Tarzan e Jane nella giungla proibita

di
genere
orge


La giungla africana era avvolta dal caldo umido della sera. Le liane pendevano come serpenti, l’aria era densa di profumi selvaggi: fiori esotici, terra bagnata e sudore. Tarzan, il re della giungla, stava in piedi su un ramo alto, il corpo muscoloso e bronzeo lucido di sudore. Il suo perizoma di pelle di leopardo nascondeva a malapena l’enorme erezione che spingeva contro la stoffa ruvida. Il suo cazzo era mostruoso: lungo quasi 25 centimetri, spesso come il polso di un uomo, con vene sporgenti e una cappella grossa e violacea già bagnata di precum.

Sotto di lui, Jane era sdraiata su un letto di foglie morbide e muschio, completamente nuda. Il suo corpo inglese era un sogno erotico: seni pieni e pesanti con capezzoli rosa scuro eretti, vita stretta, fianchi larghi e un culo rotondo e sodo. La sua figa era già fradicia, le grandi labbra gonfie e rosse, il clitoride sporgente come una piccola perla lucida. I peli biondi e ricci del pube erano bagnati di eccitazione.

«Tarzan... ti prego...» gemette Jane, aprendo le gambe oscenamente e toccandosi con due dita, facendo vedere quanto era bagnata.

Tarzan saltò giù con un grido selvaggio, atterrando tra le sue cosce. Non perse tempo: le afferrò i seni con le mani forti e callose, strizzandoli forte mentre la sua bocca vorace succhiava un capezzolo, mordicchiandolo. Jane urlò di piacere, inarcando la schiena. Tarzan scese con la lingua ruvida lungo il suo ventre, fino alla figa. Le leccò tutta la fessura in un colpo solo, assaporando il sapore dolce e salato dei suoi umori, poi infilò la lingua dentro di lei, scopandola con quella mentre il naso premeva contro il clitoride.

Jane gli afferrò i capelli neri e spinse la figa contro la sua faccia, venendo già la prima volta con un grido acuto, schizzando un po’ di squirt sulla lingua di Tarzan.

Ma non bastava. Tarzan si alzò, strappò via il perizoma e liberò il suo enorme cazzo. Lo strofinò tra le labbra della figa di Jane, bagnandolo dei suoi umori, poi spinse. Lentamente, centimetro dopo centimetro, la aprì. Jane urlava, gli occhi rovesciati: «Sììì! Riempimi! Sei così grosso!» La figa di Jane si contraeva spasmodicamente intorno a quel palo di carne, le pareti interne strette che venivano dilatate al massimo.

Tarzan iniziò a fotterla con colpi potenti, animaleschi. Il suono bagnato e osceno di palle che sbattevano contro il culo di Jane riempiva la radura. Le sue tette ballavano selvaggiamente a ogni thrust. Lui la prendeva in missionearia profonda, le gambe di Jane sulle sue spalle, martellandola senza pietà.

Fu allora che Cheetah, la scimmia fedele, arrivò saltellando tra gli alberi. I suoi occhi curiosi brillarono vedendo la scena. La scimmietta si avvicinò, attratta dall’odore intenso di sesso. Jane, in preda al piacere, la vide e invece di spaventarsi gemette più forte: «Cheetah... vieni qui...»

Tarzan non si fermò. Continuava a scopare Jane con forza, il cazzo che entrava e usciva lucido dei suoi succhi. Cheetah si accucciò tra le gambe di Jane, proprio sotto il punto in cui Tarzan la penetrava. La scimmia tirò fuori una lingua lunga e agile e cominciò a leccare la figa di Jane proprio mentre il cazzo di Tarzan la scopava.

Leccava il clitoride gonfio, succhiava le grandi labbra, e ogni tanto la lingua sfiorava l’asta di Tarzan mentre questa scivolava dentro e fuori. Jane impazzì di piacere: due sensazioni insieme – il cazzo enorme che la sfondava e la lingua calda e curiosa della scimmia che le succhiava il clitoride.

«Oh mio Dio... sì, leccami mentre mi scopa!» urlava Jane, contorcendosi.

Cheetah diventò più audace: infilava la lingua accanto al cazzo di Tarzan, leccando le pareti interne della figa dilatata, bevendo i succhi che colavano abbondanti. Tarzan grugniva più forte, eccitato da quella lingua che gli leccava anche le palle mentre fotteva.

Dopo minuti di quel trattamento selvaggio, Tarzan sentì l’orgasmo arrivare. Accelerò, sbattendo con violenza. Con un ruggito primordiale spinse fino in fondo e venne. Fiotti potenti, densi e caldi di sperma schizzarono dentro la figa di Jane, riempiendola fino a strabordare. Litri di seme bianco e cremoso uscivano intorno al cazzo ancora dentro di lei.

Appena Tarzan si sfilò, ancora mezzo duro e gocciolante, Cheetah si avventò sulla figa di Jane. La scimmia aprì la bocca e succhiò con forza, infilando la lingua profonda dentro il buco dilatato per leccare e aspirare tutto lo sperma di Tarzan mescolato agli umori di Jane. Succhiava rumorosamente, facendo rumori bagnati e osceni, leccando ogni goccia che colava. La lingua entrava e usciva, pulendo le pareti interne, mentre Jane veniva di nuovo, squirtando sul muso della scimmia.

Cheetah non si fermò: leccò anche il cazzo di Tarzan, pulendolo completamente dal miscuglio di sborra e succhi di figa, succhiando la cappella ancora sensibile fino a far tremare il re della giungla.

Jane, esausta e tremante, accarezzava la testa di Cheetah mentre questa continuava a leccare avidamente la sua figa stracolma, bevendo fino all’ultima goccia.

Tarzan sorrise selvaggio, il cazzo già mezzo duro di nuovo. La giungla era loro, e la notte era ancora lunga. Jane avrebbe preso ancora tanto cazzo e tanta lingua di scimmia prima dell’alba.
scritto il
2026-06-19
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