L'amico ritrovato

Scritto da , il 2022-09-22, genere poesie

Segui un viottolo in piano
fra l'erba alta profumata dal sole,
è facile, chiunque può darti indicazioni,
sì, il secondo ponticello sul torrente,
ancora cinque minuti ed eccolo,
l'amico di sempre.

È un laghetto luminoso
nascosto nel profumo di larici immobili,
azzurro sotto le nuvole lente.
Non resisti,
c'immergi la mano nell'acqua trasparente.
Meta di tutti i tuoi cammini,
anche l'irrequieto vento delle cime lo raggiunge
e si rilassa cullandone la superficie
in onde che s'allargano fino alla tua anima.
E le grida lontane di due ragazzi che ridono
lo animano senza romperne l'incanto.

Lo conosco da sempre,
da quando riavvolgevo le cassette con la biro
e si confondevano le linee di Mirò.
Da quando i colori di una vacanza,
imprigionati settimane in un rullino,
si riaccendevano poi d'improvviso
sul lenzuolo appeso alla parete
e gli amici affranti si tagliavano le vene.
Da quando chiudevo la porta della cucina
e,
attento che il disco non gracchiasse troppo forte,
le telefonavo col cuore in gola.

Ci torno appena posso,
la camminata meno decisa
e lo zaino un pelo sempre più pesante,
troppa zavorra ci carico!
ma la sola vista dell'amico
m'alleggerisce il passo.
Ne abbiamo fatte tante insieme.

Qui, in una notte lunare,
ho scorto l'ombra guardinga
di un cerbiatto chino sull'acqua d'argento:
due secondi ed è fuggito, sparito!
inghiottito dal suo mondo sconosciuto.
Qui è stata una sbornia epica
a base di vodka, cazzate e genepì,
Un temporale fragoroso
rotolato giù fin sulla nostra tenda,
Un'allegra pisciata in compagnia
in cerchio a spegnere le rosse braci del falò,
Una vociante partitella a calcio
che mancava solo Abatantuono,
Una ciaspolata nel lariceto sotto la neve amica
i tronchi e i rami neri
e dei gracchi nerissimi che sfarfallavano attorno
prendendo al volo i bocconi che lanciavo,
E tante tante trepidazioni
intensi amori senza parole.

Siamo amici timidi,
seggo soltanto sul masso
e gli accenno un brindisi stappando la lattina.
Un punto nell'infinito, oltre il lago,
cattura il mio sguardo.
No, neppure oggi gli domanderò
cos'è vero cos'è falso nel tranello della vita,
il tempo m'ha detto che non lo saprò mai.

Mi passa il panino scartocciato
lo addento con piacere, così dev'essere.
Le chiedo se ha freddo, se è stanca, felice
le indico una bellissima felce, tre metri più in là,
circondata da anemoni bianchi
ed i nostri ricordi ci uniscono.

La vita è qui, adesso.
È l'acqua del nevaio raccolta nel laghetto,
costretta nel torrente vorticoso,
spinta nel fiume sempre più lontano,
assorbita dalla terra
dispersa nel mare
e brillante nella nuvola bianca all'orizzonte.

E di nuovo è pioggia e neve.

Mi sta guardando.
L'amico ride di me,
da lui non otterrò alcuna risposta.
Solo quiete.

Stringiamo le cinghie,
ci scambiamo un cenno d'intesa,
un saluto silenzioso all'amico e
che ne dici?
ce la facciamo ancora a raggiungere il Passo?
Proviamoci!


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Ops, dovevo pensarci prima,
una vera poesia è in rima,
ma or è tardi per rimediare
lo potete ben immaginare.
Potrei però riscriverla daccapo
come racconto senza gli a capo.

Perdonate,
Se il piacer è stato esiguo
non chiedo sconti.
Ma siate magnanimi
e smorzate gli animi.
Considerate
che in fin dei conti
l'ha pur scritta Ambiguo.

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L'Amico Ritrovato è un prestito.
É il titolo di un bel libro
(di quando si sfogliavano e cercavi il posto giusto sullo scaffale)

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