Storia della scienza, tra donne e buchi neri

Scritto da , il 2022-05-11, genere comici

L'astrofisica recente
È evoluta veramente.
L'universo i suoi misteri
Svela agli scienziati veri.
Ma in passato era già nata
'sta dottrina strampalata
Che associava alla natura
Delle donne la premura.
Quella scienza molto antica
Si occupava della fica
E inventando dei pretesti
Promuovevansi gli incesti.
Sì parlava dello studio,
Delle formule il preludio.
Ma lo scopo, fino in fondo,
Era il culo bello tondo
Di ragazze e belle donne.
Roba da restare insonne!
Di madame e damigelle
Di toccare le mammelle.
E se andava la serata
Ci scappava una scopata.

Già con Socrate ad Atene
Il terrore per l'imene.
Si diffuse al Partenone
Colpa pur di Pigmalione.
I filosofi più antichi
eran alti e molto fichi.
Attiravan le ragazze,
che accorrevan tutte pazze.
Raccontavano favelle
Alle giovani più belle.
Passeggiavano tra i templi
Ma nell'ombra erano scempi
Di culetti e passerotte,
Di membrane presto rotte.
Con la scusa della scienza
Sì spargeva la semenza.
Quei filosofi e oratori
Pretendevan tutti i fori.
Fin dai tempi di Santippe
si facevan far le pippe
Mentre già dopo Platone
si diffuse il soffocone.
Quando infine giunse Eunica,
si parlava ormai di fica.
Archimede a Siracusa
Non chiedeva neanche scusa.
Duro il membro, era una trave;
Poi bruciava qualche nave.
Dicono poi che Plutarco
Nelle fighe aprisse un varco.
Ci si ferma un bel momento,
Serve del discernimento.
Non bastavan più le rette
Per studiare culi e tette.
“Qui ci vogliono misure
Più precise, più sicure.
Curve ed angoli importanti
Giovan anche agli impotenti!”
Per fortuna un greco ameno
Inventò seno e coseno.
Sono queste, due unità
Fatte all'uopo per beltà.
Per aver nozioni vere
Delle zinne e delle pere.
Delle chiappe e i culi sodi
Per cantar di scienza e lodi.

Arrivarono i romani
Penetrando nei forami
Senza chiedere il permesso
E da allora nacque il sesso.
In quei giorni Plinio il vecchio
Lo menava usando un secchio.
E il nipote, più perfetto
conosceva bene il retto.
Conquistarono un impero.
Ma ragazze e pelo nero
Si dimenticaron presto
e la storia fece il resto.
Voglio dir degli scienziati,
certo non dei magistrati,
tantomeno gli oratori;
non vi dico i senatori.
Penso all'urbe di Pompei,
e quel nome, non saprei...
Con quel nome evocativo,
già mi tocco mentre scrivo.

Venne poscia il Medio Evo:
Due parole gliele devo.
Gli scienziati in estinzione,
Colpa dell'Inquisizione,
Se ne stavano nascosti,
Ma con membri belli tosti.
Fino al tempo delle streghe
Si facevan far le seghe.
Ma se scienza nominavi
Tosto tra le fiamme andavi.
Se alla mente davi sfogo
Dritto andavi dentro a un rogo.
Con le fiamme calde e fulve
Non pensaron più alle vulve.
Poi arrivaron le crociate
E scordaron le patate.
Combattevan come muli,
Diventaron tutti culi.
Come Ulisse in mezzo ai proci
Diventaron tutti froci.
Poca scienza e gran fatica.
Cala il culto della fica.

Fino a che il Rinascimento
Riprodusse un gran fermento.
Col principio di Stevino
Si rivalutò il pompino.
Sull'esempio del Mantegna,
dipingevano la fregna.
In Italia Galileo
Decantava il perineo.
In quei tempi la Toscana
Era già una terra arcana.
Producevano oli e vini
Di sapori sopraffini.
Ma ai cultori del frantoio
Lui parlava dell'ingoio
Come scienza sopraffina
Da alternare alla vagina.
Si sceglieva le ragazze
Le adocchiava nelle piazze.
"Te le scopi tutte quante?"
Gli chiedevan di frequente.
"Telescopi è l'argomento,
Ma io cambio poi l'accento!"
Rispondeva Galileo
Dal principio del corteo.
E portava quelle belle
Con la scusa delle stelle
In ginocchio e culo in aria
Per la scienza planetaria.

Poi si sposta in Inghilterra,
Che alternava scienze e guerra,
La questione della fregna,
Siamo dunque in Gran Bretagna.
Stava un dì Newton Isacco
Rimestandosi nel pacco.
Nella mano ha una donzella,
Certamente molto bella.
Se la porta in un frutteto,
Sì avvicina mogio e cheto.
Ma al momento della festa
Una mela cade in testa.
Alza gli occhi verso il cielo
Che si estende oltre quel melo
Pensa già: "ma che sfortuna!"
Ma si avvede della Luna
Che girando intorno lesta
Mai caduta è su una testa!
Questa cosa lo diletta,
La ragazza intanto aspetta.
"Non farò mai la scienziata
Se stanotte una scopata
Non mi infileró nel sacco!"
Questo dice e intanto Isacco
Pensa con molta attenzione
Alla sua gravitazione.
Mentre con la mente vola
La ragazza fa da sola.
Quando infine questa viene
Nella mente quello tiene
Le sue leggi ormai perfette,
ma dimentica le tette!
La ragazza lo abbandona.
"Senti Isacco, tu vai in mona!"
Da quel dì, in tutta l'Europa
Non si pensa più alla topa.
Le equazioni sono troppe
Non si pensa più alle poppe.
Nei congressi si litìga
Non si sogna più la figa.
Non gli tirano più i cazzi
Della scienza sono pazzi!
Alla passera pelosa
Non si scrive più una prosa
E la figa depilata
Non è più considerata.

Mentre, è noto, Faraday
Circuiva solo i gay,
Non dimenticar Galvani,
Che alternava lingua e mani.
Alle rane le zampette,
E alle giovani le tette,
Stimolava, ora lo evinco,
Con il rame e con lo zinco.
Fu soltanto il grande Volta
Che l'astuzia sua ha raccolta:
Dona al seno più perfetto
Una scossa e un forte effetto.
Quella via un po' sadomaso
Venne abbandonata al caso.

Per fortuna, un dì, un tedesco
Porta l'acqua nuova al desco.
Con Einstein la scienza viva
Diventata è relativa.
Particelle, raggi e ioni
Ci hanno già rotto i coglioni,
Ma l'amore non si è perso,
Rimirando l'universo,
Per la donna e le sue forme
E si cambiano le norme.
Si rimestano i calzoni
Per rispondere agli ormoni.
Gli scienziati con la storia
Si rinfrescan la memoria.
Con i succhi vaginali
Si risolvon gli integrali.
Col clitoride è banale
L'equazion differenziale.
Curvatur di spazio-tempo
Non produsse gran fermento.
Sola curva interessante
È la tetta autoreggente
Già si alterna il telescopio
Alle trombe di Fallopio
Si ricercano i neutrini
Nel canal del Bartolini.
Sì producon particelle
Palpeggiando le mammelle.
Con le verghe ed i nerchioni
Sì frantumano i neutroni.
Dentro agli acceleratori
Ora scopan vacche e tori.
Pure scindono l'uranio
Penetrando il deretanio.
Gli scienziati e gli studenti
Quei maiali impenitenti.
Pensan sol di donna al pelo
Quando alzan gli occhi al cielo.
Già si immaginan le tette
Con ellissi, orbite e rette.
E di farsi una scopata
Quando giunge la nottata.
Vanno negli osservatori
Per godersi tutti i fori.
Con strumenti portentosi
Per saziare i più focosi.
Delle donne gran guardoni
Già si saziano i porconi.
Sbircian giochi tra le amiche
Che si toccano le fiche.
Guardano dagli strumenti,
Se lo menano contenti.
Nelle luride cantine
Si disegnano vagine
Col compasso e con la riga
Si teorizza sulla figa.
Ma fra tutti, i buchi neri
Sono oggetto di pensieri.
Di esplorarli e penetrarci
Son disposti tutti a darci.
Dì infilarci lingue e cazzi,
Di toccarli sono pazzi.
Parlano di buchi neri,
Ma non tutti sono veri
Certi son lassù nei cieli
Mentre gli altri in mezzo ai peli.
Tutti attirano materia,
Quella moscia e quella seria.
Certi drizzano l'uccello
Mentre gli altri neanche quello.
Resti di una stella morta.
Una storia nata storta.
Ma degli altri vanno pazzi
Sono fatti per 'sti cazzi.
"Guarda bene che mistero
Cela quel bel buco nero!
Di studiarlo ne ho le voglie,
Non lo sappia mai mia moglie!"
Si organizzano escursioni
Parlan di penetrazioni.
Di protendere i minchioni
Oltre i buchi degli ozoni.
Il fotone in alto scocca,
Loro pensano alla gnocca.
Universi paralleli
Con due fighe senza peli.
Lo scienziato, questo matto,
ora sembra bello fatto.
“Guarda la costellazione!”
ma già tende alle tettone.
“Mira bene, quello è il Toro!”
ed intanto pensa al foro.
“Guarda là, Gemelli e Auriga!”
con due dita nella figa.
“Vedi? Quella stella è Spica!”
e la lingua è sulla fica.
Quando si alza lo strumento
pensa invece al godimento;
se poi usa il riflettore
con la donna un film hard core
già si immagina a girare
per finire poi a scopare.
Qui finisce questa storia
di vagine e di cicoria.
Tante verità abbiam dette
dalla passera alle tette.
Ora tutti crederanno
che la scienza ha mosso inganno
raggirando le donzelle
con la scusa delle stelle.
State dunque molto attenti
ai progetti delle menti.
Quando studiano api e fuchi
s'interessan solo ai buchi
delle donne brutte e belle
delle chiappe e le mammelle.
Dubitate in ogni verso
di chi parla di Universo
Affidatevi più spesso
a chi, onesto, chiede sesso.

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