Esplorare

scritto il 2026-10-10 tempo di lettura 2 min

di
genere
masturbazione
cura
B+

C'è stato un momento della mia vita da adolescente in cui volevo sperimentare e portare all'estremo la mia sensualità, inconsciamente ho praticato l'astinenza e lo sfinimento, la solitudine e la compagnia.
Ho raggiungo la maturità sessuale durante le scuole medie, volevo essere osservato, mi eccitava, cercavo di essere colto in fallo fingendo fossero eventi casuali, speravo e desideravo le femminucce spinte da curiosità assecondassero le mie voglie ma non accadeva, ero preocce anche nel corpo,e mi ritraevo.
D'estate aspettavo giorni tra le varie masturbazioni estive, sentivo di non poter più attendere, di poter esplodere.
Nelle ore più calde, mentre tutti riposavano durante la siesta, mi recavo dietro il capanno degli attrezzi, qualche metro in altezza rispetto all'appezzamento inferiore. I metri che mi separavano dal mio luogo di piacere erano percorsi con la verga durissima, tirarlo fuori con la cappella rosso primitivo pulsante e stringerlo ai limiti del dolore era un rito. In piedi l'orgasmo lo raggiungevo più lentamente, il piacere era più lungo ed intenso, immaginavo una donna adulta mi stesse masturbando con forza sussurrandomi all'orecchio parole di piacere, accenni di gemiti. Adoravo quel luogo, una evasione dalla mia stanzetta, potevo osservare gli schizzi e zampilli di sborra che a fiotti di due o tre eiaculavo, il momento del piacere rallentava cosi come la caduta dello sperma nel vuoto, le ultime gocce che sporcavano questa mano fantasiosa e generosa, dalle dita sottili, le unghie corte al naturale, tanto vogliosa quanto pura nell'aspetto.

giunglemax40@libero.it
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