbondante, e forme morbide da bellezza mediterranea, labbra pienotte e un sorriso rilassato che la rendeva più giovane dei suoi 24 anni. Al contrario, Natalya, 25 anni, era una ragazza alta dalla carnagione bianchissima, capelli biondi raccolti in una cosa, occhi azzurri, uno sguardo serio e penetrante che ti leggeva nell’anima e che le dava un aspetto velato da una lieve inquietudine – era più longilinea di Isabella e aveva il seno più esile e il ventre piatto; il culo nascosto dai suoi jeans sembrava tuttavia davvero tanta roba. Erano l’una l’opposto dell’altra, eppure rappresentavano due ottimi campioni dei rispettivi modelli di bellezza. Se davvero avessero accettato quell’assurda proposta, Stefano e Roberto sarebbero riusciti nel loro intento di dare ad Andrea l’imbarazzo della scelta!
Pensavo che i miei due amici avrebbero subito fatto la loro proposta alle ragazze; invece, furono capaci di trattenersi e i primi minuti passarono tra un convenevole e l’altro, mentre le nuove venute si presero da bere e sorseggiavamo i nostri spritz. La conversazione è poi naturalmente virata verso quell’accenno di proposta che Roberto e Stefano avevano esposto alle due ragazze in chiamata. Isabella e Natalya avevano scoperto di essere state convocate entrambe per una proposta speciale solo una volta che si erano incontrate per la via ed erano giustamente curiose.
«Ah, giusto, la nostra proposta» ha esordito Roberto come se l’avesse scordata, ma in realtà si vedeva benissimo che non vedeva l’ora di parlarne: «Riguarda il compleanno di Andrea… e, più precisamente, il regalo che vogliamo fargli.»
«Andrea quel vostro amico? Il tipo strano? Io non sono molto in confidenza con lui, cioè lo conosco poco. Non mi ha invitato alla festa e non credo di fargli un regalo» ha detto Isabella.
«Beh, sì, ecco… questo lo sappiamo» ha detto Stefano: «Cioè, siamo consapevoli del fatto che voi non siete intime con Andrea. Però per il suo compleanno, che poi è il suo quarantesimo, pensavamo di fargli qualcosa di davvero speciale… come regalo, intendo.» Si vedeva palesemente che Stefano non sapeva bene come buttare giù quella proposta, ma ha continuato: «Vedete, tutto è iniziato quando abbiamo pensato che Andrea, come dire, non è che abbia molto successo con le ragazze.»
Isabella ha ridacchiato: «No, infatti, non lo conosco molto, ma credo sia un po’ troppo timido.»
«Ecco, appunto, è per questo che noi pensavo che insomma… voi ragazze potreste contribuire al regalo, cioè in pratica…» si era agganciato al discorso Roberto.
Stefano ha tagliato corto: «Pensavamo di regalargli voi due. Cioè, voi sareste il nostro regalo per lui.»
Natalya ha lanciato uno sguardo confuso e ha detto: «Cioè?»
«Basta girarci intorno. Pensavamo che voi due potreste concedervi ad Andrea… cioè, sì, fare sesso con Andrea» ha concluso Stefano cercando, assurdamente, di sembrare rassicurante e ragionevole.
«Noi due?» ha esclamato Isabella. Roberto è subito intervenuto: «Sì, Isa, ascoltami: io ci tengo tanto a questa cosa… cioè, quel pover’uomo è già tanto se avrà scopato una volta in vita sua. Probabile non gli è mai successo, se non a pagamento. Ci piaceva fargli un regalo un po’ più serio e particolare, qualcosa che desidera davvero e che può essergli utile – e abbiamo pensato che potesse trattarsi di un’esperienza nuova sia per lui che per voi. Sei libera, liberissima, di dire di no e mandarmi al diavolo – farò finta di niente e amici come prima, però ecco, mi farebbe molto piacere se tu accettassi la proposta.» Roberto è andato avanti a lungo con quel maldestro tentativo di persuasione e io pensavo che Isabella, che per quel poco che la conoscevo mi pareva una ragazza molto seria, si sarebbe messa a ridere o avrebbe mandato il suo amico a fanculo, ma a parlare è stata Natalya: «Quindi la vostra idea è di farci scopare con questo Andrea la sera del suo compleanno?»
Stefano ha spiegato: «Sì, abbiamo un’idea precisa: voi non dovete partecipare alla festa di compleanno col resto degli amici – anche perché Andrea non vi ha invitate. Io me ne andrò dalla festa un po’ in anticipo e verrò a prendervi con la macchina per portarvi a casa mia. Alla fine della festa, Roberto si porterà Andrea, ancora inconsapevole di tutto, a casa mia con la scusa di dargli un non meglio specificato regalo da parte nostra. Una volta raggiunta casa mia, io andrò a dormire con Roberto a casa sua, e voi resterete da sole con Andrea.»
«E quanto tempo dobbiamo stare con questo Andrea?» ha chiesto Natalya.
«Noi pensavamo tutta la notte. Io e Roberto verremo a prendervi la mattina dopo.»
Natalya, che sembrava serissima, ci ha pensato un attimo poi ha detto: «Allora, siamo chiari: sarò una bella ragazza e sono una ragazza dell’Est, ma non ho mai fatto sesso per soldi, e non intendo iniziare adesso… e Andrea di sicuro non è il mio tipo, e non voglio che si pensino cose strane su di me.»
Stefano ha controbattuto: «Non ti sto chiedendo di farlo per soldi. Se accetti la proposta, sarebbe solo per l’amicizia che ci lega, e anche per viverti una notte pazza tu stessa. Non voglio dare ad Andrea un trattamento da prostitute, ma regalargli una notte speciale, dove può avere ciò che desidera senza dover pagare o altro.»
«Stefano, tu mi hai aiutato tanto e siamo tano amici. Prima non sapevo neanche l’italiano e ora guarda: quasi non si sente l’accento. Però non devi approfittarti di me: non mi sento in debito, e se decido di farlo si tratterebbe di un’eccezione assoluta.»
«No, certo, non mi permetterei mai di giudicarti, e non ti chiederò mai più di fare una cosa simile in futuro, hai la mia parola.»
La conversazione tra Stefano e Natalya è andata avanti a lungo, mentre io stavo parlando con Isabella. «Senti, ti prego, manda a fanculo questi due: stanno facendo la classica coglionata testosteronica da maschi eccitati. Dimostra che il genere femminile è meglio di così.»
Isabella è rimasta un attimo in silenzio, poi ha detto: «Sentite, neanch’io sono una prostituta. Non ho mai chiesto soldi per farmi scopare e mai li chiederò.»
«Ecco, ben detto, mandali al diavolo!»
«Però l’idea sembra interessante. Cioè, mi fa ridere pensare alla faccia di Andrea se ci vedrà nude. Davvero uno spettacolo assurdo, non trovi, Natalya? Quanto a te, Roberto, tu e la tua famiglia ci avete aiutato tanto – non mi sento in debito: siamo amici e mi hai detto che tra gli amici non ci sono debiti; però sai, stavo aspettando il momento per ricambiare il favore in qualche modo. Alla fine, si tratta solo di una notte d’amore, non è così? E il povero Andrea mi fa un po’… compassione. È la parola giusta?» Roberto ha confermato annuendo. Isabella è andata avanti: «Posso farlo… ma a una sola condizione: non deve venirlo a sapere nessun altro, oltre alle persone presenti a questo tavolo: tu, Elena, Stefano, Natalya, e anche Andrea per forza – ma poi basta, non deve girare la voce, e dopo che l’ho fatto il favore che mi hai fatto conta come ricambiato… per sempre.»
«Mi sembra giusto. Ho sempre pensato che quello che io e la mia famiglia abbiamo fatto per te è stato del tutto gratuito e dovuto all’amicizia, e non ti chiederei mai una cosa del genere come ricambio. Si tratta solo di un favore che faresti a me come amico» ha risposto Roberto.
Io ero fuori di me: «Isabella, ma sei matta? Si tratta del tuo corpo!»
«Dai, Elena, smettila! Non stiamo torturando nessuno. Tutte voi avete piena proprietà del vostro corpo e non sei tu a dover decidere cosa loro devono accettare di fare col loro» mi ha rimproverato Roberto.
«Davvero, Elena, sono nel pieno delle mie facoltà. Si dice così, no? Sto bene e ho sale in zucca. Per ora accetto perché mi sembra un’esperienza nuova e magari anche divertente» mi ha detto Isabella.
Natalya ha concluso: «Va bene, ci sto. O meglio: almeno voglio vedere cosa avete in testa, basta che promettiate anche a me di non dire nulla in giro, mi raccomando.»
Stefano e Roberto hanno iniziato a parlare del progetto alle ragazze e io ho abbandonato l’idea di convincerle a desistere, anche perché vedevo che a motivarle in questo momento era piuttosto la curiosità. Del resto, i ragazzi avevano fatto la loro proposta dopo esserci sincerati che fosse ben chiaro che le due amiche avessero la libertà di scelta, e si era esclusa qualsiasi forma di pagamento. Qualcos’altor stava nascendo in me e, interrompendoli, ho detto: «Sentite… se proprio volete fare questa cosa, voglio essere coinvolta anche io.»
«Non ti senti già coinvolta?» mi ha detto Stefano. «Sei la nostra consulente» ha chiosato Roberto.
«No, intendo, voglio arrivare fino in fondo – non mi basta essere la vostra consulente o quello che volete voi…»
«Beh, sei libera come tutti di scegliere il tuo ruolo in questo progetto…»
«Voglio assicurarmi che Andrea non dia di matto. Voglio essere certa che tutto si svolgerà in tranquillità, quali che siano le idiozie che vi passano per la testa. E poi, anche io voglio bene ad Andrea e penso di dovergli un regalo, ecco.»
«E quindi?» mi ha chiesto Stefano.
«Quindi partecipo anche io insieme a loro» ho concluso, indicando Natalya e Isabella con lo sguardo: «Farò anche io parte del vostro stupido regalo.»
Stefano e Roberto hanno accolto questa mia affermazione andando fuori di sé per l’eccitazione.
«State calmi. Non ho detto che voglio farmi scopare. Non ne sono sicura per lo meno, ma seguirò le ragazze a casa di Stefano e voglio essere presente quando Andrea entrerà, assicurandomi che tutto fili liscio per tutti. Anche io non voglio soldi né niente in cambio.»
Stefano ha iniziato la sua fase di preparazione del piano: «Come stavamo dicendo prima, la festa di Andrea dovrebbe concludersi verso mezzanotte al massimo. Per stare sicuro, me ne andrò dopo cena, verso le 22 e verrò a prendervi con la macchina. Le vostre case non distano molto tra loro, ma fatevi trovare già giù. Verrò a prendere prima Isabella, poi te, Natalya, e infine Elena. Una volta che vi avrò caricato tutte e tre a bordo, vi porterò a casa mia. Come sapete, è abbastanza decentrata da qui. A quel punto, sarò io a prepararvi. Dovremo sistemare la stanza per ottenere il massimo colpo d’occhio quando Andrea arriverà. Questo dovrebbe succedere a festa conclusa: Roberto caricherà il festeggiato sulla sua macchina e lo porterà a casa mia. Se tutto va secondo i piani, dovrebbero arrivare a casa mia tra mezzanotte e l’una. Voi tre aspetterete nel saloncino, mentre io andrò all’ingresso e, insieme a Roberto, benderemo Andrea – poi lo faremo entrare in casa, senza avergli detto niente di specifico sul contenuto del nostro regalo, e quando gli toglieremo la benda vedrà voi completamente nude. Poi, noi due usciremo di casa, e io andrò a dormire da Roberto, e il giorno dopo verremo a svegliarvi verso le nove del mattino. Vi promettiamo che non faremo i guardoni e ce ne andremo davvero dalla casa, e non interagiremo sessualmente con voi in nessuna occasione durante la preparazione.»
«Però se Andrea deve vederci nude al primo colpo d’occhio e sarete voi a sbendarlo, allora vuol dire che anche voi ci vedrete nude» ha notato Natalya.
«Sì, quello fa parte del piano – dovete accettare di farvi vedere nude anche da noi» ha risposto Roberto, cercando di apparire serio e indifferente quando si vedeva benissimo che in realtà la prospettiva di vedere le sue amiche nude lo eccitava moltissimo.
«Anche tu, Elena… capisco che non hai dato la disponibilità al sesso, almeno per ora, ma se partecipi a questa proposta dovrai spogliarti anche tu» ha detto Stefano.
Non capivo da dove Stefano tirasse fuori quell’autorità… che diritto aveva lui di decidere cosa dovevo fare io? Tanto più che non nessuno di quelli seduti al tavolo mi aveva mai visto nuda.
Stavo per replicare, ma Natalya ci ha fatto cenno con l’occhio: in lontananza, dall’altro lato della piazza, era entrato Andrea, sicuramente diretto al Midnight. Farci vedere tutti e cinque insieme sarebbe stato strano e forse avrebbe attirato la sua curiosità. Per questo abbiamo deciso di entrare a pagare e ci siamo dileguati prima che ci vedesse. Una volta al sicuro, ci siamo sincerati che non ci avesse visto, e Stefano ha continuato la sua spiegazione: «Per quanto riguarda la notte, fate con lui quello che vi sentite… ognuna di voi ha i suoi limiti e spiegheremo ad Andrea che deve rispettarli e sottostare alla vostra volontà – solo, abbiate un po’ di comprensione se dovesse essere un po’ maldestro perché beh, di sicuro ha scopato poco in vita sua.» Abbiamo continuato a discutere a lungo dei dettagli del nostro progetto girovagando per il paese – io ero ancora incredula, ma ormai avevo dato la mia disponibilità e non volevo farmi indietro.
Nei giorni seguenti, ho tentato di capire per quale ragione Isabella e Natalya avessero accettato quella proposta così assurda… era per senso di debito nei confronti dei loro amici o più, come iniziavo a sospettare, per la voglia di divertirsi e trasgredire? Quale che fosse la verità, si sono calate sempre più nella parte, e sembravano molto eccitate alla prospettiva di essere il “regalo” di Andrea. Quanto a me, quella settimana sono stata molto impegnata con il lavoro e ho iniziato a distrarmi da quel progetto: una parte di me sperava ancora che tutto si sarebbe risolto con un nulla di fatto, anzi, ne ero quasi convinta. Impegnata com’ero, non sono andata spesso al Midnight ma mi è capitato di vedere Andrea una volta. È stato quasi difficile resistere all’impulso di rivelargli qualcosa, e a parte questo mi è sembrato ancor più intensamente quello che già credevo lui fosse: un uomo bruttino, svampito, e chiuso in sé stesso. Mi sono chiesta cosa si potesse provare a farsi stringere da mani che appartenevano a una simile creatura e non so perché per la prima volta quel pensiero si è accompagnato, invece che al disgusto, a una certa, stranissima eccitazione.
Non ricordo in che giorno di preciso ho incontrato per la prima volta Andrea, ma so che è stato una presenza costante e silenziosa della mia vita fin da quando, dieci anni or sono, mi sono trasferita a lavorare qui in città dopo il liceo. Lo trovavi puntuale ogni giorno dalle 22 a mezzanotte al Midnight, il locale più frequentato del centro del quartiere, spesso da solo, davanti a uno spritz o a una birra, o in alternativa, con la combriccola dei suoi amici che, poiché nel rione si conoscono un po’ tutti, quasi sempre erano anche mie frequentazioni. Dopo dieci anni, potevo ben considerarlo parte della mia cerchia di conoscenze, anche se interagivo con lui più in qualità di amico di altri miei amici (Stefano e Roberto soprattutto) che come una mia diretta frequentazione.
Andrea stava molto simpatico a Stefano in particolare, ma la loro non era un’amicizia da pari a pari, poiché Stefano gli voleva quel bene venato di compassione che si riserva a chi è un po’ matto e un po’ fallito, e devo ammettere che entrambe queste definizioni calzavano a pennello su Andrea: magro come un chiodo, piuttosto bruttino, dal carattere timido e stravagante, col suo modo strano di fare ironia (tipo che non capivi mai se fosse serio o stesse scherzando), e il suo sguardo perso e deconcentrato, che talvolta si fissava sull’interlocutore in maniera quasi inquietante. Nel corso della vita aveva lavorato presso un ristorante, un call-center, una serigrafia, e vari altri posti ma sembrava fisiologicamente incapace di tenersi un impiego per più di qualche mese, e al momento era disoccupato. Dopo un periodo di tentata convivenza in affitto con dei coinquilini, era stato costretto per ristrettezze economiche a tornare a vivere dai suoi genitori, che personalmente non avevo mai conosciuto.
Andrea non era un uomo viscido o pericoloso, né mi sono mai sentita a disagio accanto a lui – si trattava senz’altro di un bravo ragazzo, una persona di buon cuore persino; ma era tra quelli che, un po’ per inclinazione personale, un po’ per circostanze fortuite, vivono ai margini. Le altre donne che lo conoscevano condividevano la mia opinione, trovandolo non sgradevole, ma insignificante; e per quanto Andrea facesse spesso allusioni al sesso nei suoi discorsi, in tutti e dieci gli anni in cui ci siamo frequentati non sono mai venuta a sapere di ragazze che avessero passato del tempo con lui come fidanzate, o anche solo come incontri occasionali. Trascorreva la vita cercando ogni modo di perdere la giornata senza annoiarsi troppo, per poi venire al Midnight la sera per bere un po’ e svagarsi con le sue conoscenze – io ero felice che Stefano e Roberto fossero i suoi migliori amici, perché, pur compatendolo un poco, a differenza di altri sembravano avere sinceramente a cuore Andrea, e non lo prendevano in giro, cercando anzi di proteggerlo dall’eventuale bullismo che poteva ricevere da altri.
Questa storia inizia a novembre inoltrato, col caratteristico clima umido e noioso, ma non freddo, a una settimana precisa dal quarantesimo compleanno di Andrea, alla cui festa ero stata invitata, dovendo però declinare a causa del concomitante genetliaco di un mio cugino. Ero al Midnight alle 20 con Stefano e Roberto – quest’ultimo è uno dei miei migliori amici maschi, ma non l’ho mai visto come un potenziale partner, né lui ha mai mostrato interesse nei miei confronti, anche perché la gran parte del tempo è stato fidanzato con una ragazza di nome Ludovica; mentre per quanto riguarda Stefano, quando ci siamo conosciuti la prima volta aveva di certo l’intenzione di provarci con me, e ci sarei anche stata, perché si tratta di un ragazzo oggettivamente bello, ma lui è stato un po’ troppo precipitoso nell’approccio e, fidandomi dell’istinto, ho stabilito che era meglio se rimanevamo solo amici – e, superata la delusione iniziale, si è rivelata una persona squisita con cui confidarsi ed è di gran lunga il mio migliore amico.
Anzi, a dirla tutta, in quel periodo iniziavo un po’ a pentirmi della scelta che avevo preso con Stefano e volevo fargli capire che una maggiore intimità tra noi sarebbe stata bella – ma avevo cambiato idea da poco e per il momento non gli davo chissà quali segnali della mia mutata volontà. Fatto sta che fino a quel fatidico giorno, non avevo mai interagito in maniera erotica né con Stefano né con Roberto, e nessuno di loro due mi aveva mai vista nuda o simili; erano solo cari amici da incontrare al pub, e con cui condividere esperienze in un rapporto che escludeva l’eros, facilitato dal fatto che eravamo tutti e tre quasi coetanei (io avevo 28 anni, Stefano 29 e Roberto 30) e anche single (Roberto si era di recente lasciato da Ludovica, la sua fidanzata storica).
Insomma, ero al pub con loro due, eravamo seduti a un tavolino davanti a uno spritz, e la conversazione è caduta sul compleanno di Andrea, per poi spostarsi sulla figura del festeggiato in generale. «Ma secondo voi, ha mai scopato?» ha chiesto Roberto senza un filo di malizia nella voce, come spinto da una pura curiosità accademica. So che c’erano varie dicerie sulla vita sessuale di Andrea, ma non mi ero mai trovata in un’approfondita discussione in merito.
«Bah, io non l’ho mai visto con una a fianco. Intendo dire, non l’ho neppure mai visto parlare da solo con una ragazza per più di cinque minuti di fila. Secondo me è vergine» ha risposto Stefano con una certa sommessa compassione. A dire il vero, Andrea doveva aver parlato per più di cinque minuti di fila con me e altre amiche donne, ma nella sostanza l’osservazione di Stefano era vera: a meno che non fossero sue amiche strettissime, con le quali il sesso era escluso a priori, Andrea era pervaso da una timidezza che gli impediva di scambiare che poche parole.
«Cazzo, dev’essere tosta arrivare ai quaranta senza aver mai visto la fica» ha ridacchiato Roberto, con il suo solito modo di fare diretto e becero, per esprimersi poi in una massima generale sul comportamento maschile: «Ma, secondo me, uno così prima o poi va a puttane. Lui di sicuro c’è già andato.»
«Dici che ha pagato per scopare?» ha proseguito Stefano con un ghigno sul volto, segno che trovava l’idea buffa: «Secondo me, è una persona troppo buona per fare una cosa del genere. Cioè, ha i suoi princìpi morali.»
«Ma che princìpi e princìpi, se arrivato a quarant’anni non hai visto la fica neanche una volta, per forza vai a puttane. È fisiologico» ha controbattuto Roberto a difesa del suo teorema. Sembrava quasi indignato dal fatto che l’amico poteva pensare che i bei sentimenti mettessero a riparo un maschio dal bollore degli ormoni.
Fino a quel momento, li avevo lasciati parlare a ruota libera, godendomi la scena del loro dibattito. A quel punto, cercando di dare un tono di superiore indignazione alla mia voce, sono intervenuta, rispondendo a Roberto: «Bella considerazione che hai del genere maschile.»
«Che ho detto di male?» si è difeso Roberto: «Tu non fai testo. Per le donne è più facile.» Ho cercato di fulminarlo con lo sguardo, come a dirgli che la sua posizione stava peggiorando, ma, nonostante il suo solito modo piuttosto diretto di esprimersi, non me la sentivo, nel profondo dell’animo, di sostenere che avesse torto: l’ipotesi che Andrea vivesse la sua vita sessuale a pagamento era non altro probabile.
«Comunque sia» ha concluso Stefano: «non è certo qualcosa che possiamo chiedergli. Sono sicuro che non ci risponderebbe seriamente. Andrea lo sa che io tengo la bocca cucita, ma ammettere di essere andato a puttane sarebbe troppo per uno come lui. In ogni caso, un po’ mi dispiace. Alla fine, non è stupido o cosa. E non è neanche troppo brutto. Cioè, c’è di molto peggio e vi assicuro che scopano. È solo che, quando vede una ragazza, va in paranoia totale. È troppo chiuso di carattere. Riesce a risultare naturale solo con le persone di cui si fida da molto tempo. Ma appena vede una ragazza nuova, non sa spicciare due parole.» Questo era vero e c’era da aggiungere che i discorsi di Andrea erano talvolta un po’ bizzarri – spesso si vantava di successi inesistenti, oppure tirava fuori strane teorie complottiste o fissazioni che di volta in volta gli passavano per la testa – e ciò peggiorava quando beveva, ma era raro che lo si vedesse ubriaco marcio, e di sicuro sapeva come tenersi lontano dai guai.
Visto ched ormai l’argomento Andrea era stato tirato fuori, Roberto ci ha guardato un attimo in silenzio, poi ha detto: «Vabbè quindi, che gli facciamo di regalo?»
«Boh? La Playstation 5? Forse costa troppo per dei poveracci come noi, ma sono sicuro che a lui piacerebbe molto» ha proposto Stefano.
«Ma noi dai. Andrea è già troppo nerd. Passa le ore ai videogiochi. Secondo me, trattarlo così, come se fosse solo uno da passatempi infantili, è umiliante per lui» ha controbattuto Roberto.
«Giocare ai videogame non è infantile» ci ha tenuto a specificare Stefano e lui e Roberto si sono messi a discutere brevemente della questione. Alla fine, comunque, Stefano si è arreso e a chiesto: «Tu che gli regaleresti allora?». Mentre faceva questa domanda, uno strano sorriso già gli percorreva il viso e mi sono sentita un po’ a disagio. Non era affatto strano per Stefano avere idee un po’ matte.
«Ma… non lo so. Qualcosa che sia diverso dal solito. Diverso da quello a cui è abituato. Fuori dalla sua comfort zone, intendo» ha suggerito Roberto, alle strette.
A questo punto, Stefano ha espresso quell’idea che gli doveva essere apparsa in testa già da qualche minuto: «Beh, perché non regalargli la fica allora!». Mi sono tranquillizzata: era nient’altro che una delle battute idiote e volgari di Stefano – pensando alla quale il mio amico si è messo a ridere. Solo lui, per fortuna.
Ma se il ridere di Stefano alle sue stesse idiozie era un avvenimento tutt’altro che desueto, la reazione di Roberto è stata straordinaria – ha fissato Stefano con uno sguardo estremamente serio e ha detto: «Beh, perché no?»
Stefano ha intuito che qualcosa non andava e ha messo le mani avanti come per confermare che si trattava solo di una stupida battuta di spirito: «Ma sei serio?»
«Cioè, è il suo quarantesimo» ha proclamato Roberto in preda a una bizzarra eccitazione: «Potremmo anche fare gli amici veri per una volta, e pagargli una scopata.»
Ero indignata dalla considerazione del genere femminile che traspirava da quelle parole e gli ho detto: «Certo che vi vengono sempre delle idee assurde. Siete capaci di pensare alle donne in una maniera diversa da come pensate alla Playstation?»
Roberto era infastidito dalla mia intromissione, e ha sbottato: «E va bene, è oggettificante, maschilista, e tutto il resto. Però davvero, invece di fare i coglioni come sempre e regalargli i videogiochi o un profumo, non si potrebbe fare come ho detto io?».
«Ma guarda, io ti direi anche di sì, ma bisognerebbe chiedergli se gli va bene, una cosa del genere. Cioè, se gli paghiamo una prostituta potremmo finire con l’umiliarlo peggio che se gli regalassimo un videogame» ha notato Stefano.
«Ma davvero fate?» sono esplosa. Roberto mi ha platealmente ignorata, ormai rapito dal progetto comune che condivideva con l’amico, e ha risposto a Stefano: «Beh, non credo glielo si possa chiedere. Cioè, che razza di regalo sarebbe? Invece, immagina la sua faccia di sorpresa nel trovarsi davanti una bella donna nuda come regalo! Quello sì che sarebbe il top, come spettacolo!»
I miei due amici si stavano infervorando sempre più al pensiero di quel loro progetto comune. Volevo trovare il modo di fermarli, ma ho intuito che fare la moralista non avrebbe aiutato; quindi, ho provato a buttarla su un problema pratico: «Stefano ha ragione: se pagate una per fare sesso con Andrea, finireste con l’umiliarlo. Farsi pagare una prostituta dagli amici non è il massimo insomma: secondo me, appena lo viene a sapere vi manda al diavolo.»
Stefano e Roberto si sono fermati un attimo a pensare, sembrando molto assorti dalla loro complicità reciproca. “La comunione d’intenti dei cretini” ho pensato – ma la verità è che non mi dispiaceva affatto stare con loro in quel momento: mi bastava fare niente e potevo sentirmi superiore alle loro anime maschiliste e meschine; tanto non pensavo che quell’idea folle buttata là per ridere si sarebbe risolta in nulla di concreto – quindi si trattava nient’altro che di un modo semplice e indolore per sentirmi una santarellina.
«Non è detto che dobbiamo pagare una prostituta» ha proclamato Roberto a conclusione della sua riflessione, con la solennità con cui uno annuncerebbe al mondo la formula chimica della cura per il cancro.
«Ah, no? E come sperate di convincere una donna a fare sesso con Andrea?» ho polemizzato, con la curiosità di sapere dove volessero andare a parare.
«Vi ricordate Isabella, quella bella ragazza latina?» ha esordito Roberto: «Ecco, se vi ricordate, la sua famiglia aveva avuto difficoltà col lavoro e col permesso di soggiorno. E io e i miei abbiamo fatto carte false per aiutarli. Intendo, niente di davvero illegale, ma è grazie a noi se oggi il padre ha un lavoro e loro possono stare in Italia.»
Mentre Roberto parlava, mi chiedevo perché mettere in mezzo Isabella e dove volesse andare a parare con quel discorso. Solo quando ha finito ho intuito, e sono quasi esplosa: «E tu vorresti ricattare Isabella sulla base del debito che ha nei confronti della tua famiglia per costringerla a fare sesso con Andrea?!»
«Calma, calma» mi ha risposto Roberto: «Niente di tutto questo. Niente ricatti. Però posso chiederle se, sulla base dell’amicizia che ci lega, sarebbe disposta a concedersi ad Andrea, come parte del mio regalo di compleanno per lui, intendo. Se mi dice di no, non è che insisto, te lo giuro.» Mentre Roberto parlava, il mio volto esprimeva tutto il disgusto che provavo per quell’idea.
«Quanto a me, adesso che mi ci fai pensare» ha detto Stefano: «ho un caso simile al tuo. C’è quella ragazza polacca, Natalya, che è una mia carissima amica, ed è una figona pazzesca, proprio lo stereotipo delle fregne dell’Europa dell’est, e anche lei è un po’ in debito con me, perché è iscritta al mio corso di economia e stava avendo un po’ di difficoltà, tra l’esame di matematica e i problemi a imparare l’italiano, e io l’ho aiutata, gratuitamente e tutto. Io non ci sono mai andato a letto, e non ho mai ricevuto niente in cambio del mio aiuto, se non la sua amicizia.»
«E tu speri che in nome dell’aiuto che le hai dato per un esame lei si conceda a un maschio che conosce appena, e per giunta di quarant’anni?» ho domandato, all’apice della mia indignazione: «Ma che concezione avete voi delle donne!»
«Infatti, mi pare molto difficile che possa mai accettare, anche se provassi a vendergliela al meglio che posso questa proposta. C’è però da considerare che lei è piuttosto aperta nel parlare di sesso, almeno con me, e non credo che dirglielo e basta potrebbe mai danneggiare la nostra amicizia. Ovvio che anche per me vale che se mi dice picche, allora non se ne fa niente» mi ha risposto Stefano.
Stavo continuando a protestare, e devo ammettere che la situazione iniziava a mettermi un po’ a disagio, ma Roberto mi ha bellamente ignorato e ha detto: «Beh, a chi lo proponiamo? Isabella o Natalya?».
«Ma io direi ad entrambe, così Adrea si trova un po’ di varietà nel suo regalo!» ha concluso trionfante Stefano, con un sorriso diabolico sulle labbra.
«Ma certo! Una brunetta latina e una figona polacca dalla pelle chiarissima. Sei un genio, Stefano!» ha esultato Roberto, di rimando.
Le mie proteste non si fermavano, al che Stefano, apparendo leggermente infastidito, mi ha detto: «Senti, Elena, non stiamo facendo davvero niente di male. Non le costringeremo in alcun modo. È solo una richiesta: se ci stanno, bene; se non ci stanno, bene lo stesso – tutti amici come prima. Andrea queste ragazze le conosce, e anche loro conoscono lui, anche se non si sono frequentati poco, è vero. Ma così è perfetto: loro sanno a cosa vanno incontro, e lui non ipotizzerà neppure che siano pagate, perché sono nostre amiche. E in effetti, noi non daremo loro un centesimo, perché ciò sarebbe umiliante sia per loro che per Andrea. Se davvero accetteranno, sarà per loro come un gioco; e un gioco che avrà luogo nel pieno rispetto del loro consenso» poi ha concluso: «Dobbiamo mantenere il segreto sul nostro regalo fino all’ultimo. Per il momento, mi raccomando: non fatene parola con Andrea.»
Ci ho pensato un attimo: se in effetti le cose stavano così, senza ricatti e senza pagamenti di mezzo, non avevo nulla di preciso da obiettare - ho detto: «E va bene, ci sto. Cioè, non sono affatto d’accordo con voi, però non ne parlerò con Andrea. Ma in cambio dovete rispettare una condizione: quando farete la vostra proposta a Isabella e Natalya, voglio essere presente, per assicurarmi che non ci siano di mezzo cose strane.»
«Allora glielo proporremo di persona, con te presente» ha detto Stefano: «Anzi, se volete, Natalya posso provare a chiamarla adesso, per fissare il nostro incontro.» Roberto era d’accordo e così Stefano ha chiamato. La ragazza era libera e la chiamata si è tirata avanti con un po’ di convenevoli, poi Stefano è arrivato al punto: «A dirti il vero ti ho chiamato perché ho una proposta da farti… no, è una cosa un po’ privata, la possono sapere solo Elena e Roberto… sono con loro al Midnight… sì, è una cosa importante, ma mi serve la tua approvazione… quando?... No, dalle 22 non posso più, poi ti spiego… Davvero? Certo, se puoi venire adesso mi farebbe piacere, ma non sentirti obbligata se vuoi facciamo un altro giorno… Sì sì, poi ti spiego tutto… Grazie, sei fantastica. A dopo.»
Stefano ha chiuso la chiamata e ci ha spiegato: «Non me lo aspettavo, ma a quanto pare è libera già adesso. Le ho detto di no dalle 22 in poi perché Andrea potrebbe venire a bazzicare da queste parti, ma tanto sono le 20.15. Ha detto che si prepara e scende, anche perché è da un po’ che non ci vediamo e voleva incontrarmi. Considerando dov’è casa sua sarà qui tra una ventina di minuti.»
Roberto ha detto: «A questo punto posso provare a chiamare Isabella e invitarla adesso, così evitiamo di fare due incontri separati, però non so se è impegnata.» Roberto ha chiamato. Al primo tentativo, la ragazza non ha risposto, ma è stata lei a richiamare subito dopo. Dopo qualche convenevole, Roberto ha detto: «Sono al Midnight con Stefano e Elena e volevo incontrarti per una cosa un po’ urgente… No, ecco, se puoi venire te da sola sarebbe meglio… è che si tratta di una cosa un po’, come dire, intima di cui parlare… certo, ti spiego appena sei qui… Ok, grazie tantissimo, scusa tutto il mistero… a dopo!» Chiusa la chiamata, Roberto ci ha spiegato: «Abbiamo la sua curiosità. Al momento, è in giro con delle amiche, ma appena si libera ha detto che verrà qui.»
«Quando si parla di segni del destino: sono entrambe disponibili a incontrarci subito!» ha commentato Stefano, raggiante.
«Nel frattempo, cerchiamo di organizzarci un attimo, in modo da avere una proposta più strutturata da fargli» ha detto Roberto.
«Allora, Andrea organizzerà la sua festa di compleanno, che dovrebbe finire per le undici, mezzanotte al massimo. Natalya non è tra gli invitati, e credo neanche Isabella, visto che si conoscono troppo poco con Andrea. Quanto a te, Elena, dovresti avere la festa di tuo cugino che ti terrà impegnata fino a sera» ha detto Stefano. Ho confermato le informazioni annuendo.
Stefano ha continuato: «Il nostro, ehm, “regalo speciale” dovrebbe aver luogo dopo la fine della festa con tutti gli altri. Diciamo mezzanotte, mezzanotte e mezza per stare tranquilli. Non credo che Andrea abbia intenzione di fare più tardi. Come posto, direi che casa mia è ideale. Il mio coinquilino sarà in viaggio di lavoro e non dovrei avere rotture da parte di nessuno in quel periodo. Basta far tornare casa com’era prima a cose fatte.»
Roberto sembrava entusiasta di quel programma e lo elogiò con vari “fantastico” e “perfetto”. Stefano è andato avanti: «Durante la festa con tutti gli altri, diremo ad Andrea che noi non gli facciamo un regalo durante i festeggiamenti, perché ne abbiamo uno intimo e speciale, da consegnargli in privato. Spesso si fa quando si hanno cose grosse da regalare e non si vuole mettere in imbarazzo gli altri. Tutti penseranno a una Playstation o simili. Qualcosa da consegnare in privato in modo da non mettersi a discutere di soldi o suscitare invidie. Verso le dieci, me ne andrò dalla festa con una scusa qualunque. Sono sicuro che almeno fino a mezzanotte dovrebbe durare, ma tu Roberto resterai alla festa proprio per informarmi di come procede – se hanno in testa di tornare prima di mezzanotte devi dirmelo subito. Comunque, dovrei avere abbastanza tempo per andare a prendere con la macchina Natalya e Isabella e portarle a casa mia. Nel frattempo, una volta finita la festa con gli altri amici, tu Roberto ti prendi Andrea, e lo porti a casa mia per consegnargli il regalo speciale, ovvero le due ragazze.»
Dalla precisione con cui era presentato, sembrava un piano architettato con la mente lucida, ma mentre lo esponeva, Stefano si stava come eccitando per le sue stesse parole, o meglio per le implicazioni che esse avevano. Anche Roberto sembrava ormai in preda agli ormoni e, cercando la complicità dell’amico, ha detto: «Sì, così è fantastico. Anzi, sai che ti dico… anche dentro casa ci vorrà una preparazione particolare. Dobbiamo mantenere il segreto fino all’ultimo e preparare il tutto per un colpo d’occhio sconvolgente! Dopo aver portato Isabella e Natalya a casa, le fai spogliare, e quando entra Andrea lo bendiamo; così, quando gli toglieremo la benda, si troverà dure ragazze completamente nude davanti, senza aspettarselo minimamente. Se saremo bravi a mantenere il segreto fino all’ultimo, lo faremo impazzire!»
«Tipo che si aspetta da noi l’ultimo modello di Playstation, e invece si trova davanti delle ragazze nude, pronte a soddisfare ogni suo desiderio!» ha concluso Stefano, estasiato. I due amici si sono messi a gongolare al solo pensiero di una sorpresa del genere. Non c’erano dubbi che la cosa li avesse eccitati sessualmente, e non ci tenevo a sapere come fossero messi i loro uccelli in quel momento.
«Ma, nel caso, dovremmo rimanere anche noi a casa tua?» ha chiesto Roberto, riprendendosi temporaneamente dallo smarrimento dovuto a quei pensieri.
Stefano ci ha pensato un attimo, poi ha risposto: «No. È il regalo di Andrea questo. Io lo lascerei solo a casa. Deve godersela tutta, lui e le ragazze in santa pace. Io posso venire a dormire da te, mentre Andrea se la spassa da solo con il suo regalo. Secondo me, visto che lui non ha mai scopato o ha scopato solo con le puttane per tutta la vita, è giusto che si faccia tutta la notte insieme al suo regalo. Andremo a recuperare lui e le ragazze la mattina dopo.»
«Perfetto: gli regaliamo una notte intera di sesso e tenerezza» ha concluso Roberto e i due si sono messi di nuovo a ridacchiare eccitati, rapiti dalle loro fantasie.
La cosa iniziava anche a darmi fastidio, anche perché durante tutta quella fase organizzativa non ero stata minimamente interpellata. «Non voglio rovinarvi l’idea, ma secondo me Isabella e Natalya vi manderanno a fanculo» ho commentato alla fine dell’esposizione di questo loro piano, cercando di suonare il più acida possibile. Ero davvero convinta di ciò che dicevo, e non avevo dubbi che Isabella e Natalya avrebbero mandato i miei due amici al diavolo.
Ne abbiamo – o meglio, ne hanno – parlato un altro po’, con Roberto e Stefano che sono entrati nei dettagli del loro immaginifico progetto. Stavano creando tutto un sistema di regole precise da dare alle due ragazze e ad Andrea, e parlando di come disporre al meglio la casa di Stefano per l’arrivo del festeggiato. Mentre continuavano a discutere, ho visto due ragazze avvicinarsi ai tavolini del Midnight, che a quell’ora era ancora mezzo vuoto – le ho riconosciute: erano Natalya e Isabella. A quanto pare, le nostre amiche si erano incontrate lungo la via e avevano raggiunto il locale insieme. Ora tutto stava nel fargli la proposta di Stefano e Andrea.
Natalya e Isabella ci hanno salutati, poi si sono sedute al nostro tavolo. Mi sono presa un attimo per osservarle: erano tutt’e due belle ragazze, senza dubbio. Isabella, la più piccola e bassa di noi tre ragazze, era tonica e leggermente in carne, aveva la pelle mora dell’America latina, e lunghi capelli neri ondulati, un seno piuttosto abbondante, e forme morbide da bellezza mediterranea, labbra pienotte e un sorriso rilassato che la rendeva più giovane dei suoi 24 anni. Al contrario, Natalya, 25 anni, era una ragazza alta dalla carnagione bianchissima, capelli biondi raccolti in una cosa, occhi azzurri, uno sguardo serio e penetrante che ti leggeva nell’anima e che le dava un aspetto velato da una lieve inquietudine – era più longilinea di Isabella e aveva il seno più esile e il ventre piatto; il culo nascosto dai suoi jeans sembrava tuttavia davvero tanta roba. Erano l’una l’opposto dell’altra, eppure rappresentavano due ottimi campioni dei rispettivi modelli di bellezza. Se davvero avessero accettato quell’assurda proposta, Stefano e Roberto sarebbero riusciti nel loro intento di dare ad Andrea l’imbarazzo della scelta!
Pensavo che i miei due amici avrebbero subito fatto la loro proposta alle ragazze; invece, furono capaci di trattenersi e i primi minuti passarono tra un convenevole e l’altro, mentre le nuove venute si presero da bere e sorseggiavamo i nostri spritz. La conversazione è poi naturalmente virata verso quell’accenno di proposta che Roberto e Stefano avevano esposto alle due ragazze in chiamata. Isabella e Natalya avevano scoperto di essere state convocate entrambe per una proposta speciale solo una volta che si erano incontrate per la via ed erano giustamente curiose.
«Ah, giusto, la nostra proposta» ha esordito Roberto come se l’avesse scordata, ma in realtà si vedeva benissimo che non vedeva l’ora di parlarne: «Riguarda il compleanno di Andrea… e, più precisamente, il regalo che vogliamo fargli.»
«Andrea quel vostro amico? Il tipo strano? Io non sono molto in confidenza con lui, cioè lo conosco poco. Non mi ha invitato alla festa e non credo di fargli un regalo» ha detto Isabella.
«Beh, sì, ecco… questo lo sappiamo» ha detto Stefano: «Cioè, siamo consapevoli del fatto che voi non siete intime con Andrea. Però per il suo compleanno, che poi è il suo quarantesimo, pensavamo di fargli qualcosa di davvero speciale… come regalo, intendo.» Si vedeva palesemente che Stefano non sapeva bene come buttare giù quella proposta, ma ha continuato: «Vedete, tutto è iniziato quando abbiamo pensato che Andrea, come dire, non è che abbia molto successo con le ragazze.»
Isabella ha ridacchiato: «No, infatti, non lo conosco molto, ma credo sia un po’ troppo timido.»
«Ecco, appunto, è per questo che noi pensavo che insomma… voi ragazze potreste contribuire al regalo, cioè in pratica…» si era agganciato al discorso Roberto.
Stefano ha tagliato corto: «Pensavamo di regalargli voi due. Cioè, voi sareste il nostro regalo per lui.»
Natalya ha lanciato uno sguardo confuso e ha detto: «Cioè?»
«Basta girarci intorno. Pensavamo che voi due potreste concedervi ad Andrea… cioè, sì, fare sesso con Andrea» ha concluso Stefano cercando, assurdamente, di sembrare rassicurante e ragionevole.
«Noi due?» ha esclamato Isabella. Roberto è subito intervenuto: «Sì, Isa, ascoltami: io ci tengo tanto a questa cosa… cioè, quel pover’uomo è già tanto se avrà scopato una volta in vita sua. Probabile non gli è mai successo, se non a pagamento. Ci piaceva fargli un regalo un po’ più serio e particolare, qualcosa che desidera davvero e che può essergli utile – e abbiamo pensato che potesse trattarsi di un’esperienza nuova sia per lui che per voi. Sei libera, liberissima, di dire di no e mandarmi al diavolo – farò finta di niente e amici come prima, però ecco, mi farebbe molto piacere se tu accettassi la proposta.» Roberto è andato avanti a lungo con quel maldestro tentativo di persuasione e io pensavo che Isabella, che per quel poco che la conoscevo mi pareva una ragazza molto seria, si sarebbe messa a ridere o avrebbe mandato il suo amico a fanculo, ma a parlare è stata Natalya: «Quindi la vostra idea è di farci scopare con questo Andrea la sera del suo compleanno?»
Stefano ha spiegato: «Sì, abbiamo un’idea precisa: voi non dovete partecipare alla festa di compleanno col resto degli amici – anche perché Andrea non vi ha invitate. Io me ne andrò dalla festa un po’ in anticipo e verrò a prendervi con la macchina per portarvi a casa mia. Alla fine della festa, Roberto si porterà Andrea, ancora inconsapevole di tutto, a casa mia con la scusa di dargli un non meglio specificato regalo da parte nostra. Una volta raggiunta casa mia, io andrò a dormire con Roberto a casa sua, e voi resterete da sole con Andrea.»
«E quanto tempo dobbiamo stare con questo Andrea?» ha chiesto Natalya.
«Noi pensavamo tutta la notte. Io e Roberto verremo a prendervi la mattina dopo.»
Natalya, che sembrava serissima, ci ha pensato un attimo poi ha detto: «Allora, siamo chiari: sarò una bella ragazza e sono una ragazza dell’Est, ma non ho mai fatto sesso per soldi, e non intendo iniziare adesso… e Andrea di sicuro non è il mio tipo, e non voglio che si pensino cose strane su di me.»
Stefano ha controbattuto: «Non ti sto chiedendo di farlo per soldi. Se accetti la proposta, sarebbe solo per l’amicizia che ci lega, e anche per viverti una notte pazza tu stessa. Non voglio dare ad Andrea un trattamento da prostitute, ma regalargli una notte speciale, dove può avere ciò che desidera senza dover pagare o altro.»
«Stefano, tu mi hai aiutato tanto e siamo tano amici. Prima non sapevo neanche l’italiano e ora guarda: quasi non si sente l’accento. Però non devi approfittarti di me: non mi sento in debito, e se decido di farlo si tratterebbe di un’eccezione assoluta.»
«No, certo, non mi permetterei mai di giudicarti, e non ti chiederò mai più di fare una cosa simile in futuro, hai la mia parola.»
La conversazione tra Stefano e Natalya è andata avanti a lungo, mentre io stavo parlando con Isabella. «Senti, ti prego, manda a fanculo questi due: stanno facendo la classica coglionata testosteronica da maschi eccitati. Dimostra che il genere femminile è meglio di così.»
Isabella è rimasta un attimo in silenzio, poi ha detto: «Sentite, neanch’io sono una prostituta. Non ho mai chiesto soldi per farmi scopare e mai li chiederò.»
«Ecco, ben detto, mandali al diavolo!»
«Però l’idea sembra interessante. Cioè, mi fa ridere pensare alla faccia di Andrea se ci vedrà nude. Davvero uno spettacolo assurdo, non trovi, Natalya? Quanto a te, Roberto, tu e la tua famiglia ci avete aiutato tanto – non mi sento in debito: siamo amici e mi hai detto che tra gli amici non ci sono debiti; però sai, stavo aspettando il momento per ricambiare il favore in qualche modo. Alla fine, si tratta solo di una notte d’amore, non è così? E il povero Andrea mi fa un po’… compassione. È la parola giusta?» Roberto ha confermato annuendo. Isabella è andata avanti: «Posso farlo… ma a una sola condizione: non deve venirlo a sapere nessun altro, oltre alle persone presenti a questo tavolo: tu, Elena, Stefano, Natalya, e anche Andrea per forza – ma poi basta, non deve girare la voce, e dopo che l’ho fatto il favore che mi hai fatto conta come ricambiato… per sempre.»
«Mi sembra giusto. Ho sempre pensato che quello che io e la mia famiglia abbiamo fatto per te è stato del tutto gratuito e dovuto all’amicizia, e non ti chiederei mai una cosa del genere come ricambio. Si tratta solo di un favore che faresti a me come amico» ha risposto Roberto.
Io ero fuori di me: «Isabella, ma sei matta? Si tratta del tuo corpo!»
«Dai, Elena, smettila! Non stiamo torturando nessuno. Tutte voi avete piena proprietà del vostro corpo e non sei tu a dover decidere cosa loro devono accettare di fare col loro» mi ha rimproverato Roberto.
«Davvero, Elena, sono nel pieno delle mie facoltà. Si dice così, no? Sto bene e ho sale in zucca. Per ora accetto perché mi sembra un’esperienza nuova e magari anche divertente» mi ha detto Isabella.
Natalya ha concluso: «Va bene, ci sto. O meglio: almeno voglio vedere cosa avete in testa, basta che promettiate anche a me di non dire nulla in giro, mi raccomando.»
Stefano e Roberto hanno iniziato a parlare del progetto alle ragazze e io ho abbandonato l’idea di convincerle a desistere, anche perché vedevo che a motivarle in questo momento era piuttosto la curiosità. Del resto, i ragazzi avevano fatto la loro proposta dopo esserci sincerati che fosse ben chiaro che le due amiche avessero la libertà di scelta, e si era esclusa qualsiasi forma di pagamento. Qualcos’altor stava nascendo in me e, interrompendoli, ho detto: «Sentite… se proprio volete fare questa cosa, voglio essere coinvolta anche io.»
«Non ti senti già coinvolta?» mi ha detto Stefano. «Sei la nostra consulente» ha chiosato Roberto.
«No, intendo, voglio arrivare fino in fondo – non mi basta essere la vostra consulente o quello che volete voi…»
«Beh, sei libera come tutti di scegliere il tuo ruolo in questo progetto…»
«Voglio assicurarmi che Andrea non dia di matto. Voglio essere certa che tutto si svolgerà in tranquillità, quali che siano le idiozie che vi passano per la testa. E poi, anche io voglio bene ad Andrea e penso di dovergli un regalo, ecco.»
«E quindi?» mi ha chiesto Stefano.
«Quindi partecipo anche io insieme a loro» ho concluso, indicando Natalya e Isabella con lo sguardo: «Farò anche io parte del vostro stupido regalo.»
Stefano e Roberto hanno accolto questa mia affermazione andando fuori di sé per l’eccitazione.
«State calmi. Non ho detto che voglio farmi scopare. Non ne sono sicura per lo meno, ma seguirò le ragazze a casa di Stefano e voglio essere presente quando Andrea entrerà, assicurandomi che tutto fili liscio per tutti. Anche io non voglio soldi né niente in cambio.»
Stefano ha iniziato la sua fase di preparazione del piano: «Come stavamo dicendo prima, la festa di Andrea dovrebbe concludersi verso mezzanotte al massimo. Per stare sicuro, me ne andrò dopo cena, verso le 22 e verrò a prendervi con la macchina. Le vostre case non distano molto tra loro, ma fatevi trovare già giù. Verrò a prendere prima Isabella, poi te, Natalya, e infine Elena. Una volta che vi avrò caricato tutte e tre a bordo, vi porterò a casa mia. Come sapete, è abbastanza decentrata da qui. A quel punto, sarò io a prepararvi. Dovremo sistemare la stanza per ottenere il massimo colpo d’occhio quando Andrea arriverà. Questo dovrebbe succedere a festa conclusa: Roberto caricherà il festeggiato sulla sua macchina e lo porterà a casa mia. Se tutto va secondo i piani, dovrebbero arrivare a casa mia tra mezzanotte e l’una. Voi tre aspetterete nel saloncino, mentre io andrò all’ingresso e, insieme a Roberto, benderemo Andrea – poi lo faremo entrare in casa, senza avergli detto niente di specifico sul contenuto del nostro regalo, e quando gli toglieremo la benda vedrà voi completamente nude. Poi, noi due usciremo di casa, e io andrò a dormire da Roberto, e il giorno dopo verremo a svegliarvi verso le nove del mattino. Vi promettiamo che non faremo i guardoni e ce ne andremo davvero dalla casa, e non interagiremo sessualmente con voi in nessuna occasione durante la preparazione.»
«Però se Andrea deve vederci nude al primo colpo d’occhio e sarete voi a sbendarlo, allora vuol dire che anche voi ci vedrete nude» ha notato Natalya.
«Sì, quello fa parte del piano – dovete accettare di farvi vedere nude anche da noi» ha risposto Roberto, cercando di apparire serio e indifferente quando si vedeva benissimo che in realtà la prospettiva di vedere le sue amiche nude lo eccitava moltissimo.
«Anche tu, Elena… capisco che non hai dato la disponibilità al sesso, almeno per ora, ma se partecipi a questa proposta dovrai spogliarti anche tu» ha detto Stefano.
Non capivo da dove Stefano tirasse fuori quell’autorità… che diritto aveva lui di decidere cosa dovevo fare io? Tanto più che non nessuno di quelli seduti al tavolo mi aveva mai visto nuda.
Stavo per replicare, ma Natalya ci ha fatto cenno con l’occhio: in lontananza, dall’altro lato della piazza, era entrato Andrea, sicuramente diretto al Midnight. Farci vedere tutti e cinque insieme sarebbe stato strano e forse avrebbe attirato la sua curiosità. Per questo abbiamo deciso di entrare a pagare e ci siamo dileguati prima che ci vedesse. Una volta al sicuro, ci siamo sincerati che non ci avesse visto, e Stefano ha continuato la sua spiegazione: «Per quanto riguarda la notte, fate con lui quello che vi sentite… ognuna di voi ha i suoi limiti e spiegheremo ad Andrea che deve rispettarli e sottostare alla vostra volontà – solo, abbiate un po’ di comprensione se dovesse essere un po’ maldestro perché beh, di sicuro ha scopato poco in vita sua.» Abbiamo continuato a discutere a lungo dei dettagli del nostro progetto girovagando per il paese – io ero ancora incredula, ma ormai avevo dato la mia disponibilità e non volevo farmi indietro.
Nei giorni seguenti, ho tentato di capire per quale ragione Isabella e Natalya avessero accettato quella proposta così assurda… era per senso di debito nei confronti dei loro amici o più, come iniziavo a sospettare, per la voglia di divertirsi e trasgredire? Quale che fosse la verità, si sono calate sempre più nella parte, e sembravano molto eccitate alla prospettiva di essere il “regalo” di Andrea. Quanto a me, quella settimana sono stata molto impegnata con il lavoro e ho iniziato a distrarmi da quel progetto: una parte di me sperava ancora che tutto si sarebbe risolto con un nulla di fatto, anzi, ne ero quasi convinta. Impegnata com’ero, non sono andata spesso al Midnight ma mi è capitato di vedere Andrea una volta. È stato quasi difficile resistere all’impulso di rivelargli qualcosa, e a parte questo mi è sembrato ancor più intensamente quello che già credevo lui fosse: un uomo bruttino, svampito, e chiuso in sé stesso. Mi sono chiesta cosa si potesse provare a farsi stringere da mani che appartenevano a una simile creatura e non so perché per la prima volta quel pensiero si è accompagnato, invece che al disgusto, a una certa, stranissima eccitazione.
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