Tre pesi e tre misure
di
Kendall 2
genere
dominazione
Tre pesi e tre misure
Un’occasione da non perdere
Non poteva credere ai propri occhi: la donna che aveva sempre sognato di incontrare stava facendo l’autostop come nei migliori film anni 70 o come in certe sue fantasie mai realizzate.
Lui aveva una certa età ma una parte di sé era ancora quell’adolescente morbosamente attirato dalle donne alte, imponenti, con braccia muscolose, grandi mani da uomo, ossa grosse, gambe possenti e quello sguardo tra il voglioso e il sadico che trasmetteva desiderio di dominare e goderne.
La vide su quel rettilineo vicino alla raffineria dove nessuno si fermava un po’ perché era il nove agosto, un po’ per la puzza e un po’ perché non c’era niente attorno. Cosa ci faceva lì quel pezzo di donna uscita da una fantasia felliniana.
Sembrava sui 40 anni. Era in piedi vicino a quella berlina blu di stampo tardo sovietico. Fece in tempo a squadrarla: sicuramente più di un metro e ottanta… e con quelle braccia muscolose e quelle cosce possenti a mala pena coperte da una gonna ai minimi termini, sarà stata più di 90 chili…forse anche cento!
Era ferma come una statua, dritta e col petto in fuori: per un corpo come quello non era esibizionismo ma una naturale dimostrazione di forza fisica e potenza mentale. Capelli neri non tanto lunghi e carnagione leggermente olivastra: sembrava un tipo mediterraneo. Abituato com’era a indirizzare lo sguardo sui punti che per lui contavano di più, stimò che il seno era almeno una quinta e che un polpaccio così ben tornito doveva poggiare su un piede che indossava sandali numero 43. Ma non ne era sicuro al 100% per via di quel tacco piuttosto alto.
Mentre era assorto in queste riflessioni, si accorse che un’auto si era fermata davanti alla donna. Così, un po’indispettito proseguì guardando a intermittenza nello specchietto retrovisore. Notò con disappunto che l’auto era ripartita: ecco…un’altra occasione persa per un pelo…, pensò rabbioso. Ma quando ritornò a sbirciare nello specchietto vide che la donna era ancora là. Appena potè accostò la macchina per fare inversione. Non poteva perdere l’occasione. Accelerò per arrivare alla rotonda e tornare indietro, ma proprio mentre transitava davanti a lei, un camionista decise di fermarsi a parlare con la donna e gli ostruì la vista. La donna era gettonata…maledizione!
Fece la rotonda e con grande sorpresa ed eccitazione vide che lei era ancora là. Che fosse una prostituta? Ecco perché le macchine si fermavano: faceva finta di fare l’autostop per accalappiare clienti!
Lui non poteva sapere che effettivamente l’autostop era una scusa ma il motivo non era fare soldi vendendo il proprio corpo ma trovare il maschio giusto o la femmina che faceva al caso suo.
Invaso dall'adrenalina fin sopra i capelli, iniziò a rallentare e, appena lo fece, vide che prontamente la donna mostrò il pollice dell'autostop guardando direttamente verso di lui. Accostò, abbassò il finestrino e vide la donna avvicinarsi al veicolo. Quando fu a un metro circa dall'automobile, si rese conto che dalla sua posizione di guida poteva vedere il busto della donna ma non il volto. Da lì comprese che si trattava proprio di una donna molto alta: coi tacchi superava sicuramente il metro e 90.
Poi la vide inchinarsi ed entrare con la testa quasi dentro la macchina. Indossava un top aderente che metteva in evidenza le spalle larghe e dei deltoidi scolpiti dalla natura, non dalla palestra. Appoggiava i gomiti sul bordo del finestrino quasi per mettere in bella mostra i bicipiti. Aveva visto giusto: aveva delle mani con un unghie dipinte ma erano mani grosse da contadina. Era mora con tratti tipici dell’Europa dell’est. Il sorriso era un po’ forzato così come i bei modi: sembrava che stesse recitando la parte della persona educata, ma la voce tradiva un tono autoritario. Vedendola da vicino, quasi trasalì: dopo tanti anni in cerca di una donna simile, ora ce l’aveva di fronte! E si trovava in un posto ideale in mezzo al nulla.
In quei pochi secondi si accorse che lei lo stava radiografando. Infatti, seguì il suo sguardo scrutatore che puntò gli occhi sulle sue mani, sui suoi avambracci e sulle sue gambe (indossava una maglietta a maniche corte che evidenziava la sua ossatura sottile e dei calzoncini sopra al ginocchio che mostravano piccole gambe secche). Poi vide che guardava sopra al suo capo come se avesse voluto stimare la sua altezza valutando la distanza fra il tetto della macchina e la sua testa.
- La batteria della mia auto mi ha lasciato. Mi potresti dare uno strappo fino al paese più vicino, così da cercare un elettrauto? (la parlata tradì chiaramente una persona proveniente dall’est europeo)
- (Con un filo di voce roca per l'emozione che comunicava involontariamente il suo stato d'animo) Volentieri. Sto andando proprio in quella direzione ma non penso che lo troverai aperto; in questo periodo sono tutti inferie. Ma possiamo provare.
- Grazie! Sei proprio un ragazzo gentile (sentirsi chiamare ragazzo inorgoglì l'uomo facendogli dimenticare la sua vera età e aprendo le porte ha tutte le possibilità). Sei il primo che si è reso disponibile. Si fermano tutti pensando che sono una prostituta e poi se ne vanno (in realtà, era sempre lei a rifiutare dopo aver constatato che la persona che si fermava non faceva il caso suo, proponendo mete impossibili da raggiungere).
La fece salire e subito notò che, stando seduta, toccava quasi con la testa il soffitto della macchina. Era proprio una donna alta. Non poté evitare di apprezzare le dimensioni di un bicipite naturale da fare invidia a una culturista dei pesi massimi e un polso che premeva contro un braccialetto che a lui sarebbe andato largo. Con la coda dell'occhio notò anche che lo sguardo della donna era sempre puntato su di lui, in particolare sulle sue mani al volante ma osservava in egual misura anche le sue gambe. Era decisamente interessata al suo corpo e lui se ne era reso conto.
Non poteva sapere che quella femmina era una vera e propria cacciatrice: stava cercando una preda ben precisa e quel giorno era uscita con la chiara intenzione di catturarne una.
Il passato di Olga: un corpo prepotente fin da ragazza
Dobbiamo però fare un passo indietro. La donna non era nata benestante ed era effettivamente cresciuta in una sperduta campagna della Moldavia facendo fin da ragazza pesanti lavori da contadina, ma era riuscita a diventare sempre più ricca utilizzando lo straordinario corpo che la natura le aveva regalato: prima si era venduta a dei personaggi potenti poi lei stessa era diventata una commerciante di donne in vendita. Accumulata una grande quantità di ricchezze e assicuratasi una rendita permanente, era approdata in questo paese ancora abbastanza giovane per soddisfare certi suoi desideri. Ci sarebbe stata quel tanto che bastava, poi se ne sarebbe andata. Era una solitaria, senza famiglia e senza radici con in testa un chiodo fisso: godere sessualmente nel dominare con la propria forza uomini e donne di piccole dimensioni. Era una vera mistress e non lo faceva per denaro ma per il puro piacere che questo le portava.
La sua prestanza fisica non era minimamente declinata col passare del tempo: aveva 53 anni ma ne dimostrava 20 di meno. La natura le aveva regalato un corpo statuario e una forza fisica nettamente al di sopra della media dei maschi. Fin da ragazza provava un piacere immenso nell'intimorire i coetanei con la sua prestanza: già quattordicenne era alta quasi 1,90 m, altezza che avrebbe poi superato di qualche centimetro al termine della pubertà. La consapevolezza di essere una donna forte fisicamente l'aveva però portata a condurre un'esistenza completamente diversa dalla norma e ora, nonostante gli anni, aveva ancora lo stesso desiderio.
Anzi! Il desiderio era aumentato perché per sfuggire ad una cosca mafiosa del suo paese che l'aveva presa di mira, era stata costretta a vivere in isolamento in Sudamerica per parecchi anni e aveva almeno un decennio di arretrati di desideri da soddisfare.
Il presente di Olga: il piacere di dominare piccoli corpi deboli.
Dopo essersi lasciata alle spalle l'isolamento nella sua terra d'origine, aveva scelto di trasferirsi in quella nazione perché durante un viaggio estivo aveva notato che l'altezza media delle persone era piuttosto bassa e abbondavano le prede adatte. O meglio, le giovani generazioni avevano ormai raggiunto gli standard europei, ma le vecchie no e a lei piacevano molto uomini sui 50 e 60 molto magri e sicuramente più deboli di lei in quanto a forza fisica.
Provava un piacere indicibile a schiacciare corpi deboli. Anche quelli delle donne, ma con loro era meno interessante. Era bisex ma le piaceva di più dominare gli uomini, vederli soccombere sotto di sè nella lotta, sollevarli in tutte le maniere, schiacciarli contro le pareti, stritolare le loro piccole dita, tenere il loro membro tra le cosce o tra i polpacci e spremerlo fino a farli soffrire e godere insieme. Le piacevano anche le situazioni, i contesti: gli ambienti piccoli e ristretti tipo gli ascensori, le cantine semibuie e isolate, incontri in campagna con la nebbia fitta, le zone industriali abbandonate e altro ancora…. La fantasia non le mancava.
Il piacere secondo Olga
Naturalmente, sia gli ambienti ricercati che le prevaricazioni fisiche sulle prede non erano per lei solo dei preliminari, erano proprio ciò che la portava all’orgasmo o agli orgasmi multipli, una necessità del suo incredibile organismo. Era una vera sadica sessuale: godeva narcisisticamente della propria potenza confermata in un confronto fisico ma non avrebbe mai fatto qualcosa che mettesse in pericolo la vita delle sue prede (tipo i giochi erotici estremi). No. Anzi! Le voleva più vive che mai per poterne godere il dominio: le bastavano lotta, schiacciamenti e prese d’acciaio.
Amava tutte le posizioni di dominazione, dalla seduta sulla faccia alla presa dell'orso. Spesso sollevava le prede in aria e le appoggiava al muro con i piedi penzolanti, tenendole appiccicate con la forza dei seni e dirottava il suo desiderio sugli occhi della vittima. Sì, perché lei godeva al massimo nel guardare il volto delle prede mentre venivano schiacciate: voleva vedere la resa incondizionata di fronte alla propria potenza e raggiungeva il massimo del piacere con un sorriso sprezzante che penetrava gli occhi delle vittime.
Raggiunto l’orgasmo, mollava la presa e molte delle sue prede se ne approfittavano per scappare, Tranne qualche caso sporadico, lei rifiutava la prosecuzione di un rapporto umano. I più fortunati venivano allontanati con educazione, molti altri a calci o in malo modo. Lei era fatta così: usava le prede come oggetti e niente di più. Soddisfatti i suoi bisogni, minacciava la povera vittima che osava ribellarsi ma molto più spesso gli uomini non desideravano altro che dimenticare l'esperienza e la persona che gliele aveva imposta.
Alla ricerca del suo complemento perfetto
Però, non aveva ancora trovato il suo alter ego perfetto: l’uomo che fosse il suo esatto complemento. Per questo era ancora in caccia come se fosse il primo giorno.
I primi tempi in cui abitava in quel paese aveva onestamente trovato difficile recuperare le vittime dei suoi giochi perversi. Per non avere noie in quel villaggio, ovviamente le andava a cercare lontano, le circuiva e le attirava a volte con un inganno a volte con un normalissimo appuntamento in casa sua. Poi all'inizio di quell'estate, aveva trovato questo escamotage: fermarsi sulla strada di grande percorrenza della raffineria che era lontano ma non troppo dal suo paese, simulare un guasto alla macchina, individuare la preda adatta, dominarla per ore e…farsi riportare all’auto parcheggiata.
Aveva cominciato questo gioco l'estate stessa ma la statistica degli incontri le giocava contro e di prede ne aveva catturate pochissime. Abitava in un paesino isolato nella campagna a pochi chilometri dalla raffineria all'interno di una casa padronale lasciata andare dai proprietari. L’abitazione si trovava alla periferia del paese e aveva un accesso molto riservato. Oltretutto il cancello della casa padronale era molto alto e aveva un'apertura elettronica. All'interno della struttura edilizia abitavano pochissime persone: un bracciante agricolo stagionale, il vecchio custode che camminava col bastone e lei. L'anonimato era garantito al 100%: nessuno sarebbe entrato in quella casa se non invitato. Lì portava le sue prede: con l’inganno o senza.
Mario e Mariolino…
- Mi chiamo Olga. - disse dopo quasi due minuti di viaggio silenzioso in cui non fece altro che guardarlo e valutarlo.
- Io mi chiamo Mario, anche se tra gli amici sono Mariolino.
- (Andando subito al sodo) Mariolino? Il nome adatto ad un omino come te. Sì, ti sta proprio bene questo nome.
Mario ebbe un brivido e un moto di orgoglio nel sentirsi squalificare sul piano della virilità.
- Ti sembro un omino?
- Sì, per me sei alto 1,70.
- Be’, per la verità uno e 72.
- Visto che ho indovinato. Direi anche e peserai 60 chili.
- Anche in questo caso è sbagliato di due: 62. E tu?
- (Dopo un attimo di silenzio in cui alla donna cominciarono a brillare gli occhi nella consapevolezza di aver di fronte la persona che cercava) Io sono 1, 92.
- E quanto pesi?
- (Nel rispondere si voltò di 45 ° verso di lui e facendo una posa da culturista inspirò per gonfiare il petto) In questi giorni di estate non mi sono ancora pesata (mentiva) ma di solito sono 102 chili.
Mario continuava a guidare e osservarla solo con la coda degli occhi ma gli si era bloccata la laringe.
- Visto? Rispetto a me tu sei un omino. Sono 20 cm più alta di te e peso 40 chili di soli muscoli più di te.
Fortuitamente si erano fermati ad un semaforo e lei ne approfittò per prenderli la mano destra e misurarla con la propria. Le brillavano gli occhi e dentro di lei aumentava la tensione. La sua mano raggiungeva la lunghezza di 22 cm contro i 18 di quelle di Mario e il suo palmo era largo almeno 12 cm, tre in più della sua preda. Mentre lei misurava compiaciuta l'enorme differenza tra i due arti, Mario era rimasto imbambolato e improvvisamente prese l'iniziativa.
- Chissà quanta forza ha in quelle mani?
Non fece in tempo a finire la frase che la donna infilò le sue dita in quelle di Mario e cominciò a stringere fino a provocare in lui una smorfia.
- Visto? E dire che ho messo un decimo della mia forza. Vedo che ti piace il confronto fisico.
- (Mario si sentì trascinare come in un vortice) Sì e mi piacerebbe provare la tua forza fino in fondo. Che dici? Si può fare?
- Con piacere, …Mariolino. Vuoi provarla qui in auto? O ti piacerebbe in un ambiente riservato?
- Sì, mi piacerebbe moltissimo.
- Allora ti indico la strada.
Mario comprese pienamente il gioco della donna. Lo aveva adescato e lui ci era pienamente cascato: a quel punto, poteva scegliere di lasciar perdere, fare marcia indietro e scaricare la donna oppure lasciarsi coinvolgere in quella situazione che aveva sempre desiderato e che ora è il destino gli stava servendo su un piatto d'argento. Scelse la seconda.
Ora o mai più
Mario era eccitato e il Mariolino che era in lui gli fece dimenticare la realtà: ciò che doveva fare quel giorno, gli ultimi progetti nel suo lavoro, il fratello e la sorella che lo avrebbero aspettato il giorno dopo a pranzo, il suo appartamento da single nella città che distava tre quarti d'ora dal paesino verso cui stava andando, il fatto che non sapeva bene in quale situazione si stava ficcando. Ma quella amazzone seduta di fianco lui era la cosa che aveva sempre più desiderato da quando, adolescente, aveva cominciato ad ammirare quel tipo di femmina. Si disse “ora o mai più”. Quando potrebbe capitarmi un'altra situazione come questa.
Nel frattempo, anche Olga stava pensando: aveva trovato la tipologia fisica di uomo che le andava bene. Ce n'erano tanti fatti come questo Mario, ma lui sembrava condensare tutte insieme le caratteristiche che ne facevano la preda perfetta: simpatico e remissivo, ossatura piccola, muscolatura tonica ma minuscola, altezza degli occhi a livello dei suoi seni e, soprattutto, quelle mani così piccole da stritolare. Infatti, senza che lui se ne accorgesse, fece una cosa che la eccitava moltissimo: confrontare le dimensioni delle dita. Avvicinò il suo mignolo al pollice di Mario mentre lui cambiava le marce dell'automobile ed ebbe un fremito di piacere nel constatare che erano grosse uguali: già si prefigurava il piacere di un confronto di forze. Doveva però capire se quest'uomo avesse visto in lei una qualunque donna con cui avere una breve avventura o se davvero forse la persona che cercava da tempo. Lo avrebbe constatato e scoperto una volta arrivati a casa.
Per qualche istante, Mario ebbe un attimo di lucidità: è vero che non doveva rendere conto a nessuno delle sue azioni e che quindi si sentiva libero di avere un rapporto con quella donna. Ma, una volta preso atto che lei avrebbe potuto sovrastarlo fisicamente in qualunque momento, chi gli garantiva che avrebbe voluto e acconsentito un rapporto sessuale? Perché quello era il suo desiderio, non certo quello di farsi pestare a sangue.
Non sapeva che contemporaneamente anche Olga stava riflettendo su una lunghezza d'onda simile: è vero che tutte le volte che si accorgeva che la propria vittima non desiderava le sue stesse cose diventava violenta nei suoi confronti, ma era stufa di non trovare mai la perfetta corrispondenza con qualcun altro. La sua violenza eccessiva derivava solo dal constatare che l'altra persona non era in vera sintonia con lei. Dopo anni di dominazione forzata, lei cercava un uomo che desiderasse quella sottile perversione complementare alla sua, non qualcuno che sul più bello inibisse il proprio desiderio sessuale spaventato dalla sua potenza fisica. Insomma, da un lato le necessità del suo organismo e dall’altro la storia della sua vita la portavano a certi atti di prevaricazione sessuale ma fino ad allora nessuno le aveva dato una sensazione di pienezza e completezza.
Sensuali prove di forza
Fu così che, assorti nei rispettivi pensieri, tutti e due rimasero in silenzio fino alla cancellata. La donna utilizzò un telecomando per aprire il cancello che poi si richiuse automaticamente alle loro spalle. Raggiunsero il retro del palazzo passando sotto una piccola volta che rendeva ancora più intima ed esclusiva l'abitazione di Olga.
Scesi dall’auto, salirono le ripide scale che portavano all'appartamento che si trovava al primo piano. Lui la seguiva in silenzio ammirando la fluida potenza di quelle gambe che salivano gli impervi gradini senza fare fatica.
- Vuoi da bere?
- Sì, grazie, ma solo un po' d'acqua.
- Lo immaginavo. Mariolino è un bravo bambino - disse con maliziosa aria di sfida, versando acqua in un bicchiere e aprendo una lattina di birra per sé.
- (Colto da un improvviso coraggio è spinto da quella frase umiliante) Vediamo se mi batti a braccio di ferro!
- Ah! Vuoi sfidarmi! Fammi vedere ancora la tua manina.
Il confronto fu ancora devastante per il povero Mario: la sua mano destra era due terzi della sua.
- Guarda qui, Mariolino! Il mio mignolo è grande come il tuo pollice. Sei ancora sicuro di volermi sfidare.
A quel punto, Mario smise di parlare e posizionò la sua mano destra sul tavolo per iniziare la sfida. Lei si posizionò di fronte sedendosi pesantemente sulla sedia (il tavolo era piccolo e sembrava fatto apposta per una sfida a braccio di ferro). Fissò Mario maliziosamente negli occhi (che sentì i grossi polpacci di lei avvolgersi attorno ai suoi) e disse: ”Vai!”
Mario cominciò a spingere ma subito si accorse che, nonostante ci mettesse tutta la forza possibile e immaginabile, non riusciva a spostarla di un millimetro. Lei lo guardava con aria beffarda.
- Ti ho detto “Vai”. Puoi cominciare. Quando cominci a spingere? Non sento niente.
Mario si fece rosso il volto per lo sforzo, abbassò la testa per spingere più forte, ma non c'era niente da fare.
Dopo avere atteso un paio di minuti, con l'aria di chi si scoccia di una perdita di tempo, con un minimo sforzo piegò il braccio di Mario.
- Hai le braccia troppo piccole per poter competere con me (e nel dire quelle parole, fece schioccare i bicipiti gonfiando il petto e guardandolo negli occhi).
Mario non avrebbe mai potuto immaginare di essere così inferiore a lei e chiese una rivincita.
- Va bene ma facciamo un gioco: tu usi tutte e due le mani e io quattro dita.
La nuova sfida durò meno di 20 secondi.
- Tre dita?
Idem. Poi fu la volta di due dita finché rimase il pollice. Ma l'esito fu sempre lo stesso. Più Mario veniva sconfitto e più Olga aumentava intensità la sua risata di soddisfazione e l’eccitazione sessuale.
- Ti do l'ultima possibilità: il mio mignolo contro la tua mano destra.
- Ok. Questa volta ti batto.
Mario avvolse il nodoso dito mignolo con la sua mano sicuro di ottenere almeno il goal della bandiera. Cominciò a spingere e per qualche secondo sembrò avere la meglio.
- Uh! Che forza che hai in queste mani da vero uomo! – Sussurrò apparentemente in difficoltà la donna.
Ma bastarono pochi secondi di sforzo e spingendo con naturalezza piegò nuovamente il braccio di Mario che rimase senza parole un po' per l'umiliazione della sconfitta e un po' perché non sapeva come contenere l'eccitazione che cresceva anche per lui. Lei lo notò osservando cosa stava accadendo in mezzo ai suoi calzoncini corti.
- Davvero, non immaginavo che tu fossi così forte.
- Volevi sfidarmi ed eccoti qua. Ma non pensare di aver finito. Siamo solo all'inizio.
A quel punto, Mario pensò che la cosa migliore fosse scoprire le carte.
- Ho sempre desiderato incontrare una donna col tuo fisico e con la tua forza. Di solito, le donne grandi e grosse non mi guardano neanche perché ho il fisico da ragazzino. A loro piacciono gli uomini della loro stazza. È così anche per te? Ti stai solo divertendo un po' perché hai scoperto che sono più debole di te?
- (Prendendogli delicatamente tutte e due le mani e infilando le sue dita tra le sue che non oppose resistenza alla manovra e anzi dimostrò di apprezzarla) A me gli uomini grandi e grossi non dicono niente, a me piacciono gli uomini più bassi di me, più magri e leggeri di me e soprattutto più deboli di me… proprio come te.
- E tu cosa ci fai con gli uomini come me?
- Ora te lo mostro.
È così la delicatezza della presa delle sue mani lasciò posto a una morsa d'acciaio. Olga piegò all’indietro facilmente le sue dita e cominciò a stringerle mentre intanto si alzava in piedi trascinandolo con sé in mezzo alla stanza camminando ancheggiando. Una volta in piedi, aumentò la presa e lo stritolamento finché lui iniziò a sentire veramente male. Strinse i denti per orgoglio ma dovette inginocchiarsi davanti a lei con le mani imprigionate tra le sue. Poi, a un certo punto, Olga mollò la presa.
- Stare in ginocchio sotto di me è la tua posizione naturale.
Sbalordito per la potenza espressa dalla presa di Olga, non poté nascondere che in mezzo ai calzoncini qualcosa nel frattempo era difficile da tenere a bada. Lei se ne accorse e pensò tra sé e sé che Mario era la persona giusta e che poteva andare avanti senza freni perché lui l'avrebbe seguita.
Eccitazione in crescendo.
Senza esitare gli mise le cosce al collo e stando a gambe larghe si appoggiò sul suo volto e cominciò a sfregarsi, mentre lui in ginocchio inarcò il collo per assecondare la posizione di Olga che intanto aveva ripreso a stringere la morsa intrecciando le sue dita con quelle di Mario.
- Adesso guai a te se non riesci a sorreggermi.
Impotente di fronte a quella strapotenza fisica, Mario scivolò nel ruolo di schiavo sessuale, scoprendo che gli piaceva. Sentiva il calore delle cosce sulle guance che stringevano senza esagerare e la stretta poderosa ma controllata delle mani.
Fu un crescendo di sfregamenti sul suo volto e il naso fungeva da membro ideale … finchè Olga raggiunse il primo orgasmo liberatorio. Al culmine, mollò la presa di una mano che infilò tra i capelli di Mario per spingere il suo volto ancor più verso le sue parti intime…dopodiché la stessa mano gli accarezzò la nuca come segno di riconoscenza…cosa rara per lei. Poi con una leggera spinta di un piede lo spinse via e, quando fu a terra, glielo mise sul volto schiacciando quel tanto che bastava per farlo sentire sconfitto.
- Adesso comincio a scaldarmi (e, nel dirlo, si sedette sullo stomaco di lui, guardandolo dall’alto in basso flettendo i bicipiti e sfregando le parti intime ancora coperte da mutandine contro il suo sterno).
Mario aveva smesso di parlare, limitandosi a subire lo strapotere della donna: non si era eccitato ma era coinvolto psicologicamente nel ruolo del perdente sul piano fisico ed era in balia della mente di Olga. Una volta a terra, però, ebbe un sussulto recuperando una delle fantasie che avrebbe voluto vedere realizzarsi: prove di forza con le gambe.
- Con le gambe? – rispose alla sua richiesta. – Ma lo sai che potrei spezzarti menisco e legamenti? Ho 75 cm di coscia e 45 di polpaccio. Tu hai due grissini al posto delle gambe. Cosa vuoi fare con me?
- Io sono allenato perché vado a correre tre volte alla settimana e ogni volta faccio 10 chilometri.
- Sì, vedo che hai dei muscoli, ma sono ridicoli (con due mani cinse prima i suoi polpacci e poi la coscia di lui…erano praticamente uguali) – Dai, mettiti in piedi, maratoneta!
Ora erano seduti su due sedie uno di fronte all’altra.
- Apri le gambe?
- Così?
- No. Di più…io non ci sto se le apri così poco.
- Ah…ok.
- Ora spingerai per imprigionarmi le gambe e io provo ad impedirtelo. Dai! 1, 2, 3…
Al tre, senza fare il minimo sforzo divaricò le piccole cosce di Mario che emise uno sbuffo di dolore per la violenta pressione subita.
- Ti ho fatto male, Mariolino? Povero ometto! Ti avevo avvertito che potevo spezzarti le ginocchia, ma mi ero dimenticata delle coscette. Mi perdoni? (accarezzandogli il pene che vedeva crescere e decrescere di dimensioni sotto ai pantaloncini) – Vedo che ti piace perdere contro di me. Anzi vedo che ti piace quando te lo dico con le parole (avvicinando il suo volto a quello di Mario come se volesse baciarlo).
- Sì, non mi nascondo più. Mi piace tutto quello che stai facendo ma non mi arrendo. Ti voglio sfidare ancora!
- Uhm! E a me piace quando un mingherlino deboluccio come te mi sfida perché penso già a come godrò a schiacciarlo col mio corpo (e nel dirlo si leccò le labbra).
- (guardandola negli occhi con aria da duro) Non è detto!
- Vediamo… Ora prova a divaricare le mie cosce con la forza delle tue gambette. Vediamo se davvero sei forte come dici.
Mario squadrò nuovamente le gambe di Olga: la differenza era impressionante! E dire che, quando lui guardava le proprie, di solito ne apprezzava la consistenza ma di fronte a quei tronchi di quercia solidi come il marmo, i suoi “grissini” scomparivano. Non aveva speranze e lo sapeva. Iniziò spingere verso l’esterno ma non riusciva ad ottenere il minimo risultato. Olga sorrideva beffarda e, mentre lui spingeva disperatamente, si voltò di fianco, allungò il busto e un braccio per prendere la lattina di birra sul tavolo e bevve voluttuosamente lasciando cadere volontariamente la schiuma sul suo petto.
- Allora? Hai finito?
- Sfinito… sono sfinito. Come fai ad essere così forte?
- Come mai? Ora te lo spiego.
Cominciò a spingere in una morsa terribile i minuscoli quadricipiti di Mario e mentre stringeva gli disse: “Perché io sono una donna potente e tu sei debole, perché io ti posso spezzare in due se solo lo voglio e adesso … lo voglio!!!
- Ahhhhhhhh! Basta! Fermati! Basta! Mi fa male!
- Guardami negli occhi! Subito!
- Sì, ti guardo.
- Cosa vedi?
- Cosa dovrei vedere…Ahhh! Fermati!!!
- No che non mi fermo…ora ti spacco tutte queste piccole ossa… e tu non potrai più camminare!
Olga disse queste parole ad occhi chiusi come se fosse già in preda all’orgasmo.
- Nooooo! Fermati!!!!
Olga riaprì gli occhi.
- Certo che mi fermo, schiavo! Il divertimento è appena cominciato. Se distruggo il mio giocattolo con cosa mi diverto? E ho detto cosa e non chi…mi capisci schiavetto?
Mario si era davvero spaventato e, stravaccato sulla sedia, si teneva le gambe indolenzite e stava quasi per piangere di dolore, ma dentro di sé era motivato a continuare. E lei se ne accorse.
- So cosa provi e cosa pensi. Volevo solo mostrarti la mia potenza e fino a che punto posso arrivare. Sono sadica, lo so, ma solo sessualmente. Non ti ucciderò, non temere, ma dovevi conoscere la forza del mio corpo e sapere che io posso fare di te ciò che voglio.
Olga avvicinò il suo volto a quello di Mario che dal basso, inerme e indolenzito, ricambiava lo sguardo.
- Io voglio godere della tua forza, me lo concederai?
- Quando lo dirò io, schiavetto – disse annusandolo. – Uhmmm…il profumo della paura…quello giusto!
- Togliti le scarpe! - ordinò perentoria. – Lui eseguì.
Inaspettatamente, lo afferrò per i baveri della sua camiciola e piano piano lo sollevò portandolo all’altezza degli occhi, flettendo le braccia che sembravano ancora più grosse. Mario non toccava più terra con i piedi e si trovava davanti a quelle pupille nero intenso, a quel viso privo di rughe a quello sguardo tra lo sprezzante e il voglioso. Sentì che lei gli sfilava la camiciola lasciandolo a petto nudo.
Poi, prima di potersene accorgere sentì la lingua di Olga entrare con violenza nella sua bocca. Olga non faceva niente con tenerezza ma sempre con forza muscolare … anche con la lingua. Questa si muoveva su e giù, sopra e sotto, respingendo quella di Mario in ogni angolo.
- Anche con la lingua sono più forte di te, omino.
Mentre lo teneva sollevato, liberò una mano e iniziò a sbottonare i suoi pantaloncini e a togliergli la cintura. Faceva tutto contemporaneamente e intanto, a gambe larghe, muoveva le anche avanti e indietro facendo oscillare il corpo di Mario così da facilitare la sua svestizione. Fatto questo, gli tolse pure le mutande. Poi, stavolta a due mani lo sollevò ulteriormente portandolo sopra di sé come se si stesse esercitando per sviluppare i deltoidi: 1, 2, 3 …13, 14, 15.
- Basta… Mettimi giù.
- Volevi godere, no? – E con uno scatto prese in bocca il pene di Mario e cominciò a succhiarlo.
Lei dritta a piedi nudi con la testa rivolta in alto, teneva una mano sul collo di Mario e con l’altra cingeva le due sottili caviglie. Le cosce potenti e muscolose si flettevano di poco perché il carico era tutto per le spalle che, così larghe e strutturate avrebbero potuto fare tranquillamente 40 ripetizioni.
- Sei meglio di un bilanciere! Quello è di ferro, tu sei fatto di ossicine! E’ più eccitante!
Non stava scherzando. Olga era proprio speciale: provava eccitazione sessuale esercitando i muscoli. Le capitava anche facendo palestra ed era la norma quando era adolescente e sollevava le sue vittime per eccitarsi. Più di una volta raggiunse un vero e proprio orgasmo.
Mario, già stordito dai movimenti su e giù, aveva le braccia penzolanti che cercavano appoggio sui trapezi di lei che intanto faceva ingrossare il suo membro. Quando Mario diede i primi segnali di un possibile lieto fine, lei interruppe il movimento.
- E no. Troppo presto Mariolino per rendere felice il tuo…pistolino.
Si diresse verso il letto e lo gettò sul materasso.
- Ora comincia il vero divertimento…la lotta.
E nel dirlo si tolse gli ultimi indumenti che ancora indossava e con occhi luciferini saltò a cavalcioni della povera vittima.
Stava per iniziare la lotta quando suonò il suo cellulare che si trovava a tiro…
Un nome: Lyudmilla
- Chi è? – chiese un rinfrancato Mario (lo squillo portò con sé un ritorno alla normalità)
- Una troietta. Non ci posso credere. Mi ha trovato.
- Un’amica?
- Non proprio: è del mio paese. Lei non mi ha mai visto e non sa nulla di me, se non che le ho rubato il fidanzato quando vivevo in Bulgaria. Sapevo che lavorava qui al nord e che aveva giurato di vendicarsi. Ho il suo numero ma lei non sa che ce l’ho… Sì? Pronto? Chi parla? ... Cosa vuoi?
- (in russo) Stronza! So dove abiti. Sono qui sotto. Ti ho rintracciato e ora vengo darti una lezione!
- Sei qui? Allora sali. Abito nell’appartamento dietro alla volta. Ti aspetto per la lezione.
Mario comprese la situazione ma ne colse solo l’aspetto violento. Ma che succede? Adesso qui si ammazzano. Io me ne devo andare subito!
- Fermati tu! Dove credi di andare? Me la sbrigo in un attimo e ritorno subito.
Quando Lyudmilla entrò dal cancellone, non poteva immaginare a cosa andava incontro. Non aveva digerito l’abbandono del fidanzato ed essendo vendicativa ora voleva soddisfazione. Per sua sfortuna non aveva mai visto Olga, neanche in foto. Si riteneva in grado di picchiare un’altra donna perché era istruttrice di fitness ma era alta solo un metro e 55 e raggiungeva a mala pena i 50 chili. Tonica, sì ma priva di massa muscolare paragonabile a quella di Olga. Quando fece irruzione nell’appartamento e si trovò di fronte quella gigantessa completamente nuda che era letteralmente il doppio di lei, trasalì e non riuscì più a spiaccicare parola.
- Allora? Non parli più? In foto sembri più alta, invece sei un insetto e sai cosa faccio agli insetti? Li schiaccio! – e, nel dirlo, gonfiò il petto come un gorilla. – Quando inizia la lezione che mi vuoi dare? Sto aspettando…
La ragazza si voltò per riaprire la porta e scappare ma non fece in tempo. Con un balzo felino molto raro per una donna della sua stazza Olga le fu addosso: una mano sulla bocca e l’altra su un inguine, la sollevò come un fuscello.
- Vieni con me di là, non voglio sporcare l’ingresso col tuo sangue.
Terrorizzata per la visione della gigantesca donna e pietrificata per la facilità con cui l’aveva sollevata, seppe dire soltanto: ”Lasciami! Lasciami!”
Incurante delle suppliche di Lyudmilla, Olga andò dritta verso la camera dove si trovava Mario. Essendo già eccitata dai confronti fisici con lui e non disdegnando la dominazione su altre donne, infilò la mano destra nella minigonna della rivale e spinse il suo poderoso indice destro tra le sue mutandine. Dopodichè lo ficcò dentro alle parti intime di lei e iniziò una masturbazione forzata.
- Ahi! Ahi! Mi fai male! Basta!”
Ma le suppliche si mischiavano ad un inizio di godimento seppur forzato.
- Ah! Ti piace, troietta! Me lo diceva il tuo ex che ti piaceva farti sottomettere.
- Non è vero, con lui facevo solo all’amore. – riuscì a replicare Lyudmilla.
Ma la cosa finì subito perché Olga, ovviamente senza fare il minimo sforzo, gettò la poveretta sul letto e la tenne immobilizzata spingendo solo il forte dito indice sul suo petto. Lo fece apposta per stuzzicare Mario. Intuiva che la scena di prevaricazione lo stava eccitando. E non si sbagliava.
- Adesso sì che comincia il divertimento! E’ ora di lottare, piccola Lyudmilla. Scendi dal letto. E tu, Mariolino puoi masturbarti vedendo cosa faccio di queste quattro ossicine.
Lyudmilla, rabbiosa per l’umiliazione subita, prese la decisione più sconsiderata: si alzò e si scagliò contro la rivale che l’attendeva con le braccia sui fianchi, nuda, imponente, con i seni all’infuori e gli addominali in evidenza. Lyudmilla, sicura della propria conoscenza a proposito di difesa personale, fece per dare un pugno al ventre di Olga (essendo quasi mezzo metro più bassa, quello le era proprio a tiro) ma il colpo non andò a segno perché Olga slanciò la sua mano destra verso il pugno, lo fermò, lo avvolse e cominciò a stritolarlo. Lyudmilla emise un grido di dolore e si rese conto dell’errore commesso.
Ma era troppo tardi. Olga mollò la presa, prese a due mani nel mezzo la canottiera che indossava Lyudmilla e con una violenta apertura di braccia gliela squarciò in due. Anche stavolta, la donna fece per scappare (stavolta verso il letto) ma Olga fu lesta ad agguantarla usando proprio la canottiera e la tirò a sé facendola schiantare contro i suoi seni. Appena il volto della vittima fu in mezzo alle due turgide mammelle, la gigantesca dominatrice iniziò a spingere la sua testa sempre più forte contro di sé. Lyudmilla cominciò poco alla volta a non poter respirare e a sbattere i suoi piccoli pugni contro i fianchi di Olga, senza farle ovviamente alcun danno. Ad ogni sua spinta corrispondeva un gemito di lei e ad ogni gemito un sospiro di piacere della forzuta e muscolosa donna che intanto diresse lo sguardo verso Mario per eccitarlo: lo guardava con occhi di piacere, si leccava le labbra e ad un certo punto … ecco il secondo orgasmo. All’apice del piacere, Lyudmilla rischiò davvero di essere stritolata dalla presa a braccia conserte di Olga. Quando la lasciò andare, Lyudmilla crollò a terra semisvenuta, spossata e in debito di ossigeno.
Ora tocca a Mario.
E Mario? Mario era combattuto dal voler intervenire per salvare la povera vittima e il crescente godimento sessuale nel vedere la prevaricazione della più forte sulla più debole. Non voleva ammetterlo a se stesso: quella scena era fantastica e lo aveva portato quasi ad una eiaculazione precoce. Per fortuna, lo scontro finì appena in tempo permettendogli di frenare il tutto (a questo punto, lui voleva solo godere a contatto col corpo di Olga).
- Ora tocca a te! Se mi batti, ti lascio andare!
- Ma io non voglio fuggire!
Olga lo fissò: era la prima volta che una sua preda diceva quelle parole con quel tono di lucida consapevolezza dopo aver visto di cosa era capace. Questo Mario forse era davvero il suo complemento.
- Allora, se mi batti, ti faccio restare.
- Ok! Preparati a vedere chi sono io veramente, …montagna di lardo!
Con somma sorpresa di lei, Mario (che era agile e veloce) con una finta l’aggirò e le saltò addosso da dietro. Le cinse il collo con le due braccia e lo strinse. Ma le due braccine da adolescente stringevano troppo poco per metterla in difficoltà. Con le mani Olga afferrò i due avambracci di lui e affondò le dita da muratore fino a farlo gridare di dolore. Poi se lo scrollò dalle spalle e lo spinse contro il muro a colpi di pancia. Quando lui fu contro il muro gli alzò le braccia in alto contro la parete e le tenne ferme con una mano mentre con l’altra gli prese il pene, glielo manipolò quel tanto che bastava per renderlo turgido e se lo infilò “dentro”. Mario non si oppose né poteva farlo. Olga iniziò a muoversi per eccitarsi e lui cercò di lasciarsi andare ma faticava perché era scomodo. Proprio quando stava per arrendersi (roba di pochi secondi) vide che dietro ad Olga stava arrivando ancor più bellicosa Lyudmilla che si era ripresa dal primo ko. La vide inginocchiarsi, afferrare i polpacci di Olga e cercare di aprire le sue cosce. Con rapida mossa Olga la tirò su per i capelli con la mano libera, le cinse il collo col bicipite e schiacciò il volto contro uno dei suoi seni.
- Ora lecca!
La scena fu un acceleratore d’orgasmo per Mario: Lyudmilla leccava il capezzolo di Olga, Olga la stringeva con quel bicipite duro come il cemento e lui …stava venendo…
- E tu leccami l’altro!
Leccata in parallelo da due schiavi sessuali, una prigioniera del suo braccio l’altro sollevato da terra e appiccicato al muro e che l’aveva penetrata col suo membro, sentì un’eccitazione mai vista. Olga raggiunse l’acme… un piacere mai provato prima…un misto di perversione e autorealizzazione…il leccare dei due sottomessi e i movimenti d’anca di Mario sempre più armoniosi, potenti, incredibili per un uomo di quella età e di quella esile corporatura: un miracolo! Olga emise un interminabile urlo di piacere.
- Mario! Ma come hai fatto a farmi godere così?
Mario si lasciò cadere a terra ma fece in tempo a vedere che Olga, ancora ansimante ma evidentemente pronta per un altro orgasmo, aveva sollevato Lyudmilla tirandola su per il collo con una mano sola e portandola verso la parete. La schiacciò sempre con una mano contro il muro, la bloccò con la sola forza dei seni e la baciò voluttuosamente costringendola ad assecondarla.
Sfregava le sue parti intime contro quelle della rivale ormai senza fiato e parole. Lyudmilla era sollevata mezzo metro da terra, appiccicata contro la parete. Inaspettatamente, la sua parte lesbica, nascosta a se stessa ma mai sopita, emerse prepotentemente. Allora, iniziò a graffiare sensualmente la schiena di lei, poi battere i suoi pugni sulle spalle in segno di impotenza e a sfregare i suoi piccoli talloni (36 di piede) sui potenti bicipiti femorali di Olga. Così, pure lei si lasciò andare all’orgasmo, conquistata dalla possanza fisica di una donna che sembrava dotata di forza sovrumana. Il bello fu che le due donne vennero insieme.
- (in russo) Ora ho capito perché Dimitri mi ha lasciato per te. Sei una forza della natura. Sono contenta di averti sfidato anche se mi hai fatto male e ho avuto paura che tu mi volessi uccidere.
- (soddisfatta) Ho annusato l’odore della tua paura, ho capito che puoi diventare una brava schiava…
- Vuoi essere la mia padrona? Ho provato un piacere immenso! Non mandarmi via! Al diavolo il mio ex fidanzato.
- Sì, ex anche per me; non era un granchè. L’ho lasciato subito. E’ stato l’ultimo uomo grande e grosso che ho avuto. Lo battevo come volevo: era uno sfigato. Poi, dopo di lui, solo magrolini come questo qui…Mariolino! Anche lui può diventare un bravo schiavo. Faremo grandi cose noi tre.
Olga aveva trovato due alter ego: l’altro, a terra, non contento si era masturbato fino a venire una seconda volta godendo di una scena di dominazione lesbo a gratis: da spettatore sì... ma che spettacolo!
…Continua
Un’occasione da non perdere
Non poteva credere ai propri occhi: la donna che aveva sempre sognato di incontrare stava facendo l’autostop come nei migliori film anni 70 o come in certe sue fantasie mai realizzate.
Lui aveva una certa età ma una parte di sé era ancora quell’adolescente morbosamente attirato dalle donne alte, imponenti, con braccia muscolose, grandi mani da uomo, ossa grosse, gambe possenti e quello sguardo tra il voglioso e il sadico che trasmetteva desiderio di dominare e goderne.
La vide su quel rettilineo vicino alla raffineria dove nessuno si fermava un po’ perché era il nove agosto, un po’ per la puzza e un po’ perché non c’era niente attorno. Cosa ci faceva lì quel pezzo di donna uscita da una fantasia felliniana.
Sembrava sui 40 anni. Era in piedi vicino a quella berlina blu di stampo tardo sovietico. Fece in tempo a squadrarla: sicuramente più di un metro e ottanta… e con quelle braccia muscolose e quelle cosce possenti a mala pena coperte da una gonna ai minimi termini, sarà stata più di 90 chili…forse anche cento!
Era ferma come una statua, dritta e col petto in fuori: per un corpo come quello non era esibizionismo ma una naturale dimostrazione di forza fisica e potenza mentale. Capelli neri non tanto lunghi e carnagione leggermente olivastra: sembrava un tipo mediterraneo. Abituato com’era a indirizzare lo sguardo sui punti che per lui contavano di più, stimò che il seno era almeno una quinta e che un polpaccio così ben tornito doveva poggiare su un piede che indossava sandali numero 43. Ma non ne era sicuro al 100% per via di quel tacco piuttosto alto.
Mentre era assorto in queste riflessioni, si accorse che un’auto si era fermata davanti alla donna. Così, un po’indispettito proseguì guardando a intermittenza nello specchietto retrovisore. Notò con disappunto che l’auto era ripartita: ecco…un’altra occasione persa per un pelo…, pensò rabbioso. Ma quando ritornò a sbirciare nello specchietto vide che la donna era ancora là. Appena potè accostò la macchina per fare inversione. Non poteva perdere l’occasione. Accelerò per arrivare alla rotonda e tornare indietro, ma proprio mentre transitava davanti a lei, un camionista decise di fermarsi a parlare con la donna e gli ostruì la vista. La donna era gettonata…maledizione!
Fece la rotonda e con grande sorpresa ed eccitazione vide che lei era ancora là. Che fosse una prostituta? Ecco perché le macchine si fermavano: faceva finta di fare l’autostop per accalappiare clienti!
Lui non poteva sapere che effettivamente l’autostop era una scusa ma il motivo non era fare soldi vendendo il proprio corpo ma trovare il maschio giusto o la femmina che faceva al caso suo.
Invaso dall'adrenalina fin sopra i capelli, iniziò a rallentare e, appena lo fece, vide che prontamente la donna mostrò il pollice dell'autostop guardando direttamente verso di lui. Accostò, abbassò il finestrino e vide la donna avvicinarsi al veicolo. Quando fu a un metro circa dall'automobile, si rese conto che dalla sua posizione di guida poteva vedere il busto della donna ma non il volto. Da lì comprese che si trattava proprio di una donna molto alta: coi tacchi superava sicuramente il metro e 90.
Poi la vide inchinarsi ed entrare con la testa quasi dentro la macchina. Indossava un top aderente che metteva in evidenza le spalle larghe e dei deltoidi scolpiti dalla natura, non dalla palestra. Appoggiava i gomiti sul bordo del finestrino quasi per mettere in bella mostra i bicipiti. Aveva visto giusto: aveva delle mani con un unghie dipinte ma erano mani grosse da contadina. Era mora con tratti tipici dell’Europa dell’est. Il sorriso era un po’ forzato così come i bei modi: sembrava che stesse recitando la parte della persona educata, ma la voce tradiva un tono autoritario. Vedendola da vicino, quasi trasalì: dopo tanti anni in cerca di una donna simile, ora ce l’aveva di fronte! E si trovava in un posto ideale in mezzo al nulla.
In quei pochi secondi si accorse che lei lo stava radiografando. Infatti, seguì il suo sguardo scrutatore che puntò gli occhi sulle sue mani, sui suoi avambracci e sulle sue gambe (indossava una maglietta a maniche corte che evidenziava la sua ossatura sottile e dei calzoncini sopra al ginocchio che mostravano piccole gambe secche). Poi vide che guardava sopra al suo capo come se avesse voluto stimare la sua altezza valutando la distanza fra il tetto della macchina e la sua testa.
- La batteria della mia auto mi ha lasciato. Mi potresti dare uno strappo fino al paese più vicino, così da cercare un elettrauto? (la parlata tradì chiaramente una persona proveniente dall’est europeo)
- (Con un filo di voce roca per l'emozione che comunicava involontariamente il suo stato d'animo) Volentieri. Sto andando proprio in quella direzione ma non penso che lo troverai aperto; in questo periodo sono tutti inferie. Ma possiamo provare.
- Grazie! Sei proprio un ragazzo gentile (sentirsi chiamare ragazzo inorgoglì l'uomo facendogli dimenticare la sua vera età e aprendo le porte ha tutte le possibilità). Sei il primo che si è reso disponibile. Si fermano tutti pensando che sono una prostituta e poi se ne vanno (in realtà, era sempre lei a rifiutare dopo aver constatato che la persona che si fermava non faceva il caso suo, proponendo mete impossibili da raggiungere).
La fece salire e subito notò che, stando seduta, toccava quasi con la testa il soffitto della macchina. Era proprio una donna alta. Non poté evitare di apprezzare le dimensioni di un bicipite naturale da fare invidia a una culturista dei pesi massimi e un polso che premeva contro un braccialetto che a lui sarebbe andato largo. Con la coda dell'occhio notò anche che lo sguardo della donna era sempre puntato su di lui, in particolare sulle sue mani al volante ma osservava in egual misura anche le sue gambe. Era decisamente interessata al suo corpo e lui se ne era reso conto.
Non poteva sapere che quella femmina era una vera e propria cacciatrice: stava cercando una preda ben precisa e quel giorno era uscita con la chiara intenzione di catturarne una.
Il passato di Olga: un corpo prepotente fin da ragazza
Dobbiamo però fare un passo indietro. La donna non era nata benestante ed era effettivamente cresciuta in una sperduta campagna della Moldavia facendo fin da ragazza pesanti lavori da contadina, ma era riuscita a diventare sempre più ricca utilizzando lo straordinario corpo che la natura le aveva regalato: prima si era venduta a dei personaggi potenti poi lei stessa era diventata una commerciante di donne in vendita. Accumulata una grande quantità di ricchezze e assicuratasi una rendita permanente, era approdata in questo paese ancora abbastanza giovane per soddisfare certi suoi desideri. Ci sarebbe stata quel tanto che bastava, poi se ne sarebbe andata. Era una solitaria, senza famiglia e senza radici con in testa un chiodo fisso: godere sessualmente nel dominare con la propria forza uomini e donne di piccole dimensioni. Era una vera mistress e non lo faceva per denaro ma per il puro piacere che questo le portava.
La sua prestanza fisica non era minimamente declinata col passare del tempo: aveva 53 anni ma ne dimostrava 20 di meno. La natura le aveva regalato un corpo statuario e una forza fisica nettamente al di sopra della media dei maschi. Fin da ragazza provava un piacere immenso nell'intimorire i coetanei con la sua prestanza: già quattordicenne era alta quasi 1,90 m, altezza che avrebbe poi superato di qualche centimetro al termine della pubertà. La consapevolezza di essere una donna forte fisicamente l'aveva però portata a condurre un'esistenza completamente diversa dalla norma e ora, nonostante gli anni, aveva ancora lo stesso desiderio.
Anzi! Il desiderio era aumentato perché per sfuggire ad una cosca mafiosa del suo paese che l'aveva presa di mira, era stata costretta a vivere in isolamento in Sudamerica per parecchi anni e aveva almeno un decennio di arretrati di desideri da soddisfare.
Il presente di Olga: il piacere di dominare piccoli corpi deboli.
Dopo essersi lasciata alle spalle l'isolamento nella sua terra d'origine, aveva scelto di trasferirsi in quella nazione perché durante un viaggio estivo aveva notato che l'altezza media delle persone era piuttosto bassa e abbondavano le prede adatte. O meglio, le giovani generazioni avevano ormai raggiunto gli standard europei, ma le vecchie no e a lei piacevano molto uomini sui 50 e 60 molto magri e sicuramente più deboli di lei in quanto a forza fisica.
Provava un piacere indicibile a schiacciare corpi deboli. Anche quelli delle donne, ma con loro era meno interessante. Era bisex ma le piaceva di più dominare gli uomini, vederli soccombere sotto di sè nella lotta, sollevarli in tutte le maniere, schiacciarli contro le pareti, stritolare le loro piccole dita, tenere il loro membro tra le cosce o tra i polpacci e spremerlo fino a farli soffrire e godere insieme. Le piacevano anche le situazioni, i contesti: gli ambienti piccoli e ristretti tipo gli ascensori, le cantine semibuie e isolate, incontri in campagna con la nebbia fitta, le zone industriali abbandonate e altro ancora…. La fantasia non le mancava.
Il piacere secondo Olga
Naturalmente, sia gli ambienti ricercati che le prevaricazioni fisiche sulle prede non erano per lei solo dei preliminari, erano proprio ciò che la portava all’orgasmo o agli orgasmi multipli, una necessità del suo incredibile organismo. Era una vera sadica sessuale: godeva narcisisticamente della propria potenza confermata in un confronto fisico ma non avrebbe mai fatto qualcosa che mettesse in pericolo la vita delle sue prede (tipo i giochi erotici estremi). No. Anzi! Le voleva più vive che mai per poterne godere il dominio: le bastavano lotta, schiacciamenti e prese d’acciaio.
Amava tutte le posizioni di dominazione, dalla seduta sulla faccia alla presa dell'orso. Spesso sollevava le prede in aria e le appoggiava al muro con i piedi penzolanti, tenendole appiccicate con la forza dei seni e dirottava il suo desiderio sugli occhi della vittima. Sì, perché lei godeva al massimo nel guardare il volto delle prede mentre venivano schiacciate: voleva vedere la resa incondizionata di fronte alla propria potenza e raggiungeva il massimo del piacere con un sorriso sprezzante che penetrava gli occhi delle vittime.
Raggiunto l’orgasmo, mollava la presa e molte delle sue prede se ne approfittavano per scappare, Tranne qualche caso sporadico, lei rifiutava la prosecuzione di un rapporto umano. I più fortunati venivano allontanati con educazione, molti altri a calci o in malo modo. Lei era fatta così: usava le prede come oggetti e niente di più. Soddisfatti i suoi bisogni, minacciava la povera vittima che osava ribellarsi ma molto più spesso gli uomini non desideravano altro che dimenticare l'esperienza e la persona che gliele aveva imposta.
Alla ricerca del suo complemento perfetto
Però, non aveva ancora trovato il suo alter ego perfetto: l’uomo che fosse il suo esatto complemento. Per questo era ancora in caccia come se fosse il primo giorno.
I primi tempi in cui abitava in quel paese aveva onestamente trovato difficile recuperare le vittime dei suoi giochi perversi. Per non avere noie in quel villaggio, ovviamente le andava a cercare lontano, le circuiva e le attirava a volte con un inganno a volte con un normalissimo appuntamento in casa sua. Poi all'inizio di quell'estate, aveva trovato questo escamotage: fermarsi sulla strada di grande percorrenza della raffineria che era lontano ma non troppo dal suo paese, simulare un guasto alla macchina, individuare la preda adatta, dominarla per ore e…farsi riportare all’auto parcheggiata.
Aveva cominciato questo gioco l'estate stessa ma la statistica degli incontri le giocava contro e di prede ne aveva catturate pochissime. Abitava in un paesino isolato nella campagna a pochi chilometri dalla raffineria all'interno di una casa padronale lasciata andare dai proprietari. L’abitazione si trovava alla periferia del paese e aveva un accesso molto riservato. Oltretutto il cancello della casa padronale era molto alto e aveva un'apertura elettronica. All'interno della struttura edilizia abitavano pochissime persone: un bracciante agricolo stagionale, il vecchio custode che camminava col bastone e lei. L'anonimato era garantito al 100%: nessuno sarebbe entrato in quella casa se non invitato. Lì portava le sue prede: con l’inganno o senza.
Mario e Mariolino…
- Mi chiamo Olga. - disse dopo quasi due minuti di viaggio silenzioso in cui non fece altro che guardarlo e valutarlo.
- Io mi chiamo Mario, anche se tra gli amici sono Mariolino.
- (Andando subito al sodo) Mariolino? Il nome adatto ad un omino come te. Sì, ti sta proprio bene questo nome.
Mario ebbe un brivido e un moto di orgoglio nel sentirsi squalificare sul piano della virilità.
- Ti sembro un omino?
- Sì, per me sei alto 1,70.
- Be’, per la verità uno e 72.
- Visto che ho indovinato. Direi anche e peserai 60 chili.
- Anche in questo caso è sbagliato di due: 62. E tu?
- (Dopo un attimo di silenzio in cui alla donna cominciarono a brillare gli occhi nella consapevolezza di aver di fronte la persona che cercava) Io sono 1, 92.
- E quanto pesi?
- (Nel rispondere si voltò di 45 ° verso di lui e facendo una posa da culturista inspirò per gonfiare il petto) In questi giorni di estate non mi sono ancora pesata (mentiva) ma di solito sono 102 chili.
Mario continuava a guidare e osservarla solo con la coda degli occhi ma gli si era bloccata la laringe.
- Visto? Rispetto a me tu sei un omino. Sono 20 cm più alta di te e peso 40 chili di soli muscoli più di te.
Fortuitamente si erano fermati ad un semaforo e lei ne approfittò per prenderli la mano destra e misurarla con la propria. Le brillavano gli occhi e dentro di lei aumentava la tensione. La sua mano raggiungeva la lunghezza di 22 cm contro i 18 di quelle di Mario e il suo palmo era largo almeno 12 cm, tre in più della sua preda. Mentre lei misurava compiaciuta l'enorme differenza tra i due arti, Mario era rimasto imbambolato e improvvisamente prese l'iniziativa.
- Chissà quanta forza ha in quelle mani?
Non fece in tempo a finire la frase che la donna infilò le sue dita in quelle di Mario e cominciò a stringere fino a provocare in lui una smorfia.
- Visto? E dire che ho messo un decimo della mia forza. Vedo che ti piace il confronto fisico.
- (Mario si sentì trascinare come in un vortice) Sì e mi piacerebbe provare la tua forza fino in fondo. Che dici? Si può fare?
- Con piacere, …Mariolino. Vuoi provarla qui in auto? O ti piacerebbe in un ambiente riservato?
- Sì, mi piacerebbe moltissimo.
- Allora ti indico la strada.
Mario comprese pienamente il gioco della donna. Lo aveva adescato e lui ci era pienamente cascato: a quel punto, poteva scegliere di lasciar perdere, fare marcia indietro e scaricare la donna oppure lasciarsi coinvolgere in quella situazione che aveva sempre desiderato e che ora è il destino gli stava servendo su un piatto d'argento. Scelse la seconda.
Ora o mai più
Mario era eccitato e il Mariolino che era in lui gli fece dimenticare la realtà: ciò che doveva fare quel giorno, gli ultimi progetti nel suo lavoro, il fratello e la sorella che lo avrebbero aspettato il giorno dopo a pranzo, il suo appartamento da single nella città che distava tre quarti d'ora dal paesino verso cui stava andando, il fatto che non sapeva bene in quale situazione si stava ficcando. Ma quella amazzone seduta di fianco lui era la cosa che aveva sempre più desiderato da quando, adolescente, aveva cominciato ad ammirare quel tipo di femmina. Si disse “ora o mai più”. Quando potrebbe capitarmi un'altra situazione come questa.
Nel frattempo, anche Olga stava pensando: aveva trovato la tipologia fisica di uomo che le andava bene. Ce n'erano tanti fatti come questo Mario, ma lui sembrava condensare tutte insieme le caratteristiche che ne facevano la preda perfetta: simpatico e remissivo, ossatura piccola, muscolatura tonica ma minuscola, altezza degli occhi a livello dei suoi seni e, soprattutto, quelle mani così piccole da stritolare. Infatti, senza che lui se ne accorgesse, fece una cosa che la eccitava moltissimo: confrontare le dimensioni delle dita. Avvicinò il suo mignolo al pollice di Mario mentre lui cambiava le marce dell'automobile ed ebbe un fremito di piacere nel constatare che erano grosse uguali: già si prefigurava il piacere di un confronto di forze. Doveva però capire se quest'uomo avesse visto in lei una qualunque donna con cui avere una breve avventura o se davvero forse la persona che cercava da tempo. Lo avrebbe constatato e scoperto una volta arrivati a casa.
Per qualche istante, Mario ebbe un attimo di lucidità: è vero che non doveva rendere conto a nessuno delle sue azioni e che quindi si sentiva libero di avere un rapporto con quella donna. Ma, una volta preso atto che lei avrebbe potuto sovrastarlo fisicamente in qualunque momento, chi gli garantiva che avrebbe voluto e acconsentito un rapporto sessuale? Perché quello era il suo desiderio, non certo quello di farsi pestare a sangue.
Non sapeva che contemporaneamente anche Olga stava riflettendo su una lunghezza d'onda simile: è vero che tutte le volte che si accorgeva che la propria vittima non desiderava le sue stesse cose diventava violenta nei suoi confronti, ma era stufa di non trovare mai la perfetta corrispondenza con qualcun altro. La sua violenza eccessiva derivava solo dal constatare che l'altra persona non era in vera sintonia con lei. Dopo anni di dominazione forzata, lei cercava un uomo che desiderasse quella sottile perversione complementare alla sua, non qualcuno che sul più bello inibisse il proprio desiderio sessuale spaventato dalla sua potenza fisica. Insomma, da un lato le necessità del suo organismo e dall’altro la storia della sua vita la portavano a certi atti di prevaricazione sessuale ma fino ad allora nessuno le aveva dato una sensazione di pienezza e completezza.
Sensuali prove di forza
Fu così che, assorti nei rispettivi pensieri, tutti e due rimasero in silenzio fino alla cancellata. La donna utilizzò un telecomando per aprire il cancello che poi si richiuse automaticamente alle loro spalle. Raggiunsero il retro del palazzo passando sotto una piccola volta che rendeva ancora più intima ed esclusiva l'abitazione di Olga.
Scesi dall’auto, salirono le ripide scale che portavano all'appartamento che si trovava al primo piano. Lui la seguiva in silenzio ammirando la fluida potenza di quelle gambe che salivano gli impervi gradini senza fare fatica.
- Vuoi da bere?
- Sì, grazie, ma solo un po' d'acqua.
- Lo immaginavo. Mariolino è un bravo bambino - disse con maliziosa aria di sfida, versando acqua in un bicchiere e aprendo una lattina di birra per sé.
- (Colto da un improvviso coraggio è spinto da quella frase umiliante) Vediamo se mi batti a braccio di ferro!
- Ah! Vuoi sfidarmi! Fammi vedere ancora la tua manina.
Il confronto fu ancora devastante per il povero Mario: la sua mano destra era due terzi della sua.
- Guarda qui, Mariolino! Il mio mignolo è grande come il tuo pollice. Sei ancora sicuro di volermi sfidare.
A quel punto, Mario smise di parlare e posizionò la sua mano destra sul tavolo per iniziare la sfida. Lei si posizionò di fronte sedendosi pesantemente sulla sedia (il tavolo era piccolo e sembrava fatto apposta per una sfida a braccio di ferro). Fissò Mario maliziosamente negli occhi (che sentì i grossi polpacci di lei avvolgersi attorno ai suoi) e disse: ”Vai!”
Mario cominciò a spingere ma subito si accorse che, nonostante ci mettesse tutta la forza possibile e immaginabile, non riusciva a spostarla di un millimetro. Lei lo guardava con aria beffarda.
- Ti ho detto “Vai”. Puoi cominciare. Quando cominci a spingere? Non sento niente.
Mario si fece rosso il volto per lo sforzo, abbassò la testa per spingere più forte, ma non c'era niente da fare.
Dopo avere atteso un paio di minuti, con l'aria di chi si scoccia di una perdita di tempo, con un minimo sforzo piegò il braccio di Mario.
- Hai le braccia troppo piccole per poter competere con me (e nel dire quelle parole, fece schioccare i bicipiti gonfiando il petto e guardandolo negli occhi).
Mario non avrebbe mai potuto immaginare di essere così inferiore a lei e chiese una rivincita.
- Va bene ma facciamo un gioco: tu usi tutte e due le mani e io quattro dita.
La nuova sfida durò meno di 20 secondi.
- Tre dita?
Idem. Poi fu la volta di due dita finché rimase il pollice. Ma l'esito fu sempre lo stesso. Più Mario veniva sconfitto e più Olga aumentava intensità la sua risata di soddisfazione e l’eccitazione sessuale.
- Ti do l'ultima possibilità: il mio mignolo contro la tua mano destra.
- Ok. Questa volta ti batto.
Mario avvolse il nodoso dito mignolo con la sua mano sicuro di ottenere almeno il goal della bandiera. Cominciò a spingere e per qualche secondo sembrò avere la meglio.
- Uh! Che forza che hai in queste mani da vero uomo! – Sussurrò apparentemente in difficoltà la donna.
Ma bastarono pochi secondi di sforzo e spingendo con naturalezza piegò nuovamente il braccio di Mario che rimase senza parole un po' per l'umiliazione della sconfitta e un po' perché non sapeva come contenere l'eccitazione che cresceva anche per lui. Lei lo notò osservando cosa stava accadendo in mezzo ai suoi calzoncini corti.
- Davvero, non immaginavo che tu fossi così forte.
- Volevi sfidarmi ed eccoti qua. Ma non pensare di aver finito. Siamo solo all'inizio.
A quel punto, Mario pensò che la cosa migliore fosse scoprire le carte.
- Ho sempre desiderato incontrare una donna col tuo fisico e con la tua forza. Di solito, le donne grandi e grosse non mi guardano neanche perché ho il fisico da ragazzino. A loro piacciono gli uomini della loro stazza. È così anche per te? Ti stai solo divertendo un po' perché hai scoperto che sono più debole di te?
- (Prendendogli delicatamente tutte e due le mani e infilando le sue dita tra le sue che non oppose resistenza alla manovra e anzi dimostrò di apprezzarla) A me gli uomini grandi e grossi non dicono niente, a me piacciono gli uomini più bassi di me, più magri e leggeri di me e soprattutto più deboli di me… proprio come te.
- E tu cosa ci fai con gli uomini come me?
- Ora te lo mostro.
È così la delicatezza della presa delle sue mani lasciò posto a una morsa d'acciaio. Olga piegò all’indietro facilmente le sue dita e cominciò a stringerle mentre intanto si alzava in piedi trascinandolo con sé in mezzo alla stanza camminando ancheggiando. Una volta in piedi, aumentò la presa e lo stritolamento finché lui iniziò a sentire veramente male. Strinse i denti per orgoglio ma dovette inginocchiarsi davanti a lei con le mani imprigionate tra le sue. Poi, a un certo punto, Olga mollò la presa.
- Stare in ginocchio sotto di me è la tua posizione naturale.
Sbalordito per la potenza espressa dalla presa di Olga, non poté nascondere che in mezzo ai calzoncini qualcosa nel frattempo era difficile da tenere a bada. Lei se ne accorse e pensò tra sé e sé che Mario era la persona giusta e che poteva andare avanti senza freni perché lui l'avrebbe seguita.
Eccitazione in crescendo.
Senza esitare gli mise le cosce al collo e stando a gambe larghe si appoggiò sul suo volto e cominciò a sfregarsi, mentre lui in ginocchio inarcò il collo per assecondare la posizione di Olga che intanto aveva ripreso a stringere la morsa intrecciando le sue dita con quelle di Mario.
- Adesso guai a te se non riesci a sorreggermi.
Impotente di fronte a quella strapotenza fisica, Mario scivolò nel ruolo di schiavo sessuale, scoprendo che gli piaceva. Sentiva il calore delle cosce sulle guance che stringevano senza esagerare e la stretta poderosa ma controllata delle mani.
Fu un crescendo di sfregamenti sul suo volto e il naso fungeva da membro ideale … finchè Olga raggiunse il primo orgasmo liberatorio. Al culmine, mollò la presa di una mano che infilò tra i capelli di Mario per spingere il suo volto ancor più verso le sue parti intime…dopodiché la stessa mano gli accarezzò la nuca come segno di riconoscenza…cosa rara per lei. Poi con una leggera spinta di un piede lo spinse via e, quando fu a terra, glielo mise sul volto schiacciando quel tanto che bastava per farlo sentire sconfitto.
- Adesso comincio a scaldarmi (e, nel dirlo, si sedette sullo stomaco di lui, guardandolo dall’alto in basso flettendo i bicipiti e sfregando le parti intime ancora coperte da mutandine contro il suo sterno).
Mario aveva smesso di parlare, limitandosi a subire lo strapotere della donna: non si era eccitato ma era coinvolto psicologicamente nel ruolo del perdente sul piano fisico ed era in balia della mente di Olga. Una volta a terra, però, ebbe un sussulto recuperando una delle fantasie che avrebbe voluto vedere realizzarsi: prove di forza con le gambe.
- Con le gambe? – rispose alla sua richiesta. – Ma lo sai che potrei spezzarti menisco e legamenti? Ho 75 cm di coscia e 45 di polpaccio. Tu hai due grissini al posto delle gambe. Cosa vuoi fare con me?
- Io sono allenato perché vado a correre tre volte alla settimana e ogni volta faccio 10 chilometri.
- Sì, vedo che hai dei muscoli, ma sono ridicoli (con due mani cinse prima i suoi polpacci e poi la coscia di lui…erano praticamente uguali) – Dai, mettiti in piedi, maratoneta!
Ora erano seduti su due sedie uno di fronte all’altra.
- Apri le gambe?
- Così?
- No. Di più…io non ci sto se le apri così poco.
- Ah…ok.
- Ora spingerai per imprigionarmi le gambe e io provo ad impedirtelo. Dai! 1, 2, 3…
Al tre, senza fare il minimo sforzo divaricò le piccole cosce di Mario che emise uno sbuffo di dolore per la violenta pressione subita.
- Ti ho fatto male, Mariolino? Povero ometto! Ti avevo avvertito che potevo spezzarti le ginocchia, ma mi ero dimenticata delle coscette. Mi perdoni? (accarezzandogli il pene che vedeva crescere e decrescere di dimensioni sotto ai pantaloncini) – Vedo che ti piace perdere contro di me. Anzi vedo che ti piace quando te lo dico con le parole (avvicinando il suo volto a quello di Mario come se volesse baciarlo).
- Sì, non mi nascondo più. Mi piace tutto quello che stai facendo ma non mi arrendo. Ti voglio sfidare ancora!
- Uhm! E a me piace quando un mingherlino deboluccio come te mi sfida perché penso già a come godrò a schiacciarlo col mio corpo (e nel dirlo si leccò le labbra).
- (guardandola negli occhi con aria da duro) Non è detto!
- Vediamo… Ora prova a divaricare le mie cosce con la forza delle tue gambette. Vediamo se davvero sei forte come dici.
Mario squadrò nuovamente le gambe di Olga: la differenza era impressionante! E dire che, quando lui guardava le proprie, di solito ne apprezzava la consistenza ma di fronte a quei tronchi di quercia solidi come il marmo, i suoi “grissini” scomparivano. Non aveva speranze e lo sapeva. Iniziò spingere verso l’esterno ma non riusciva ad ottenere il minimo risultato. Olga sorrideva beffarda e, mentre lui spingeva disperatamente, si voltò di fianco, allungò il busto e un braccio per prendere la lattina di birra sul tavolo e bevve voluttuosamente lasciando cadere volontariamente la schiuma sul suo petto.
- Allora? Hai finito?
- Sfinito… sono sfinito. Come fai ad essere così forte?
- Come mai? Ora te lo spiego.
Cominciò a spingere in una morsa terribile i minuscoli quadricipiti di Mario e mentre stringeva gli disse: “Perché io sono una donna potente e tu sei debole, perché io ti posso spezzare in due se solo lo voglio e adesso … lo voglio!!!
- Ahhhhhhhh! Basta! Fermati! Basta! Mi fa male!
- Guardami negli occhi! Subito!
- Sì, ti guardo.
- Cosa vedi?
- Cosa dovrei vedere…Ahhh! Fermati!!!
- No che non mi fermo…ora ti spacco tutte queste piccole ossa… e tu non potrai più camminare!
Olga disse queste parole ad occhi chiusi come se fosse già in preda all’orgasmo.
- Nooooo! Fermati!!!!
Olga riaprì gli occhi.
- Certo che mi fermo, schiavo! Il divertimento è appena cominciato. Se distruggo il mio giocattolo con cosa mi diverto? E ho detto cosa e non chi…mi capisci schiavetto?
Mario si era davvero spaventato e, stravaccato sulla sedia, si teneva le gambe indolenzite e stava quasi per piangere di dolore, ma dentro di sé era motivato a continuare. E lei se ne accorse.
- So cosa provi e cosa pensi. Volevo solo mostrarti la mia potenza e fino a che punto posso arrivare. Sono sadica, lo so, ma solo sessualmente. Non ti ucciderò, non temere, ma dovevi conoscere la forza del mio corpo e sapere che io posso fare di te ciò che voglio.
Olga avvicinò il suo volto a quello di Mario che dal basso, inerme e indolenzito, ricambiava lo sguardo.
- Io voglio godere della tua forza, me lo concederai?
- Quando lo dirò io, schiavetto – disse annusandolo. – Uhmmm…il profumo della paura…quello giusto!
- Togliti le scarpe! - ordinò perentoria. – Lui eseguì.
Inaspettatamente, lo afferrò per i baveri della sua camiciola e piano piano lo sollevò portandolo all’altezza degli occhi, flettendo le braccia che sembravano ancora più grosse. Mario non toccava più terra con i piedi e si trovava davanti a quelle pupille nero intenso, a quel viso privo di rughe a quello sguardo tra lo sprezzante e il voglioso. Sentì che lei gli sfilava la camiciola lasciandolo a petto nudo.
Poi, prima di potersene accorgere sentì la lingua di Olga entrare con violenza nella sua bocca. Olga non faceva niente con tenerezza ma sempre con forza muscolare … anche con la lingua. Questa si muoveva su e giù, sopra e sotto, respingendo quella di Mario in ogni angolo.
- Anche con la lingua sono più forte di te, omino.
Mentre lo teneva sollevato, liberò una mano e iniziò a sbottonare i suoi pantaloncini e a togliergli la cintura. Faceva tutto contemporaneamente e intanto, a gambe larghe, muoveva le anche avanti e indietro facendo oscillare il corpo di Mario così da facilitare la sua svestizione. Fatto questo, gli tolse pure le mutande. Poi, stavolta a due mani lo sollevò ulteriormente portandolo sopra di sé come se si stesse esercitando per sviluppare i deltoidi: 1, 2, 3 …13, 14, 15.
- Basta… Mettimi giù.
- Volevi godere, no? – E con uno scatto prese in bocca il pene di Mario e cominciò a succhiarlo.
Lei dritta a piedi nudi con la testa rivolta in alto, teneva una mano sul collo di Mario e con l’altra cingeva le due sottili caviglie. Le cosce potenti e muscolose si flettevano di poco perché il carico era tutto per le spalle che, così larghe e strutturate avrebbero potuto fare tranquillamente 40 ripetizioni.
- Sei meglio di un bilanciere! Quello è di ferro, tu sei fatto di ossicine! E’ più eccitante!
Non stava scherzando. Olga era proprio speciale: provava eccitazione sessuale esercitando i muscoli. Le capitava anche facendo palestra ed era la norma quando era adolescente e sollevava le sue vittime per eccitarsi. Più di una volta raggiunse un vero e proprio orgasmo.
Mario, già stordito dai movimenti su e giù, aveva le braccia penzolanti che cercavano appoggio sui trapezi di lei che intanto faceva ingrossare il suo membro. Quando Mario diede i primi segnali di un possibile lieto fine, lei interruppe il movimento.
- E no. Troppo presto Mariolino per rendere felice il tuo…pistolino.
Si diresse verso il letto e lo gettò sul materasso.
- Ora comincia il vero divertimento…la lotta.
E nel dirlo si tolse gli ultimi indumenti che ancora indossava e con occhi luciferini saltò a cavalcioni della povera vittima.
Stava per iniziare la lotta quando suonò il suo cellulare che si trovava a tiro…
Un nome: Lyudmilla
- Chi è? – chiese un rinfrancato Mario (lo squillo portò con sé un ritorno alla normalità)
- Una troietta. Non ci posso credere. Mi ha trovato.
- Un’amica?
- Non proprio: è del mio paese. Lei non mi ha mai visto e non sa nulla di me, se non che le ho rubato il fidanzato quando vivevo in Bulgaria. Sapevo che lavorava qui al nord e che aveva giurato di vendicarsi. Ho il suo numero ma lei non sa che ce l’ho… Sì? Pronto? Chi parla? ... Cosa vuoi?
- (in russo) Stronza! So dove abiti. Sono qui sotto. Ti ho rintracciato e ora vengo darti una lezione!
- Sei qui? Allora sali. Abito nell’appartamento dietro alla volta. Ti aspetto per la lezione.
Mario comprese la situazione ma ne colse solo l’aspetto violento. Ma che succede? Adesso qui si ammazzano. Io me ne devo andare subito!
- Fermati tu! Dove credi di andare? Me la sbrigo in un attimo e ritorno subito.
Quando Lyudmilla entrò dal cancellone, non poteva immaginare a cosa andava incontro. Non aveva digerito l’abbandono del fidanzato ed essendo vendicativa ora voleva soddisfazione. Per sua sfortuna non aveva mai visto Olga, neanche in foto. Si riteneva in grado di picchiare un’altra donna perché era istruttrice di fitness ma era alta solo un metro e 55 e raggiungeva a mala pena i 50 chili. Tonica, sì ma priva di massa muscolare paragonabile a quella di Olga. Quando fece irruzione nell’appartamento e si trovò di fronte quella gigantessa completamente nuda che era letteralmente il doppio di lei, trasalì e non riuscì più a spiaccicare parola.
- Allora? Non parli più? In foto sembri più alta, invece sei un insetto e sai cosa faccio agli insetti? Li schiaccio! – e, nel dirlo, gonfiò il petto come un gorilla. – Quando inizia la lezione che mi vuoi dare? Sto aspettando…
La ragazza si voltò per riaprire la porta e scappare ma non fece in tempo. Con un balzo felino molto raro per una donna della sua stazza Olga le fu addosso: una mano sulla bocca e l’altra su un inguine, la sollevò come un fuscello.
- Vieni con me di là, non voglio sporcare l’ingresso col tuo sangue.
Terrorizzata per la visione della gigantesca donna e pietrificata per la facilità con cui l’aveva sollevata, seppe dire soltanto: ”Lasciami! Lasciami!”
Incurante delle suppliche di Lyudmilla, Olga andò dritta verso la camera dove si trovava Mario. Essendo già eccitata dai confronti fisici con lui e non disdegnando la dominazione su altre donne, infilò la mano destra nella minigonna della rivale e spinse il suo poderoso indice destro tra le sue mutandine. Dopodichè lo ficcò dentro alle parti intime di lei e iniziò una masturbazione forzata.
- Ahi! Ahi! Mi fai male! Basta!”
Ma le suppliche si mischiavano ad un inizio di godimento seppur forzato.
- Ah! Ti piace, troietta! Me lo diceva il tuo ex che ti piaceva farti sottomettere.
- Non è vero, con lui facevo solo all’amore. – riuscì a replicare Lyudmilla.
Ma la cosa finì subito perché Olga, ovviamente senza fare il minimo sforzo, gettò la poveretta sul letto e la tenne immobilizzata spingendo solo il forte dito indice sul suo petto. Lo fece apposta per stuzzicare Mario. Intuiva che la scena di prevaricazione lo stava eccitando. E non si sbagliava.
- Adesso sì che comincia il divertimento! E’ ora di lottare, piccola Lyudmilla. Scendi dal letto. E tu, Mariolino puoi masturbarti vedendo cosa faccio di queste quattro ossicine.
Lyudmilla, rabbiosa per l’umiliazione subita, prese la decisione più sconsiderata: si alzò e si scagliò contro la rivale che l’attendeva con le braccia sui fianchi, nuda, imponente, con i seni all’infuori e gli addominali in evidenza. Lyudmilla, sicura della propria conoscenza a proposito di difesa personale, fece per dare un pugno al ventre di Olga (essendo quasi mezzo metro più bassa, quello le era proprio a tiro) ma il colpo non andò a segno perché Olga slanciò la sua mano destra verso il pugno, lo fermò, lo avvolse e cominciò a stritolarlo. Lyudmilla emise un grido di dolore e si rese conto dell’errore commesso.
Ma era troppo tardi. Olga mollò la presa, prese a due mani nel mezzo la canottiera che indossava Lyudmilla e con una violenta apertura di braccia gliela squarciò in due. Anche stavolta, la donna fece per scappare (stavolta verso il letto) ma Olga fu lesta ad agguantarla usando proprio la canottiera e la tirò a sé facendola schiantare contro i suoi seni. Appena il volto della vittima fu in mezzo alle due turgide mammelle, la gigantesca dominatrice iniziò a spingere la sua testa sempre più forte contro di sé. Lyudmilla cominciò poco alla volta a non poter respirare e a sbattere i suoi piccoli pugni contro i fianchi di Olga, senza farle ovviamente alcun danno. Ad ogni sua spinta corrispondeva un gemito di lei e ad ogni gemito un sospiro di piacere della forzuta e muscolosa donna che intanto diresse lo sguardo verso Mario per eccitarlo: lo guardava con occhi di piacere, si leccava le labbra e ad un certo punto … ecco il secondo orgasmo. All’apice del piacere, Lyudmilla rischiò davvero di essere stritolata dalla presa a braccia conserte di Olga. Quando la lasciò andare, Lyudmilla crollò a terra semisvenuta, spossata e in debito di ossigeno.
Ora tocca a Mario.
E Mario? Mario era combattuto dal voler intervenire per salvare la povera vittima e il crescente godimento sessuale nel vedere la prevaricazione della più forte sulla più debole. Non voleva ammetterlo a se stesso: quella scena era fantastica e lo aveva portato quasi ad una eiaculazione precoce. Per fortuna, lo scontro finì appena in tempo permettendogli di frenare il tutto (a questo punto, lui voleva solo godere a contatto col corpo di Olga).
- Ora tocca a te! Se mi batti, ti lascio andare!
- Ma io non voglio fuggire!
Olga lo fissò: era la prima volta che una sua preda diceva quelle parole con quel tono di lucida consapevolezza dopo aver visto di cosa era capace. Questo Mario forse era davvero il suo complemento.
- Allora, se mi batti, ti faccio restare.
- Ok! Preparati a vedere chi sono io veramente, …montagna di lardo!
Con somma sorpresa di lei, Mario (che era agile e veloce) con una finta l’aggirò e le saltò addosso da dietro. Le cinse il collo con le due braccia e lo strinse. Ma le due braccine da adolescente stringevano troppo poco per metterla in difficoltà. Con le mani Olga afferrò i due avambracci di lui e affondò le dita da muratore fino a farlo gridare di dolore. Poi se lo scrollò dalle spalle e lo spinse contro il muro a colpi di pancia. Quando lui fu contro il muro gli alzò le braccia in alto contro la parete e le tenne ferme con una mano mentre con l’altra gli prese il pene, glielo manipolò quel tanto che bastava per renderlo turgido e se lo infilò “dentro”. Mario non si oppose né poteva farlo. Olga iniziò a muoversi per eccitarsi e lui cercò di lasciarsi andare ma faticava perché era scomodo. Proprio quando stava per arrendersi (roba di pochi secondi) vide che dietro ad Olga stava arrivando ancor più bellicosa Lyudmilla che si era ripresa dal primo ko. La vide inginocchiarsi, afferrare i polpacci di Olga e cercare di aprire le sue cosce. Con rapida mossa Olga la tirò su per i capelli con la mano libera, le cinse il collo col bicipite e schiacciò il volto contro uno dei suoi seni.
- Ora lecca!
La scena fu un acceleratore d’orgasmo per Mario: Lyudmilla leccava il capezzolo di Olga, Olga la stringeva con quel bicipite duro come il cemento e lui …stava venendo…
- E tu leccami l’altro!
Leccata in parallelo da due schiavi sessuali, una prigioniera del suo braccio l’altro sollevato da terra e appiccicato al muro e che l’aveva penetrata col suo membro, sentì un’eccitazione mai vista. Olga raggiunse l’acme… un piacere mai provato prima…un misto di perversione e autorealizzazione…il leccare dei due sottomessi e i movimenti d’anca di Mario sempre più armoniosi, potenti, incredibili per un uomo di quella età e di quella esile corporatura: un miracolo! Olga emise un interminabile urlo di piacere.
- Mario! Ma come hai fatto a farmi godere così?
Mario si lasciò cadere a terra ma fece in tempo a vedere che Olga, ancora ansimante ma evidentemente pronta per un altro orgasmo, aveva sollevato Lyudmilla tirandola su per il collo con una mano sola e portandola verso la parete. La schiacciò sempre con una mano contro il muro, la bloccò con la sola forza dei seni e la baciò voluttuosamente costringendola ad assecondarla.
Sfregava le sue parti intime contro quelle della rivale ormai senza fiato e parole. Lyudmilla era sollevata mezzo metro da terra, appiccicata contro la parete. Inaspettatamente, la sua parte lesbica, nascosta a se stessa ma mai sopita, emerse prepotentemente. Allora, iniziò a graffiare sensualmente la schiena di lei, poi battere i suoi pugni sulle spalle in segno di impotenza e a sfregare i suoi piccoli talloni (36 di piede) sui potenti bicipiti femorali di Olga. Così, pure lei si lasciò andare all’orgasmo, conquistata dalla possanza fisica di una donna che sembrava dotata di forza sovrumana. Il bello fu che le due donne vennero insieme.
- (in russo) Ora ho capito perché Dimitri mi ha lasciato per te. Sei una forza della natura. Sono contenta di averti sfidato anche se mi hai fatto male e ho avuto paura che tu mi volessi uccidere.
- (soddisfatta) Ho annusato l’odore della tua paura, ho capito che puoi diventare una brava schiava…
- Vuoi essere la mia padrona? Ho provato un piacere immenso! Non mandarmi via! Al diavolo il mio ex fidanzato.
- Sì, ex anche per me; non era un granchè. L’ho lasciato subito. E’ stato l’ultimo uomo grande e grosso che ho avuto. Lo battevo come volevo: era uno sfigato. Poi, dopo di lui, solo magrolini come questo qui…Mariolino! Anche lui può diventare un bravo schiavo. Faremo grandi cose noi tre.
Olga aveva trovato due alter ego: l’altro, a terra, non contento si era masturbato fino a venire una seconda volta godendo di una scena di dominazione lesbo a gratis: da spettatore sì... ma che spettacolo!
…Continua
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