Aria di montagna
scritto il 2026-10-16 tempo di lettura 3 min
di
L'Imbavagliatore
genere
bondage
cura
B−
Quella puttanella di Virginia aveva deciso di farmi arrapare per bene vestendosi come piaceva a me: vestitino nero scollato sul seno, lunghezza che raggiungeva metà della coscia, calze in nylon e tacchi neri, ad esaltare lo stacco della sua coscia e i fianchi larghi che si trovava. È da un po’ che ormai ci beccavamo per scopare, entrambi volevamo sperimentare col bondage, decidemmo così di esplorare quel campo però fuori casa. Dopo una cena ad un ristorante in montagna col nostro gruppo di amici abbiamo deciso di inoltrarci in una zona boschiva. C’erano dei tavoli adibiti per il picnic ma nessuno era in zona a quell’ora di notte nel weekend. Abbiamo prima iniziato a baciarci per scaldarci un po’, strusciandoci e palpandoci, per poi prendere tutto il necessario nello zaino: ho iniziato legandole i polsi e le caviglie con dei pezzi di stoffa bianchi, con un ulteriore aggiunta sopra e sotto le ginocchia, su quelle belle cosce carnose che si ritrovava ristrette nel nylon, e ad altezza gomito. Per zittirla ho usato un bel pezzo di stoffa appallottolato in mezzo ai denti e un bavaglio ad avvolgerle tutta la bocca per tenerlo fermo, lei da subito ha iniziato a fare dei gemiti come una cagna. Le ho messo il dito davanti alla bocca sigillata, dicendole che non aveva senso lamentarsi e che adesso era mia. Ho iniziato così a baciarla sul collo, a passare le mani sui suoi fianchi e lungo le sue cosce; siamo stati per un 5-10 minuti così, di notte, al buio, i nostri corpi come unica fonte di calore. L’aria in montagna ad ottobre è bella fredda, perciò ho deciso che sarebbe stato meglio fare tutto in auto: ho caricato la troia sulle mie spalle, potendo mettere una mano ad altezza coscia e una sul culo sodo che si trovava, godendomi le sue belle forme. Ho aperto la porta, l’ho scaricata sui sedili posteriori, eravamo solo noi e il vento gelido che soffiava, con il mio cazzo che iniziava a far capolino nella situazione. Le ho rimosso il bavaglio, me lo sono fatto succhiare per bene per una decina di minuti, non sono venuto ma le avevo comunque lasciato le labbra belle macchiate del mio seme, il mio cazzo era rossastro dalla pulsione e dal segno del rossetto. Le ho rimesso il bavaglio stringendolo per bene attorno alle sue guanciotte bianche, le ho slegato le caviglie e le ginocchia, le ho rimosso le scarpe e le ho iniziato a leccare i piedi per poi salire, dalle gambe velate fino alla fica. Era già bella bagnata, bella wet, ho deciso di prenderla e metterla a 90 sui sedili, sfilandole la mutandina, inizio a baciarle la fessa, la succhio, ultra succosa, umida, come piace a me. Lei inizia a godere come una bastarda, a fare mugolii strozzati, decido così di penetrarla da dietro, botte secche e veloci, lei col volto sul sedile che andava man a mano a sbattere contro la portiera posteriore, fin quando non è finita proprio con la fronte fissa lì che faceva da perno per i nostri corpi e per il sistema di forze che si era creato. Le sborro dentro, urlo facendo un gemito come un animale, lei che fa gemiti nel bavaglio ormai intriso di saliva e del mio sperma per il bocchino. Mi rilasso sul sedile, mi avvicino a Virginia, la slego, le levo lo straccio da bocca. Ci guardiamo in silenzio per una decina di secondi, ansimanti dopo il rapporto, poi lei esclama “Dio mio!”, sorridendo.
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