Il mio papà 10° - Dopo il culo...la gelosia!

Scritto da , il 2022-07-21, genere incesti

Come sempre avveniva quando facevo l'amore col mio papà, alla fine di ogni amplesso, mentre aveva ancora dentro di me il suo pene ed il calore del suo seme che scivolando ben oltre le pareti vaginale e la bocca dell'utero, vagava nel mio corpo (scaldando il frutto del nostro amore che cresceva nel mio ventre) e risaliva oltre lo stomaco per raggiungere le papille gustative le cellule cerebrali custodi di ogni godimento.

Mio padre coi suoi potenti schizzi di sperma, non impregnava solo il mio sesso ma coinvolgeva tutto il mio corpo e la mente in un turbinio senza fine.

In quel momento, stretta dal suo languido abbraccio, chiudevo gli occhi e tra le braccia di Morfeo, navigavo verso mondi sconosciuti in cui ci potevamo orientare solo io e lui.

In quella circostanza in verità, con nel subconscio le parole che ci eravamo detto prima che mi addormentassi, avevo visto anche la mia bambina ormai grande che, nell'aspetto e nei modi del tutto simile alla Moana Pozzi, giaceva ansimando e contorcendosi sotto le sferzate della verga del padre mentre io le accarezzavo i capelli.

Mentre faceva l'amore con nostra figlia, vaneggiava di dominazione maschilista, senso di possesso e gelosia latente.

Al mio risveglio ero completamente sudata e con la fica madida di umori ed ancora gocciolante dello sperma di mio padre.

Mentre aprivo gli occhi lui mi accarezzava e mi tempestava di baci con una dolcezza ed una delicatezza di cui solo lui era capace.

Quando ben sveglia mi ero tirata su, lui col solo cenno degli occhi, mi aveva ricordato che per riprendere col desiderato rapporto anale, avrei dovuto fare un clistere.

Senza ulteriori parole, mia padre mi aveva presa in braccio come aveva fatto prima e mi aveva deposta sulla panca in bagno dai cuscini morbidi ma adeguatamente idrorepellenti.

A quel punto, mentre io distesa a pancia in giù allargavo le gambe, lui mi aveva aperto le natiche e mi aveva infilato la cannula riversando nelle mie visceri tutto il contenuto tiepido di quell'enteroclisma alle essenze orientali profumate ed emollienti.

Subito dopo, mi aveva "Tappata" con l'elegante plug rosso con in testa un cristallo azzurro di Swarovsky che lui stesso mi aveva regalato e che mi faceva indossare durante le nostre escursioni fuori casa in cui non indossavo mai mutandine.

Dopo circa dieci minuto avevo evacuato la prima pozione seguita da una seconda che mi aveva lasciata completamente pulita e ben aperta.

A quel punto avevamo fatto la doccia insieme e dopo esserci accarezzati, toccati, baciati ed asciugati reciprocamente, eravamo tornati sul lettone matrimoniale e li, dopo un lunghissimo bacio in cui le lingue si intrecciavano in un mare di saliva come a non voler mai sciogliere i loro nodi, ci eravamo messi a sessantanove e mentre io gli succhiavo il cazzo e gli leccavo le palle e il perineo, lui armeggiava con le mani e la lingua col mio pulsante buco del culo libero dal plug.

Mi aveva infilato prima un dito, poi due, poi tre ed infine aveva cominciato a chiavarmi con la lingua mentre con le dita tra le labbra della fica e la clitoride, mi aveva procurato un primo orgasmo.

Io lo succhiavo con vorace passione ben sapendo che, benché duro ed arrapato, non mi avrebbe fatto lo scherzo di venirsene prima di avermi soddisfatta ben bene il culo.

Infatti, quando attraverso le sue contrazioni aveva capito che il momento era pericoloso, aveva cambiato postura e mi aveva fatta mettere a pecora.

Poi aveva preso una banana ben matura e con quella schiacciandola dentro, mi aveva ben lubrificata lo sfintere anale.

In quella mia postura colla testa appoggiata al cuscino e le chiappe in aria, mi aveva leccato la fica e mangiato parte della banana che fuorusciva dal mio orifizio anale.

Poi, tenendomi le mani sulle tette mi aveva chiavata forte sino a regalarmi due orgasmi in successione rapida ed infine, stringendomi i fianchi con la morsa delle sue dita, mi aveva puntato la cappella sul buchino e con un colpo secco, si era schiantato nel mio retto con un acuto schiocco delle sue palle sulla mia fica grondante di umori.

A quel punto mio padre pareva cambiato e da amante, premuroso e gentile, si era trasformato in una bestia che stringendomi dolorosamente i fianchi nella morsa della sue dita, si schiantava in me con spinte sempre più potenti e profonde.

Grugniva come una bestia ed io mi sentivo davvero come una scrofa montata dal suo cinghiale.. bestiale nei suoni e nei suoi affondi scomposti.

Mentre lui mi inculava in quell'insolito modo selvaggio, io mi tormentavo la fica con una mano e nel momento in cui lui grugnendo aveva cominciato a riempirmi le visceri di sborra bollente, anch'io godevo sia con gli spasmi delle mie contrazioni anali che con la fica martoriata dalle mie dita.

Dio mio che inculata!

Che goduria!

Che bestie!

In meno di un'ora, eravamo stati capaci di far emergere la parte più istintivamente bestiale che covava in noi e la cosa non era finita li, giacché quando mio padre si era sfilato, aveva voluto che mi sedessi con la fica grondante di umori ed il buco del culo gocciolante sperma e succo di banana sul suo volto per poi cambiare postura ed unirsi a ma nel bacio più gustoso ed osceno della mia vita.

Un delirio!

Un vero delirio dei sensi in cui ogni componente umana pareva svanita per lasciare posto alla bestia che vi era in noi.

-Ti amo papà! Ti amo più di ogni altra cosa al mondo!-

-Anch'io ti amo cucciola e devo confessarti che sono geloso e che forse non vorrei che tu facessi l'amore con tuo zio.

Già sarò costretto ad accettare il fatto che dormi con tuo marito ma con tuo zio, farei volentieri a meno!.-

Incredibilmente, avevo sognato proprio un'ora prima che mio padre anche se non lo dava a vedere era geloso di me!

Quello era davvero un problema imprevisto con gli impegni che mia madre, io ed anche mio padre, avevamo preso con lo zio.

Ricordo la promessa: Prima di sposarmi avrei dovuto fare l'amore anche con mio zio e dopo il parto della creatura di papà che portavo in grembo, avrei dovuto farmi ingravidare anche da lui per dargli il figlio che non aveva potuto dargli mia madre, sua sorella.

segue

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