Un bacio e poi...

di
genere
incesti

Quel bacio arrivò improvviso ma sarei bugiardo se dicessi che non c’avevo mai fantasticato, e si, anche sperato se proprio la devo dire tutta la verità.

Sabrina, mia cugina, è la figlia della seconda moglie del fratello di mio padre, acquisita, se devo dirla tutta fino alla fine, abitano sopra di noi e ha due anni più di me.

Da che ho memoria abbiamo sempre giocato insieme, mio zio è rimasto vedovo quasi subito, perdendo sua figlia in un incidente stradale quando io dovevo ancora nascere, si risposò tre anni dopo con Maurizia e non ci pensò due volte ad accettare anche la figlia di lei che a sua volta era rimasta vedova del marito, se lo portò via un cancro nel fior fiore degli anni, i due si conobbero frequentando la parrocchia del quartiere dove viviamo tutti.

Sabri da piccola era un maschiaccio, alle bambole preferiva il pallone e così insieme ai tanti bambini che in quegli anni popolavano il quartiere, organizzavano delle partite infinite che potevano durare anche ore e che quasi sempre terminavano in due modi, o il proprietario del pallone veniva pesantemente minacciato dalla madre di punizioni corporali se non tornava immediatamente a casa, prassi molto in voga a quei tempi, oppure nel classico chi segna l’ultimo vince, e così capitava di perdere la partita che magari stavi vincendo 10 a 2.

Anche le vacanze estive le passavamo tutti insieme, insieme ad altri parenti, ci piaceva molto il campeggio, e chi in tenda, e chi più fortunato in roulotte, ci trovavamo nella stessa località di mare non molto distante da dove abitavano un po’ tutti, e noi bambini eravamo molto fortunati perché restavamo in villeggiatura praticamente tutta l’estate e a tenerci d’occhio restava qualche zia, salvo poi riunirci bene o male tutti nei fine settimana, che tempi cazzo e che ricordi, e che bella che era Sabrina, di lei mi ero infatuato fin da bambino, ero il suo cugino preferito.

Ricordo che era l'estate dei suoi primi 12 anni, quando si mise per la prima volta il reggiseno per coprire qualcosa di poco più grande di due albicocche, confesso che ci restai male e così non perdevo occasione di fare il discolo e provare a levarglielo, all’inizio non voleva, ma poi mi lasciava fare.

Sabri ha sicuramente il merito per la mia vera erezione, e che vergogna, successe nell’estate dei miei 13 anni da poco compiuti, e quelle due piccole albicocche erano cresciute, in realtà era cresciuta e cambiata molto a 15 anni, eravamo sempre molto legati, ma quei due anni di differenza si facevano sentire, così lei iniziò ad uscire con ragazzi e ragazze suoi coetanei o anche più grandi, e di questo ne ero un po’ geloso, lo sapeva bene, parlavamo molto noi due, e quella prima erezione se passò inosservata, per fortuna, a tutti, lei la notò.

A quel primo momento imbarazzante ne seguirono molti altri, poi senza imbarazzo anzi, e che gioia quando indossava il mio costume preferito di color bianco, così trasparente quando uscivamo dall’acqua evidenziando il suo pelo nero, credo che ad un certo punto lo fece apposta visto che ne comprò un altro identico.


Ormai sono un lontano ricordo quelle estati adolescenziali, gli anni e la vita ci avevano divisi, il mio primo lavoro appena terminato il militare mi aveva portato in terra straniera per alcuni anni, Sabri a portarla distante era stata l’università, Federico il suo futuro marito, e poco dopo Luca, il loro primo figlio, ma qualche occasione per incontrarci capitava, a volte era una occasione di festa di tutta la famiglia, altre meno, come quando mancò nostra nonna alla veneranda età di 99 anni, povera, qualche mese e avrebbe fatto parte di quella ristretta cerchia dei centenari di questa nostra Italia.

In quella occasione ci comunicò due cose, la prima che sarebbe tornata ad abitare in città, la seconda che lo avrebbe fatto solo con il figlio, con Federico avevano deciso di separarsi, non si amavano più aveva detto, ma la verità che mi confessò quando fummo soli, era un’altra, Lui l’aveva tradita con una sua amica e collega, e così si era licenziata e aveva deciso di tagliare tutti i fili di quella sua vita, con l’intenzione di costruire qualcosa di nuovo e da sola, provando a far fruttare la sua laurea aprendo una propria attività.

Mentre mi parlava cercavo di guardarla negli occhi, ma confesso che era difficile, ero ancora attratto da lei, saperla da sola mi procurava mille fantasie, quante volte mi erano tornate alcune scene di lei che vidi per caso, o forse no, di quando stava facendo un pompino a un suo ragazzo un po’ di anni prima, quante seghe chiuso nella mia camera a fantasticare che quel cazzo che stava succhiando fosse il mio, quante volte immaginavo di scoparla in ogni posizione a me conosciuta, quante volte arrivavo sempre a un centimetro dal riuscirci ma il sogno svaniva, maledetto.

Mangiamo insieme questa sera, mi aveva poi chiesto, dove vuoi tu, offro io, aveva aggiunto con quel suo sorriso dalla fossetta killer, di quelli che sapevano stendere l’uomo che ero diventato, accettai con molto piacere, avevo voglia di passare con lei del tempo, mi mancavano le chiacchierate che facevamo da ragazzini, quella sera diedi buca ad un paio di amici.

Parlammo tanto quella sera, come a voler recuperare il tempo perso degli anni che siamo stati distanti, quelli all’estero miei, quelli all’università e poi nella città dove si era trasferita per amore, e dove stava ancora vivendo anche se per poco, infatti mi aveva parlato che doveva mettere a posto alcune cose prima di prendere la sua Golf, suo figlio Luca, la cagnolina Peppa, Alfonso il pappagallo e mettersi davanti al camion dei trasporti pieno delle sue cose, non molte in verità, e quasi tutte erano di Luca.

Più che male era delusa, scoprire la sua amica insieme a Luca che se la facevano nel loro letto l’aveva turbata, ma un po’ il carattere forte, molto il suo orgoglio la decisione di divorziare la prese senza pensarci neppure mezza volta, ormai erano già alcuni mesi che vivevano separati e mi aveva confessato che non le dispiaceva per niente, sto recuperando il tempo perduto, mi aveva detto facendo l’occhiolino.

Ecco, in verità mentre mi parlava di quelle cose io ero molto attento, dimenticando Sabri come soggetto delle mie fantasie, poi però quando andammo a terminare la serata nel pub vicino a casa dove vivevamo da piccoli, ecco che tornava tutto da capo, ma guarda se ormai prossimo ai 30 anni mi deve venire un’erezione così.
Poi Sabrì mi spiazzò completamente, ce l’hai duro come quando eri ragazzino, mi disse guardandomi inizialmente con aria severa e da maestrina, ma poi scoppiò a ridere subito dopo, io probabilmente, anzi certamente ero diventato rosso paonazzo nelle guance, e abbassai anche lo sguardo, stronza, le dissi quando scoppiò a ridere, e comunque no, nessuna erezione, aggiunsi con quel poco orgoglio che mi era rimasto ancora da qualche parte.

Per un attimo, solo per un attimo avrei voluto aggiungere un, che vuoi vedere se c’è o no un’erezione? Non so veramente cosa mi trattenne dal dirlo, ma credo che anche quello lei era riuscita a leggermi dentro, era brava a farlo, lo è sempre stata, anche quando da bambino, o poco più, per negare e non dargliela vinta giuravo su Pulici e Graziani che non era come diceva lei, oggi come allora mi riusciva male mentirle, cazzo come mi piaceva però quella sua fossetta sulla guancia.

Ormai si era fatta una certa, ancora qualche minuto e le ragazze del pub, esauste, ci stavano fissando da almeno mezz'ora, ci avrebbero scopati fuori dal locale, povere, lasciammo una mancia per farci perdonare, poi Sabri mi accompagnò verso casa mia, ci salutammo e fu in quel momento che al primo bacio dato sulla guancia, le nostre labbra si sfiorarono in modo per nulla innocente, furono solo pochi istanti ma dove il tempo sembrò fermarsi, e successe, quel bacio, quel primo vero bacio dato neppure timidamente, ma con voglia, una voglia che per me covava da anni, ma sempre soffocata, e ora eccomi dentro a quella auto, sotto casa mia.

Lingue che si stavano divorando dalla fame, labbra che si univano, il suo respiro nel cervello, la sua mano tra le mie gambe spalancate seduto nel lato passeggero, istanti sospesi dove ancora potevamo tirarci indietro, pensare che eravamo pur sempre cugini, anche se acquisiti, ed invece quella voglia di averci prese il sopravvento su ogni altra cosa, e in un niente ci trovammo nel divano del mio piccolo monolocale semi arredato al secondo piano e senza ascensore.

I vestiti sparsi ovunque nel pavimento, la sua nudità matura, il suo corpo leggero, il seno con i segni della gravidanza, la mia pancia per giornate sedentarie, la nostra carne che ballava cercando di non restare appiccicata alla pelle del divano nero, un capezzolo tra i miei denti che lo stringevano fino a procurarle un doloroso piacere che avevo solo fantasticato non so quante volte in passato, le dita che s’intrufolavano tra le sue cosce fino a trovare il suo sesso bagnato, portare tra le labbra i suoi umori, respirarla fino all’ultima goccia di sudore dei nostri corpi nudi, così cambiati e diversi di quando giocavamo da bambini, e ora in questo momento così dannatamente distanti.

Le mani sui suoi fianchi mentre la possedevo da dietro, il suo gemere che cresceva e si faceva intenso, il mio respiro profondo, sentirla godere e venire mentre entravo dentro di lei e spingevo fino all’ultima goccia di sudore che avevo in fronte, era come un sogno vissuto con la paura che mi sfuggisse di mano, come quelle volte che fantasticavo e al più bello suonava la sveglia e mi svegliavo bagnato e con il cazzo duro, no, era tutto vero, era tutto anche meglio di quei sogni, erano le sue urla di piacere che echeggiavano nel mio cervello, non era più quel pisellino della prima volta che lo accarezzò da ragazzino, ero sì rosso, ma dalla foga con la quale la stavo facendo mia.

Com’era diverso quel pompino che le avevo visto fare anni prima, ora le sue labbra morbide stavano accogliendo la mia cappella gonfia, la sua lingua leccava l’asta in tutta la sua lunghezza, e giù fino allo scroto, entrambe le palle dentro la sua bocca, era un vortice che mi avrebbe fatto venire a breve, e così successe, una poderosa venuta nel suo viso, nel collo, nel seno, e la sua lingua che raccolse ogni traccia di ciò che era successo in quel divano di pelle nera ora diventato solo un altro lontano ricordo, o magari è semplicemente qualcos’altro.




scritto il
2026-04-23
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