L'SMS

Scritto da , il 2022-02-18, genere sadomaso

Cazzo!
Cazzo!
Cazzo!
Non era pronta!
Stava uscendo, era già in auto e si era appena immessa in strada quando le arrivò l’sms. Inizialmente aveva pensato di leggerlo al suo arrivo in centro, dopo avere parcheggiato, ma una sorta di sesto senso (cosa che aveva imparato a sviluppare) le impose di fermarsi e di leggerlo subito.
Il cuore le prese a battere più velocemente quando lesse che Lui sarebbe arrivato entro 20 minuti e lei avrebbe dovuto farsi trovare pronta, vestita.
Venti minuti erano pochi, troppo pochi.
Era già vestita.
Indossava sempre abiti eleganti e sexy, che evidenziassero il suo bel corpo e si intonassero con il colore quasi biondo dei suoi capelli.
Ma non erano quelli i vestiti che Lui voleva.
No, maledizione.
Lui li voleva sfacciati, sexy, eccitanti, che gli facessero circolare il sangue alla sola vista del suo corpo dentro quegli abiti che la facevano sentire ancora più nuda.
Lasciò l’auto nel vialetto per non perdere tempo ad aprire il garage.
Si precipitò in camera per cambiarsi, indossare le autoreggenti come Lui voleva e le scarpe nere, quelle col tacco 12, decollete.
Si doveva vestire pur sapendo che quell’abito sarebbe durato pochissimo indosso a lei.
L’attesa, la bellezza, l’eleganza, la classe.
Questi elementi contribuiscono all’eccitazione, al sesso, all’attrazione, ai reciproci ruoli.
Lui amava sapere che in quel momento lei si stava preparando per compiacerlo, che si stava prendendo cura di sé oltre a ciò che già faceva normalmente per il piacere di essere bella, per sé stessa prima che per gli altri, in quanto si può piacere solo se si piace a noi stessi, gli arbitri più severi.
La vestizione e la preparazione erano cose ormai dimenticate.
Simona si trova adesso col busto sulla poltroncina. I polsi legati, così come lo sono le caviglie alle gambe del mobile.
Sa di essere esposta, il viso è oltre lo schienale e sa come sarà usata la sua bocca.
La sua figa è allargata dalla postura delle gambe costrette dalle corde.
E’ in attesa, quella maledetta ed eccitante attesa.
La stessa attesa che l’aveva snervata quando, vestita ed inginocchiata, era davanti alla porta, in attesa di ciò che Lui avesse avuto voglia di farle.
Lo stronzo, tale lo considerava in quei momenti, arrivò con 10 minuti di ritardo rispetto ai 20 che le aveva concesso per prepararsi.
Lo sapeva! Lo sapeva che sarebbe stato così, ma lei doveva farsi trovare pronta, voleva farsi trovare pronta.
Quei 10 minuti in più furono scanditi per ogni secondo nel pulsare accelerato del cuore che le pompava il sangue nel corpo già eccitato.
Lo odiava, in quel momento lo stava odiando, tanto odio quanto era il desiderio, desiderio che l’attesa finisse e che Lui cominciasse. Desiderio che l’attesa non finisse perché l’eccitazione che anticipava il piacere era già esso stesso piacere.
Mentre, in quel momento, è a 90 gradi, legata alla poltroncina (dov’è, dove cazzo è Lui mentre lei è lì in attesa, bendata), concentrata a tenere la posizione in attesa di essere usata, non pensa più al momento in cui, arrivato, Lui le girò intorno, senza salutarla, per ammirarla.
Le piaceva essere ammirata, guardata. Sapeva che in quel momento Lui la stava desiderando e si eccitava della sua sola vista, esposta, offerta, inginocchiata nell'anima prima che nel corpo.
Attesa, desiderio, desiderio, attesa.
Eccitazione.
Anche Lui era eccitato al suo arrivo. Lo vedeva, lo sentiva, ne percepiva il respiro corto, tipico di chi sta per avere accesso al piacere.
L’aveva spogliata Lui, con bramosia, con foga, con desiderio, desiderio di lei e del suo corpo che lo avrebbe fatto godere.
Non seppe quanto tempo fosse passato dall’apertura della porta al momento in cui, stesa col ventre sul pavimento, Lui, tenendola ferma a terra con un piede posato sulla sua schiena, aveva iniziato a frustarle il culo.
Il cuore era a mille mentre, sentendo il piede su di sé che la schiacciava, sentiva che si stava sfilando la cinghia con la quale avrebbe rafforzato l’eccitazione di entrambi.
Umiliazione, costrizione e dolore.
Sottomissione.
Adesso è legata alla poltroncina, offerta a 90 gradi.
Muove di lato la testa perché lo sente aggirarsi attorno a lei.
Ha ancora la cinghia in mano?
Ha il frustino?
Quel maledetto cazzo di frustino.
La eccita l’attesa del colpo, del dolore liberatorio e dell’inizio dell’attesa del colpo successivo.
In quel momento però Lui non la sta toccando, ma si limita a girarle intorno.
Stronzo.
Stronzo.
Stronzo.
Sa l’effetto che le fa non potendolo vedere, con quella benda del medesimo colore delle sue autoreggenti, unico indumento che veste la sua eccitante ed eccitata bellezza.
La mano.
La mano dell’uomo prende possesso dei suoi capelli che usa per tirarle indietro la testa.
Simona sa cosa vuole ed apre istintivamente la bocca per accogliere il frutto dell’eccitazione che lei gli aveva procurato, iniziata nel momento in cui Lui aveva scritto quell’sms.
Il cazzo è già duro quando le entra in bocca. Quel turgore è opera sua, opera del desiderio che Lui ha di lei. Quell’eccitazione è stata procurata dalla sua umiliazione e dal suo dolore, che hanno eccitato anche lei, con quella maledetta tensione alla bocca dello stomaco che le fa bagnare la figa, quella stessa figa che ora lo sta aspettando.
Lui sta usando la sua bocca per il proprio esclusivo piacere.
Il frustino!
Allora lo aveva in mano, quello stronzo, quando le stava girando intorno.
Lo sente nel solco delle sue natiche.
L’avrebbe picchiata?
L’avrebbe sfiorata?
L’avrebbe accarezzata con quel frustino?
La benda le fa solo sentire il movimento e le crea ansia.
Quando non avverte lo strumento tra le natiche non sa se si sta preparando al colpo.
Così, però, perde concentrazione sul cazzo in bocca e Lui le da strattoni alla testa, tenendole i capelli, per richiamarla al suo lavoro.
Lei teme il frustino e si accorge in ritardo che Lui esce dalla sua bocca per andare dietro di lei.
La figa è esposta.
La figa è bagnata.
La figa lo aspetta.
La figa lo voleva dal momento in cui aveva ricevuto l’sms.
Eccolo il frustino sulla schiena e sul culo.
Dalla frequenza dei colpi lei sa che Lui sta per godere.
Lo eccita il contrasto del suo enorme piacere contestuale al dolore di lei.
Contrasti.
Eccitazione.
Piacere!

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