Pensieri di una sub 5 - Il mio tavolo

di
genere
sadomaso

Questa primavera ho fatto follie, quelle vere, ho rifatto il bagno e cambiato la cucina. Abito in una casetta bifamiliare nell'appartamento di mio nonno, veramente vecchio e scomodo, è solo corridoio, stanze piccole e cucina enorme. Ora ho un bel bagno e una cucina moderna e razionale ma non ho cambiato il tavolo anche se faceva inorridire l'arredatrice. Non capiva come poteva piacermi, pensava che non volevo liberarmene perché è un ricordo del nonno, invece è il mio ricordo di Salvo.
È grosso, sei posti, è pesante e di legno vero, non ho voluto nemmeno che me lo restaurava. L'ho tenuto nella stessa posizione di dieci anni fa, appoggiato al muro. Sotto il ripiano ed alle gambe ci sono ancora gli anelli d'acciaio che ha avvitato Salvo, lui era un mago del fai da te, ero appena entrata in questo appartamento e c'erano mille cose da aggiustare, lo facevamo insieme, ho imbiancato con lui, facevamo l'amore sporchi di pittura, lo osservavo affascinata, faceva tutto con una precisione incredibile. E poco alla volta ha trasformato il nostro nido d'amore in un campo di battaglia per i nostri giochi sempre più pesanti. Abbiamo comprato un lettone e ha messo gli agganci ai quattro angoli, alla parete libera ha fissato una spalliera tipo quadro svedese, nel vecchio bagno con anche la vasca mi ha istallato un doccino per i clisteri e con un telecomando poteva da ogni punto della casa alzare il volume della tv o far partire aspirapolvere o frullatore. Non serviva, questa casa ha i muri spessi ed io avevo sempre la ball gag, ma le frustate risuonavano.
Il tavolone in cucina era il suo orgoglio e la mia ansia. Aveva costruito paraspigoli di spugna e materassino lavabile che si agganciavano facilmente ed aveva studiato alla perfezione la posizione di ogni anello d'acciaio per potermi legare in ogni posizione, dritta o di traverso, pancia in giù o di schiena, a novanta o inarcata indietro da spezzarmi, aperta o chiusa, o legata incaprettata sul ripiano, figa e culo esposti a ispezioni, torture e penetrazioni meccaniche.
Sono più di dieci anni ormai, io ne avevo venticinque. Non so come faceva, probabilmente tornava di corsa durante la pausa pranzo. Al mattino uscivamo insieme per andare a lavorare, io tornavo prima di lui, non andavo in palestra, e mi veniva un crampo quando entravo in cucina e trovavo il tavolo già apparecchiato con paraspigoli, materassino e cinghie. Andavo in tilt, sgocciolavo nelle mutandine guardando i giochi che aveva messo sul ripiano, gli attrezzi che voleva usare. Dovevo far presto, ricontrollavo continuamente l'ora. Prima cosa in bagno, doccino per ripulirmi bene e poi doccia. Sul letto mi aveva già tirato fuori il completino che aveva scelto: collarino, polsini, cavigliere e l'imbracatura bdsm, a volte c'erano anche slip, ma più spesso dovevo rimanere a figa nuda. Mi preparavo davanti allo specchio, tiravo forte le cinghie disperata se non mi vedevo abbastanza bella. Le mani mi tremavano e le dita facevano casino sulle fibbie, ero in ansia, avevo terrore che rientrava prima.
Se sul tavolo trovavo le manette di gomma voleva dire che mi voleva già pronta. Erano finte, le potevo aprire con una sola mano, per Salvo la sicurezza era tutto. Guardavo l'ora e mi mettevo la ball gag e la mascherina sugli occhi. Nei nostri giochi ero sempre cieca, forse perché mi era più facile, certamente perché così godevo alla follia ad ogni sfioramento. Mi piegavo a squadra sul tavolo, agganciavo le manette agli anelli sotto e aspettavo. Aspettavo anche mezz'ora o più, con le gocce che mi scendevano sulle cosce, Salvo sapeva farmi soffrire.
Poi lo sentivo entrare. Andare in camera, forse per spogliarsi. In cucina apriva il frigo per bere qualcosa. Dopo un tempo infinito sentivo sfiorarmi le labbra, a volte un bacio, a volte il suo cazzo da succhiare. Mi si apriva l'anima, avevo il mio uomo. Poi era come sempre una sorpresa unica. Ma se partiva il frullatore tendevo i muscoli, sapevo che avrebbe iniziato con una cinghiata o peggio.
Un sabato sera avevamo ospiti a cena una coppia di amici. Non volevo, ma avrebbe cucinato lui, io dovevo solo far la spesa. Quando sono rientrata mi ha preso le borse. 'Vatti a preparare.' Aveva apparecchiato il tavolo per me.
Mi ha massacrata due ore, sono venuta tre volte prima di poter godere del suo cazzo. Ricordo che mi ha legata di schiena braccia e gambe sotto il tavolo, ero aperta, quelle dannate mollette di metallo su capezzoli e figa, io cieca. E poi l'aspiratore che andava e io a novanta col le natiche che mi bruciavano da farmi squirtare, e non capivo cosa mi apriva e riempiva figa e culo, cosa mi vibrava nel cervello. Salvo aveva una resistenza incredibile, solo dopo un tempo infinito mi ha inculata dandomi una gioia immensa.
La cena a quello stesso tavolo è stata un supplizio forse maggiore. Salvo mi aveva chiesto di mettermi i jeans, i più attillati che avevo, non riuscivo a star seduta, mi bruciavano anche le cosce e il dildo che aveva usato mi aveva devastata fino allo stomaco. Ho fatto finta di mangiare e di partecipare alle chiacchiere, avranno pensato che ero scema, avevo la testa altrove, ridevo quando non dovevo e non rispondevo quando mi chiedevano qualcosa. Ci siamo trasferiti nella saletta, tutti appiccicati sui due divanetti. Non resistevo seduta affossata tra Salvo ed un'amica, mi bruciava tutto e, figa, mi sono messa a sognare che Salvo mi diceva di ciucciarglielo davanti a loro e mi abbassava i jeans per mostrare come mi aveva ridotto le chiappe. Mi sarei messa a novanta per tutti se me lo chiedeva.
Sono scappata in cucina. Le due amiche m'hanno seguita per sparecchiare e mettere in lavastoviglie. Salvo è comparso mentre ripiegavo la tovaglia. Mi ha baciata sfiorandomi il capezzolo che mi ha risvegliato le fitte del pomeriggio. 'Brava, c'è già il tavolo libero per quando se ne vanno.' Ho schizzato nelle mutandine, d'aver paura di aver macchiato anche i jeans.
Ero agitata peggio di prima, non bruciavo più, friggevo sotto. Il bastardo li ha trattenuti fino alle due. Appena chiusa la porta ero a novanta sul mio tavolo col suo cazzo in culo che non mi faceva abbastanza male per come mi sentivo cagna. Poi ho sofferto e ho goduto da bestia anche se era notte e non poteva accendere l'aspirapolvere. Nuda, cieca, bagnata fradicia mi ha fatta impazzire con scosse, mollette e oversize che non so come facevo a prendere.
Ho dormito felice appiccicata a lui. La pelle ancora sensibile di mille dolori, le articolazioni doloranti, i muscoli strappati, il ventre coi crampi.
No, non lo cambio il mio tavolo.
scritto il
2024-06-08
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