Zia Anna e la partita di pallavolo in pineta
di
Davide0
genere
confessioni
D'estate passavamo spesso le giornate in pineta tutti insieme: la nonna, gli zii, le zie, i miei genitori e noi nipoti.
Era diventata una consuetudine della bella stagione. Quando c'era la possibilità, ci organizzavamo per trascorrere la giornata fuori casa. Non era qualcosa che veniva preparato nei minimi dettagli, ma ormai sapevamo tutti come funzionava. Ognuno portava quello che serviva e, una volta arrivati, ci sistemavamo nello stesso spazio dove passavamo molte delle nostre giornate estive.
Per noi nipoti quelle giornate significavano soprattutto stare insieme. Appena arrivati, dopo aver aiutato a portare qualche cosa, iniziavamo subito a giocare. Non c'erano programmi fissi: a volte si iniziava con una partita, altre volte si passava il tempo semplicemente girando per la pineta o inventando qualche gioco.
Gli adulti avevano invece i loro momenti. Si sistemavano, parlavano tra loro e si aggiornavano sulle cose della settimana. La nonna, gli zii e le zie erano sempre presenti e, anche se avevano i loro discorsi da adulti, non rimanevano mai completamente separati da noi. Spesso finivano per partecipare ai nostri giochi o per darci una mano quando serviva.
La pallavolo era una delle attività che facevamo più spesso. Bastava avere un pallone e abbastanza persone disponibili per iniziare. Non c'era un campo preparato in modo preciso e le squadre si formavano sul momento. Poteva capitare di giocare insieme persone di età diverse, con bambini e adulti nella stessa squadra.
Gli zii e le zie si mettevano in gioco senza problemi. Alcuni erano più competitivi, altri partecipavano soprattutto per stare in compagnia, ma alla fine la partita diventava sempre un momento in cui tutti erano coinvolti.
Durante le partite succedeva un po' di tutto. Qualcuno faceva una bella giocata, qualcuno sbagliava un passaggio semplice e qualcuno finiva per mandare la palla lontano. Non mancavano le prese in giro e le risate, ma sempre in modo tranquillo, perché nessuno prendeva davvero il risultato sul serio.
Anche chi non giocava rimaneva comunque coinvolto. C'era chi guardava dalla propria sedia, chi commentava le azioni e chi aspettava il momento giusto per entrare se mancava qualcuno. La partita era un modo per stare insieme più che una vera competizione.
Oltre alla pallavolo, durante la giornata ognuno trovava il proprio modo di passare il tempo. Qualcuno preferiva riposarsi, altri facevano una passeggiata, noi nipoti cercavamo sempre qualcosa da fare insieme. A volte bastava poco per occupare il pomeriggio.
Il pranzo era uno dei momenti in cui ci ritrovavamo tutti. Ci si sedeva insieme e si mangiava quello che era stato portato da casa. Era un momento più tranquillo, in cui si parlava tutti insieme e si stava un po' fermi prima di riprendere le attività.
Dopo pranzo la giornata continuava senza programmi particolari. Si decideva sul momento se fare un'altra partita, andare in spiaggia o rimanere ancora un po' in pineta. Spesso bastava che qualcuno proponesse qualcosa perché tutti si aggregassero.
Quello che ricordo è che eravamo sempre tutti presenti. Gli zii e le zie non erano semplicemente adulti che ci accompagnavano, ma facevano parte della giornata e spesso partecipavano ai nostri giochi. La pineta era il luogo dove, ogni estate, ci ritrovavamo e passavamo il tempo insieme.
Zia Anna ha un carattere tranquillo e riservato, ma allo stesso tempo era una presenza costante nelle nostre giornate in pineta. Non era una persona che cercava di attirare l'attenzione, preferiva stare con gli altri in modo semplice e naturale.
In famiglia andava d'accordo con tutti. Passava molto tempo a parlare con mia madre, con le altre zie e con la nonna. Era una di quelle persone che partecipavano alla giornata senza bisogno di essere sempre al centro delle attività. Bastava la sua presenza per dare una mano e contribuire al clima familiare.
Fisicamente era una donna di corporatura normale, con qualche chilo in più rispetto ad altre persone della famiglia, ma questo non era mai stato un aspetto importante. Lei non faceva particolare attenzione a queste cose e viveva le giornate in modo semplice, pensando più alla compagnia e alle persone che aveva intorno.
Aveva un modo pratico di affrontare le cose. Mentre alcuni zii erano subito pronti a prendere il pallone e iniziare una partita, lei tendeva prima a controllare che fosse tutto a posto. Se mancava qualcosa per il pranzo, se bisognava sistemare il tavolo o preparare da mangiare, era spesso lei a occuparsene.
Le piaceva cucinare e preparare qualcosa per gli altri. Durante le giornate in pineta era facile trovarla impegnata con il cibo, a distribuire quello che era stato portato o a organizzare le cose per il momento del pranzo. Non lo faceva perché qualcuno glielo chiedeva, ma perché era il suo modo di partecipare.
Con noi nipoti aveva un rapporto affettuoso. Non era una zia che giocava sempre insieme a noi o che partecipava a tutte le attività, però era presente. Si interessava a quello che facevamo, ci chiedeva se avevamo mangiato o se avevamo bisogno di qualcosa e, quando combinavamo qualche confusione, cercava prima di tutto di capire la situazione.
Rispetto ad altri zii e zie, era meno portata per i giochi fisici. La pallavolo, soprattutto, non era tra le sue attività preferite. Quando iniziava una partita, di solito rimaneva a guardare da fuori, seguiva le azioni e ogni tanto commentava quello che succedeva.
Le capitava raramente di entrare in campo. Di solito serviva che mancasse qualcuno oppure che gli altri insistessero abbastanza. Non era una questione di non voler stare con noi, semplicemente aveva un modo diverso di vivere quelle giornate.
Quando accettava di giocare, lo faceva più per partecipare al momento che per la partita in sé. Sapeva di non essere tra le più abili e non aveva problemi a scherzare sui propri errori. Proprio per questo, quando entrava in campo, diventava spesso una presenza diversa dal solito e tutti la coinvolgevano volentieri.
Per noi nipoti era quasi strano vederla con il pallone in mano, perché eravamo abituati a vederla dall'altra parte, vicino alle cose da preparare o seduta a parlare con gli altri adulti.
Quel pomeriggio, dopo pranzo, come succedeva spesso in pineta, iniziammo a giocare a pallavolo. Era una delle attività che coinvolgevano più persone e, quando c'erano abbastanza partecipanti, le squadre si formavano spontaneamente senza fare troppi calcoli.
Di solito zia Anna non partecipava. Era più facile trovarla con gli altri adulti, impegnata a sistemare qualcosa o semplicemente a riposarsi dopo aver preparato il pranzo. Non era una persona che cercava il movimento o che aveva particolare interesse per gli sport, quindi la sua presenza in campo era sempre abbastanza rara.
Quella volta però mancava un giocatore e alla fine riuscimmo a convincerla a unirsi a noi. Accettò soprattutto per stare in compagnia e perché tutti volevano coinvolgerla nella partita. Non era una cosa che faceva spesso, e proprio per questo la sua decisione attirò subito l'attenzione di tutti.
Appena iniziò a giocare si capì che non era abituata alla pallavolo. I suoi movimenti erano meno sicuri rispetto a quelli degli altri, faceva più fatica a seguire gli scambi e spesso arrivava sul pallone quando ormai era già passato. Nonostante questo continuò a partecipare senza tirarsi indietro.
La cosa che la caratterizzava era il modo in cui prendeva gli errori. Non si arrabbiava e non si preoccupava di fare una brutta figura. Rideva insieme agli altri e cercava comunque di contribuire alla partita. Proprio questo rendeva il gioco ancora più divertente, perché nessuno era concentrato sul risultato.
Dopo poco tempo il caldo e lo sforzo iniziarono a farsi sentire. Zia Anna non era abituata a correre e a stare in movimento così a lungo, quindi diventò presto affaticata. Il viso era arrossato per il caldo e per la fatica, ma continuava a seguire il gioco.
La partita andò avanti tra azioni confuse, palloni recuperati all'ultimo momento e momenti in cui tutti ridevano per gli errori. Gli zii cercavano di coinvolgerla e di aiutarla, mentre lei faceva quello che poteva per stare al passo con gli altri.
A un certo punto ci fu un'azione più movimentata. Il pallone arrivò dalla sua parte e lei cercò di intervenire con un movimento improvviso per recuperarlo uscendo di molto dal campo creato.Fu probabilmente quel gesto e i continui salti che fecero accadere cio che successe,dopo qualche secondo zia Anna era di nuovo in campo completamente nuda sopra,le tette enormi e abbastanza scese che dondolavano bianche con il segno del costume.
Si iniziavano a sentire delle risate,mentre giocavamo ancora nonostante zia Anna.
La palla viaggiava da una parte all altra e quando arrivava da zia,gli occhi andavano tutti verso di lei.
Ero posizionato di fianco a mio cugino e l imbarazzo era alquanto visibile per la situazione riguardante sua mamma.
Mi rimase impresso quando zia si voltò verso noi e disse:"Avete visto che le sto prendendo tutte?"
Avvicinandosi verso di noi permettendomi di vedere completamente le sue tettone,abbastanza scese ma piene e sode,le areole chiare poco piu scure del resto e i capezzoli molto sporgenti,completamente sudata e visibilmente poco lucida.
Altre risate e qualche battuta che non ricordo,putroppo mia mamma,che non è una da mezzi termini urla dall altro campo:"Anna,hai le zizze fuori,non te ne sei accorta?"Facendo il gesto delle tette.
Zia si guarda verso il basso e dopo un imprecazione si mette il braccio su entrambe le tette,che per la pressione sporgono ancora di piu di lato.
Mamma le va incontro e dopo essersi avvicinata la accompagnava verso il punto dove eravamo accampati.
Dopo qualche istante di imbarazzo,il gioco riprese ma l aria non era piu quella di prima,c erano sorrisini e si giocava meno seriamente.
Dopo forse un altra mezz oretta tornammo anche noi all accampamento.
Dopo qualche istante mamma disse:"Ma per caso avete trovato il reggiseno di zia Anna?"
Tutti ci guardammo ma nessuno rispondeva perche non ci aveva guardato nessuno.
Mandarono un gruppo a cercare al campetto di pallavolo ma non si trovò mai.
Dopo aver vissuto questo episodio il bisogno di sfogarmi era grande e sparii serva farmi vedere per andare un po piu lontano in una zona isolata,quando non sentii piu voci in lontananza cercai un albero abbastanza spesso prima di calarmi il costume.
Non ci fu nemmeno bisogno di eccitarmi,siccome gia durante il cammino mi era venuto un paletto che mi avrebbe messo in imbarazzo se avessi incontrato qualcuno.
Uscì di colpo e teso e inizia una sega prima lenta e poi furiosa,mi bastarono pochi minuti prima che la sborra cadesse sulle foglie a terra pensando alle enormi tettone di Zia e potevo finalmente tornare dagli altri.
Era diventata una consuetudine della bella stagione. Quando c'era la possibilità, ci organizzavamo per trascorrere la giornata fuori casa. Non era qualcosa che veniva preparato nei minimi dettagli, ma ormai sapevamo tutti come funzionava. Ognuno portava quello che serviva e, una volta arrivati, ci sistemavamo nello stesso spazio dove passavamo molte delle nostre giornate estive.
Per noi nipoti quelle giornate significavano soprattutto stare insieme. Appena arrivati, dopo aver aiutato a portare qualche cosa, iniziavamo subito a giocare. Non c'erano programmi fissi: a volte si iniziava con una partita, altre volte si passava il tempo semplicemente girando per la pineta o inventando qualche gioco.
Gli adulti avevano invece i loro momenti. Si sistemavano, parlavano tra loro e si aggiornavano sulle cose della settimana. La nonna, gli zii e le zie erano sempre presenti e, anche se avevano i loro discorsi da adulti, non rimanevano mai completamente separati da noi. Spesso finivano per partecipare ai nostri giochi o per darci una mano quando serviva.
La pallavolo era una delle attività che facevamo più spesso. Bastava avere un pallone e abbastanza persone disponibili per iniziare. Non c'era un campo preparato in modo preciso e le squadre si formavano sul momento. Poteva capitare di giocare insieme persone di età diverse, con bambini e adulti nella stessa squadra.
Gli zii e le zie si mettevano in gioco senza problemi. Alcuni erano più competitivi, altri partecipavano soprattutto per stare in compagnia, ma alla fine la partita diventava sempre un momento in cui tutti erano coinvolti.
Durante le partite succedeva un po' di tutto. Qualcuno faceva una bella giocata, qualcuno sbagliava un passaggio semplice e qualcuno finiva per mandare la palla lontano. Non mancavano le prese in giro e le risate, ma sempre in modo tranquillo, perché nessuno prendeva davvero il risultato sul serio.
Anche chi non giocava rimaneva comunque coinvolto. C'era chi guardava dalla propria sedia, chi commentava le azioni e chi aspettava il momento giusto per entrare se mancava qualcuno. La partita era un modo per stare insieme più che una vera competizione.
Oltre alla pallavolo, durante la giornata ognuno trovava il proprio modo di passare il tempo. Qualcuno preferiva riposarsi, altri facevano una passeggiata, noi nipoti cercavamo sempre qualcosa da fare insieme. A volte bastava poco per occupare il pomeriggio.
Il pranzo era uno dei momenti in cui ci ritrovavamo tutti. Ci si sedeva insieme e si mangiava quello che era stato portato da casa. Era un momento più tranquillo, in cui si parlava tutti insieme e si stava un po' fermi prima di riprendere le attività.
Dopo pranzo la giornata continuava senza programmi particolari. Si decideva sul momento se fare un'altra partita, andare in spiaggia o rimanere ancora un po' in pineta. Spesso bastava che qualcuno proponesse qualcosa perché tutti si aggregassero.
Quello che ricordo è che eravamo sempre tutti presenti. Gli zii e le zie non erano semplicemente adulti che ci accompagnavano, ma facevano parte della giornata e spesso partecipavano ai nostri giochi. La pineta era il luogo dove, ogni estate, ci ritrovavamo e passavamo il tempo insieme.
Zia Anna ha un carattere tranquillo e riservato, ma allo stesso tempo era una presenza costante nelle nostre giornate in pineta. Non era una persona che cercava di attirare l'attenzione, preferiva stare con gli altri in modo semplice e naturale.
In famiglia andava d'accordo con tutti. Passava molto tempo a parlare con mia madre, con le altre zie e con la nonna. Era una di quelle persone che partecipavano alla giornata senza bisogno di essere sempre al centro delle attività. Bastava la sua presenza per dare una mano e contribuire al clima familiare.
Fisicamente era una donna di corporatura normale, con qualche chilo in più rispetto ad altre persone della famiglia, ma questo non era mai stato un aspetto importante. Lei non faceva particolare attenzione a queste cose e viveva le giornate in modo semplice, pensando più alla compagnia e alle persone che aveva intorno.
Aveva un modo pratico di affrontare le cose. Mentre alcuni zii erano subito pronti a prendere il pallone e iniziare una partita, lei tendeva prima a controllare che fosse tutto a posto. Se mancava qualcosa per il pranzo, se bisognava sistemare il tavolo o preparare da mangiare, era spesso lei a occuparsene.
Le piaceva cucinare e preparare qualcosa per gli altri. Durante le giornate in pineta era facile trovarla impegnata con il cibo, a distribuire quello che era stato portato o a organizzare le cose per il momento del pranzo. Non lo faceva perché qualcuno glielo chiedeva, ma perché era il suo modo di partecipare.
Con noi nipoti aveva un rapporto affettuoso. Non era una zia che giocava sempre insieme a noi o che partecipava a tutte le attività, però era presente. Si interessava a quello che facevamo, ci chiedeva se avevamo mangiato o se avevamo bisogno di qualcosa e, quando combinavamo qualche confusione, cercava prima di tutto di capire la situazione.
Rispetto ad altri zii e zie, era meno portata per i giochi fisici. La pallavolo, soprattutto, non era tra le sue attività preferite. Quando iniziava una partita, di solito rimaneva a guardare da fuori, seguiva le azioni e ogni tanto commentava quello che succedeva.
Le capitava raramente di entrare in campo. Di solito serviva che mancasse qualcuno oppure che gli altri insistessero abbastanza. Non era una questione di non voler stare con noi, semplicemente aveva un modo diverso di vivere quelle giornate.
Quando accettava di giocare, lo faceva più per partecipare al momento che per la partita in sé. Sapeva di non essere tra le più abili e non aveva problemi a scherzare sui propri errori. Proprio per questo, quando entrava in campo, diventava spesso una presenza diversa dal solito e tutti la coinvolgevano volentieri.
Per noi nipoti era quasi strano vederla con il pallone in mano, perché eravamo abituati a vederla dall'altra parte, vicino alle cose da preparare o seduta a parlare con gli altri adulti.
Quel pomeriggio, dopo pranzo, come succedeva spesso in pineta, iniziammo a giocare a pallavolo. Era una delle attività che coinvolgevano più persone e, quando c'erano abbastanza partecipanti, le squadre si formavano spontaneamente senza fare troppi calcoli.
Di solito zia Anna non partecipava. Era più facile trovarla con gli altri adulti, impegnata a sistemare qualcosa o semplicemente a riposarsi dopo aver preparato il pranzo. Non era una persona che cercava il movimento o che aveva particolare interesse per gli sport, quindi la sua presenza in campo era sempre abbastanza rara.
Quella volta però mancava un giocatore e alla fine riuscimmo a convincerla a unirsi a noi. Accettò soprattutto per stare in compagnia e perché tutti volevano coinvolgerla nella partita. Non era una cosa che faceva spesso, e proprio per questo la sua decisione attirò subito l'attenzione di tutti.
Appena iniziò a giocare si capì che non era abituata alla pallavolo. I suoi movimenti erano meno sicuri rispetto a quelli degli altri, faceva più fatica a seguire gli scambi e spesso arrivava sul pallone quando ormai era già passato. Nonostante questo continuò a partecipare senza tirarsi indietro.
La cosa che la caratterizzava era il modo in cui prendeva gli errori. Non si arrabbiava e non si preoccupava di fare una brutta figura. Rideva insieme agli altri e cercava comunque di contribuire alla partita. Proprio questo rendeva il gioco ancora più divertente, perché nessuno era concentrato sul risultato.
Dopo poco tempo il caldo e lo sforzo iniziarono a farsi sentire. Zia Anna non era abituata a correre e a stare in movimento così a lungo, quindi diventò presto affaticata. Il viso era arrossato per il caldo e per la fatica, ma continuava a seguire il gioco.
La partita andò avanti tra azioni confuse, palloni recuperati all'ultimo momento e momenti in cui tutti ridevano per gli errori. Gli zii cercavano di coinvolgerla e di aiutarla, mentre lei faceva quello che poteva per stare al passo con gli altri.
A un certo punto ci fu un'azione più movimentata. Il pallone arrivò dalla sua parte e lei cercò di intervenire con un movimento improvviso per recuperarlo uscendo di molto dal campo creato.Fu probabilmente quel gesto e i continui salti che fecero accadere cio che successe,dopo qualche secondo zia Anna era di nuovo in campo completamente nuda sopra,le tette enormi e abbastanza scese che dondolavano bianche con il segno del costume.
Si iniziavano a sentire delle risate,mentre giocavamo ancora nonostante zia Anna.
La palla viaggiava da una parte all altra e quando arrivava da zia,gli occhi andavano tutti verso di lei.
Ero posizionato di fianco a mio cugino e l imbarazzo era alquanto visibile per la situazione riguardante sua mamma.
Mi rimase impresso quando zia si voltò verso noi e disse:"Avete visto che le sto prendendo tutte?"
Avvicinandosi verso di noi permettendomi di vedere completamente le sue tettone,abbastanza scese ma piene e sode,le areole chiare poco piu scure del resto e i capezzoli molto sporgenti,completamente sudata e visibilmente poco lucida.
Altre risate e qualche battuta che non ricordo,putroppo mia mamma,che non è una da mezzi termini urla dall altro campo:"Anna,hai le zizze fuori,non te ne sei accorta?"Facendo il gesto delle tette.
Zia si guarda verso il basso e dopo un imprecazione si mette il braccio su entrambe le tette,che per la pressione sporgono ancora di piu di lato.
Mamma le va incontro e dopo essersi avvicinata la accompagnava verso il punto dove eravamo accampati.
Dopo qualche istante di imbarazzo,il gioco riprese ma l aria non era piu quella di prima,c erano sorrisini e si giocava meno seriamente.
Dopo forse un altra mezz oretta tornammo anche noi all accampamento.
Dopo qualche istante mamma disse:"Ma per caso avete trovato il reggiseno di zia Anna?"
Tutti ci guardammo ma nessuno rispondeva perche non ci aveva guardato nessuno.
Mandarono un gruppo a cercare al campetto di pallavolo ma non si trovò mai.
Dopo aver vissuto questo episodio il bisogno di sfogarmi era grande e sparii serva farmi vedere per andare un po piu lontano in una zona isolata,quando non sentii piu voci in lontananza cercai un albero abbastanza spesso prima di calarmi il costume.
Non ci fu nemmeno bisogno di eccitarmi,siccome gia durante il cammino mi era venuto un paletto che mi avrebbe messo in imbarazzo se avessi incontrato qualcuno.
Uscì di colpo e teso e inizia una sega prima lenta e poi furiosa,mi bastarono pochi minuti prima che la sborra cadesse sulle foglie a terra pensando alle enormi tettone di Zia e potevo finalmente tornare dagli altri.
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