Zozzerie in bagno - Attraverso il tuo sguardo

Scritto da , il 2022-04-02, genere etero




5 marzo 2018

Prigioniera, mi vedo riflessa in te.
In ginocchio, con le cosce spalancate, intossicata dal tuo stesso veleno.
Oltre il vetro della doccia, tu. La mia ossessione. Con fare austero mi osservi.
Tu, un freddo e insensibile animale.
“Ti voglio” ripeto in una nenia sommessa e continua, mentre senza più morale mi inarco sotto al peso del mio desiderio.
Arresa all’ineluttabile bisogno che ho di te.
Con la bocca tocco il marmo sul quale giaccio, strofinando quasi le labbra.
Irritandole fino a sentire dolore, lo stesso che mi scava dentro, ogni volta che ho voglia di sentirmi tua.
Ogni fottuta volta che ti neghi.
Mi sento come se mi avessi strappato l’anima, sazia di nulla, così affamata di te.
Incessante l’acqua tiepida batte sulla mia schiena, mi abbandono a quella tenera, estenuante, sporca carezza.
Ne ho bisogno.
Mi sento così squallida ora, ma nonostante questo, farei di tutto pur di compiacere il tuo bisogno di vedermi
soccombere.
E così, mi lascio accarezzare da quella liquida lingua. Battente, mi scivola tra le natiche.
Ne godo. Godo, come fosse la tua, mentre la sento indugiare tra le labbra dischiuse del mio sesso.
Ansimo appena, un respiro leggero che tramuta in un lamento pietoso.
Nonostante l’impossibilità, mi impongo di restare immobile a bramare di quella illusione perversa che, estenuante e insistente, non dà tregua alla mia carne. Così sensibile ora. Così calda.
Mi tendo e inarco a quel contatto, la mia mente mi porta a immaginare il tuo cazzo piantato in profondità dentro di me.
Impalata da quel palo enorme di carne. Allargata e così piena di te da percepire quasi dolore.
I muscoli sono in tensione. Come l'intero mio corpo.
Tremo, con le labbra cerco le tue, le trovo prepotenti e come una tossica le bacio.
Le lecco. Le mordo illudendomi di essere avvinghiata al tuo corpo. Stretta nella morsa delle tue possenti braccia.
Mentre è la mia pelle quella che sbrano, non la tua. Che io sia maledetta.
Cerco le tue labbra, dannato figlio di puttana, mentre lascio segni con i denti.
Mentre mi sfioro con la bocca la mano. Gemendo sulle mie dita, rapita e in balia del turpe desiderio che ho di te. Quel desiderio viscerale di essere trascinata al di fuori di questa dannata doccia ed essere violentata da te. Ovunque. E ancora.
Da te, maledetto Bastardo.
Ma tu, non muovi un cazzo di dito, ti limiti ad osservarmi.
«Voglio vedere come plachi la tua voglia di me quando sei sola».
Queste sono state le tue parole, ringhiate prima di sbattermi lì dentro.
Un istante prima eravamo davanti alla tv.
La solita trasmissione il venerdì sera, quella che per nessun motivo al mondo ti vuoi perdere.
E, un attimo dopo, tu che mi strappi i vestiti di dosso, rosso in viso, con gli occhi ancora segnati dal piacere che, prepotente, mi sono presa.
Si, perché il tuo corpo abbandonato sul divano, la tua mente completamente assorta nelle immagini che si rincorrevano sullo schermo, sono state una tentazione alla quale non ho saputo resistere.
Ed è così che mi sono presa la tua attenzione, accoccolandomi tra le tue gambe, posando il capo sul tuo
addome, mostrando interesse per quell’uomo che parlava di satira politica. Quando, invece, la mia mente era già invasa del profumo intenso della tua pelle.
Ora, in questa maledetta doccia pago per la mia sfacciataggine, o forse, per compiacere il tuo ego. Difficile interpretare la tua mente quando vuoi giocare con me.
Un gioco che amo e detesto nello stesso tempo, ma dal quale non so sottrarmi.
Mi sollevo lentamente, voglio che tu possa guardarmi. Voglio guardarmi attraverso i tuoi occhi. Voglio ammaliarti e farti crollare.
Mentre come una serpe muovo i fianchi in una sorta di danza sensuale. Sfiorando appena con le labbra della figa il ruvido marmo al centro della doccia.
Ansimo. Sussurro il tuo nome. Ti chiamo. Ti prego di raggiungermi. Ti imploro di fotterti ogni mio buco.
Ma tu taci, non spiaccichi una dannata parola.
Il tuo sguardo indugia sul mio corpo per poi fermarsi nel mio.
Mi sento raggelare e sciogliere nello stesso momento.
In quell’attimo un brivido scuote le mie membra.
Ti detesto, eppure non rinuncerei mai a te.
Mai, stronzo infimo.
Come puoi?
Solo pochi minuti prima eri così mansueto, io distrattamente disegnavo linee con le dita sul tuo ventre, giocando con il pelo del tuo sesso. E tu, me l'hai lasciato fare.
Solo la voce del tizio in tv riempiva la stanza. Impercettibile il tuo respiro, solo quando con la mano ti sono scivolata al di sotto degli slip si è fatto più profondo.
Ti sei lasciato toccare. Accarezzare.
Mentre ora, bestia infingarda mostri quasi disinteresse.
I tuoi occhi scivolano pesanti sulle spalle fino ad arrivarmi alle dita, per poi tornare sul viso e fissarsi sulle mie labbra. In mente mi vedo già a lavorarti, con movimenti lenti di bacino, il tuo meraviglioso cazzo. Come una devota puttana. Invece tu vuoi tutt’altro da me ora.
Tra l’eccitazione e la sconfitta avvicino la mano al viso, mordendomi le dita. Cerco il tuo consenso. E, lo trovo in un movimento impercettibile delle labbra.
“Succhia” mimano. Lo faccio, lecco lentamente, a occhi chiusi, per poi divorarle.
Un suono gutturale mi induce ad riaprirli.
Lo sbattere delle tue ciglia mi fa sorridere. Mi ammonisci con quegli occhioni scuri e intensi.
È il mio sguardo quello che vuoi ora, lo stesso che poco fa non hai voluto incrociare.
Nonostante il tuo infimo comportamento, ti do quello che vuoi. Attraverso di esso la mia anima si prostra a te.
E tu lo sai. Lo vuoi. Lo pretendi. E io consenziente, della tua follia ne divento vittima.
Sfidandoti mi porto alla bocca un solo dito, lo succhio. Simulo un pompino. Un solo dito che ben presto diventano due. Avida imbocco facendole scorrere sulla lingua, ne gusto la morbidezza.
Tremo scossa da un brivido mentre penso alla tua perversa mente.
Sono certa che stai pensando a qualche minuto fa. Alla sensazione che hai provato mentre mi riempivo la gola di te. Dolce e ingorda.
Mi vedo ancora una volta attraverso il tuo sguardo, e così seducente non mi sono vista mai.
Serro le labbra, piantandoti gli occhi addosso, scivolando per tutta la lunghezza. Lo faccio più volte.
Sfilandomele di colpo faccio schioccare le labbra per poi riaffondare ancora e ancora.
Affamata, decisa a farti crollare in un baratro. Non è stato difficile poco fa, mi è bastato così poco per godere della tua erezione.
Adoro, lo sai, sentirti eccitare sotto alle mie cure.
Adoro sfiorarti il cazzo con la punta delle dita. Sentirne la consistenza mutare tra le labbra.
Succhiarne la tua pelle tesa, calda, morbida. Imbrattartelo di saliva viscida.
Fare mio il tuo cazzo, fare mio il tuo respiro, il tuo piacere. Te.
Non posso non chiedermi per quanto tempo resterai lì immobile a fissarmi.
Ho le gambe intorpidite ma, ciò nonostante, continuo a cullare la mia figa sul pavimento della doccia.
Sono bagnata, eccitata, desiderosa e impaziente. Se solo volessi sentirmi guaire mi apostroferesti con un solo appellativo. Ma taci, spostando appena il capo di lato, costringendomi a fermarmi. Ormai leggo nel tuo sguardo. La complicità che mi tiene legata a te, a volte, è un'arma a doppio taglio.
Comincio a essere inquieta. Insofferente.
L’acqua continua a battermi sulle spalle, investe il mio corpo ormai dolorante.
Ho voglia di riempirmi, di godere, di portarmi al limite per poi implodere sulle mie dita.
«Ti prego» sussurro implorandoti più con lo sguardo che con la voce.
La tua risposta la trovo in un lieve movimento della nuca, socchiudi appena gli occhi quasi volessi ferirmi.
Maledico il tuo essere, ancora una volta.
Tentenno qualche secondo, prima di imprigionare i miei seni con le dita.
Gemo percependo i capezzoli così turgidi e sensibili tra di esse. Li contorco fino a sentire dolore, che tramuta pochi secondi dopo in un sottile piacere capace di invadermi ogni cellula. Penso alla tua bocca, alla tua lingua, ai tuoi denti, su di me, brutale e avido.
Ancora attraverso il tuo sguardo mi vedo usata, ti sento addosso. Le tue mani a stringere i miei seni, il tuo cazzo tra di essi. Così vicino alla mia bocca da potertelo accarezzare con la lingua.
Ripenso a qualche minuto prima, quando ero io al tuo posto, quando avevo io il potere sul tuo corpo.
Quando fingendo disinteresse cercavi di non cedere agli spasmi. Le tue dita diventate bianche, perché strette attorno al telecomando, non erano volutamente sul mio corpo.
Sai essere così subdolo, e io amo il tuo esserlo. Ed è per questo che ti ho levato i pantaloni con rabbia, la stessa che ho usato per soffocarmi con quella meraviglia di cazzo che ti ritrovi. Non smetterei mai, un giorno te ne darò conferma. Perché sei uno stronzo, e io, so esserla quanto te.
«Esci da lí» la tua voce ferma, e allo stesso tempo calda, mi trapassa da parte a parte. Come una lama incandescente.
Andando a fermare ogni mio pensiero.
Come un automa senza curarmi dei tuoi vestiti mi accascio su di te, scomposta e rassegnata. Sfinita assaporo il profumo della tua pelle, il sapore della tua saliva rubandoti un bacio che non ricambi. Sprofondando nel tuo sguardo mentre mi rendo conto che non è ancora finita.
Mi inchiodi a te con un solo gesto, sei indisponente. Te lo faccio notare lamentandomi e allora mi strattoni con ancora più forza... obbligandomi a soffocare il respiro sul tuo petto, come a volermi zittire. Tenendomi ancorata con un braccio mi intimi di inarcarmi. Per poi lasciarmi la pelle segnata dall'impronta della tua mano. Ti mordo la pelle del petto senza dosare la forza, voglio farti male, almeno tanto quanto tu mi hai fatto godere.
Reagisci, e senza dolcezza né cura, mi riempi con le dita.
Affondandole interamente tra le labbra fradicie della mia figa.
Gemo mordendoti ancora, un gesto di ribellione che mi fa eccitare ancor di più.
Tu brutale, in risposta violi entrambi i miei buchi affondando ancora una volta le dita, fino in fondo.
Trattengo a stento un grido mentre il mio corpo cede.
Scivoli dentro di me riempiendomi per poi, sadicamente, restare immobile. Sono in tua balia. E dannato animale sai quanto mi piaccia.
Mi fa sentire tua. Perché solo con te perdo il controllo. Crollano i miei pudori.
Mi sento me stessa.
Vorrei muovermi, prendermi il piacere scopandomi le tue dita, e tu lo sai, ma ancora una volta mi affido a te.
«È ben più da troia godere avendo pieno solo il culo» sussurri con voce quasi rabbiosa premendo le labbra tra i miei capelli.
L’unica risposta che riesco a darti è un ansimo che mi si spezza in gola un istante dopo. Resto in attesa, mentre perdo ogni contatto con la realtà, quando lento, mi lasci vuota di te. Ma solo per qualche secondo per poi forzare con le dita il mio buchetto.
Penetri così lentamente da lasciarmi senza respiro, e lo fai più volte. Giochi con la mia voglia, stai portando ancora una volta la mia mente nella tua, per fottertela.
«A cosa pensi?» mi chiedi dolcemente spingendo, in profondità, due dita dentro di me. Mi fai male, e questo amplifica il piacere che mi corre lungo la spina dorsale.
«A quanto sei Bastardo» balbetto ansimando.
«Pensavo, rispondessi a quanto vuoi il mio cazzo» incalzi con un tono ironico. E aumentando sensibilmente il ritmo imposto dalle tue dita.
Non ho la forza di rispondere, rapita dal piacere, che prepotente, mi stai donando.
«Posso essere così Bastardo, secondo te, da lasciarti così? Insoddisfatta? Ora?»
Continui con quel tono supponente e odioso.
«Fosse la prima volta» ribatto cercando di riacquistare un tono di voce il più normale possibile. Anche se, non è per nulla semplice dal momento in cui ti sto, letteralmente, colando in mano.
Ridi divertito mentre io resto aggrappata a quel sottile filo di piacere che so potrebbe spezzarsi.
Tutto dipende da te, come sempre.
Tu mi dai, tu mi togli...
Affondi, brutale in me, ancora e ancora. Sono talmente tesa tra le tue braccia da temere di spezzarmi in due.
Il piacere mi soffoca il respiro in gola, è devastante... come il dubbio...

Scritto per te, che scivolandomi dentro mi hai fatto scoprire chi realmente io sia...










(Be', sul fatto che sia ambientato in bagno non c'è dubbio. Sporco e depravato q.b., si, ci siamo. Che devo dire, voto 10? Facciamo 9. Mezzo punto lo tolgo perché sennò mi dicono che sono troppo di parte (e vorrei anche vedere). L'altro mezzo perché, anche se lo staff è riuscito ad evitarlo, hai tentato di nuovo di rompere i coglioni di venerdì sera. Passi la prima volta, passi pure la seconda... ma, oh, quando è troppo è troppo, eccheccazzo.)



Sto racconto verrà lungo come la quaresima 😂😂😂😂😂

MALENA N
da stamattina

Disqus ce l’ha con me🤨
Ci riprovo.
Visto che ho una predilezione spiccata per questo racconto, ricordo perfettamente cosa ti scrissi in uno dei miei commenti.
“Può scorrere quanta acqua vuoi ma non laverà mai lo “sporco” di questo pezzo”.
Ed effettivamente..più zozzeria di così😁
E non è sai per quello che fai o fate. È per come sei tu. Per come ti lasci andare. Per come vivi il momento. Per l’eccitazione che ti attanaglia e che riesci a trasmettere in pieno.
Sei senza pudore tu e la tua voglia di lui e del suo cazzo ovunque.
Detto a parole mie sei una vera baldracca😍
E quando ti fai violare il culo ancora di più.
Ah. Per lo scassinatore su. Gli auguro di pensare alla tua bocca sul suo cazzo ogni volta che guarda il suo programma preferito.
Brava Bimba😘

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