La Bella e la Bestia: La Depravazione del Castello

di
genere
dominazione

Belle era prigioniera del castello da settimane, ma il terrore iniziale si era trasformato in un’ossessione malata. La Bestia non era solo un mostro: era una montagna di muscoli pelosi, corna ricurve, zanne affilate e un cazzo bestiale che le aveva già riempito i sogni bagnati. Quella notte, dopo cena, la Bestia non le permise nemmeno di alzarsi.
«In ginocchio, puttana umana», ringhiò, la voce un tuono gutturale. I suoi occhi gialli brillavano di fame animale.
Belle, con il cuore che le martellava nel petto e la figa già fradicia, obbedì. La camicia da notte bianca le fu strappata via con un artiglio solo, lasciando i suoi seni pesanti e il culo sodo completamente esposti. La Bestia la afferrò per i capelli, spingendole il muso peloso tra le cosce.
«Leccami la figa, padrone… ti prego», gemette Belle, ormai persa.
La lingua ruvida e lunghissima della Bestia la invase senza pietà. Leccava, succhiava, mordeva leggermente il clitoride gonfio mentre due dita enormi le dilatavano il buco della fica, poi un terzo dito le premeva contro il culo stretto. Belle urlava di piacere e dolore, schizzando per la prima volta sulla lingua della Bestia, bagnandogli tutto il muso di umori.
«Brava troia», grugnì lui. «Ora prendi il mio cazzo.»
Il membro della Bestia era mostruoso: lungo quasi 30 centimetri, spesso come il polso di Belle, venoso, con una cappella viola e già colante di liquido pre seminale. La spinse brutalmente a quattro zampe sul tappeto davanti al camino e le aprì le natiche con le zampe enormi.
Prima le infilò la lingua nel culo, scopandola analmente con quella carne ruvida finché Belle non implorava di essere distrutta. Poi posizionò la grossa cappella contro la figa fradicia e affondò con un’unica spinta violenta, sfondandola fino in fondo. Belle gridò come una puttana in calore, sentendosi completamente riempita, l’utero schiacciato dal cazzo bestiale.
La Bestia la fotteva come un animale in calore: affondi brutali, palle pelose che sbattevano contro la clitoride, artigli che le graffiavano i fianchi lasciando segni rossi. Le tirava i capelli, la schiaffeggiava sul culo mentre la martellava.
«Dimmi che sei la mia troia umana!» ruggì.
«Sono la tua puttana… la tua cagna in calore!» urlava Belle tra un orgasmo e l’altro, la figa che squirtava a ogni spinta, bagnando il pavimento.
La Bestia la girò sulla schiena, le gambe spalancate fino a farle male, e continuò a sbatterla con forza animalesca. Poi, senza preavviso, estrasse il cazzo grondante e glielo infilò in gola. Belle soffocava, lacrime e bava che le colavano sul mento mentre lui le scopava la bocca profonda, le palle pelose sul viso.
«Ingoia tutto, troia.»
Dopo averle riempito la gola di precum, la Bestia la ribaltò di nuovo e le penetrò il culo vergine con un solo colpo brutale. Belle urlò di dolore e piacere estremo mentre quel mostro le dilatava l’intestino, pompando sempre più veloce, sempre più a fondo. La sua figa veniva ignorata, ma lei si toccava freneticamente il clitoride, venendo come una depravata.
Quando la Bestia stava per esplodere, tirò fuori il cazzo e le inondò la faccia, i capelli, i seni e la figa aperta di sperma denso, caldo e abbondante. Fiotti su fiotti, come se non finisse mai. Belle, coperta di sborra bestiale, leccava tutto quello che riusciva a raggiungere, ingoiando avidamente.
Ma non era finita.
La Bestia la prese in braccio e la portò nella sala dei trofei, dove la legò a una antica panca di legno con catene incantate. La usò per ore: alternando fica, culo e bocca, facendola venire fino a farla piangere di piacere. Le pisciò addosso un fiume caldo mentre la fotteva, marchiandola come sua proprietà. La riempì di creampie in tutti i buchi, lo sperma che le colava fuori in rivoli osceni.
Solo all’alba, esausta e distrutta, Belle vide la maledizione spezzarsi. Davanti a lei apparve un principe bellissimo… ma con lo stesso sguardo famelico.
«Il mio corpo è libero», disse il Principe, «ma la mia depravazione no.»
Belle, con la faccia e il corpo ancora incrostati di sborra secca, sorrise come una vera puttana e aprì le gambe.
«Allora continua a usarmi, mio Signore. Sono la tua schiava per sempre.»
E da quel giorno il castello risuonò di urla di piacere, schiaffi, umiliazioni e sborra. Belle diventò la Regina delle troie, sempre pronta a farsi sfondare in ogni modo possibile dal suo Principe Bestia.
scritto il
2026-06-19
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