Casanova 3.1: "La camera delle torture"
di
Casanova 3.1:
genere
confessioni
«Perché la vostra camera è immersa in un’oscurità così profonda?» chiese Teresa a bassa voce. «Anche quando gli occhi si abituano all’oscurità, distinguono ormai ben poco.»
«È proprio così che dev’essere,» rispose Casanova. «Quando si priva un uomo della vista, gli altri sensi diventano più vigili. E ciò che è ancora più interessante è che la mente comincia a colmare da sola ciò che gli occhi non possono più vedere. Crea immagini che la realtà non è più in grado di offrirle. Non è forse più saggio lasciare che sia la fantasia a lavorare a nostro favore anziché contro di noi?»
«Sembra più un esperimento che un passatempo.»
«Le due cose si escludono necessariamente?»
Teresa non rispose. Allungò le mani davanti a sé e avanzò lentamente lungo il muro di pietra. Le dita sfiorarono cinghie di cuoio, pesanti fibbie, raffinati manici di fruste intrecciate e freddi anelli di metallo. Si fermò quando il piede urtò accidentalmente contro una panca che, a quanto pareva, era un antico strumento di tortura medievale...
«Santo cielo... A cosa serve tutta questa roba? Non avrete mica intenzione di mettermi alla prova qui, seguendo l’esempio del marchese de Sade?»
Casanova rise sommessamente.
«La violenza non è mai stata un’arte raffinata. Tutto ciò che nasce contro la volontà di qualcuno è volgare. Eppure gli esseri umani conoscono di rado il proprio cuore. Più di una dama ha scoperto proprio qui che il suo coraggio giungeva assai più lontano di quanto avrebbe mai osato ammettere nel suo salotto... la sua vocazione più segreta.»
«Davvero così tante dame sono passate attraverso la vostra... "camera delle torture"?»
«Se desiderate il numero esatto, dovreste chiederlo al mio servitore. È un eunuco proveniente dalla Nubia; un nobile me lo ha donato di recente. Un assistente davvero efficiente: è lui a occuparsi della matematica. Nutre molto più interesse per i numeri che per le donne.»
«Un vero eunuco? State scherzando, è impossibile!... Eppure... che peccato, avrei voluto...»
«Non siete la prima donna a desiderarlo... ma alla fine devono comunque accontentarsi del mio. Comunque sia, lui ama i numeri, io preferisco osservare i fenomeni.»
«I fenomeni?»
«Sì, per esempio i desideri della carne, la curiosità umana, la paura, il senso elementare del pudore e della vergogna... oppure uno sguardo sincero, che negli ultimi tempi è diventato un fenomeno sempre più raro...»
«E io, allora? Che fenomeno sarei secondo voi?»
«Se lo sapessi già, questa stanza sarebbe interessante solo per metà.»
«È proprio così che dev’essere,» rispose Casanova. «Quando si priva un uomo della vista, gli altri sensi diventano più vigili. E ciò che è ancora più interessante è che la mente comincia a colmare da sola ciò che gli occhi non possono più vedere. Crea immagini che la realtà non è più in grado di offrirle. Non è forse più saggio lasciare che sia la fantasia a lavorare a nostro favore anziché contro di noi?»
«Sembra più un esperimento che un passatempo.»
«Le due cose si escludono necessariamente?»
Teresa non rispose. Allungò le mani davanti a sé e avanzò lentamente lungo il muro di pietra. Le dita sfiorarono cinghie di cuoio, pesanti fibbie, raffinati manici di fruste intrecciate e freddi anelli di metallo. Si fermò quando il piede urtò accidentalmente contro una panca che, a quanto pareva, era un antico strumento di tortura medievale...
«Santo cielo... A cosa serve tutta questa roba? Non avrete mica intenzione di mettermi alla prova qui, seguendo l’esempio del marchese de Sade?»
Casanova rise sommessamente.
«La violenza non è mai stata un’arte raffinata. Tutto ciò che nasce contro la volontà di qualcuno è volgare. Eppure gli esseri umani conoscono di rado il proprio cuore. Più di una dama ha scoperto proprio qui che il suo coraggio giungeva assai più lontano di quanto avrebbe mai osato ammettere nel suo salotto... la sua vocazione più segreta.»
«Davvero così tante dame sono passate attraverso la vostra... "camera delle torture"?»
«Se desiderate il numero esatto, dovreste chiederlo al mio servitore. È un eunuco proveniente dalla Nubia; un nobile me lo ha donato di recente. Un assistente davvero efficiente: è lui a occuparsi della matematica. Nutre molto più interesse per i numeri che per le donne.»
«Un vero eunuco? State scherzando, è impossibile!... Eppure... che peccato, avrei voluto...»
«Non siete la prima donna a desiderarlo... ma alla fine devono comunque accontentarsi del mio. Comunque sia, lui ama i numeri, io preferisco osservare i fenomeni.»
«I fenomeni?»
«Sì, per esempio i desideri della carne, la curiosità umana, la paura, il senso elementare del pudore e della vergogna... oppure uno sguardo sincero, che negli ultimi tempi è diventato un fenomeno sempre più raro...»
«E io, allora? Che fenomeno sarei secondo voi?»
«Se lo sapessi già, questa stanza sarebbe interessante solo per metà.»
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