Giovanna: “Storia di una Signora perbene” (PARTE 2)

Scritto da , il 2022-02-23, genere dominazione

seconda parte di questo sogno erotico... inizia una nuova vita per la nostra Giovanna.
Per chi volesse scrivermi la mia mail è : giocotraamici@virgilio.it

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……. non dorme mille pensieri quella notte mentre suo marito accanto russava, Giovanna si stava toccando.
La notte fu lunga e per tanti tratti insonne, era venuta copiosamente mentre eccitata si toccava e ripensava a tutto quello che aveva visto nel tablet di suo marito, si il suo principe azzurro si stava trasformando in un indemoniato sadico, le venivano alla mente figure ancestrali che abusavano di lei, donna morigerata e ligia, sentiva un fuoco dentro che non riusciva a spegnere nonostante i blandi tentativi e con quei pensieri che orami la ossessionavano sfinita si addormentò.
Trilla la sveglia è ora di alzarsi, sonnecchiando la spegne, ancora un attimo per riprendersi gli occhi stentano ad aprirsi, si gira lui non ce accanto a lei, si alza va in cucina per controllare se stia preparando il caffè, trova semplicemente un bigliettino con su scritto “Ho questioni urgenti da sistemare ci vediamo a cena”, non era mai successo prima, di solito quando rientra dalle lunghe trasferte passa la mattinata a dormire, ad alzarsi con calma, ma quali saranno queste urgenti faccende, forse questioni di lavoro chissà. Intanto il tarlo del peccato di quelle immagini forti non è sparito con le poche ore di sonno, e li sotto la doccia di rito al mattino che pensa e ripensa e si tocca, ormai ossessa Giovanna continua a sentire dentro di se una voglia smaniosa di sesso, chiude gli occhi mentre il getto copioso della doccia la avvolge e immagina di essere una di “quelle”, viste nei video, legata ad una sedia, imbavagliata, abusata, sente ancora lo stomaco formicolare dal desiderio, i seni attizzarsi dal piacere e la sua figa bagnarsi di umori. Avvolta nell’accappatoio esce dalla doccia e corre in cucina, ha notato prima che il tablet suo marito lo ha lasciato li, lo accende frenetica apre il browser va alla cronologia e riapre quei link, “Master & Slave”, si apre il link è compare ancora una volta quel video che tanto la turbata, legata con un catena, polsi bloccati in alto, una ball gang in bocca, un collare in pelle, e poi lui mascherato enorme, tatuato che con un frustino da equitazione gli percuote le gambe, poi i seni dove ai capezzoli sono attaccate delle pinza tira capezzoli collegati con una catenina che lui tira sadicamente, e poi con il frustino sul suo sesso il suo monte di venere rosso dai colpi, ma due cosa la colpiscono nel profondo, il primo è che lei la slave non si lamenta molto anzi sembra godere di questo trattamento, la seconda cosa che la colpisce come un colpo di frusta e che lei si sta eccitando anzi si è eccitata nel vedere tutto questo, si accorge come scossa da uno stato di trance sessuale che il suo accappatoio e finito per terra, è nuda davanti al tablet, eccitata e bagnata, “ma cosa stai diventando Giovanna” si chiede ad alta voce, anche se la vera domanda sarebbe un’altra “dove sei stata fino ad ora Giovanna”.
Di corsa per strada in un non consueto ritardo per lei, corre per recarsi al lavoro, e li Anca come tutti i giorni ma oggi niente moneta, niente chiacchiere, non ama esser ripresa non è da lei fare tardi, e non sono da lei tante cose, “hei bella signora oggi tu non da niente a Anca?”, le urla la zingara mentre la vede attraversare di corsa la strada, “sono in ritardo oggi dai ci vediamo domani”, le risponde Giovanna quasi a volersi scusare con lei per aver fatto tardi quella mattina, “ci vediamo molto prima di domani bella Signora”, dice ghignando tra i denti Anca.
La sua giornata in negozio non è come le altre, sembra distratta, pensierosa, corrucciata, tanto che la sua collega le chiede se va tutto bene, non può Giovanna confidarsi con lei di cosa le sta succedendo della nottata, dei video di suo marito e delle sue nuove e morbose voglie o semplicemente dei suoi pensieri sconvenienti, si è questo l’aggettivo che lei sta usando per giustificarsi per darsi una ragione, sconveniente per una donna come lei.
Uscita in orario e dopo esser passata a fare la spesa Giovanna fa rientro a casa, fuori dalla sua villetta monofamiliare nota un’auto sconosciuta parcheggiata, un vecchia mercedes malridotta, appena mette la chiave nella toppa sente diverse voci provenire dall’interno, entra e subito va in salotto e qui trova seduti sul suo bel divano chi non te lo aspetti, “Buonasera, potevi avvisarmi che avevamo ospiti a casa”, dice con un sottile filo di voce, “Ciao Anca come mai qui?”, si seduta nel divano di casa sua ce Anca la zingara che ogni giorno lei passa a salutare regalando qualche moneta, e poi ce un'altra persona, un uomo, alto, moro, molto robusto, dal ghigno cattivo e dal volto segnato dal tempo, la guarda con occhi strani, senza proferire parola, la osserva dalla testa ai piedi, Giovanna se ne accorge si sente imbarazzata da quell’uomo, si sente spogliata. “Ciao cara non mi sembrava il caso di metterti in agitazione se ti chiamavo e poi so che a te piacciono le sorprese, lei è Anca so che già la conosci, e lui è Wolf il suo capo”, e poi rivolgendosi ai due zingari, “lei è Giovanna, la mia timida e morigerata mogliettina, sapete la mia mogliettina quando io non ci sono fa la troia e per questo abbiamo fatto il contratto, cosi almeno so con chi fa la troia”, un pugnale trafigge al cuore Giovanna suo marito l’ha chiamata troia davanti a degli estranei, ma se non lo aveva fatto nemmeno mentre facevano sesso, “sai troia quando spii il mio tablet abbi la compiacenza di stare attenta, ho visto stamattina che ieri notte hai messo mani senza autorizzazione, cosi di proposito l’ho lasciato in cucina ma con una modifica ho acceso la web cam per registrare e vedere se continuavi a non farti i cazzi tuoi, e guardate cosa fa la mia troia quando non ci sono?”, e li partono sul televisore del salotto le immagini registrate dalla web cam di Giovanna che si masturba davanti allo schermo, si vede mentre fa scivolare l’accappatoio, mentre si accarezza i capezzoli strizzandoli mentre si morde il labbro, si vede il primo piano della sua figa accarezzata dalla sua mano tutti vedono il suo orgasmo.
“mmaaa ioooo maaa tutt ma ti spiego ma cosa vuol dire…”, frasi sconnesse farfugliate dalla sua bocca, si sente le fiamme divampare in volto, stordita da tutto questo cosa centrano queste persone qui con noi stasera? Sono cose di coppia potevano parlarle anzi era lei che doveva essere arrabbiata invece adesso si trovava ad essere la colpevole, “vacci a prendere da bere troia abbiamo sete, portaci delle birre”, “sii ok vado si”, tremante poco dopo ritorna portando tre birre in mano, le posa sul tavolo e si siede al divano cercando di sprofondare il più possibile dentro. A quel punto si alza Wolf fino a quel momento in silenzio, “vede bela signora, tuo marito forse stato un po' stronzo con te, ma lui ha ragione, lui preoccupato che tu fa cose non buone quando lui lavora, cosi lui chiede me di fare sorveglianza su te, di addestrare te per essere moglie che lui vuole, allora lui fa contratto e firma ma io non firmo se non decido su te” Giovanna non capisce guarda ammutolita, ha gli occhi pieni di terrore ma allo stesso tempo la voce calda e profonda di questo sconosciuto ha per lei qualcosa di rassicurante e spaventoso allo stesso tempo. Wolf si avvicina a lei le accarezza il mento e la invita ad alzarsi, “non mi tocchiiii”, lui sorride “cagna selvaggia la mogliettina”, dice a suo marito, intanto Anca si avvicina a lei e senza proferire parole le molla un ceffone in pieno viso che fanno cadere Giovanna sul divano, “tu non alza voce con Padrone cagna, tu non dice no mai a padrone cagna, tu fa quello che padrone dice e chiede perdono”, le sembra di morire adesso inizia a mettere a fuoco le cose, il video il tablet una scusa, suo marito la stava cedendo vendendo o chissà cosa a questi due, come nei video lei stava per diventare una schiava.
Sempre con un sorriso cattivo Wolf riprende a parlarle sempre con quella sua voce calda e profonda ma molto decisa, mentre suo marito beve la birra brindando con Anca seduta accanto a lui, si Anca non sciatta zingarella che ogni giorno Giovanna incontrava, stasera era diversa, abiti puliti, pettinata con i suoi lunghi capelli nero corvini raccolti in una coda di cavallo, addirittura un filo di trucco per rendere i suoi occhini neri ancora più intensi e profondi, e poi aveva un bel fisichino messo in risalto da un paio di jeans attillati, sopra una camicetta chiara molto sbottonata che lasciava vedere perbene un reggiseno nero in pizzo, ora Anca era li che si sfrusciava come una gatta in calore a suo marito, sembravano conoscersi bene, forse da tempo, forse era lei l’amante di suo marito, o forse no non capiva più nulla. “allora bella signora vieni qui”, le aveva ordinato Wolf, “abbiamo iniziato non bene ora ti dico, io devo decidere se aiutare tuo marito a fare di te ottima moglie, tu ora fa vedere me che tu ottima moglie come lui vuole, se tu fa brava io accetta e tu diventi mia cagna da addestramento, se tu non piace io non accetta e tuo marito trova altra moglie brava” più forti di qualsiasi schiaffo quelle parole di Wolf si sente come un pugile all’angolo con la guardia bassa mentre l’avversario continua a riempire il suo corpo di colpi, “e cosa dovrei fare io allora?”, “bene ora tu chiama me sempre Padrone e parla solo se io dico di parlare, se no tu non parla, poi io controllo adesso”, detto questo inizia a sollevare la gonna di Giovanna con una mano, lentamente il tessuto sale lungo le sue gambe e gli sembrano lame affilate che accarezzano la sua liscia e bianca pelle, chiude gli occhi non vuol vedere lo sguardo di questo sconosciuto sul suo corpo, non riesce a piangere vorrebbe ma non escono lacrime dai suoi occhi, si sforza ma sente il fresco sulle gambe sente la gonna alzarsi e scoprire la sua intimità e la sente subito umida e bagnata, ma che ti prende Giovanna, uno sconosciuto arrogante che non parla nemmeno bene l’italiano ti mette le mani addosso pretende di farsi chiamare padrone da te, ti alza la gonna davanti a tuo marito che si struscia con una baldracca stronza e tu ti ecciti? Ma cosa sei diventata o cosa sei sempre stata. “belle gambe, brutte mutande, se io firma e prende te tu non porta più mutande capito?”, Giovanna lo guarda perplessa con gli occhi sbarrati, “no ho sentito tua risposta, capito?”, “si padrone”, ma cosa ho detto ma che sto facendo la sua mente si riempie di mille dubbi mentre Wolf continua la sua ispezione corporea, ora le sfiora la scollatura, sente la sua delicata pelle sotto i polpastrelli, “togli camicia”, lei timidamente lo fa coprendosi i seni mentre Anca accarezza la patta dei pantaloni di suo marito guardandola con occhi di sfida, ti frego il marito sembra dirti, me lo scopo davanti a te, “toglie mano bella signora, io deve vedere, ora via reggiseno e mani giù”, il suo sguardo implorante dice no ti prego non voglio, ma lo fa si sgancia il reggiseno lo lascia cadere a peso morto, ingoia saliva chiude gli occhi e mette le mani sui fianchi, è li tette di fuori non aveva nemmeno mai preso il sole con i seni di fuori adesso è li in piedi ed i capezzoli irti all’insù il suo corpo va per conto suo anche i suoi seni sono eccitati e tutti lo vedono e ridono, “hai visto Wolf? fa la santarellina mia moglie ma è eccitata guarda i suoi capezzoli scommetto che è anche bagnata la zoccola”, “tu zitto gioca con Anca io faccio mio controllo e poi ti dico”, gli accarezzi i seni sfiora i capezzoli con le dita, Giovanna brama si morde un labbro ora i loro sguardi si incrociano il suo è remissivo, occhi che si scrutano per un attimo poi lei abbassa lo sguardo, il capo branco ha vinto è il suo padrone, “ora nuda via tutto”, “ si padrone”, si spoglia lo fa velocemente, via le scarpe, giù la gonna via i collant e volano via gli slip, torna con le braccia sui fianchi come un soldatino al contrappello, nuda ed eccitata, Wolf le gira intorno sfiora il suo corpo dandole scosse di andrenalina, non guarda più suo marito, il suo sguardo ora e perso sulla parete, in avanti, fissa un punto si estranea dalla stanza, si vede per un attimo dall’alto lei è li in piedi nuda e lui che come un lupo sulla preda appena catturata sapendo che è sua che non può più scappare gli gira intorno, soddisfatto, la caccia è andata a buon fine, poi si ferma davanti a lei, “apri le gambe”, lei lo fa e sente le sue dita sfiorarle il monte di venere e poi funeste scrutarle nella passera, geme un attimo, come a dire mi arrendo è vero sono bagnata, sorride Wolf, la penetra decisa le sue grossa dita in questa fresca figa grondante, il suo corpo balla i passi della lussuria non riesce a stare ritta, si piega un po' in avanti sfiorando con la bocca la sua spalla, poi Wolf tira fuori le dita, le guada un filo di rugiada le lega, i suoi umori, “tu cagna bagnata, mi piace, ora lecca dita”, le porta davanti alla sua bocca le sfiora le labbra, lei apre la bocca ormai non ha più voglia di nascondersi dietro false morali e inibizioni lecca dalle dita del suo padrone il suo sapore i suoi umori e le sue voglie per troppo tempo sopite. “si lecca tuo sapore di donna, ora tu gira e piega avanti io vedere tuo culo”, “culo come culo?”” tu deve molto imparare, tu parla se io dico parla tu fare e basta, ultimo avviso da amico”, la spaventa e la eccita quella voce si gira e si piega in avanti mettendo le mani sulle ginocchia, lui guarda quelle chiappe bianche, quel bel culo tondo sodo, lo accarezza, e poi le da due pacche rumorose, slap slap slap, giovanna le sente le sue mani che battono sul culo, sente un leggero dolore le sente diventare rosse ma sente uno strano piacere sente colare la sua linfa sulle cosce, e poi un dito sfiora il suo buchino vergine, mai donato, sempre negato, le accarezza voglioso lo sfintere, tace perché non sa più cosa vuole. “bene ottimo cagna vergine di culo, mi piace, girati, ora ultima prova e poi io decide se firma e ti prende”, ancora pensa Giovanna cosa devo fare ancora, intanto Anca si alza va accanto a Wolf, gli mette una mano sulla spalla, “io sapere che bella Signora essere zoccola ma vergine questa dare grande piacere a te padrone, tu prende?”” vediamo Anca io non so ancora”” tu cagna in ginocchio davanti a tuo padrone”, gli urla Anca, Giovanna la guarda con sguardo fulminante chi sei tu brutta troia per darmi ordini dopo che ti sfrusciavi come una puttana con mio marito, lo pensa ma non lo dice, glielo trasmette con gli occhi, “in ginocchio ho detto” e subito gli fa partire un altro schiaffo in pieno viso, “piano Anca no cosi, tu ora in ginocchio bella signora”, la sua voce la ipnotizza e subito Giovanna si mette in ginocchio davanti a Wolf tenendo il suo sguardo basso, “ultima prova e poi decido”, gli dice Wolf mentre Anca gli sbottona i pantaloni e gli tira fuori il cazzo, Giovanna alza lo sguardo vede questo bastone di carne almeno il doppio come grossezza rispetto a quello di suo marito e decisamente più lungo, non ha visto molti uccelli dal vivo a dire il vero solo quello di suo marito, ha capito Giovanna sa cosa vuole il padrone, non gli fa dire altro e aprendo lentamente la bocca accarezza con le labbra quel cazzo, duro nodoso grosso, la sua lingua saggia la cappella, timida e un po' impacciata tenta di imboccarsi il glande, è grosso a stento riesce a farla entrare, occhi chiusi sguardo basso e bocca piena. “basta cosi troia, non sai fare pompini ma tu impara, hai culo vergine ma io apro, bene resta in ginocchio, io ora firma tu ora sei mia”. Giovanna resta immobile in ginocchio con lo sguardo basso, suo marito appresa la notizia si alza in piedi pare vorrebbe festeggiare per come è felice, Wolf prende il contratto gli da uno sguardo veloce e firma.
“Ogni volta che tuo marito è via per lavoro tu sei mia troia, sarei a mia disposizione per iniziare vero addestramento di schiava, tu diventa presto una gran puttana, per bene di tuo matrimonio, quando lui torna tu torna moglie come prima, quando lui parte tu diventa mia schiava” cosi portandosi dietro il contratto senza dire altro Wolf e Anca vanno via.
“Bene puoi alzarti Giovanna sono andati via ahhahahah, a proposito io dopodomani parto, starò via 15 giorni, ti restano due giorni da mogliettina”, “bastardo sei un bastardo figlio di puttana te la farò pagare”, si alza raccoglie i suoi vestiti e incazzata piangendo si chiude in bagno.

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