Amori Giovanili 2

Scritto da , il 2022-08-04, genere etero

Quando ho fatto il militare io, Steve Jobs e Bill Gates erano ancora solo degli squattrinati studenti alla ricerca di un garage dove fare i loro esperimenti e il boom informatico era solo una leggenda di fantascienza raccontata da Asimov nella collana di libri pubblicati da Urania.
Non esistevano i personal computer, niente mails e niente internet, figurarsi cellulari e smartphone.
Per un ragazzo di 20 anni gli unici mezzi per tenersi in contatto con qualcuno erano i telefoni a gettoni, ma una interurbana costava uno sproposito, e la posta. Alzi la mano il ventenne di oggi che ha scritto una lettera a mano… non credo esista.
Io scrivevo almeno tre lettere a settimana, cercando di migliorare la mia grafia illeggibile ed evitare errori grammaticali e di sintassi per non fare una figura di cacca. Leggevo anche molto in quel periodo, e questo mi ha aiutato parecchio.
Puntualmente Giusy rispondeva a tutte le mie lettere, le aspettavo con ansia, annusavo l’odore della carta e immaginavo lei china che la scriveva, un giorno dentro ho trovato una ciocca di capelli e l’ho conservata per mesi.
Mi piaceva molto la sua rotonda grafia femminile e ho avuto modo di conoscerla per bene, esprimeva le sue idee in maniera convinta e decisa, non era per niente un’ochetta come molti credevano, era schierata politicamente ed era incazzata nera con certi politici ladroni di cui faceva nomi e cognomi. Io non capivo molto quando mi scriveva di ciò, ero più interessato al calcio, ma comunque si parlava un po’ di tutto: politica, musica, libri, cinema, sport e naturalmente di quando ci saremo rivisti.
Mi ha raccontato molto di sé stessa e anche di quella sera, di come si sia sentita ferita dal mio comportamento quando l’ho scaricata, ma era terrorizzata. Per la prima volta in vita sua era in macchina con un ragazzo che le mostrava senza pudore il sesso in erezione e lei non sapeva cosa fare, si vergognava del fatto di non spere niente e io invece mi atteggiavo a ragazzo esperto, ero insolente, impaziente e irritato… che stronzo che sono stato.
Dopo tre mesi, domani finalmente ho tre giorni di licenza, non vedo l’ora.
Il treno entra sferragliando in stazione e scendo quasi al volo, mi dirigo di corsa all’esterno, spero di non dover aspettare troppo l’autobus.
D’improvviso la vedo, è in piedi alla fermata, mi vede anche lei e mi corre incontro, ci abbracciamo ma non abbiamo il coraggio di baciarci, troppa gente intorno, mi prende sottobraccio e ci accomodiamo in fondo all’autobus. Appena seduti mi guarda e mi dice semplicemente: “Ciao”.
“Ciao”, rispondo, la osservo bene, è bellissima, partiamo e mi guardo intorno, solo pochi viaggiatori e tutti seduti davanti, non resisto e mi attacco in un bacio profondo. Quanto l’ho sognato! La sua saliva sembra dolce e lei ansima, si stacca e mi abbraccia forte, poche parole sussurrate sul mio orecchio: “Ti voglio, l’ho sognato da quando sei partito… quando?”
La sua mano si appoggia sulla mia patta in una lieve carezza e vado in tilt, è sufficiente per farmi venire un’erezione memorabile, lei lo sente e attraverso i pantaloni stringe forte, torna a sussurrare: “Gesù Santo, è grandissimo, la mia farfallina è piccola, come farai?”
“Farò, farò”, rispondo, “non preoccuparti, non sentirai male… forse solo un po’. Dio Santo, se non fossimo sull'autobus lo farei adesso… che ne dici di vederci stasera, subito dopo cena?
“Ok, sì, va bene… ma dove?”
“Mannaggia, hai ragione, non voglio che la tua prima volta sia nella macchina di mia madre, perciò dobbiamo trovare un posto tranquillo domani.”
I suoi occhi si illuminano: “Senti, domani mattina i miei vanno a lavorare e non tornano prima delle 13:00… io brucio scuola e torno a casa, cosa ne dici? Potremmo incontrarci da me alle 9:00.”
“Perbacco, perfetto direi, ma stasera ci imboschiamo lo stesso nella 500 di mia madre e ci strapazziamo per bene, ti garantisco che non farò lo stronzo come l’ultima volta.”
“E io ti garantisco che non sarò schizzinosa e paurosa, la colpa per come sono andate le cose l’ultima volta ce la dobbiamo dividere in due.”
La Fiat 500 di quegli anni era incredibilmente piccola, meno della metà di quella di adesso e non aveva i sedili reclinabili, ma tutti quelli che l’hanno avuta la rimpiangono per la “stretta intimità” alla quale si era obbligati.
Tutto intorno è buio, in lontananza si vedono i lampioni della statale e i fari delle auto quando transitano, ma nella piazzola d’erba ai margini del boschetto dove ci siamo fermati il silenzio è assoluto, non c’è anima viva.
La debole luce sotto lo specchietto retrovisore è accesa e ci permette di guardarci… siamo entrambi nudi e ammiro il corpo di Giusy, è uno spettacolo. Lei invece non riesce a staccare gli occhi dal mio cazzo, ma non ha ancora trovato il coraggio di toccarlo.
Appena spento il motore Giusy non ha perso un secondo, si è tolta maglietta e jeans rivelando la totale assenza di intimo e freneticamente si è messa a slacciarmi i pantaloni mentre io mi toglievo la camicia.
Le prendo la mano e l’avvicino al mio bastone e finalmente avvolge il palmo attorno ad esso, sospirando si attacca in un bacio profondo, schiacciando il suo morbido seno sul mio petto.
I capezzoli strusciano sulla mia villosità e mi regalano sensazioni stupende, le lingue vorticano, le mie mani le accarezzano la schiena e lei non smette di stringere il cazzo. Mi stacco, capisco che non sa come andare avanti e la guido con dolcezza: “Abbassati, leccalo e piano piano cerca di infilarlo in bocca, vedrai che ci metterai poco a capire come si fa.”
L’espressione del volto è scettica, ma i suoi occhi sono carichi di desiderio. La punta della lingua indugia sopra la cappella, ma si ritira subito appena sente la vischiosa umidità delle prime gocce di piacere.
“Continua, non fermarti, succhia quel liquido che esce, così inizi ad abituarti al sapore, stasera per la prima volta in vita tua ti farò bere la sborra, ho passato tre mesi a spararmi seghe sognando questo momento.”
Alza gli occhi: “Davvero mi hai sognata? E ti masturbavi pensando a me? Dai, fintanto io imparo a farti il pompino tu raccontami i tuoi sogni… mi eccita tanto.”
Giusy dimostra un erotismo inaspettato, sono convinto che anche lei si sia masturbata innumerevoli volte immaginando questo momento e tutte le sue paure e tabù stanno crollando di colpo.
“Io ti racconto i miei sogni e tu mi racconti i tuoi… perché lo so che ne hai fatti, non è vero?”
“Siii, non hai idea quanti, ma mi vergogno a dirteli.”
“Ok, allora comincio io, vediamo se ti sblocchi. Intanto continua a succhiarmi la cappella e muovi la mano su e giù, poi, con calma, apri bene la bocca e cerca di infilarlo dentro.”
Lo fa senza più alcuna esitazione e sento il glande avvolto tra il caldo delle sue labbra… che sensazione incredibile.”
“Ecco”, le dico, “era questo che sognavo, tu che mi facevi un pompino come adesso, succhiavi con ingordigia, sempre più a fondo, muovevi la lingua fino a farmi impazzire… così, ecco, brava, dai che stai imparando.”
“Mmmmh, siiiii, ma continua a parlare, dai, dimmi cos’altro facevo.”
“Aaaah, come sento la tua lingua… poi arrivava il momento che ti avvisavo che stavo per venire e tu stringevi forte il cazzo, mi accarezzavi le palle e te lo spingevi in gola fino alla mia esplosione. La mia sborra ti riempiva la bocca e tu mandavi giù tutto, poi mi guardavi sorridendo e mi dicevi che era calda e buona leccandoti le labbra.”
Giusy mette in pratica il mio sogno e lo segue alla lettera, allungo la mano e arrivo per dietro a toccarle la vagina, è fradicia, faccio scorrere il dito lungo la fessura e mi fermo sul clitoride, è pronunciato e duro come un chiodo, lo titillo e subito ansima forte.
Si stacca interrompendo il pompino, premo lievemente tra pollice e indice il bottoncino e lei butta la faccia sul mio ventre gridando, un orgasmo improvviso la travolge facendola tremare come una foglia. Incredibile, quanta libido repressa aveva? È bastato un attimo per farla venire.
Voglio farla godere a fondo e con decisione la spingo a sedersi, le spalanco le gambe e mi tuffo tra il folto cespuglio di peli ricci.
È odoroso ma piacevole, la lingua si infila in profondità e poi succhio il clitoride come se fosse un biberon, la bocca si riempie dei suoi fluidi e lei scatta sollevando il bacino, l’urlo è strozzato ma sembra non finire mai, si agita e devo tenerla ferma, senza pensare che potrebbe rifiutarlo appoggio l’indice sul buchetto del culo e lo spingo dentro per metà.
“Aaaaahh! Cosa faiii? Ooooooh, siiii, così, così, cosìiiiii, continua, aaaaaahhh.”
Con la lingua continuo a raspare in profondità e un nuovo orgasmo, più forte del primo, la sconquassa, grida a pieni polmoni, poi di colpo ricade seduta senza più fiato.
Rialzo la testa e la guardo, ha il volto sconvolto, sorrido e mi rendo conto che ho la mano imprigionata sotto il suo sedere con l’indice ancora ben piantato dentro il suo culetto.
“Rialzati un po’ che tolgo la mano”, le dico.
Risponde con un miagolio: “Noooo, lascialo ancora lì per un po’, mi piace troppo.”
“Wow! Ben volentieri… dai allora, torna sul pompino, finché me lo succhi ci infilo l’altro dito che è più lungo.”
Torna a piegarsi su di me e riprende in bocca il cazzo, io tolgo l’indice e provo col medio, spingo piano e lei ansima forte, riesco ad infilarlo tutto e comincio a pompare, lei deve staccarsi di nuovo dal suo lavoro con la bocca perché non riesce a stare ferma, ansima e geme sempre più forte, non mi sembra vero, ma pare che un dito su per il culo sia sufficiente per farla venire di nuovo.
Mi fermo perché voglio che continui col pompino, ormai sto scoppiando, non ce la faccio più e devo venire.
Riprende a succhiare con convinzione, adesso riesce a infilarselo in bocca per metà e sento l’orgasmo salire.
“Siiii Giusy, sto per venire, posso farlo dentro la tua bocca? Se non ti piace ingoia di colpo senza pensarci.”
Riprende un attimo fiato e risponde: “Sì, dai, sborrami in bocca, voglio sentire che sapore ha.”
Esplodo con un grugnito e la guardo, si è bloccata con il cazzo in bocca e vedo che deglutisce ogni fiotto, io con la mano libera me lo meno, lei capisce subito e imita il mio gesto, continua ad ingoiare finché mi sono completamente svuotato e alla fine si stacca. Mi guarda con la bocca aperta, ha mandato giù tutto e scoppia a ridere.
“Cazzo, non finiva più! Fa un po’ schifo, ma sentirti godere per merito mio è stato bellissimo, avevi il cazzo che tremava dentro la mia bocca, credo questa sia la parte migliore del pompino.”
E si lecca le labbra come ho a lungo sognato.
Il giorno dopo mia madre mi vede uscire presto da casa e mi chiede se vado a fare danni in giro, la saluto con un bacio senza rispondere e alle 9:00 in punto suono il campanello a casa di Giusy, mi apre subito e mi appare davanti una visione, i capelli raccolti a coda di cavallo enfatizzano al massimo la bellezza e il perfetto ovale del suo volto, minigonna in jeans cortissima con gambe lunghe e stupende, un top che non nasconde nulla della sua terza di seno senza il reggiseno e un leggero aroma di bagnoschiuma.
Chiudo la porta e mi butta subito le braccia al collo, ci baciamo con passione e non posso fare a meno di palpare con decisione una tetta, il capezzolo è già turgido e lo premo, lei geme e sospira, poi si stacca di colpo e ansimando mi chiede se voglio il caffè.
Capisco che l’avvicinarsi del momento le metta addosso un po’ di ansia, mi avvicino e le accarezzo dolcemente una guancia: “Caffè e sigaretta dopo, adesso ti voglio.”
Mi guarda, sembra preoccupata: “Ieri sera mi sono resa conto di quanto grosso hai il pene… ho paura.”
“Non averne, sarò dolcissimo, vedrai che ti piacerà.”
“Però io non prendo la pillola e sono nel periodo fertile.”
“Beh, ci ho pensato io. Ho un’intera scatola di preservativi.”
“Addirittura una scatola! Ma cosa devi fare? Non te ne bastava uno?”
“Forse, ma ieri sera mi sono accorto che ti è piaciuto molto il dito nel culetto e allora… hai visto mai?”
“Cosaaaa? Ma perché, anche le donne se lo fanno infilare nel culo? Pensavo fosse una pratica riservata solo ai culattoni.”
“Credimi, ci sono donne che godono di più ad essere sodomizzate che prenderlo davanti.”
“Addirittura! E tu come fai a saperlo?”
Urca! E adesso come rispondo? Non credo sia il caso dirle che ormai ho una certa esperienza in materia.
“Beh… lo so e basta… credimi sulla parola.”
“Tu non me la racconti giusta, quante donne hai inculato finora?”
“Ma dai Giusy! Non sarai mica gelosa spero!”
“Certo che lo sono, ma ne parliamo un’altra volta, adesso ho voglia di te e del tuo cazzone… andiamo in camera mia.”
Stiamo stretti nel suo letto singolo, ma abbiamo cercato di farcelo bastare, ho preparato Giusy con dei lunghissimi preliminari che l’hanno fatta godere già due volte, ha una libido impressionante e adesso mi sembra pronta, mi sistemo tra le sue gambe e struscio lentamente il glande sulla sua vagina, sotto abbiamo messo un telo spugna piegato tre volte per non sporcare le lenzuola, lei è tesa come una corda di violino e, quando cerco di spingere, subito si ritrae dicendo che le fa male.
Mi adagio sopra di lei e la bacio con dolcezza, lei risponde e si rilassa, ne approfitto, assesto un deciso colpo di reni, non entro tanto, ma è sufficiente per strappare l’imene, lei spalanca gli occhi e lancia un urlo. Lo blocco incollandomi alla sua bocca, ansima forte e due lacrime le rigano le guance, mi avvicino al suo orecchio e mormoro sommessamente: “Ecco, è fatta, non sei più vergine, da adesso in poi sarà solo piacere.”
Risponde con la voce spezzata: “Ma perché l’hai fatto? Mi avevi promesso che saresti stato dolce.”
Non le rispondo e comincio a muovermi dentro di lei, piano, con prudenza, cercando di strusciare il più possibile sul clitoride, lei subito inarca la schiena gemendo: “Aaaahh, cosa fai? Siiii, così mi piace, non sento più dolore, ooooohh.”
Provo ad affondare di più, ma subito si lamenta che le fa male e allora pompo a un ritmo più sostenuto senza insistere ad entrare a fondo, praticamente sono dentro al massimo di 10 centimetri, ma sono sufficienti per mandarla in estasi.
Geme, si dimena, ansima, e gode senza soluzione di continuità. Dopo 10 minuti è lei a chiederlo: “Di più, lo voglio sentire tutto, riempimi fino in fondo.”
Entro, lei grida e cerca di farmi uscire, ma la tengo stretta e continuo a spingere, fino all’ultimo deciso colpo che mi fa sbattere il pube sulla sua vagina. L’ho sentito distintamente, con l’ultimo affondo è come se avessi squarciato dei tessuti inviolati e l’urlo acuto che è uscito dalla sua gola mi ha straziato i timpani.
Giusy è senza fiato, le sue unghie mi graffiano la schiena, gli occhi spalancati come a chiedere aiuto, se mi fermo adesso mi rendo conto che poi non mi vorrà più. Parto a montarla senza tregua e dopo poco vinco ogni sua resistenza, allaccia le gambe ai miei fianchi, le mani che prima cercavano di spingermi via, adesso sono incollate sulla mia schiena e mi tirano a sé, ha un orgasmo continuo, gode, grida e ride.
Vengo di colpo e lei mi abbraccia stretto, sfinito mi butto su di lei che sussurra un lungo “Siiiiii” sul mio orecchio.
Esco lentamente e ambedue abbassiamo lo sguardo, una larga chiazza di sangue ha imbrattato il telo spugna, ma il lenzuolo sotto è intonso.
Giusy sospira sollevata, mi guarda e mi bacia: “Dio che male che mi hai fatto, l’avessi saputo non so mica se mi sarei fatta sverginare da te, sono sicura che in giro ci sono ragazzi col cazzo più piccolo.”
Rispondo indispettito: “Sei un po’ stronza però! Vuoi dire che quello che è nato tra noi aveva l’unico scopo di farti perdere la verginità?”
“Non solo, avevo bisogno di un ragazzo esperto che mi insegnasse e tu mi hai insegnato molte cose… anche il pompino con ingoio. Oggi l’unica cosa che mi è dispiaciuta è che tu sia venuto nel preservativo, mi sarebbe piaciuto ripetere l’esperienza di ieri sera.”
“Ma se avevi detto che faceva schifo!”
“Inizialmente sì, ma poi stanotte, ripensandoci, ho capito che invece mi piace e mi sono tirata un ditalino da urlo.”
“Vabbè, tutto questo per dirmi cosa?”
“Per dirti che mi hai fatto godere da matti, ma il mio culetto me lo faccio sverginare da qualcuno col cazzo più piccolo. Però la prossima volta che vieni a casa in licenza, possiamo scopare ancora, tu mi piaci un sacco sai.”
Mi rivesto senza neppure andarmi a lavare, lei mi guarda stupita, sembra non capire: “E adesso? Che ti prende? Perché fai così? Pensavi forse che mi fossi innamorata di te?”
Non le rispondo, infilo le scarpe e vado verso la porta, lei mi viene dietro, è ancora nuda: “Allora? Mi vuoi rispondere? Cosa c’è che non va?”
Mi giro, la guardo, vorrei darle un ceffone ma riesco a trattenermi, mi limito solo a poche parole: “Ciao e vai affanculo, stronza che non sei altro.”
Esco e le rivolgo un ultimo sguardo, sembra allibita, io invece ci sto da cani, mi sono preso una cotta paurosa e me la dovrò far passare.
Una settimana dopo, in caserma, mi arriva una sua lettera, non la apro neppure e la cestino subito. Idem la settimana successiva, poi smette di scrivere.
Il mese dopo ho nuovamente un paio di giorni di licenza, arrivo a casa e subito mia madre mi assale: “Can del boia! Ti avevo detto di non fare il cretino con una delle nostre, c’è la Giusy che mi telefona tutti i giorni per sapere quando torni a casa.”
“Ma che vada a farsi fottere! Avevi ragione tu, è solo una troietta di merda.”
Si mette a ridere, poi con aria complice dice: “Lo so bene che avevo ragione, tale madre tale figlia, prima ancora che tu nascessi la madre si era scopata mezzo paese. Sono convinta che anche il tuo povero papà sia passato per il suo letto.”
“Uuuuuhh, cazzo! Stai scherzando spero.”
“No, per niente, ma almeno con la Giusy hai combinato qualcosa?”
“Mammaaaa! Che curiosa che sei. E comunque sì, il mese scorso l’ho sverginata, ma subito dopo mi ha praticamente dato il benservito, e la scusa è stata che tu e papà mi avete fatto con un uccello troppo grande per lei.”
Mi guarda sorpresa e scoppia in una risata fragorosa, non riesce a smettere e le vengono le lacrime agli occhi, io la guardo interdetto, appena si calma riesce con fatica a parlare: “Figlio mio, se tu c’è l’hai come tuo padre, e non ho dubbi che sia così, anche se non ti ho più visto nudo da quando mi hai cacciato dalla doccia a 10 anni, adesso capisco perché telefona tutti i giorni, deve aver provato qualcuno con l’uccello più piccolo e ha capito la differenza. Difficile accontentarsi dopo aver provato certi salami, e lo so per esperienza.”
Si rende conto che è andata un po’ oltre: “Comunque basta”, dice alzando la voce, “non voglio continuare a parlare di certe cose, sei mio figlio e questi argomenti mi mettono in imbarazzo e non ti riguardano.”
Un ceffone tra capo e collo, una risata e torna alle sue faccende domestiche, lasciandomi di stucco.
Finisco il servizio militare e dopo nemmeno due settimane parto per l’Inghilterra, non ho più avuto modo di vedere o sentire Giusy. Ho girato in lungo e largo l’Europa per quasi 10 anni, sono rientrato in Italia all’inizio del ’90, quando avevo da poco superato i 30 anni.
Quasi non mi ricordavo più di Giusy e ho fatto fatica a riconoscerla quando l’ho incontrata una domenica al bar mentre stava prendendo l’aperitivo. È stata lei che mi ha riconosciuto subito, mi è venuta incontro e mi ha abbracciato, sono rimasto stupito, se da ventenne la trovavo molto bella, adesso, nel pieno del fiore dei suoi anni è a dir poco stupenda… Madonna che pezzo di gnocca!
Capelli castani lunghi sulle spalle, il perfetto ovale del viso ha perso l’aria da ragazzina e lo sguardo è più sensuale, un leggero trucco enfatizza i suoi begli occhi nocciola, il seno decisamente più importante di come lo ricordavo e un culo avvolto in dei jeans strettissimi che urla: “Mordimi! Sono qui per questo!”
“Ciao Giusy, scusa il mio stupore, ma dopo 10 anni ti trovo bellissima.”
Mette il dito davanti le labbra e mi fa segno di non parlare, mi accompagna al tavolino dove era seduta e mi presenta suo marito… un tipo abbastanza banale, considerando come è diventata lei e le insistenti occhiate sul suo culo da parte di tutti i maschietti presenti nel bar.
Vengo a sapere che ha un figlio di 9 anni e che si è sposata un anno dopo che ero partito, un matrimonio riparatore perché era rimasta in cinta, e mi chiede come è andata la mia esperienza all’estero.
Le faccio l’occhiolino e capisce tutto, ma appena il marito si alza per andare in bagno ne approfitta: “Stronzo, perché non mi hai mai risposto? Io volevo sposare te, non quella mezza sega di mio marito, e invece te ne sei andato senza nemmeno salutare e darmi la possibilità di spiegarti. Mi sono pentita subito per essere stata così stronza con te e ho fatto di tutto per parlarti, ti ho scritto, ti ho telefonato, ma tu niente. Perciò sappilo, adesso che sei tornato, dobbiamo riprendere da dove abbiamo interrotto, il prima possibile. Ah, e ti informo che alla fine il culetto non l’ho dato a nessuno… è lì che aspetta il tuo cazzone.”
Il marito ritorna e mi guarda stranito: “Cosa c’è? Sei tutto rosso in faccia.”
“No, niente, scusa, un colpo di caldo. Se non vi dispiace io esco a prendere una boccata d’aria e fumarmi una sigaretta, ciao e auguri per il futuro.”
Faccio per uscire ma mi blocco e torno indietro: “Scusa, dimenticavo Giusy, il numero di telefono di casa mia è sempre lo stesso, magari, se ti va, chiamami, possiamo incontrarci davanti ad un caffè e parlare dei vecchi tempi, sempre che tuo marito sia d’accordo naturalmente.”
Lei mi fa l’occhiolino e risponde al posto del suo maschietto che sembra piuttosto disinteressato a tutto: “Ti chiamo domani stesso, e per mio marito non è assolutamente un problema… ciao.”
La relazione con Giusy è durata molti anni e ne abbiamo fatte di tutti i colori, che amante incredibile! Ma questa è un’altra bella storia che racconterò più avanti.

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