Sin City - 2 - The Bobbit Worm

Scritto da , il 2022-11-29, genere pulp

Sono tornato!
Dopo 347 giorni Sue mi ha chiamato. Ha mandato Jorge per dirmi che ormai potevo tornare ed io ho preso il primo treno al volo. Proprio subito. Avevo la valigia pronta e pagavo in anticipo la camera che avevo preso vicino alla stazione.
Sono tornato a Sin City e il primo che incontro è Bud White, appena giù dal treno.
“Hai da accendere?”
Gli passo i cerini, non sono un cameriere che accende la sigaretta ad un poliziotto.
Bud soffia il fumo di lato ed agita la mano lentamente per spegnere il cerino. Non ha paura di me, è un vero duro e mi piace anche se fa il detective. Bud è un poliziotto che rispetta le regole ed è un picchiatore fenomenale. Ma non tocca le donne. Mai. Anche lui odia i bastardi che le picchiano.
“Dove sei stato tutto questo tempo, Meek?”
“In vacanza.”
Bud sorride. Credo di piacergli, lui non pensa che sono stupido e sa che anch'io rispetto le regole. Mi hanno detto che è stato lui a tirarmi fuori quella notte di quattro anni fa, io non ricordo, ne ho prese troppe in testa quella notte. È il suo lavoro, l'ho ringraziato e siamo pari così, io non gli devo nulla. Io non devo niente a nessuno. A parte a Sue.
“Una vacanza bella lunga, eheh... In un anno sono cambiate tante cose, Meek, te ne accorgerai presto... Ora c'è Bobbit Worm a dettar legge fra voi...” Mi batte l'indice contro il petto ma poi mi aggiusta il nodo della cravatta. “Tu per me sei un problema, Meek, sai come sono fatto, non credo alle favole. Ad esempio non posso credere che due tossici portoricani abbiano potuto far fuori Roach.” Ha la sigaretta stretta tra i denti. “E nemmeno tu credi alle favole, vero Meek? A me non frega una sega di quello che mi può dire il procuratore: so come sono andate le cose.”
Non rispondo, lo sanno tutti a Sin City.
“Però non so perché l'hai fatto. Tu non sei certo un traditore... Forse per quella troia, Sue, la puttana di Roach?” S'accorge che sto per colpirlo e sorride vittorioso. “Ahiii, Meek, le donne!! Anche tu sei di carne... Okay okay, mi sono però detto, se al procuratore sta bene così, perché prendermela tanto? Tu ci hai fatto solo un favore a schiacciare quello scarafaggio!”
“Roach non era uno scarafaggio.”
Bud butta la sigaretta sui binari con uno scatto brevissimo del polso e con due dita si tocca il cappello. “Allora intesi.... Ah, Meek, qui tutti sanno del tuo ritorno: temo che siano venuti a darti il benvenuto anche i vecchi scagnozzi di Roach.”
Gli sorrido tirando su gli angoli della bocca.

Bud sa il fatto suo ma io sono più bravo di lui, ho le antenne. Proprio!
Sono in tre. Mi sono accorto subito di Mikey che fa finta di guardare i tabelloni dei treni, e di Loew che si nasconde dietro l'edicola e di Dudley che legge il giornale seduto su una panca di marmo. Dudley è il più pericoloso, è uno che spara alla schiena.
Troppo facile, io so sparire. Sto dietro una coppia, m'infilo in un gruppo di preti cattolici, sfilo l'impermeabile e lo metto con la valigia sul trenino dei bagagli. Al ragazzo do cinquanta cents e gli dico di portarmeli all'uscita. Risalgo sul treno e scendo dall'altro lato, sulla massicciata, nel corridoio fra i due treni. Qui corro, io sono velocissimo, e salto fuori vicino ai cessi pubblici. Faccio il giro largo e mi siedo sulla panchina accanto a Dudley. Nemmeno s'accorge di me, gli rompo il collo e lo sistemo come se si è addormentato col giornale in faccia. Il titolone dice che i russi hanno mandato il primo uomo nello spazio: tutte balle, i russi non potrebbero mai.
Vado a riprendermi la valigia mentre gli altri due corrono verso Dudley. Aggiungo un altro mezzo dollaro al ragazzo. Oggi mi sento fortunato.

La città sembra cambiata, ma io non credo a Bud, a Sin City non cambia mai nulla. È solo che alla luce del giorno sembra addormentata.
L'ingresso del Black Manhole è irriconoscibile e non si vede, è grigio sporco e il neon spento è rosso impolverato. Dentro non c'è nessuno nel pomeriggio, solo tre sfigati che non sanno dove stare.
Harry non alza gli occhi e mi passa il mio doppio bourbon. “Non lavora più qui, ora fa la puttana per Bobbit Worm. La trovi stanotte giù al porto, ai Gutman's Docks”

Io so aspettare, ho aspettato 347 giorni. Proprio.
Entro in biblioteca. Mi piace la Sherman Municipal Library, qui non sei strano se non parli. È silenziosa come me. E ho nella valigia il mio libro, La Conquista del Messico di William Hickling Prescott.
Miss Everett diceva che ogni americano lo deve leggere e io lo sto leggendo. È un libro grosso così, molto importante.
Miss Everett diceva di leggere anche la balena bianca di un altro americano importantissimo, ma io ho riletto le prime quindici pagine mille volte e non c'ho capito nulla; forse perché non m'interessano le balene. Invece qui sono già a pagina 428, sono a più di metà, e quando l'avrò letto tutto nessuno potrà dire che sono scemo. Uno scemo non ha letto tutta La Conquista del Messico di William Hickling Prescott. Proprio.

Io so chi è Bobbit Worm. A Sin City sanno tutti chi è il nano giallo, ma io so come si è vendicato di chi gli ha spappolato il fegato col veleno e tante altre cose che non dico. È un bastardo, uno che fa male alle donne.
Sue doveva chiamarmi subito. Ha aspettato troppo. Ma forse non vuole avere attorno uno come me. È così bella, ha i capelli d'oro. Proprio giallo oro. E morbidissimi.
La capisco che non mi vuole attorno, io sono solo Meek.

Sono un'ombra che non vede nessuno.
Ha fatto temporale. I fari delle auto sono lunghi chilometri sull'asfalto bagnato. Le auto luccicanti rallentano ed accostano le puttane.
Sue è tra le sue amiche ed è la più bella.
Sono le più belle puttane di Sin City, vengono anche da duecento chilometri per scoparsele, ma Sue è Sue, è la più bella ragazza mai vista.
Ha su dei pantaloncini cortissimi con brillini rossi che vanno a fuoco alla luce dei fanali. È piegata con la testa dentro il finestrino di una bella Buick uscita dallo sfasciacarrozze. Ci sono dentro dei ragazzi più sgangherati di lei.
“No ragazzi, ahah, ve lo scordate il culo per dieci dollari!”
La sento ridere e la sua risata mi risveglia tutto dentro.
“Ma che stronzi!, cazzo vuol dire che ce l'avete grosso? Ahah, allora dovete pagare anche di più... Fatemelo vedere!”
Tira fuori la testa e sposta i capelli indietro, ma una mano esce dal finestrino e l'afferra alla cintura. “Non andartene, ti facciamo godere... 14 dollari! È Tutto quello che abbiamo.”
Sue finge di non sapere che fare. Si libera della mano. “Siete solo dei pidocchiosi di merda, ma siete simpatici! Okay, ma solo bocca e figa, il culo proprio no. E non salgo, se volete facciamo nel vicolo qui dietro l'angolo.” Prende i soldi, “Questi sono solo dodici, non provate a fregarmi, fuori gli altri due!”, riconta i biglietti accartocciati e li caccia nella borsetta. Si gira verso di me, non le vedo il viso in ombra, solo i capelli gialli illuminati, ma so che sta sorridendo soddisfatta. Ha vinto lei. Come sempre.
Sue cammina sulle cosce lunghissime, non so come fa a camminare su quei tacchi. L'auto la segue lentamente coi ragazzi dentro che fischiano ed urlano 'puttana che culo' e quando svolta nel vicolo i fari illuminano la parete dove sono incollato.
“Meek!!! urla “Sei già qui?!!”. Mi corre incontro ma inciampa rompendosi un tacco. La prendo al volo, pesa come un pulcino. M'abbraccia, “Quanto mi sei mancato, Meek!” Il suo alito caldo sulla faccia mi ubriaca e non posso parlare.
Si scosta indietro per vedermi. Zoppica storta sulla scarpa rotta. “Fatti vedere! Non sei cambiato, sei sempre il mio Meek.”
Tu invece sei più bella ancora, voglio dire ma non riesco. “Ciao Sue”
“Vieni, dobbiamo festeggiare ed ho un sacco di cose da raccontarti.”
“Ehi, chi cazzo è? Hai preso i nostri soldi!”
Sue si gira incazzata. “State zitti! Un attimo.”
“Vuoi che me ne occupo io?”
“No, lascia, sono ragazzi.” Mi stringe al bavero. “Scusami Meek, non pensavo che saresti già arrivato stasera, non avrei lavorato.” Il bacetto mi stordisce. “È bello averti qui, non sai come sono eccitata! Devo farti un regalo!!!”
Si sgancia le scarpe e va a piedi nudi verso i clienti. Sono tre ragazzotti di colore in canottiera che si grattano il pacco sbruffoni ed insicuri. Sono lunghi e magri, hanno addosso la fame di figa bianca.
Sue si struscia addosso, si lascia toccare e tasta i cazzi. Ride che ce l'hanno troppo grosso e i tre minchioni ci credono.
“Il mio amico vuole vedere.”
“Ecchecazzo! No, che si fotta.”
“Avete vergogna? Ahah.” Stringe il pacco al più alto, il capetto dei tre. “È la prima volta?”
“Seee, cazzo credi?... No, non ci va con quel gorilla che guarda.”
“Mmhh... Può pagare.”
“Allora deve darci 14 dollari!”
“Cinque.”
“Non se ne parla, mandalo via.”
“Otto.”
“Dodici, non un dollaro di meno!”
“Dieci.”
“No bella, non ci siamo proprio.”
Non esiste, quel coglioncello crede di poter tenere testa a Sue.
Lei si gira e gli fa sentire il culo contro il pacco. “Sicuro? Perché al mio amico piace guardare che me lo mettono in culo.” Gira la testa. “Meek, dagli dieci dollari.”
Non mi va, ma Sue può fare quel che vuole coi suoi soldi. Ne ha milioni.
È già in ginocchio che li succhia, poi si rialza e aggrappata ad un cazzo si sfila i calzoncini e mette il primo condom.
Il tipo la piega sul cofano della Buick, ci sputa sul buco e se l'incula da stronzo facendola gridare.
Sue mi vuole vicino, mi stringe forte la mano e mi guarda tutto il tempo mentre se la sbattono in culo.

L'aspetto steso sul letto a fissare il soffitto come le mie 347 notti.
Ascolto i rumori della notte e l'acqua nella vasca. Sue canticchia felice mentre fa il bagno, io sono felice così anche se non torna in camera. Io sono solo Meek e lei è Sue.
Ma Sue torna, mi lancia un bacetto e spegne la luce, ma io nel buio vedo lo stesso la seta luccicare sui suoi fianchi mentre viene a stendersi sul letto. Mi piace la seta, è fresca e scivola sul suo corpo caldo. Anche il suo profumo di rose è fresco e caldo allo stesso tempo. Mugola mentre mi si strofina addosso e mi chiede all'orecchio se voglio bere un whisky. Dico di sì solo per dire qualcosa, sono stupido.
“Stanotte tutto quello che vuoi.” Si rialza, voglio trattenerla, non voglio il letto vuoto anche stanotte. Lei mi capisce, è intelligentissima. “Tranquillo, torno subito.”
Nel buio mi rialzo d'un poco mentre il bicchiere mi batte sui denti. È il mio bourbon. Sue allunga la coscia tra le mie e comincia a spogliarmi. Per fortuna è buio, lei sa che io ho vergogna delle mie cicatrici.

“Meek, non devi temere Bobbit Worm.”
Mi ha portato la colazione seduto a letto, quattro uova col bacon. Buonissime ma io sono preoccupato per lei. “Sei davvero la sua puttana?”
“Ah, dicono questo in giro?” Ride nervosa. Ha indosso la mia camicia per vestaglia, è più bella che nuda. “No Meek, le altre ragazze sono le puttane di Bobbit Worm, io ora sono solo mia... Ma ho bisogno di un uomo che mi curi gli affari, non ho più Roach.” Abbassa lo sguardo. È imbarazzata, non voleva nominare Roach e io mi sento in colpa. “Io e Bobbit Worm siamo solo soci d'affari e non mi tocca neppure. Lo sai che non è più un uomo.”
“Quello è un vero bastardo. Proprio un bastardo!”
Sue sembra stanca. “Lo sono tutti.” Dice, ma poi sposta via il vassoio e m'abbraccia al collo. Adesso ride felice. “Ma ora ci sei tu a difendermi, il mio gorilla personale!”
“È pericoloso, io so chi è.”
“Basta, so quello che faccio! Non ti fidi più di me, Meek?”
Perché vuole farmi male? Lo sa, per me è la persona più intelligente del mondo, non sono così stupido da non capirlo.
Mi si accoccola in grembo. “Oh Meek, scusami, m'incazzo perché hai ragione, anch'io non mi fido di quel bastardo... Dobbiamo aver pazienza, ora Bobbit Worm fa paura a tutti ma non sarà sempre così, fidati, cadrà come tutti. Non sarà difficile sbarazzarcene.” Si calma all'istante e mi fa le fusa in braccio. Sembra addormentarsi ma poi ha uno scatto dei suoi: “Sai cosa possiamo fare?!!”
Si rialza in ginocchio sul letto. “M'è venuta un'idea fantastica!” Le luccicano gli occhi. “Ma non so se dirtela, magari non ti va.” Mi carezza il cazzo, duro sotto il lenzuolo. “Mmmm Meeeek, tu sei un vero gorilla, amore mio.” Lo stringe. “Ho bisogno di una vacanza, di andar via da qui.” S'allunga per baciarmi. Il cazzo è duro che mi fa male. “Ma non da sola, voglio farmi una bella vacanza con te.” mi sussurra, “Verresti?”
Il cervello mi s'inceppa, il volto mi va a fuoco. Per fortuna mi bacia, a me dalla bocca vengono fuori solo cazzate che rovinano tutto.
Mi guarda negli occhi. I suoi sono grigio trasparente. “Allora è deciso: mi porti dieci giorni a Tijuana e mi vendi solo a quelli giovani e belli. Ti faccio diventare ricco, sarò la tua puttana.”
Si china sul mio cazzo e succhia piano come s'è addormentata questa notte. Senza smettere mi passa le manette di cuoio e io le lego le mani dietro la schiena. Mi si stende di fianco il viso affondato nel cuscino e sfrega le cosce sul lenzuolo. Io le sollevo la camicia sulle natiche e le sono sopra e in culo.
“Sììì, Meek...” Annuso i suoi capelli. “Meek, Meek, ancora un anno o due, te lo prometto, e scappiamo, andiamo a vivere in Brasile.”
Io non capisco proprio quelli intelligenti. Lei è intelligentissima più di tutti ma non s'accorge che mente a sé stessa. Sue non lascerà mai Sin City.
“Meek, che aspetti?, fammi male.”



PS = Questo è il seguito di un mio racconto dell'anno scorso.
Per la serie A Volte Ritornano

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