Una notte diversa

scritto il 2026-10-16 tempo di lettura 4 min

di
genere
prime esperienze
cura
B+

La stanza era immersa in una penombra calda, illuminata solo dalla luce soffusa di una lampada sul comodino. Il letto disfatto odorava ancora di noi, di sudore e di eccitazione. Lei era distesa sulla schiena, le gambe leggermente aperte, il respiro ancora irregolare dopo quello che ci eravamo appena fatti. Io ero sopra di lei, le mani che le accarezzavano i fianchi, le labbra che le baciavano il collo.
«Voglio sentirti diversamente stasera», mormorai contro la sua pelle.
Lei alzò lo sguardo, gli occhi scuri e lucidi. Non disse niente. Si limitò a annuire, lentamente, e a girarsi a pancia in giù. Io la aiutai a mettersi a pecora, le mani che le stringevano i fianchi mentre lei si sistemava sulle ginocchia e sui gomiti. La schiena curva, il culo sollevato verso di me, le cosce leggermente divaricate. La vista mi fece indurire ancora di più.
Passai le mani sulla sua schiena, scendendo piano fino a stringerle le natiche. Le separai delicatamente, esponendo quel buco stretto e roseo. Lei emise un piccolo sospiro quando sentì il mio pollice accarezzarlo, circolarmente, spalmando il lubrificante che avevo preparato prima. Due dita entrarono lentamente, aprendola, preparandola. Lei spingeva indietro contro le mie dita, il respiro che si faceva più pesante.
Quando sentii che era pronta, mi posizionai dietro di lei. La punta del mio cazzo premette contro il suo buco del culo. Lei trattenne il respiro. Io entrai lentamente, centimetro dopo centimetro, sentendo la resistenza iniziale e poi il cedimento caldo e stretto.
E così la misi a pecora e iniziai ad incularla dolcemente mentre sentivo il suo buco del culo aprirsi piano piano ad ogni mia spinta. Ogni volta che entravo un po’ di più, sentivo le sue pareti cedere, aprirsi intorno a me, accogliermi. Lei gemette basso, la fronte premuta contro il materasso, le mani che stringevano le lenzuola.
«Più piano… così…», sussurrò, la voce roca.
Obbedii. Spingevo lentamente, quasi teneramente, lasciando che il suo corpo si abituasse. Sentivo ogni contrazione, ogni piccolo spasmo mentre il suo culo mi ingoiava sempre di più. Le mie mani le tenevano i fianchi, le dita che si affondavano nella carne morbida. Ad ogni spinta in avanti il mio bacino batteva dolcemente contro le sue natiche, e ogni volta che mi ritiravo sentivo quel buco stretto che cercava di trattenermi.
Lei iniziò a spingere indietro, incontrando i miei movimenti. Il ritmo si fece un po’ più deciso, ma rimaneva dolce, controllato. Il suono umido delle nostre unioni riempiva la stanza, mescolato ai suoi gemiti sempre più frequenti. Le passai una mano sotto il ventre, trovai il suo clitoride gonfio e lo massaggiai lentamente a tempo delle spinte.
«Oh cazzo… così… non fermarti…», ansimò lei.
Sentivo il suo buco aprirsi sempre di più, diventando più accogliente, più caldo. Ormai ero entrato fino in fondo, le mie palle che le battevano contro la figa ogni volta che spingevo. Continuai a scoparla piano, profondamente, godendomi ogni centimetro di quella strettezza. Lei tremava sotto di me, le cosce che iniziavano a cedere.
Aumentai appena il ritmo, senza diventare aggressivo. Solo un po’ più deciso. Lei rispose con un gemito lungo e rotto, e sentii le sue pareti contrarsi forte intorno al mio cazzo. Stava venendo. Continuai a spingere dolcemente mentre lei godeva, il corpo che si scuoteva, il buco del culo che mi stringeva a ondate.
Quando le ultime scosse passarono, continuai ancora un po’, più lento di prima, fino a sentire arrivare il mio orgasmo. Spinsi fino in fondo e venii dentro di lei, sentendo il mio sperma riempirla mentre il suo culo pulsava ancora intorno a me.
Restammo così per qualche secondo, ansimanti. Poi mi ritirai lentamente, guardando il suo buco del culo leggermente aperto e lucido. Lei si lasciò cadere di lato, esausta e soddisfatta. Io mi sdraiai dietro di lei, un braccio intorno alla sua vita, e le baciai la spalla.
«Stavi benissimo così», mormorai.
Lei sorrise, ancora con gli occhi chiusi. «Lo so. E tu pure.»
La stanza tornò silenziosa, solo il nostro respiro e il calore dei corpi ancora uniti.
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