La coinquilina
di
foglia verde
genere
masturbazione
"Dai Lorenzo, basta, non farti troppi problemi. Se hai preso 28 e la tua media è anche lei 28, significa che non si abbasserà. Avrai la stessa possibilità di prendere un voto di laurea alto."
"Amore io però sento che avrei potuto dare di più. È questa cosa che mi tormenta, non il voto in sé per sé."
"Mi hai sempre raccontato che il professore di Finanza internazionale è un gran bel pezzo di merda e che uscirsene con 24 sarebbe stato un miracolo. Hai preso 28 e comunque non sei contento. Fai pace con te stesso. Amore, vorrei che tu sia sereno perché stai facendo veramente tanto. Lo vedo con i miei occhi."
"Cos'è che vedi con i tuoi occhi, Alessia, dimmi, cosa, che sei a 800 chilometri da me?"
Silenzio dall'altra parte del telefono.
"Scusami amore. La verità è che mi manchi tanto, e tutto ciò per me sta diventando difficile da gestire. La distanza, gli ultimi esami, la tesi, ma soprattutto la tua impossibilità di trasferirti qui da me. So che non è colpa tua, ma ci soffro. Oggi si trasferirà un ragazzo nuovo, una matricola, e la stanza degli ospiti col letto matrimoniale in cui ho sempre rivisto me e te non sarà più vuota come prima. Quando arriva qualcuno di nuovo una parte di me viene sempre delusa poiché quel qualcuno non sei mai tu. Non è giusto. Perdonami ancora, amore mio. Mi manchi."
"Amore, sei stressato e capisco. Vorrei però che tu sapessi che stai facendo veramente il massimo in questo momento, e non devi sentirti in colpa per niente. Ti penso costantemente, anche tu mi manchi tantissimo, ma tranquillo che questo momento passerà e saremo tutti più sereni. Sii contento di esserti tolto un pensiero dalla testa oggi dando l'esame. Adesso devo staccare la chiamata che sono impegnata..."
"Va bene amore. Anche io sto rientrando proprio adesso a casa. Ti amo."
"Anche io ti amo. Ricordati che sei una persona veramente incredibile. E fammi sapere com'è il nuovo coinquilino! A stasera."
"A stasera."
Lorenzo non poteva minimamente aspettarsi di trovare, una volta aperta la porta con le chiavi, che il nuovo coinquilino fosse in realtà... una coinquilina. Una ragazzina che assolutamente non pareva maggiorenne stava sistemando le sue cose e aveva riempito la zona giorno dell'appartamento di scatoloni. E pareva stupita quanto lui.
"Scusami, non capisco... ma se Edoardo... giusto, si chiama Edoardo?... non è una ragazza, e tu non sei una ragazza... chi sono le coinquiline donne di cui mi aveva parlato la proprietaria?... Emma, giusto?" Oltre che stupita era anche alquanto spaventata.
"Non preoccuparti, anche io non ci sto capendo niente. La signora Emma mi aveva riferito che tu fossi un ragazzo. Comunque stai tranquilla, non ti mangiamo. Siamo bravi ragazzi. Io sono Lorenzo, by the way." Le porse la mano.
"Io mi chiamo Mia, piacere. Mi sa che dovremmo imparare a convivere. La signora Emma è stata l'unica ad offrire un appartamento condiviso a prezzi accettabili in tutta la città, quindi ormai mi prendo quello che passa il convento. Maledetto caro affitti..."
Lorenzo ebbe modo di osservare meglio quella figura decisamente inusuale in un appartamento in cui sono passati solo coinquilini suoi coetanei e che sapeva così tanto di maschio. Altezza attorno al metro e cinquanta, capelli mossi castani di lunghezza media raccolti in una coda frettolosa e non precisa, trucco minimal, un outfit quasi da dodicenne con una magliettina cropped con una stampa stile anime e dei jeans chiari... anche se pareva di vedere l'orlo di un paio di calze a rete che usciva impercettibilmente dalla vita alta dei pantaloni. Forse aveva visto male. Lo stress fa brutti scherzi a volte. Però qualcosa in quella ragazza non tornava. Aveva una baby face irreale, quella ragazza non poteva essere in alcun modo maggiorenne, e nella sua voce e nel suo modo di parlare c'era un'innocenza incredibile, ma di quelle vere, non di quelle finte che fanno un po' pick me. Tutto questo mal si abbinava però a delle forme ben definite, e certamente non da ragazzina. Il top e i jeans non erano minimamente provocanti, ma era impossibile non notare il movimento del seno e del sedere mentre si muoveva per mettere a posto le sue cose.
Lorenzo non riusciva proprio a capire, quindi non resistette più e rivolse a Mia la fatidica domanda: "Ma quanti anni hai? Scusa l'indiscrezione..."
"Diciannove! Sono una matricola di Fisica."
"Almeno su questo la signora Emma non mi ha mentito."
"Me l'hai chiesto perché sembro più piccola, ve? Non ti preoccupare: non mi sconvolgo mica se ti scopro per sbaglio a masturbarti mentre sogni di metterlo dentro come in certi porno..."
Quello che aveva sentito aveva dell'incredibile. Non tanto il cosa, ma il come. Aveva parlato di metterlo dentro come se per lei fosse una cosa alla pari di bere un caffè, o prendere la metro per andare in uni a seguire. Una cosa innocente, normale, senza alcun tipo di doppio senso. Ancora più incredibile era il fatto che, non accorgendosi della faccia stranita di Lorenzo, Mia continuasse a parlare come se niente fosse.
"Oggi pomeriggio resto qui a sistemare. Torni direttamente stasera per cena con Edoardo?"
"Forse un po' prima, verso le sei. Ci aggiorniamo in ogni caso. La signora Emma mi ha passato il tuo numero. Adesso devo andare. A dopo!"
"Ok Lorenzo, a stasera!"
Mia era tornata di nuovo sola nell'appartamento che fino a quel momento sapeva di maschio, e che adesso con la sua presenza non avrebbe più avuto lo stesso sapore. Lorenzo era ancora convinto di aver visto o sentito determinate cose per la crisi di astinenza da sesso, considerando che era talmente impegnato tra esami, tesi e ricevimenti che non si faceva una sega da più di una settimana. Quindi tornò a studiare al computer in aula studio come se niente fosse.
Staccato lo studio poco prima delle sei, nel tragitto verso casa Lorenzo stava registrando un audio per la sua fidanzata Alessia: "Amore, non potrai credere a quello che ti sto dicendo: la signora Emma mi ha mentito! In realtà la nuova coinquilina è una ragazza diciannovenne, matricola di Fisica. Un po' stramba forse, però tutto sommato sembra una ragazza affidabile e con spirito di adattamento. Spero di conoscerla meglio stas..."
Era inciampato su un sampietrino e se non fosse per dei riflessi prontissimi, che solo un ex cestista come lui poteva avere, sarebbe andato con la faccia per terra. L'audio si era cancellato, e contestualmente Lorenzo pensò che era meglio non distrarsi al telefono mentre camminava, e che avrebbe aggiornato la sua ragazza solo una volta tornato a casa e rilassatosi.
Aprì la porta con le chiavi e Mia non era dove l'aveva lasciata. Metà degli scatoli erano ancora lì dove li aveva visti per la prima volta in tarda mattinata tornato a casa dopo l'esame. Probabilmente lei era uscita.
E invece no.
Dalla stanza degli ospiti proveniva un respiro continuo, ritmato e molto affannoso, ma non urlato. Solo un orecchio attento, e solo nel silenzio più totale, poteva accorgersene.
Forse Edoardo era arrivato a casa prima di lui e aveva messo un porno. Erano due ragazzi con la sessualità molto aperta, era capitato spesso che si segassero nello stesso momento guardando magari un porno insieme.
Però era troppo presto. Solo Mia era a casa a quell'ora.
Andò a controllare, e la porta della stanza degli ospiti era socchiusa. Poteva spiare ciò che accadeva.
L'immagine a cui assistette era una di quelle che non si dimenticano facilmente. Il corpo, nudo e di spalle, di una ragazza in ginocchio che pareva una bambolina, che muoveva talmente tanto bene il culo su e giù che le due chiappe sembravano due palloncini ripieni d'acqua.
Mia, come una vera professionista, stava cavalcando un dildo che pareva decisamente grosso paragonato alla sua grandezza. Ma lo faceva con una naturalezza favolosa: come se la sua figa fosse abituata a dimensioni anche maggiori. Non sembrava una penetrazione, sembrava un ballo su una musica techno.
Anche il seno, ben formato, saliva e scendeva come se tutto il corpo fosse sbattuto violentemente su un letto. Mentre con un ritmo quasi da discoteca il dildo, molto lubrificato, entrava e usciva dal suo corpo, lei si accarezzava i capezzoli, le spalle, i fianchi e l'addome. Lei era innamoratissima del suo corpo. Come darle torto. Quello che lo specchio frontale restituiva era uno spettacolo che avrebbe reso volgare qualsiasi video stupido di siti come PornHub.
Lorenzo, però, che aveva ovviamente cominciato quantomeno ad accarezzarsi il cazzo e le palle, non aveva considerato che lo stesso specchio che gli offriva quello spettacolo offriva anche a Mia la possibilità di vedere che dietro la porta c'era qualcuno. Prima ancora che potesse balenare nella sua testa il pensiero di aver interrotto un momento bellissimo e privato, Mia si morse il labbro inferiore e gli lanciò un contatto visivo fulminante attraverso lo specchio. Lorenzo avrebbe giurato di aver sentito: "il prossimo sei tu". Sentito con una parte del corpo che non erano certamente le orecchie. E che era diventata letteralmente di marmo, recepito il messaggio.
Lei aveva deciso di non staccargli più gli occhi di dosso. Aveva accelerato il ritmo e lo guardava fisso, ma sempre con quell'innocenza strana. Sapeva quello che faceva, ma aveva comunque un viso bambinesco anche se si stava letteralmente sfondando la figa davanti ai suoi occhi. Sembrava un gioco, una sfida, aveva un'aria più competitiva che provocante.
A un certo punto staccò il contatto visivo, prese il dildo e lo azzeccò a una parete laterale (aveva una ventosa alla base), e Mia cominciò a farsi scopare a pecora. Come poteva una ragazza apparire così porca e contemporaneamente così… pura? E come poteva la posizione sessuale più asimmetrica di tutte sembrare un qualcosa di liberatorio ed emancipatore?
Lorenzo non resistette più, andò nel bagno e dopo due minuti venì come non gli succedeva da qualche mese. Non c'era più alcuno spermatozoo nelle sue palle, e l'acqua del water era diventata tutta bianca.
Nello stesso istante aveva sentito anche un orgasmo nell'altra stanza. Con ogni probabilità, avevano concluso nello stesso momento. Provò una soddisfazione nemmeno troppo velata nel sapere che il suo sguardo infuocato aveva contribuito ad arraparla ancora di più.
Una terza cosa successe in quell'istante: suonò una notifica del telefono.
Era Alessia.
"Sono le sei e venti! Sei tornato a casa sano e salvo? Hai conosciuto il nuovo coinquilino? Rispondimi, per favore, mi sto preoccupando!"
Lorenzo inviò un messaggio veloce e sbrigativo.
"Tutto bene, sono a casa. Ho parlato col nuovo coinquilino, sembra simpatico. Ci sentiamo dopo."
E passò tutta la sera a ringraziare quel sampietrino.
"Amore io però sento che avrei potuto dare di più. È questa cosa che mi tormenta, non il voto in sé per sé."
"Mi hai sempre raccontato che il professore di Finanza internazionale è un gran bel pezzo di merda e che uscirsene con 24 sarebbe stato un miracolo. Hai preso 28 e comunque non sei contento. Fai pace con te stesso. Amore, vorrei che tu sia sereno perché stai facendo veramente tanto. Lo vedo con i miei occhi."
"Cos'è che vedi con i tuoi occhi, Alessia, dimmi, cosa, che sei a 800 chilometri da me?"
Silenzio dall'altra parte del telefono.
"Scusami amore. La verità è che mi manchi tanto, e tutto ciò per me sta diventando difficile da gestire. La distanza, gli ultimi esami, la tesi, ma soprattutto la tua impossibilità di trasferirti qui da me. So che non è colpa tua, ma ci soffro. Oggi si trasferirà un ragazzo nuovo, una matricola, e la stanza degli ospiti col letto matrimoniale in cui ho sempre rivisto me e te non sarà più vuota come prima. Quando arriva qualcuno di nuovo una parte di me viene sempre delusa poiché quel qualcuno non sei mai tu. Non è giusto. Perdonami ancora, amore mio. Mi manchi."
"Amore, sei stressato e capisco. Vorrei però che tu sapessi che stai facendo veramente il massimo in questo momento, e non devi sentirti in colpa per niente. Ti penso costantemente, anche tu mi manchi tantissimo, ma tranquillo che questo momento passerà e saremo tutti più sereni. Sii contento di esserti tolto un pensiero dalla testa oggi dando l'esame. Adesso devo staccare la chiamata che sono impegnata..."
"Va bene amore. Anche io sto rientrando proprio adesso a casa. Ti amo."
"Anche io ti amo. Ricordati che sei una persona veramente incredibile. E fammi sapere com'è il nuovo coinquilino! A stasera."
"A stasera."
Lorenzo non poteva minimamente aspettarsi di trovare, una volta aperta la porta con le chiavi, che il nuovo coinquilino fosse in realtà... una coinquilina. Una ragazzina che assolutamente non pareva maggiorenne stava sistemando le sue cose e aveva riempito la zona giorno dell'appartamento di scatoloni. E pareva stupita quanto lui.
"Scusami, non capisco... ma se Edoardo... giusto, si chiama Edoardo?... non è una ragazza, e tu non sei una ragazza... chi sono le coinquiline donne di cui mi aveva parlato la proprietaria?... Emma, giusto?" Oltre che stupita era anche alquanto spaventata.
"Non preoccuparti, anche io non ci sto capendo niente. La signora Emma mi aveva riferito che tu fossi un ragazzo. Comunque stai tranquilla, non ti mangiamo. Siamo bravi ragazzi. Io sono Lorenzo, by the way." Le porse la mano.
"Io mi chiamo Mia, piacere. Mi sa che dovremmo imparare a convivere. La signora Emma è stata l'unica ad offrire un appartamento condiviso a prezzi accettabili in tutta la città, quindi ormai mi prendo quello che passa il convento. Maledetto caro affitti..."
Lorenzo ebbe modo di osservare meglio quella figura decisamente inusuale in un appartamento in cui sono passati solo coinquilini suoi coetanei e che sapeva così tanto di maschio. Altezza attorno al metro e cinquanta, capelli mossi castani di lunghezza media raccolti in una coda frettolosa e non precisa, trucco minimal, un outfit quasi da dodicenne con una magliettina cropped con una stampa stile anime e dei jeans chiari... anche se pareva di vedere l'orlo di un paio di calze a rete che usciva impercettibilmente dalla vita alta dei pantaloni. Forse aveva visto male. Lo stress fa brutti scherzi a volte. Però qualcosa in quella ragazza non tornava. Aveva una baby face irreale, quella ragazza non poteva essere in alcun modo maggiorenne, e nella sua voce e nel suo modo di parlare c'era un'innocenza incredibile, ma di quelle vere, non di quelle finte che fanno un po' pick me. Tutto questo mal si abbinava però a delle forme ben definite, e certamente non da ragazzina. Il top e i jeans non erano minimamente provocanti, ma era impossibile non notare il movimento del seno e del sedere mentre si muoveva per mettere a posto le sue cose.
Lorenzo non riusciva proprio a capire, quindi non resistette più e rivolse a Mia la fatidica domanda: "Ma quanti anni hai? Scusa l'indiscrezione..."
"Diciannove! Sono una matricola di Fisica."
"Almeno su questo la signora Emma non mi ha mentito."
"Me l'hai chiesto perché sembro più piccola, ve? Non ti preoccupare: non mi sconvolgo mica se ti scopro per sbaglio a masturbarti mentre sogni di metterlo dentro come in certi porno..."
Quello che aveva sentito aveva dell'incredibile. Non tanto il cosa, ma il come. Aveva parlato di metterlo dentro come se per lei fosse una cosa alla pari di bere un caffè, o prendere la metro per andare in uni a seguire. Una cosa innocente, normale, senza alcun tipo di doppio senso. Ancora più incredibile era il fatto che, non accorgendosi della faccia stranita di Lorenzo, Mia continuasse a parlare come se niente fosse.
"Oggi pomeriggio resto qui a sistemare. Torni direttamente stasera per cena con Edoardo?"
"Forse un po' prima, verso le sei. Ci aggiorniamo in ogni caso. La signora Emma mi ha passato il tuo numero. Adesso devo andare. A dopo!"
"Ok Lorenzo, a stasera!"
Mia era tornata di nuovo sola nell'appartamento che fino a quel momento sapeva di maschio, e che adesso con la sua presenza non avrebbe più avuto lo stesso sapore. Lorenzo era ancora convinto di aver visto o sentito determinate cose per la crisi di astinenza da sesso, considerando che era talmente impegnato tra esami, tesi e ricevimenti che non si faceva una sega da più di una settimana. Quindi tornò a studiare al computer in aula studio come se niente fosse.
Staccato lo studio poco prima delle sei, nel tragitto verso casa Lorenzo stava registrando un audio per la sua fidanzata Alessia: "Amore, non potrai credere a quello che ti sto dicendo: la signora Emma mi ha mentito! In realtà la nuova coinquilina è una ragazza diciannovenne, matricola di Fisica. Un po' stramba forse, però tutto sommato sembra una ragazza affidabile e con spirito di adattamento. Spero di conoscerla meglio stas..."
Era inciampato su un sampietrino e se non fosse per dei riflessi prontissimi, che solo un ex cestista come lui poteva avere, sarebbe andato con la faccia per terra. L'audio si era cancellato, e contestualmente Lorenzo pensò che era meglio non distrarsi al telefono mentre camminava, e che avrebbe aggiornato la sua ragazza solo una volta tornato a casa e rilassatosi.
Aprì la porta con le chiavi e Mia non era dove l'aveva lasciata. Metà degli scatoli erano ancora lì dove li aveva visti per la prima volta in tarda mattinata tornato a casa dopo l'esame. Probabilmente lei era uscita.
E invece no.
Dalla stanza degli ospiti proveniva un respiro continuo, ritmato e molto affannoso, ma non urlato. Solo un orecchio attento, e solo nel silenzio più totale, poteva accorgersene.
Forse Edoardo era arrivato a casa prima di lui e aveva messo un porno. Erano due ragazzi con la sessualità molto aperta, era capitato spesso che si segassero nello stesso momento guardando magari un porno insieme.
Però era troppo presto. Solo Mia era a casa a quell'ora.
Andò a controllare, e la porta della stanza degli ospiti era socchiusa. Poteva spiare ciò che accadeva.
L'immagine a cui assistette era una di quelle che non si dimenticano facilmente. Il corpo, nudo e di spalle, di una ragazza in ginocchio che pareva una bambolina, che muoveva talmente tanto bene il culo su e giù che le due chiappe sembravano due palloncini ripieni d'acqua.
Mia, come una vera professionista, stava cavalcando un dildo che pareva decisamente grosso paragonato alla sua grandezza. Ma lo faceva con una naturalezza favolosa: come se la sua figa fosse abituata a dimensioni anche maggiori. Non sembrava una penetrazione, sembrava un ballo su una musica techno.
Anche il seno, ben formato, saliva e scendeva come se tutto il corpo fosse sbattuto violentemente su un letto. Mentre con un ritmo quasi da discoteca il dildo, molto lubrificato, entrava e usciva dal suo corpo, lei si accarezzava i capezzoli, le spalle, i fianchi e l'addome. Lei era innamoratissima del suo corpo. Come darle torto. Quello che lo specchio frontale restituiva era uno spettacolo che avrebbe reso volgare qualsiasi video stupido di siti come PornHub.
Lorenzo, però, che aveva ovviamente cominciato quantomeno ad accarezzarsi il cazzo e le palle, non aveva considerato che lo stesso specchio che gli offriva quello spettacolo offriva anche a Mia la possibilità di vedere che dietro la porta c'era qualcuno. Prima ancora che potesse balenare nella sua testa il pensiero di aver interrotto un momento bellissimo e privato, Mia si morse il labbro inferiore e gli lanciò un contatto visivo fulminante attraverso lo specchio. Lorenzo avrebbe giurato di aver sentito: "il prossimo sei tu". Sentito con una parte del corpo che non erano certamente le orecchie. E che era diventata letteralmente di marmo, recepito il messaggio.
Lei aveva deciso di non staccargli più gli occhi di dosso. Aveva accelerato il ritmo e lo guardava fisso, ma sempre con quell'innocenza strana. Sapeva quello che faceva, ma aveva comunque un viso bambinesco anche se si stava letteralmente sfondando la figa davanti ai suoi occhi. Sembrava un gioco, una sfida, aveva un'aria più competitiva che provocante.
A un certo punto staccò il contatto visivo, prese il dildo e lo azzeccò a una parete laterale (aveva una ventosa alla base), e Mia cominciò a farsi scopare a pecora. Come poteva una ragazza apparire così porca e contemporaneamente così… pura? E come poteva la posizione sessuale più asimmetrica di tutte sembrare un qualcosa di liberatorio ed emancipatore?
Lorenzo non resistette più, andò nel bagno e dopo due minuti venì come non gli succedeva da qualche mese. Non c'era più alcuno spermatozoo nelle sue palle, e l'acqua del water era diventata tutta bianca.
Nello stesso istante aveva sentito anche un orgasmo nell'altra stanza. Con ogni probabilità, avevano concluso nello stesso momento. Provò una soddisfazione nemmeno troppo velata nel sapere che il suo sguardo infuocato aveva contribuito ad arraparla ancora di più.
Una terza cosa successe in quell'istante: suonò una notifica del telefono.
Era Alessia.
"Sono le sei e venti! Sei tornato a casa sano e salvo? Hai conosciuto il nuovo coinquilino? Rispondimi, per favore, mi sto preoccupando!"
Lorenzo inviò un messaggio veloce e sbrigativo.
"Tutto bene, sono a casa. Ho parlato col nuovo coinquilino, sembra simpatico. Ci sentiamo dopo."
E passò tutta la sera a ringraziare quel sampietrino.
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