L'amore di una spia 5/5

Scritto da , il 2021-11-24, genere sentimentali

Risponde "bene" con lo sguardo perso nel vuoto. Seduta sul divano ma senza appoggiarsi allo schienale, quasi raggomitolata, con le mani che si stringono sulle ginocchia. Romeo e Giulietta neri, gonna nera, collant neri. L'ultima volta che si è vestita così è stata al funerale della nonna. La stanza è in penombra, le tapparelle abbassate quasi del tutto. Anche il capo è un'ombra nera che incombe su di lei, bardato nel suo cappottone loden con le maniche raglan.

"I genitori di Valentina sono partiti poco fa, la stanno riportando su. Ho detto loro che ero tuo padre, hanno espresso il desiderio di conoscerti". "Grazie. Sì, lo farò", risponde ancora Annalisa come un automa. Il capo le allunga una busta di plastica, tipo quelle che usa Dhl per fare le consegne. "All'obitorio mi hanno dato questo, l'avevano messo con le cose di Valentina, ma mi pare che sia roba tua". "Grazie", ripete Annalisa disinteressandosene. Il tono di voce è quello di prima, assente, lo sguardo idem. Il capo posa la busta su un tavolo.

"Annalisa, molla tutto, vattene, parti, non ti preoccupare più di niente". "Grazie signore, non saprei dove andare". E' troppo confusa per pensarci ma, se proprio deve, l'unica cosa che le va di fare è passare il resto dei suoi giorni accanto alla tomba di Valentina. Questo però al capo non lo dice. Lui insiste: "Scegli un posto e penso a tutto io. E poi qui sei in pericolo, non voglio averti sulla coscienza. E anche la nostra segretezza è in pericolo". Ah, ecco, altro che coscienza, si dice Annalisa. Però ha ragione. Mano a mano che la sua mente si risveglia capisce che il capo ha ragione, e che sta semplicemente facendo il suo lavoro. Nel quale è compreso anche il compito di proteggersi e di proteggerla.

"Voglio tornare al lavoro". "Lascia perdere, ti ho detto. Sei svenuta in mezzo alla strada, hai avuto un crollo nervoso, sei stata due giorni sotto sedazione, sei troppo coinvolta emotivamente. C'è chi è in grado di prendere il tuo posto, tu devi solo pensare a riprenderti". "Ci penserò, signore, grazie". "Non fare di testa tua come al solito, fammi sapere di cosa hai bisogno, qualunque cosa, ci saranno sempre due dei nostri sul pianerottolo e controlliamo la zona, tu pensa solo a dove vuoi andare... lontano, ti consiglio molto lontano".

Tre ore da sola a guardare la penombra, senza pensare. Finalmente si decide ad aprire la busta che il capo ha lasciato sul tavolo. Più per bisogno di manualità che per reale interesse. La apre, spunta un lembo della stola di cachemire che Valentina indossava quel giorno. Chiude gli occhi e la rivede morta sul marciapiede. Conato, corre in bagno, vomita. Piange con i gomiti appoggiati al water. L'altra faccia della medaglia degli psicofarmaci è che quando il loro effetto svanisce e tu ritorni lucida i mostri tornano a bussare alla tua porta. Anche in quel bagno, come in ogni angolo della casa, le sembra di rivedere Valentina, di risentirne la voce. I suoi "ti amo", i suoi "non posso più stare senza di te". E naturalmente anche i suoi richiami ai convegni amorosi, gli urletti argentini dei suoi orgasmi.

Torna nel salone e tira la stola completamente fuori dalla busta. C'è anche la sua catenina d'oro, rimasta impigliata nell'etichetta "made in Singapore". La stacca delicatamente. Si chiede se avrà mai più la forza di portarla.

No, un momento.

Singapore. Le fotografie dei negozi nello studio di Penelope. New York, Los Angeles, Londra, Pechino, certo. Ma anche Dubai, Panama e da poco Singapore. Passi per Dubai, ma... Panama? Dubai, Panama, Singapore. Tre paradisi fiscali, tre posti in cui i banchieri non fanno molte domande, in cui si possono tenere conti cifrati. In cui soprattutto nessuno va ad indagare a meno che non abbia proprio un buon motivo.

E poi la stola, la catenina. "Bashaar non me le ha mai viste addosso, quella sera a casa di Penelope la stola me l'ero già tolta e la catenina non l'avevo. Invece chi ha sparato a Valentina l'ha scambiata per me. E adesso che ci penso c'è anche quell'altra cosetta...". Annalisa prende il cordless di casa e compone un numero, con l'altra mano traffica sul suo iPhone. "Momo? Ho poco tempo. No, non sto per nulla bene ma lascia perdere, senti qui: perché non capisco un cazzo?". Fa partire il video di Penelope che scopa con i due ragazzi, che ci parla, li incita. Dall'altra parte c'è il suo vecchio insegnante di arabo, non si scandalizzerà di certo visto che è stato proprio lui a insegnarle a dire cose tipo "vienimi in faccia" e "inculami" in quella lingua. "Non capisci perché è un dialetto siriano, ma chi è questa puttana?". "Una puttana, appunto. Grazie Momo, ci si vede". Tre indizi non faranno una prova - dice tra sé e sé Annalisa - ma a me bastano e avanzano.

Termica nera sotto un giubbotto di pelle nero. Leggings neri, sneakers nere, zainetto nero. A mezzanotte è così che Annalisa si affaccia sul pianerottolo di casa sua. A montare la guardia ci sono Michele e Alessandro. Due tipi svegli, bene. "Cazzo, capo...", scatta in piedi Michele. Annalisa gli fa cenno di stare tranquillo. "Ho telefonato al garage, andate lì e prendete il van attrezzato. Tenete d'occhio il computer e se arriva una mail dai nostri smanettoni giratemela. Vi ho mandato un indirizzo per WhatsApp, tra mezzora lì".

Arrivare sul terrazzo dell'attico di Penelope è uno scherzo. Tagliare i doppi vetri delle finestre senza fare rumore un po' meno, ma all'una meno cinque Annalisa è in quello che dovrebbe essere il salotto dell'appartamento. Non conosce l'ambiente, deve orientarsi. Prima però meglio togliersi le scarpe. Da qualche parte arrivano le grida di una donna. "Cazzo, è in casa e si sta pure divertendo", pensa Annalisa. Tende l'orecchio e inquadra meglio la situazione: le grida ogni tanto diventano mugolii soffocati, colpi di tosse, ritornano mugolii. Una voce maschile e il rumore delle carni che sbattono. "Ma sta troia se li fa sempre due alla volta?", si domanda Annalisa. In ogni caso meglio così, probabilmente sono i due del video. Si toglie il giubbotto e prende dalla tasca dello zainetto la sua catenina d'ora, se la mette al collo. Avanza senza fare rumore portando con sé lo zainetto, si mette in attesa fuori dalla porta. Dalla stanza da letto filtra una luce soffusa, come quella che c’era a casa di Bashaar: "foulard rosso sopra l'abat-jour, ha le sue fissazioni la mignotta". Quando le acque si calmano Annalisa rompe gli indugi, entra nella camera, accende la luce grande. L'uomo che ansima sopra Penelope deve essere ancora dentro di lei, la donna è tra le gambe del secondo che bacia e lecca un cazzo ancora mezzo armato. Ma anche Annalisa è armata. Come se si fossero messi d'accordo, gli sguardi dei tre passano simultaneamente dalla sua faccia alla pistola che tiene nella sinistra.

- Vorrei chiedervi il bis, ma in realtà ho già visto il video - dice impassibile Annalisa.

Quello che sta sopra Penelope scatta verso una poltrona dalla parte del letto opposta, non fa nemmeno in tempo a mettere i piedi sul pavimento. "Ah-ah!", lo blocca Annalisa.

- A parte il fatto che sei a due metri e ti prenderebbe anche un cieco, io sparo abbastanza bene, sai? Penny cara, di' addio al tuo abat-jour.

Senza nemmeno prendere la mira, Annalisa solleva la pistola e fa fuoco distruggendo la piccola lampada da comodino. Poi fa segno all'uomo di tornare a stendersi sopra Penelope.

- Ti piace fare la fettina di prosciutto, eh Penny? Se sapessi fare i pompini saresti perfetta. Lasciatelo dire, sei una frana... Veniamo a noi: chi è stato a uccidere Valentina? Tutti zitti? Ok, me lo direte. Tu, smonta da quella troia e stenditi per terra, faccia in giù. Penelope, scendi dal letto... e tu girati, bravo, così, sulla pancia.

Annalisa tira fuori dallo zainetto due paia di manette in pvc, le lancia alla donna.

- Ora gli metti un braccio dietro la schiena, una manetta al polso e l'altra alla caviglia. Poi fa' lo stesso con l'altro braccio. Bene, ottimo Penny, torna sul letto, anche tu a pancia in giù. Allora, chi di voi ha sparato a Valentina? E' l'ultima volta che ve lo chiedo con gentilezza. No? Perfetto.

A uscire dallo zainetto è ora una specie di siringa, senza ago ma con un cappuccio. Si avvicina all'uomo immobilizzato sul pavimento, inarcato all'indietro. Si accuccia e posa la siringa per terra senza smettere di tenere d'occhio gli altri due sul letto. Lancia uno sguardo ai genitali di quello per terra e gli sorride. "Tu sei quello con il cazzo grosso, l'avevo notato, complimenti. E hai anche un bellissimo paio di coglioni, dico davvero, lo sai che ho una passione per i coglioni? Intendo proprio i testicoli, eh? Mi affascinano", gli fa accarezzandoli. Poi li impugna e li stringe di colpo, l'uomo lancia un grido feroce. "Eeeeeh, quante storie... ti assicuro che se non parli questo non è niente, la ricorderai come una piacevole leccata di palle...". Annalisa stringe per una decina di secondi, poi molla la presa. L'uomo grida e bestemmia, non può nemmeno rannicchiarsi su se stesso. Annalisa si rialza e osserva l'effetto del suo operato. "Sai che ora sembrano pure più grandi?". Poi, visto che l'uomo continua a urlare, gli dice "basta, hai rotto il cazzo" e gli sferra un calcio in bocca. Un calcio a piede scalzo, ma, beh, il krav maga le è pur servito a qualcosa, no? L'uomo si tacita, sbocca sangue, sputa un paio di denti. Annalisa si inginocchia e prende la siringa. "Forse è meglio che guardiate anche voi", dice a Penelope e all'altro uomo steso sul letto. "Sai Penny che questa siringa è di teflon? Curioso, no? C'ho un paio di padelle a casa... è una delle poche cose che questa roba non corrode", dice. Poi schizza il liquido sui coglioni dell'uomo. Dopo pochi secondi le urla riempiono la stanza. "Brucia, eh? Dai, ci mettiamo un po' d'acqua". Nello zainetto c'è una bottiglietta, ma ce n'è una aperta e mezza piena anche sul comodino. Annalisa la prende e la versa sui coglioni ustionati. Le urla coprono il rumore dello sfrigolio. Nonostante sia legato in quel modo l'uomo scatta e si agita come un ossesso. "Ops, mi ero dimenticata che reagisce con l'acqua...", dice la ragazza con sarcasmo. Aspetta per un minuto che l'uomo approfondisca la conoscenza con il fuoco.

- Hai lo scroto mezzo scarnificato e c'è già una vescica bianca ancora più schifosa che si sta gonfiando, bello. Se mi dici chi ha sparato a Valentina ti faccio passare il dolore, altrimenti mi dedico agli occhi...

- E' stato luiiiiii! - grida l'uomo quasi impazzito per l'ustione.

Potrebbe mentire per salvarsi, naturalmente. Ma quello che convince Annalisa è lo sguardo pieno di terrore dell'altro, dell'accusato. Quello no che non mente. E nemmeno l'occhiata spaventata che per un attimo Penelope gli rivolge. Preso dal panico, l'uomo decide di giocare il tutto per tutto e si butta verso la poltrona dove, è evidente, nascosta tra i vestiti ammonticchiati c'è un'arma. Questa volta Annalisa non dice nulla, spara e basta. Due colpi. Uno su un ginocchio uno sull'altro. Anche il secondo siriano fa sentire come si grida di dolore, una delle due articolazioni dopo pochi secondi si gonfia come se qualcosa le fosse esploso dentro senza riuscire a uscire, il sangue inzuppa il lenzuolo.

Annalisa gli dice "ma non ero stata chiara?", poi si rivolge al primo siriano, quello appena torturato, il delatore. Gli fa "lo vedi che non valeva la pena soffrire?", lo prende per i capelli e gli solleva la testa. Gli spara un colpo alla nuca, lo lascia cadere sul pavimento. Penelope sobbalza, grida "sei pazza?". "Gli avevo detto che lo facevo smettere di soffrire, no?", risponde Annalisa.

- Ti sei inculata con le tue mani, troia, noi finiamo in galera, ma ci finisci anche tu... - sibila sprezzante Penelope - e poi non hai nemmeno una cazzo di prova.

Annalisa simula sorpresa con lo sguardo, incomprensione. Come se Penelope le avesse parlato in una lingua da lei sconosciuta.

- Galera? Ma che cazzo dici, Penny. Io mica mando la gente in galera, non sono mica dei carabinieri o dell'Aisi. Le prove? A parte il fatto che se voglio le trovo e se non le trovo le fabbrico, ma poi anche sticazzi delle prove, come ti viene in mente? Le prove mi servivano con Bashaar, non con te. Non hai capito nulla, allora!

- Chi cazzo sei? - domanda Penelope impaurita.

- Io non esisto, faccio parte di una agenzia che non esiste, non ci conosce nessuno, facciamo il cazzo che ci pare... ma senti questa, la galera, il pm, le prove, il processo... seeee.

- E quindi?

- E quindi arrivaci da sola, Penny.

- Non puoi farlo.

- Tu con Valentina l'hai fatto, perché l'ordine a sto stronzo l'hai dato tu, no? - le dice indicando con la pistola il siriano piangente ma ancora vivo.

- Come sei arrivata a me?

- Questa - risponde Annalisa indicandosi la catenina - e poi la stola. Bashaar non le aveva mai viste, tu sì. Come hai fatto a non pensarci? Poi certo, i tuoi stalloni, i tuoi conti esteri, mi è appena arrivato l'elenco dei tuoi movimenti a Singapore e a Panama... un sacco di soldi, eh? Ma l'intuizione l'ho avuta con la catenina e la stola: avete scambiato Valentina per me perché era vestita come me.

- Sei tu che non hai capito un cazzo, allora - sorride sarcastica Penelope.

- Cioè?

- Non siamo mica dei primitivi. Ci siamo accorti del computer e dei telefoni manomessi... dei trojan. Potevi essere stata solo tu. Ti abbiamo agganciata, seguita, sapevamo benissimo che quella puttana che abbiamo liquidato non eri tu.

- E perché l'avete ammazzata, allora? - grida Annalisa - perché avete ammazzato una ragazza che non c'entrava un cazzo?

- Perché dovevi soffrire, prima di ammazzarti volevo vederti soffrire per avermi fregata.

- Non è possibile... hai ucciso l'essere più angelico del mondo per colpire me?

- Ma quale essere angelico, una puttana di cameriera...

Annalisa alza la pistola e la punta verso Penelope. Per la prima volta trema visibilmente. La donna grida "dai, fallo!". Annalisa la tiene sotto tiro per un tempo che pare a tutti infinito, persino l'uomo dalle ginocchia distrutte trattiene il fiato e non piange più. E' un dolore quasi fisico dover ricacciare in gola attimo dopo attimo la voglia di scaricare la pistola addosso a quella puttana. Ma alla fine abbassa l’arma.

- Ora ti dirò io cosa succederà dal momento in cui vi verranno a prendere, invece. Tu, pezzo di merda - dice al siriano dopo avere riacquistato il controllo di sé - resterai in un nostro centro di detenzione, due settimane, forse tre. Naturalmente sarai curato. Poi ti porteremo in Abruzzo, vicino Pescasseroli, un bellissimo posto tra l'altro. Abbiamo sette-otto lupi lì, in un recinto. Un recinto grande, eh? Stanno bene. Tranne il fatto che se non gli dai da mangiare per due-tre settimane si incazzano. Sarebbe divertente vederti correre per evitare di venire sbranato subito, ma tu hai voluto fare lo splendido, dove cazzo vuoi andare adesso con quelle ginocchia? Tu invece, Penny, nulla di tutto questo, sei l'ospite d'onore. Ti legherò io personalmente a un lettino e ti farò gocciolare sulla pancia per ore lo stesso acido che ha bruciato i coglioni del tuo amichetto, un medico ti metterà una flebo di adrenalina per non farti svenire. Poi aspetterò, ti guarderò da dietro un vetro, perché quando tutti i tessuti saranno corrosi e l'acido arriverà agli intestini la puzza sarà nauseabonda. Potrai durare così... mmm... cinque, otto, anche dodici ore. Dipende da te e da quanto è bravo il medico. Mi vedrai dall'altra parte di un cazzo di vetro, stravaccata su una poltrona. Ma lascerò il microfono aperto, ti voglio sentire urlare dal primo all'ultimo momento. Forse mi masturberò, anche.

Gli agenti del Caos sono arrivati, hanno sedato Penelope e l'uomo, li hanno infilati in due sacchi di plastica e portati via, insieme al cadavere dell'altro siriano. Annalisa ha dato disposizioni per la perquisizione e il sequestro dei device elettronici. E' scesa in strada.

Fa freddo, ma non se ne cura. Sente l'aria sulla faccia e canticchia mentalmente la canzone di Vasco, quella che piaceva a Valentina: senti che bel vento, non basta mai il tempo.

Tre giorni dopo Annalisa entra nell'ufficio del capo. Indossa un completo nero giacca e pantaloni, una camicetta anche essa nera, la sua collanina d'oro.

- Tutto fatto, signore, io vado.

- Dove vai Annalisa?

- Preferisco non dirlo.

- Ok... senti, ho sempre trovato eccessivi i tuoi modi di liquidare le persone, ma stavolta voglio dirti che ti capisco. Anche se non significa che avrei fatto lo stesso.

- Ogni masochista porta in sé una certa dose di sadismo, capo. It's my way.

- Spero che almeno ti abbia dato un po' di pace.

- Proprio pace no. Ma ho la registrazione delle dieci ore e passa di agonia di Penelope. Il video non lo vedo quasi mai, l'audio invece lo sento per un po' tutte le notti. Mi aiuta ad addormentarmi.


5. FINE

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