Giovanna: “Storia di una Signora perbene” (PARTE 3)

Scritto da , il 2022-03-04, genere dominazione

terza parte delle avventure della mia amica Giovanna, per chi volesse scambiare opinioni o altro la mia mail è sempre attiva scrivetemi accetto pareri, giudizi e amicizie:
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“Bene puoi alzarti Giovanna sono andati via ahhahahah, a proposito io dopodomani parto, starò via 15 giorni, ti restano due giorni da mogliettina”, “bastardo sei un bastardo figlio di puttana te la farò pagare”, si alza raccoglie i suoi vestiti e incazzata piangendo si chiude in bagno.
La notte porta consiglio si dice ma non sempre è così i pensieri di Giovanna vagavano nell’universo della perdizione, non aveva ancora del tutto compreso cosa gli stesse accadendo e soprattutto si chiedeva come suo marito aveva conosciuto quei due e soprattutto perché, si perché l’aveva ceduta a questo Wolf, perché aveva avuto la necessità di fare questo, cosa non gli andava bene? Certo non era fino a quel momento quella che si potrebbe definire una “pornostar casalinga”, però aveva sempre anche con diversi sforzi accontentato suo marito, del resto aveva avuto un’educazione cattolica, morigerata, eppure adesso si trovava in questa situazione paradossale per alcuni versi e spaventosa per altri, eppure.. eppure sentiva che era attratta da Wolf dal suo modo di fare dalla sua voce calda e profonda, era attratta dal quel mondo dove era stata catapultata involontariamente, senza riflettere, ripensava alle sue mani che la ispezionavano a lei nuda in ginocchio in salotto davanti a due sconosciuti mentre suo marito beveva a canna una birra e la guardava come si ammira una bestia al mercato di paese, e si era eccitata, aveva sentito il suo stomaco gemere rumorosamente il fluidi bagnarle la vulva i capezzoli indurirsi, aveva provato piacere e la cosa la sconvolgeva e l’affascinava allo stesso tempo.
Il mattino dopo come se nulla fosse successo suo marito in cucina prepara il caffè, lei non ha dormito è ancora sconvolta ed incazzata con lui, “amore buon giorno”, la accoglie lui mentre versa il caffè, Giovanna non gli risponde fa solo un cenno di assenso con la testa e dopo aver bevuto il caffè corre sotto la doccia. Finita la doccia ritorna in camera per vestirsi ed andare al lavoro come tutti i giorni, apre il cassetto dove conserva la biancheria intima e lo trova vuoto, fruga negli altri cassetti pensando che distrattamente ha riposto la sua sobria lingerie da qualche altra parte ma nulla, cosi nuda corre in cucina da suo marito, “mi spieghi che fine a fatto la mia biancheria? Ti sarai mica permesso di prenderla tu”, “Io?” risponde lui con tono sorpreso, “io non ho toccato nulla è stato il tuo Padrone che ha ordinato ad Anca di far sparire quella specie di biancheria che usavi, come non ricordi più i suoi ordini? Tu da oggi vai in giro senza mutante e reggiseno”, è incazzata Giovanna suo marito ha permesso a quella zingara di mettere le mani nei suoi cassetti nella sua intimità nelle sue cose, “tu tu tu stai sbagliando te ne pentirai, ok va bene niente mutande cosi tutti potranno vedere la mia figa”, e sbattendo la porta torna nella sua stanza per vestirsi e uscire.
Gonna nera con tre bottoni sul davanti, uno sbottonato, autoreggenti nere semplici e maglioncino bianco, niente lingerie orami non ne aveva più indossa il piumino prende la borsa ed esce senza salutarlo, è fredda la mattinata e Giovanna sente il fresco accarezzare le gambe velate dalle calze e raggiungere il suo sesso, è strana la situazione sente brividi lungo il corpo ma capisce subito che non è il freddo ma semplicemente è la sensazione dal non indossare intimo, non lo aveva mai fatto in passato, l’idea non l’aveva mai sfiorata ma adesso dove tutto era possibile capiva che stava per esplorare mondi sconosciuti e nuovi e forse anche piacevoli. Eccola li Anca sempre al suo angolino a chiedere elemosina, la guarda con uno sguardo di sfida e cerca di andare dritto per la sua strada senza fermarsi da lei come ogni mattina, per questo non attraversa la strada e fa finta di nulla, finchè non si sente chiamare ad alta voce, “hei bella Signora non viene oggi da Anca?”, Giovanna non si gira e alza il passo, “Wolf vuole che tu viene da Anca subito ora bella signora”, Giovanna si blocca come se la zingara avesse pronunciato la parola magica, si ferma ha il fiatone, sente un brivido lungo la schiena, Wolf vuole……, cosi fa un grande respiro si gira attraversa la strada e va verso la zingara.
“Che fare tu schiava non da soldino a Anca?”, “non sono schiava di nulla e non ti permettere”, “tu non avere ancora capito vero? tu vuole che io ora disturba Wolf e dice che tu non sua schiava? Tuo marito firmato, Wolf firmato tu ora schiava”, si sente umiliata da quelle parole, vorrebbe prendere a schiaffi Anca, suo marito ma Wolf no, non riesce a pensare di picchiarlo ha paura e riverenza nei suoi confronti e non sa perché. “senti Anca ok dai poi ne parliamo con calma ora sono in ritardo, scusami se non mi sono fermata e che davvero è tardi, tieni prendi queste 5 euro”, “ no bella signora io non voglio tuoi soldi oggi, io deve controllare, alza la gonna ora”, “ma che dici siamo per strada non posso alzarmi la gonna, senti non ho messo mutande e reggiseno ok? va bene cosi?” “no va bene tu ora alza la gonna subito”, Giovanna vede lo sguardo perfido e cattivo di Anca, non sa bene cosa sta facendo ma fatto sta che lentamente solleva la gonna, per fortuna il suo piumino e di quelli lunghi cosi da dietro se passa qualcuno non vedrebbe nulla, “contenta ora? Puoi dire a Wolf che la schiava non ha messo mutandine ok?”, “io dire se ok o no ok capito troia? bene tu no mutandine ora alza maglione”, “ancora ma insomma”, ma nonostante le sue timide proteste Giovanna si solleva il maglioncino mostrando ad Anca le sue tette belle sode e gonfie, “brava troia tu piacere a Wolf ed anche a Anca, noi divertiremo molto”, e dopo avergli accarezzato il viso ma non in maniera dolce come si fa con un cucciolo di cagnolino Anca da un biglietto a Giovanna, “questo comando di Wolf per te, buon lavoro bella signora”. Giovanna afferra il bigliettino di Wolf lo mette in tasca e quasi corre via da quella donna, girato l’angolo rallenta e prende fiato, ha il cuore a mille si è dovuta mostrare in strada come l’ultima delle battone che offre la merce al potenziale cliente, ed ancora una volta la cosa che la sconvolge di più e che quella situazione l’ha eccitata, si è bagnata ancora, ed inizia ad avere mille dubbi, avrà forse ragione quel pezzo di merda di mio marito? Ho bisogno di un maestro che mi educhi e tiri fuori la mia vera natura, e quale è la mia vera natura? La domanda che si pone ha una sola risposta e lei per la prima volta in vita sua se la da sono davvero una Troia.
Arrivata al negozio si chiude in bagno prende il bigliettino che gli ha dato Anca lo apre e ci trova una semplice scritta: ”buongiorno schiava se stai leggendo il biglietto vuol dire che sei stata brava”. Tutto qui pensa Giovanna, il famigerato Wolf alla fine è anche un gentiluomo, pensava di trovare ordini assurdi da eseguire o chissà cosa invece semplicemente un buongiorno. La mattinata scorre lentamente all’interno del negozio, pochi clienti e anche distratti, Giovanna inizia ad amare il fatto di stare senza intimo, ogni volta che sente sfregare la sua figa nuda contro la gonna sente un brivido di piacere lungo tutta la schiena e cmq pensa sempre al suo Padrone ed al suo nuovo status. Arriva l’ora della pausa pranzo lei è la collega si apprestano a spegnere le luci e ad andare a prendere qualcosa al bar quando sentono aprirsi la porta. “Mi scusi stiamo chiudendo è ora di pausa”, subito la sua collega va incontro allo strano cliente che è entrato, “devo solo dare una rapida occhiata”, quella voce trafigge al cuore Giovanna, è la voce del Padrone di Wolf, “tranquilla ci penso io e poi non ho fame oggi ti raggiungo dopo”, incalza subito Giovanna rivolgendosi alla sua collega, tiene lo sguardo basso difronte a Wolf, “d’accordo Giovanna ci vediamo dopo come vuoi”, le risponde la collega allontanandosi di fretta guardando in modo strano Wolf che ghigna un compiaciuto sorriso.
“Buongiorno Padrone non pensavo venisse qui”, con tono basso quasi con un filo di voce Giovanna accoglie il suo Padrone, “ogni volta che desidero la mia nuova troia io vado da lei, non sono venuto per farti visita cmq, ti ho portato un abito che indosserai stasera quando Anca verrà a prenderti, provalo vediamo come ti sta”, detto questo le porge un sacchetto, dentro ce un micro abitino nero con pailetts, Giovanna lo tira fuori dal sacchetto lo apre e si rende conto che davvero si tratta di un pezzetto di stoffa che a malapena possa coprire qualcosa, “vado a provarlo in camerino e torno”, “camerino? No lo provi qui adesso”, “quiii ma” uno sguardo fulmineo di Wolf e Giovanna annuisce con la testa, si spoglia lentamente toglie il maglioncino provando brividi di piacere mentre la lana le solletica i capezzoli, sfila via la gonna, eccola adesso nuda con solo le autoreggenti e le scarpe al centro del negozio defilata dalle vetrine ma se qualche avventore si affacciasse per vederle meglio la noterebbe subito, per non parlare se entrasse qualcuno assisterebbe a bocca aperta al suo spogliarello, infila il vestitino a bretelle, è davvero minimal le lascia scoperte tutte le gambe tanto che le autoreggenti si vedono, ha una profonda scollatura sul didietro fino a far vedere senza dover immaginare nulla la fessurina tra le natica, non ha scollatura sul davanti ma i suoi capezzoli duri risaltano e si notano subito, lei si guarda allo specchio, arrossisce al solo pensiero di doverlo indossare per uscire di casa e andare chissà dove, poi si gira braccia lungo il corpo capo chino, “eccomi Padrone”, “perfetta, sei perfetta cosi manca qualche ritocco ma ci penserà Anca” mentre parla Wolf si avvicina a lei senza indugi le mette una mano sotto l’abitino le accarezza le grandi labbra infila due dita dentro, lei sussulta di piacere, gronda di umori è inutile e attratta dal suo Padrone vuole essere sua ora, subito sempre, vorrebbe che gli strappasse il vestitino di dosso, vorrebbe essere presa con forza, orami la sua mente vaga nei più nascosti desideri del suo animo, lui si limita a masturbarla, lei si morde le labbra, lui sorride compiaciuto, le infila tre dita nella figa, lei ne gode e spinge il bacino contro, vuole godere Giovanna, lo vuole ora Giovanna vuole un orgasmo ma, ma il Padrone che sa che capisce tira fuori le dita dalla sua figa, “leccale”, gliele porge e subito lei si infila le dita in bocca, come se stesse facendo un pompino le succhia le lecca, non riesce a guardarlo in viso tiene gli occhi bassi quasi socchiusi e si rammarica di quell’orgasmo interrotto, bloccato mentre il piacere iniziava ad avvolgerla mentre dalla sua testa iniziava a riempire tutto il corpo. “togliti l’abito ora lo devi indossare stasera alle 20.00 puntale verrà Anca a prenderti ti finirà di preparare e poi verrai per la prima sessione nella mia tana”, “si Padrone come lei ordina”, si sfila l’abito restando nuda aspettando l’ordine di rivestirsi, “sei eccitata troia vero? l’ho sentito sulle mie dita come la tua figa era grondante di piacere, non osare toccarti dopo che io vado via, non masturbarti, tu godrai solo quando io te lo ordino, se lo fai prima e senza il mio permesso verrai punita, se scopro che ti tocchi senza il mio permesso verrai punita, se scopro che scopi con qualcuno sarai punita, non scopi nemmeno con tuo marito se non lo ordino io, capito troia?” “si padrone come ordina il mio padrone”, “bene ora inginocchiati davanti al tuo padrone che è eccitato, e dagli piacere con la bocca”, senza proferire parola Giovanna si inginocchia davanti a Wolf, è scomoda la posizione le fano subito male le rotule ma non può lamentarsi ha capito che ogni sua resistenza, lamento o parola potrebbe costarle delle punizioni, punizioni che non sa ancora a cosa si riferiscano ma rammentando i video che ha spiato sul tablet del marito capisce che non sarebbero lievi. Slaccia subito i pantaloni li fa cadere a peso morto per terra, accarezza sopra gli slip il cazzo di Wolf bello gonfio lecca il membro senza togliere gli slip a Wolf piace questa sua iniziativa, lui la guarda con aria compiaciuta dall’alto mentre lei si prodiga a darle piacere, cosi ha ordinato, dami piacere, abbassa gli slip fino alle caviglie e sente questa mazza bollente e dura di carne sfiorarle il viso, le sfruscia sul viso sulle guance sugli occhi, lecca le palle rasate e grosse di Wolf, lo sega un pochetto scappella il glande trovandosi dinnanzi una cappella rossa e grossa dal profumo acre e intenso, la mette in bocca ci sta a stento e con la lingua cerca di stuzzicare il prepuzio ed il frenulo, la sente pulsare poi istintivamente poggia le mani sui fianchi di Wolf ed inizia a pompare un sommo pompino, Wolf solleva il capo verso l’alto chiudendo gli occhi, “ci sai fare con la bocca troiaaaa”, lei orgogliosa del complimento aumenta il ritmo, senza toccare il cazzo di Wolf con la sola bocca avanti e indietro avanti e indietro in maniera frenetica, ne gode di quella mazza nella sua bocca nonostante non riesca a mettere dentro poco più della cappella, non lo guarda mai in viso mentre lui rantola di piacere, lei gode si sente colare tra le gambe i suoi umori, vorrebbe toccarsi infilarsi dentro due tre dita, qualsiasi oggetto, un cazzo una bottiglia, mille pensieri osceni nella sua mente offuscata dalla lussuria adesso, ma non può, le ginocchia le fanno male date la postura ma continua fino a quando non sente irrigidirsi il corpo di Wolf il quale mettendole le mani sulla testa la blocca sul suo cazzo, lei si ferma, lui inizia a darle colpi quasi a scoparle la bocca, “vengo troiaaaa siii sborrro”, direttamente in gola senti i fiotti si sborra, tossisce ma non riesce a staccarsi da quel cazzo perché bloccata, tossisce ancora gli occhi rossi scende una lacrima, e quando lui allenta la presa lei riesce a prendere fiato sputando lo sperma che le era rimasto in bocca e sporcando le sue scarpe, “che cazzo fai troia imbratti il tuo Padrone?”, “mi perdoni non volevo e che stavo soffocando e…” “non ti permettere mai più di fare una cosa del genere, ora pulisci tutto”, “certo subito Padrone vado a prendere..” Giovanna tenta di rialzarsi per andare a prendere della carta per pulire il casino che aveva involontariamente combinato per terra e sulle scarpe del padrone, ma lui la blocca, “con la lingua troia dove cazzo credi di andare”, sussulta Giovanna come con la lingua ma che sta dicendo ma cosa ma chi, “è muoviti che ho da fare ed inizia pulendomi il cazzo”, lo fa ripulisce per bene il cazzo di Wolf che nonostante si fosse afflosciato restava sempre un gran bel pezzo di carne, lo lucida rendendo la cappella splendente e rosea, poi deglutendo non tanto la sborra che aveva raccolto dal cazzo del padrone ma quanto la salivazione che copiosa le si stava formando in bocca lentamente inizia a leccare la sborra dalle scarpe di Wolf. E’ disgustata dalla cosa sente quasi coniati di vomito risalirle dallo stomaco e cosi ad occhi chiusi velocemente lo fa, appena si rende conti di aver lucidato con la lingua le scarpe si ferma, “Padrone ho pulito”, lui la guarda incazzato, “devi pulire tutto con la tua lingua da cagna anche il pavimento, sappi che non va bene cosi stasera ci sarà la giusta ricompensa per una insolente puttana come te”, Giovanna aveva le lacrime agli occhi, era passata da uno stato di trance erotico-sessuale, dal godere mentre inginocchiata faceva un gran pompino al suo Padrone ad essere ridotta ad uno straccio per pavimenti che leccava la sborra e la sua saliva e con la palese promessa di essere punita la sera stessa, ma la cosa strana di tutto questo e che nonostante il magone che gli stava montando la cosa la faceva eccitare, “ma cosa ti succede Giovanna che fine ha fatto la signora perbene se ora ridotta a leccare le scarpe di un tizio ed il pavimento provi addirittura piacere?” questi i suoi pensieri mentre nuda per terra leccava il pavimento, “ci vediamo stasera troia puntuale altrimenti sai già”, detto questo Wolf ridendo e sfregandosi le mani esce dal negozio.


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