Erotismo a Venezia

di
genere
saffico

Venezia brillava sotto di loro come un segreto che non chiedeva di essere raccontato.

La laguna rifletteva le luci della città, muovendole lentamente, come se anche l’acqua respirasse. La suite era silenziosa, rotta solo dal tintinnio lontano dei bicchieri lasciati sul tavolo dopo la cena.

Sofia era la prima ad aver sciolto i capelli. Le ciocche scure le cadevano sulle spalle nude, sfiorando la curva sottile del collo. Il suo abito nero, ora leggermente allentato, seguiva il corpo con una grazia che non aveva bisogno di essere corretta.

Chiara la osservava da vicino. I suoi occhi chiari erano luminosi, più del vestito color champagne che le scivolava morbido sui fianchi. Le mani giocavano distrattamente con il bordo del tessuto, come se il corpo stesse già rispondendo a qualcosa che la mente non aveva ancora deciso.

Giulia, seduta sul letto, le guardava entrambe. L’abito blu le lasciava scoperte le gambe lunghe, la pelle chiara illuminata dalla luce della finestra. Il suo sguardo era calmo, ma carico di una tensione che non cercava di nascondere.

Quando Sofia si voltò verso di loro, nessuna delle tre sorrise.

Non perché mancasse leggerezza.
Ma perché era arrivato il momento in cui la leggerezza smette di bastare.

Chiara fu la prima ad avvicinarsi. Si fermò davanti a Sofia, così vicino che poteva sentire il suo respiro. Non la toccò subito. La guardò soltanto, lentamente, come si guarda qualcosa che si desidera da tempo senza aver mai osato chiedere.

Poi, con un gesto lieve, le posò una mano sul fianco.

Non era una presa.
Era una dichiarazione.

Sofia trattenne il respiro per un istante, poi lasciò che la mano restasse lì. Il corpo rispose prima della mente, inclinando appena il bacino verso quel contatto.

Giulia si alzò dal letto e si avvicinò alle due, chiudendo il cerchio. Le sue dita si posarono sulla schiena di Chiara, seguendo la linea della colonna vertebrale con lentezza deliberata.

Ora erano tre respiri vicini.
Tre corpi che si riconoscevano.

Chiara lasciò scivolare la mano più in alto, dalla vita di Sofia alle costole, fermandosi lì, sentendo il movimento lento del suo petto. Sofia chiuse gli occhi, lasciando che quel tocco diventasse più sicuro.

Giulia si avvicinò al volto di Chiara, sfiorandole la guancia con le labbra, senza baciarla davvero. Un contatto che durò solo un secondo, ma che cambiò tutto.

Chiara tremò appena.

Sofia aprì gli occhi e guardò entrambe. In quello sguardo non c’era più esitazione.

Le loro mani iniziarono a muoversi con più decisione, ma sempre con rispetto, come se ogni gesto fosse una domanda silenziosa a cui l’altra rispondeva restando.

Le dita di Chiara scivolarono lentamente lungo le braccia di Sofia, fino a intrecciarsi con le sue. Giulia posò le mani sui fianchi di entrambe, avvicinandole a sé.

Ora i loro corpi si toccavano apertamente.

Le ginocchia si sfioravano.
I fianchi si cercavano.
Le spalle si sovrapponevano.

Non c’era più solo suggestione.
C’era intenzione.

Sofia si inclinò verso Chiara, sfiorandole le labbra con le proprie, senza baciarla davvero, lasciando che fosse solo un confine sottile. Chiara rispose avvicinandosi ancora, il respiro ormai caldo contro il suo.

Giulia appoggiò la fronte contro quella di Sofia, chiudendo gli occhi, come se volesse sentire tutto senza guardarlo.

Le loro mani esploravano ora con più coraggio: seguivano curve, si fermavano su punti sensibili, tornavano indietro, come se volessero impararsi a memoria.

Gli abiti scivolavano appena sotto le dita, spostati quel tanto che bastava per sentire la pelle, per capire la forma, per immaginare il resto.

I loro respiri si fecero più profondi.
Più irregolari.

Sofia lasciò andare un piccolo sospiro che non cercò di trattenere. Chiara sorrise, lentamente, con uno sguardo che non era più solo dolce. Giulia la osservava come si osserva qualcosa che si sta per vivere.

Si sedettero sul letto, senza smettere di toccarsi. Ora erano più vicine, intrecciate, consapevoli di ogni centimetro che le separava e le univa.

Le mani non erano più timide.
Erano attente.
Decise.
Desiderose.
scritto il
2026-01-15
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