Tra due gambe - parte 1
di
Anonimissimo
genere
prime esperienze
Nonostante non l’avesse mai fatto prima, mostrava grande coraggio e una foga innamorata verso di lei, sollevandole le gambe e disseminandole di baci, non riuscendo a non morderla sul polpaccio e a non affondare la faccia nell’incavo tra le cosce, mentre lei, stesa sulla pancia, dondolava le anche e lo lasciava avanzare fin oltre i femori. La mano di lui seguiva le sue curve e le sue fessure, e dove passava arrivava subito dopo la bocca. Si stava già avviando con la lingua, ma prima che potesse scendere tra le natiche, lei si girò supina, chiuse le gambe lentamente sotto lo sguardo attonito di lui, le portò indietro e disse:
“Vorresti che le aprissi?”
Lui si sporse in avanti e tirò a sé le sue ginocchia, separandole a forza e sprofondandoci in mezzo dicendo “Tu vorresti che le aprissi”.
Ma lei lo spinse con un piede, lo allontanò e ritirando la caviglia dal petto di lui, rispose “Pensi male”, coprendogli la vista con le gambe mentre, adesso chino, cercava di vedere oltre la carne degli stinchi e dei lombi ciò che gli nascondeva. Avvicinò la testa, ma lei lo trattenne ancora, riportandosi in avanti e spingendolo con il palmo della mano via da sé, guardandolo con ironica pietà, lui lei con pietosa ironia. “Dai…” gli uscì dalla bocca.
“Cosa?”
“Lasciami vedere…”
“Stenditi” disse lei, e quando si stese, si dispiegò verso di lui e intanto allungava le braccia verso il suo collo e le ritirava, sfiorandogli il petto, la vita, la pelle coperta dalle mutande, allargando lo spazio tra il corpo e il tessuto con due dita appena sotto, e sfilandogliela senza toccargli la pelle, sentendolo fremere.
Nudo era bello, nudo e inappagato era droga per gli occhi. Le braccia contratte, il busto irrigidito, la tensione che gli roteava in corpo e l’insoddisfazione, la vista che lei gli aveva negato, con il desiderio che gli inseguiva ogni goccia di sangue nei capillari, lo rendevano impassibile e lei, che ne sentiva tutta la forza trattenuta, tremò un attimo, lo guardò in faccia e nei suoi occhi neri e densi vide solo una morbida voglia per lei. Poi abbassò la fronte e notò che la voglia diventava sempre meno morbida.
“Vorresti…” mormorò lei avvolgendoci intorno la mano.
“Si”
Con la testa appoggiata sul suo inguine, restò a guardarlo impennarsi, baciandolo appena all’inizio della salita, aspettando di vederlo arrivare al massimo, e solo quando le sembrò che lui iniziasse a soffrirne alzò la testa, lo afferrò con le labbra e strinse, risalendo bacio dopo bacio fino alla punta. Poi si fermò, chiuse gli occhi e la sua lingua si squagliò, colando come cera tutto intorno a lui.
“Dovrò lavartela via,” disse lei.
“Che cosa?”
“La verginità.”
Riportò la bocca sulla punta e lo lavò, levigando con morbide passate ogni suo millimetro, tenendo sempre gli occhi su di lui in attesa di vedere il suo orgasmo scattare. Quando accadde, lo coprì con la bocca, lo accolse dolcemente, scendendo e risalendo dalla base diverse volte, ingoiandolo lentamente, finché sciolse le labbra, lasciandolo steso in uno spasimo. Gli si arrampicò addosso e portò il collo su di lui, leccandogli le labbra in un sorriso.
“Ma non oggi…”
“Vorresti che le aprissi?”
Lui si sporse in avanti e tirò a sé le sue ginocchia, separandole a forza e sprofondandoci in mezzo dicendo “Tu vorresti che le aprissi”.
Ma lei lo spinse con un piede, lo allontanò e ritirando la caviglia dal petto di lui, rispose “Pensi male”, coprendogli la vista con le gambe mentre, adesso chino, cercava di vedere oltre la carne degli stinchi e dei lombi ciò che gli nascondeva. Avvicinò la testa, ma lei lo trattenne ancora, riportandosi in avanti e spingendolo con il palmo della mano via da sé, guardandolo con ironica pietà, lui lei con pietosa ironia. “Dai…” gli uscì dalla bocca.
“Cosa?”
“Lasciami vedere…”
“Stenditi” disse lei, e quando si stese, si dispiegò verso di lui e intanto allungava le braccia verso il suo collo e le ritirava, sfiorandogli il petto, la vita, la pelle coperta dalle mutande, allargando lo spazio tra il corpo e il tessuto con due dita appena sotto, e sfilandogliela senza toccargli la pelle, sentendolo fremere.
Nudo era bello, nudo e inappagato era droga per gli occhi. Le braccia contratte, il busto irrigidito, la tensione che gli roteava in corpo e l’insoddisfazione, la vista che lei gli aveva negato, con il desiderio che gli inseguiva ogni goccia di sangue nei capillari, lo rendevano impassibile e lei, che ne sentiva tutta la forza trattenuta, tremò un attimo, lo guardò in faccia e nei suoi occhi neri e densi vide solo una morbida voglia per lei. Poi abbassò la fronte e notò che la voglia diventava sempre meno morbida.
“Vorresti…” mormorò lei avvolgendoci intorno la mano.
“Si”
Con la testa appoggiata sul suo inguine, restò a guardarlo impennarsi, baciandolo appena all’inizio della salita, aspettando di vederlo arrivare al massimo, e solo quando le sembrò che lui iniziasse a soffrirne alzò la testa, lo afferrò con le labbra e strinse, risalendo bacio dopo bacio fino alla punta. Poi si fermò, chiuse gli occhi e la sua lingua si squagliò, colando come cera tutto intorno a lui.
“Dovrò lavartela via,” disse lei.
“Che cosa?”
“La verginità.”
Riportò la bocca sulla punta e lo lavò, levigando con morbide passate ogni suo millimetro, tenendo sempre gli occhi su di lui in attesa di vedere il suo orgasmo scattare. Quando accadde, lo coprì con la bocca, lo accolse dolcemente, scendendo e risalendo dalla base diverse volte, ingoiandolo lentamente, finché sciolse le labbra, lasciandolo steso in uno spasimo. Gli si arrampicò addosso e portò il collo su di lui, leccandogli le labbra in un sorriso.
“Ma non oggi…”
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