Zozzerie in bagno - Mio malgrado, l’infinito mi tormenta

Scritto da , il 2022-04-27, genere prime esperienze



Forse è stato il Margarita, forse il Negroni.
Forse è il fatto di averli alternati, a ripetizione, riempiendo presto il tavolo di bicchieri.
Forse sarà perché stasera ha mangiato poco prima di venire, una pizzetta al bar sulla strada per la discoteca, una pizzetta e una birra, ovviamente.
O forse, invece, tutto è iniziato quando Gianmarco le ha dato quella pasticca e lei l’ha buttata giù facendo una linguaccia.
La seduzione della linguaccia, lasciapassare per il paese dei balocchi.

Sta di fatto che ora, per Maddalena, le luci dell’Alcatraz non sono più delle semplici luci, sembrano piuttosto tanti soli nevrotici e impazziti che non la smettono di sorgere e morire a velocità supersonica.
La musica? Non esige più di essere definita come tale, non c’è alcuna melodia, piuttosto un cubo di Rubick di suoni che girano come un trattore. Di tanto in tanto sembrano schiarirsi ma solo per un breve istante, poi tornano a rotolarti giù per la schiena. Fra echi di afro beat e quattro quarti di cassa che ti entrano dritti nel buco del culo.
Anche ballare è un concetto che chiede di essere reinventato, la libera scoordinazione del corpo diviene l’unica non regola, per il resto basta agitare poco la mano che tiene il cocktail, per non rovesciarlo, tutto.
Scie di Lancôme La Vie Est Belle, Chloé Nomade Absolu, Guerlain Mon Guerlain Bloom of Rose, intrecciate al sudore dei corpi che le passano accanto, forse due, tre, talvolta più di cinquanta, anime in paillettes che muovono culi lucidi di ecopelle aderenti.
Una giungla fumosa e intermittente al ritmo dei bassi, così forti che l’unico modo per comunicare è URLARE, UN ALTRO MARGARITA CON BAVE DI ZUCCHERO, FORSE È STATO QUELLO, FORSE È PERCHÉ HA MANGIATO POCO, UNA BIRRA PRIMA DI LASCIARSI INGHIOTTIRE DAL BUIO AFRO BEAT, FORSE QUELLA PASTICCA, PROVA QUESTA MADDY, LINGUACCIA SPALMATA SULLA PORTA DEL PAESE DEI BALOCCHI, IN CUI I SOLI NASCONO E MUOIONO A VELOCITÀ IPERSONICA, ROSSO E GIALLO DI MR. RUBICK A POMPARE NELLE ORECCHIE, QUELLA PASTICCA PROVALA MADDY, LINGUACCIA UMIDA CON SCIE DI LANCÔME, LA VITA È BELLA, BASTA SOLO FARE ATTENZIONE A NON ROVESCIARE IL COCKTAIL, ME NE PRENDI UN ALTRO? ASSAGGIA QUESTO MADDY, TI SCUOTE LA SCHIENA FIN DENTRO AL BUCO DEL CULO, COI SOLI IN QUATTRO QUARTI E IL SUDORE AVVILUPPATO ALLE CAMICE DI STRASS, FORSE È STATO PERCHÈ HA MANGIATO DAVVERO POCO, FACEVA SCHIFO QUELLA PIZZETTA, FACEVA SCHIFO TI VA UNA SIGARETTA? CHE HAI DETTO? POSSO TOCCARTI UNA TETTA? VUOI FUMARE? PROVA MADDY, CHE LA VITA È BELLA, LA VITA È UNA SOLA E LA SCOORDINAZIONE DEL CORPO È L’UNICA NON REGOLA, COME MARIONETTE SENZA SENSO FANCULO PURE ALLA MELODIA, USCIAMO A FUMARE? LAME LASER A TAGLIARE IL BUIO, FORSE SONO I TACCHI, COSÌ ALTI CHE FANNO MALE AI PIEDI MA TI AVVICINANO AL CIELO, USCIAMO A SCOPARE? CHE ANCHE SCOPARE È UN CONCETTO CHE CHIEDE DI ESSERE REINVENTATO, DEVO PISCIARE ELY, USCIAMO A FUMARE? ECHI DI AFRO BEAT SOTTO LE ASCELLE E UN NEGRONI STRETTO NELLA MANO, BRACCIALI DORATI E UNGHIE LACCATE DI STRASS, MI HANNO DETTO CHE QUI, OGNI TANTO, VIENE ANCHE BALOTELLI, CHE CAZZO HAI DETTO? CUBISMO MUSICALE ALLA GUIDA DI UN TRATTORE E DA QUAND’È CHE BALOTELLI GUIDA IL TRATTORE? ME NE ORDINI UN ALTRO? BLOOM OF ROSE E BAVE DI ZUCCHERO, TALVOLTA LE FACCE DEI SOLI SI SCHIARISCONO, RESTANO SOSPESE NEL VUOTO DI UN, DUE, TRE, QUATTRO E POI GIÙ A ROTOLARE SULLA SCHIENA COPERTA DI STRASS, FORSE INVECE È COLPA DI QUELLA PASTICCA, CHE CAZZO RIDI ELY, CHE CAZZO RIDI? IO DEVO ANDARE A PISCIARE, LAME LASER A INQUADRARE UNGHIE ROSSE, GIALLE E BRACCIALI AFRO CHE TINTINNANO IN UN, DUE, TRE, QUATTRO, ALITO ALLA VODKA E SUDORE DA CENTOTRENTA EURO, EURO, EURO, EURO, BASSI DENTRO AL CUORE E TACCHI DA CENTO TRENTA EURO, EURO, EURO, CIAO RAGA, COM’È LA SITUA? QUELLA VOCE DAL PALCO, QUELLA VOCE CHE È SESSO E SUDORE, GRAFFI DI ECOPELLE, EHI NON TOCCARMI IL CULO! NE HAI UN’ALTRA DI QUELLE? HAI GLI OCCHI ROSSI MADDY, GIALLI E ROSSI DI DJ RUBICK E QUELLA VOCE DAL PALCO, DI DONNA COI TACCHI ALTISSIMI, HAI UN GRAN CULO MADDY, HAI PROPRIO UN GRAN CULO, PIACEREBBE ANCHE A BALOTELLI, DEVO ANDARE A PISCIARE ELY, STAI ATTENTA CHE IL BAGNO È UNO SCHIFO, DEVO ANDARE A VOMITARE ELY, STAI ATTENTA e poi fuori, respira, adesso, stappando le orecchie sature di bassi a strisciare lungo il corridoio che porta ai cessi dell’Alcatraz.

Sudore sulle braccia scoperte dalla canottiera dorata di paillettes, tenendosi alle pareti che sembrano girare vorticose come in un tunnel, il cui punto di luce è il paradiso del bagno, lontano qualche metro o qualche chilometro, una mano dopo l’altra, fra fiammelle che accendono sigarette, urtando spalle di persone in contromano che stanno per rituffarsi nel PAESE DEI BALOCCHI CON MILLE SOLI LAMPEGGIANTI E QUELLA VOCE DAL CIELO E DALL’INFERNO, DEVO PISCIARE, eccola, finalmente, la porta del paradiso.

Nubi di marijuana e nebbia di urina stagnante ad aleggiare sopra l’immancabile fila indiana di femmine sudate con un gran bisogno di liberarsi la vescica e rifarsi il trucco ma quante diamine saranno? Troppe, davvero troppe pensa Maddalena coi battiti alle tempie e la gola secca ci vorrebbe qualcosa da bere, certo, ci vorrebbe un posto tranquillo in cui fermarsi a dormire, solo un po’, dormire e pisciare, ridere rimbalzando via dalla fila sotto gli occhi truccati delle stronze che cazzo avete da guardare? Sto per farmela nei pantaloni e ho un disperato bisogno del bagno, ecco cos’ho.
Così tornare nel tunnel a strusciare le pareti fino alla porta dell’inferno, il cesso dei maschi, che sarà anche libero ma puzza da fare schifo devo vomitare e poi devo dormire!
Sfumano nel cervello operazioni matematiche che fanno ridere sull’inversamente proporzionale numero di persone in fila rapportato alla quantità di puzza che cazzo vi mangiate uomini? Che cazzo vi bevete ce ne vorrebbe un altro e magari anche dormire camminando ancora qualche passo fino a un’altra porta, poco più in là, una di quelle con su scritto “Staff Only”, oltre cui è fin troppo facile immaginare ci sia il purgatorio, anche se non ho mai capito cosa cazzo sia!
E giù a ridere, a bomba la serata Maddy, a bomba, vai lì dentro prima di fartela addosso, fanculo allo staffonly.
È aperta, per fortuna è aperta, caderci dentro e serrarsela alle spalle è un bagno, sì, un piccolo bagno coi secchi e le scope è un bagno, basta questo che magari mi fermo a dormirci dentro.
Liberarsi dei pantaloni aderenti che accarezzano le cosce sudate in equilibrio, per non toccare la ceramica sudicia e libera, ora, finalmente, libera.
Quasi gemendo.
Che fra tutti i piaceri possibili, dico, pisciare, è davvero uno dei migliori.
Che ore saranno?
E soprattutto dove cazzo è che ha parcheggiato?
E anche a trovarla la macchina chi cazzo è che riuscirebbe a guidare, adesso?
Scivolano fra le labbra della fica litri di Negroni e Margarita con le orecchie ovattate dal ricordo dei bassi, lontana è la musica, lontani gli afro beat sospesa ad allagare la tazza in un flusso violento che sembra non voler più fermarsi.
I secchi, le scope, la porta con la maniglia che gira, come? Gira? Perché cazzo gira la maniglia proprio adesso, adesso che la porta si apre e davanti ai suoi occhi appare quel gigante di Mario Balotelli.

No, non è lui, a meno che non si sia messo a fare il buttafuori no, non è lui eppure sembra proprio lui e se ne sta lì, con gli occhi spalancati e un sorriso bianco che illumina tutta la stanza.
La maglia nera, aderente, i pantaloni neri, la faccia nera e i denti bianchi che la guarda, proprio lì, proprio fra le cosce spalancate e le labbra della fica che pare una fontanella.
Ciao Mario, ciao uomo nero, scusami ma stavo pisciando e ne avevo davvero un gran bisogno sempre che anche tu non lo sia, un sogno.
Biascicano i pensieri e le parole fanno spazio alle sole risate ride ora Maddalena, che una cosa del genere davvero non gli era mai successa.
Lui si chiude la porta alle spalle e torna a guardarla, le labbra e poi le altre labbra, potrebbe arrabbiarsi e invece non lo fa, sorride e la guarda dicendo qualcosa come:
Quanto sei bella quando fai pipì!
Forse ha detto così o forse era «Tu non dovresti essere qui!».
Lei lo saluta con la mano e solo adesso ricorda che avrebbe dovuto chiudere le gambe, non so, quelle cose che chiunque farebbe in una situazione del genere ma tanto, ormai, che differenza fa?
Maddalena dice solo «Scusa!» poi abbassa lo sguardo come a verificare quanto ancora ne abbia di oro da colare davanti agli occhi di quel gigante nero che sorride.
Dio quanto è bello, chi? Lui?
Dio quanto è bello lui che sta qui dentro a guardarla, mentre fa la plin-plin.
E giù a ridere, dio quanto è grosso, Mario mi prenderesti in braccio per favore? Mi porteresti a dormire? Le gambe che quasi si aprono ancora di più Mario ti piace la mia fica? Ti andrebbe di farmi il bidè?
È strafatta Maddalena, così felice e leggera, così libera, di guardare quel ragazzo e il suo petto enorme, le braccia belle e poi quelle mani da cui sarebbe così bello farsi fare un bidè!
Chissà da quant’è che ha finito di farla, solo adesso se ne accorge e guarda di nuovo giù, le ultime goccioline intermittenti, che brillano.
Che cazzo stai facendo Maddy? Forse sono stati i cocktail, forse la pizzetta o la musica ma adesso davvero si sente, non so come dire, eccitata? Che non è proprio voglia di scopare per quanto chi è che non si farebbe dare una botta da uno del genere ma è piuttosto la situazione, così insolita, così libera e così sporca.
Già, dovrebbe pulirsi ora, che davvero è ora di andare, così si guarda attorno a cercare un po’ di carta per asciugarsi ma non c’è niente, le scope, i secchi, gli scaffali e lui.

«Mi sa che hai bevuto un po’ troppo» dice, avvicinandosi. Forse in effetti è stato per colpa del Margarita o forse no, forse è per il Negroni che se ne sta ancora lì, a mostrare la fica che ancora gocciola.
Così lui si allunga verso lo scaffale, lassù in alto e dio quanto diventa grosso, mentre prende un rotolo di carta assorbente.
Che tenero!
Mentre la guarda, le labbra e poi le labbra, mulinando le braccia per poi strappare via un po’ di carta, che non basterà mai per assorbire quel taglio così umido.

Poi allunga la mano e gliela porge, con gentilezza mentre lei allarga le cosce e gliela porge, con una certa fierezza, me lo vuoi fare, il bidè?, pensa, e poi «Me lo vuoi fare il bidè?» dice.

Qualcuno deve aver nascosto la musica nei muri, è da lì che gorgoglia la giungla dei bassi che quasi la stanza gira tutt’attorno a quelle cosce aperte, col culo nudo e i pantaloni abbassati, in equilibrio sui tacchi alti, in equilibrio su quella domanda, assurda, che ancora aleggia per la stanza.
Sei sicura? Pare dire lui con gli occhi sei sicura? Ma sì dai fallo adesso, fallo in questo cesso che cazzo ce ne frega questa è la situa che mi sento sporca e ho un gran bisogno di essere ripulita!
Un uomo, lì di fronte, che sfuma le sue incertezze e si avvicina, piegandosi, senza smettere di guardarla negli occhi.
La mano, la mano fra le cosce, che cosa cerchi Mario? Che cazzo fai Maddy?
La carta, ruvida, che si lascia deformare dalle dita fino ad accarezzarle le labbra.
Le labbra, gonfie, graffiate da un velo di carta, così leggero da farle sentire le dita.
Le dita, grosse, si infilano fra le labbra in una carezza umida di carta.
È questo che fai adesso Mario? Da quando hai smesso di giocare, dico, te ne vai in giro ad asciugare la fica alle donne ubriache?
La carezza si fa insistente, l’equilibrio sempre più precario, Maddalena ansima e precipita, seduta sul cesso di ceramica dello staffonly, lasciandosi masturbare dalle mani belle dell’uomo nero.
Sudore di maschio addosso, sempre più vicino e sempre più bravo, così, adesso, toccami così, la bocca aperta di una donna che gode, mentre ride, che un po’ vuole dormire, forse vomitare e di certo, ora, ha una gran voglia di esplodere.
Frenetico ora è il massaggio, col braccio pieno di muscoli a scavarle fra le cosce che di certo una botta me la farei dare volentieri ma ora le gambe tremano, Mario, scopami la fica, dai, con quella cazzo di mano, con quel dito che sembra un cazzo a strappare la carta ormai fradicia per poi entrarle dentro e farla frignare, farla contorcere, fra gli sguazzi a tempo di un, due, tre.. a pompare sempre più forte in un, due, tre.. a sbatterla che quasi è sollevarla in un, due, tre..
quattro!

Gode Maddalena, principessa del regno dei balocchi, gode tremando addosso al buttafuori dell’Alcatraz, senza sapere chi diavolo sia gli gode sulla mano, ansimando, mordendo l’aria satura di urina e detersivi e sussurrando qualcosa che sembra un «Grazie».

Fermi, adesso, l’uno addosso all’altra, col fiato corto e il cuore in quattro quarti, sarà poi che gli uomini e le donne sono diversi, coi primi che spesso, non sempre eh ma spesso, si spengono dopo l’orgasmo con una gran voglia di chiudere gli occhi e sognare mentre alle seconde, viene di colpo una gran fame e la voglia di trasformare i sogni in realtà.
Così lei allunga le mani a cercargli la patta dei pantaloni scuri, che ho ancora voglia di ballare fatti spogliare Mario, che cazzo ce ne frega, fatti spogliare che anche se le gambe mi tremano qualcosa, di sicuro, ci inventeremo.

«Aspetta..» dice lui provando a resistere «Aspetta..» con quelle unghie affilate che gli artigliano la cintura «Aspetta..» che cosa? Cosa c’è adesso?
«..devo farla anche io..» lui, dice, che quasi gli dispiace.

Certo.
È ovvio.
Se è entrato in bagno un motivo ci sarà e non credo sia solo per farle il bidè, no, deve farla anche lui, deve liberarsi ma certo, è ovvio, Balotelli è pur sempre un uomo e fa i bisogni come tutti gli altri, no?
La cosa meno ovvia è che lei, ora, si solleva a fatica e gli fa spazio, senza dire niente, coi pantaloni ancora abbassati e il culo nudo, gli fa spazio e resta lì, a guardare.

Lui ha quelle labbra, aperte, che quasi sembra un bambino, un cucciolotto incredulo che ancora non sa che fare, davanti a quella femmina annebbiata e incuriosita che non ha nessuna intenzione di muoversi da lì.

Un sospiro, poi un altro, in nome di un’ultima inutile resistenza e poi le grosse mani si arrendono, raggiungono la patta, aprendola, rigando l’aria con quel suono metallico che, bisogna proprio ammetterlo, è la musica più bella del mondo.

Dio quanto è bello, chi?
Dio quanto è grosso, ma cosa?
Da quell’asola gigante sguscia fuori carne scura e lucida davanti alla quale è proprio impossibile non leccarsi le labbra.
Mario guarda Maddalena e Maddalena gli guarda il cazzo, te lo hanno mai detto che hai un gran bel cazzo, Mario, te lo hanno mai detto?
Le dita lo sorreggono, che sembra facciano fatica povere dita, che poi non è duro eh, dio santo, non è di certo un’erezione quella eppure è così minacciosa, come poco prima di un ruggito d’animale.
Il fremito, il brivido, le vene che si gonfiano in quella meraviglia assoluta che è un uomo che piscia.
Non tutti, per carità ma certi maschi, riescono a essere irresistibili anche mentre fanno una cosa del genere.
In piedi, con le gambe appena larghe e la schiena dritta a liberarsi in un modo così libero, così fiero e virile che mette anche un po’ di invidia addosso.
Le femmine si accucciano di solito, che quasi pare si nascondano e invece i maschi, con tutta quella sfrontatezza.
Impossibile smettere di guardarlo, mentre si libera, mentre annaffia oro nel cesso privato dell’Alcatraz, con quel suono cristallino che annega nella pozza portandosi via qualsiasi pensiero, c’è solo da accosciarsi lì accanto, per guardare meglio e meglio studiarlo, con lurida e impudente curiosità.
Poi, di colpo, tutto finisce.
Che quasi ti dispiace.
L’uccello smette di cantare e inizia a gocciolare, ritmando le scintille che precipitano, perse per sempre.
Sarà poi che le donne e gli uomini sono proprio diversi, con le prime che si asciugano le labbra con la carta dopo averla fatta e i secondi, invece, che hanno questa bislacca abitudine di concludere tutto con una poderosa sgrullata.
Sarà proprio per questo, per puro istinto, che Maddalena sente di colpo una strana voglia di ripulirlo, così allunga la mano e lo sfiora, sulla punta, lasciando che una piccola goccia si depositi sul suo dito.
Buona! In che senso, buona? Nel senso senza senso per cui quello stesso dito poi se lo infila in bocca e lo succhia.
Buona! Buona davvero? Sì, un gusto insolito, questo sicuramente, una punta di maschio, sconosciuto tra l’altro, un sapore caldo che le dà un brivido.
Buona! Ancora? Sì, ancora, ma stavolta direttamente alla fonte, stavolta lei si avvicina e facendo la linguaccia gli sfiora il cazzo, un’unica piccola passata a cui lui risponde con un gemito e qui davvero sì che è buona, la goccia e la carne ovviamente, di quelle cose che fai senza neanche rendertene conto, leccare il cazzo nero di uno che sembra Balotelli, uno che tra l’altro ha appena pisciato, così, per dire, quella sensazione calda sulla lingua che in qualche modo ingolosisce e allora ti viene subito voglia di darne un’altra, tanto sei strafatta, no? Potrai sempre dire che è colpa dei cocktail o di quella pasticca, della musica troppo forte se poi ti sei ritrovata a imboccarti il grosso cazzo del buttafuori.
Dio santo, questo sì, che è buonissimo!
In ginocchio adesso, a farsi scopare la bocca, a farsela riempire, tutto dentro e ancora tanto ne resta fuori ma quanto cazzo sei grosso tu? Con quella faccia Maddy, con quell’espressione che fai, col culo nudo che danza al ritmo del piacere, con le mani che si muovono e vanno a infilarsi nei pantaloni, a cercare il suo di culo, vieni qua, Mario, vieni qua che ho voglia di succhiarti tutto, che buon sapore che hai, sai di cazzo e di sudore, di piscio e di maschio, fanculo allo staffonly, guarda che palle che hai, Mario, senti come godi, adesso, senti come gemi in un, due, tre e un, due, tre e UN, DUE, TRE COI SOLI IMPAZZITI CHE MUOIONO, RISORGONO E GODONO A RIPETIZIONE, CHE CAZZO DI FINE AVEVI FATTO MADDY? DJ RUBICK ALLA CONSOLE E SCIE DI URINA ANCORA NEL NASO MI STAVO PREOCCUPANDO, CHE CAZZO DI FINE AVEVI FATTO, ME NE ORDINI UN ALTRO? STAVO FACENDO UN POMPINO A BALOTELLI, CHE CAZZO HAI DETTO? VUOI UN MARGARITA O PREFERISCI UN NEGRONI? LAME LASER NEGLI OCCHI CHIUSI A SCOORDINARE IL CORPO TI SEI SPORCATA LA CANOTTIERA MADDY, ANDIAMO A CASA? E CHISSÀ DOVE CAZZO HO PARCHEGGIATO, ANDIAMO A CASA? QUELLA VOCE DI DONNA DAL PALCO CHE È SESSO E SUDORE, UN ALTRO GIRO DAI, CHE LA MUSICA MI SCUOTE IL CULO E IL GIORNO È ANCORA LONTANO PER FORTUNA, CHE LA VITA È BELLA BASTA SOLO NON AGITARE TROPPO LA MANO, MI FANNO MALE I PIEDI COI TACCHI DA CENTO TRENTA EURO, EURO, EURO, DICONO CHE QUI, OGNI TANTO, CI VIENE PURE CORONA, E ALLORA TORNIAMOCI PIÙ SPESSO, CHI È CHE HA FATTO SESSO? SI È PIÙ VISTO GIAMMY? SARÀ ANDATO VIA COL TRATTORE, QUELLA VOCE DAL PALCO, CHE SCIVOLA SULLE SCHIENE SUDATE IN PAILLETTES, QUELLA VOCE, DI DONNA, CHE PARLA E TI FA VENIRE UNA GRAN VOGLIA DI SCOPARE, C’È UNO LÌ CHE TI GUARDA, NELLA GIUNGLA FUMOSA DI AFRO BEAT, QUELLA VOCE, DAL PALCO, QUELLA VOCE, E INSIEME A LEI TUTTI, come marionette schiave dell’infinito a cui un solo sole non basta e non hanno alcuna intenzione di fermarsi, per cercare un senso.










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