La mia sporca preghiera

Scritto da , il 2022-08-08, genere etero

21 settembre 2019

A volte, la mente è la peggior alleata. Essa non mi dà scampo, trascinandomi da te.
Tu, che sei l’inizio, e la fine, del mio squallido essere.
E così, ancora una volta, il tuo letto si trasforma nel teatro indecente, di una scena torrida.
Ed è lì, che i miei più turpi desideri trovano giaciglio. Tra le lenzuola, rese luride, dal piacere consumato.
È pieno giorno, di un’estate afosa, l’unico suono che si infrange sulle pareti è il mio lamento, che si fonde con il tuo respiro.
Un bacio, quasi dolce, lasciato alla base della nuca, sancisce la mia arresa.
Senza lasciarmi il tempo, di riprender pieno potere sul mio corpo, rilassato dalla sapienza delle tue mani, sento la tua lingua scivolare lungo il centro della mia schiena.
Sciogliendomi nel tuo respiro animale, mi ritrovo a sprofondare in un abisso ignoto, eppure conosciuto.
Bramato. Quell'abisso è il tuo sguardo.
Nuda, non mi oppongo al tuo volere. La vergogna che provo si mischia all’eccitazione di farmi bruciare dai tuoi occhi.
Li sento accarezzarmi la schiena mentre scivoli lungo le mie gambe, ora è la curva morbida del mio corpo a diventarne preda.
Quale istinto ti trattiene, mi chiedo sfiorando con le labbra il lenzuolo, obbligandomi di non implorarti, come l’ultima volta.
Te ne ricordi ancora dannato Bastardo?
Ti ricordi quando ho sussurrato, guardandoti negli occhi:
“Ti prego, inculami”.
Gli stessi occhi che ora lasciano scie di brividi, sulla mia pelle.
Questa pelle, ne ricordi il profumo?
Ora profuma di sesso, di piacere che ho rubato al mio corpo, ripensando a quanto è stato.
Ne sei contrariato, amore?
Lurido porco, cosa hai pensato quando aprendomi le cosce hai trovato la mia pelle imperlata di umori, quali pensieri hanno invaso quella testa di cazzo che ti ritrovi.
Lo puoi solo immaginare il brivido di piacere che mi ha dato mostrarmi a te, farmi vedere vulnerabile e facile preda.
Vergognarmi di desiderarti violento, mentre ti accanivi sulla mia pelle arrossata.
Il suono dei tuoi schiaffi, saturava l’aria, insieme ai miei gemiti.
Ho morso le tue lenzuola, guardando il mio viso riflesso nello specchio ai piedi del tuo letto.
Mi sono sentita così troia, la tua troia.
Mi sono sentita deviata e devota.
E quando con le dita, sei sprofondato in me, mi sono persa in un piacere soffocante.
Ho trattenuto a stento gli ansimi, finché ho pensato che tutti avrebbero dovuto sentire quanto sai far godere una donna.
La tua donna. La stessa che sai far sentire indegna e indispensabile, allo stesso tempo.
La stessa che ha sussultato quando un rivolo della tua saliva le è colato tra le natiche, sai che con quel gesto mi hai resa docile ma affamata.
Un animale silente e accondiscendente, in attesa di sprofondare nei tuoi putridi desideri.
E così è stato Un istante dopo, le tue dita sono affondate in me, completamente.
Hai fatto tuo ogni mio buco, ti sei preso la mia dignità, schiaffeggiando la mia pelle.
Mi hai umiliata con la mia stessa voglia. La stessa fottuta voglia, di essere presa come un animale, da domare.
Ho sporcato le tue lenzuola, il tuo corpo, la tua anima con l’essenza dell’essere, che solo a te ho donato.
Ho infettato la tua mente, e tu la mia.
E adesso, voglio sentirti dentro di me, mentre trascendiamo dallo spazio, dal tempo, dal terreno.
Ancora.










(Ops... 'enuno. Mavvatteneaffanculo tu e il racconto, avevo appena fatto la doccia!)

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