L'Usuraio capitolo 2 - Carlo e la zia

Scritto da , il 2021-11-03, genere dominazione

Carlo scoprì la sua attrazione verso la zia quando aveva solo dodici anni e sua zia trenta.
La zia abitava con il marito, in un casermone popolare alla periferia di Torino, al piano di sopra di quello di Carlo. Spesso, la sera, scendeva al piano di sotto, in casa della sorella maggiore, Rosa, la madre di Carlo, per preparare da mangiare e poi cenare insieme con i rispettivi mariti e l’unico nipote.
La zia si chiamava Lucia ed era una bella donna, non aveva figli. “Non vengono” la sentiva dire a volte Carlo, quando la zia ne parlava con la sorella. Non erano venuti e non vennero neanche negli anni successivi e anche questo in parte determinò quello che successe in seguito. Più tardi si scoprì che la zia di figli non ne poteva avere.
La zia e la mamma spesso si sedevano al tavolo della cucina per svolgere qualche lavoro casalingo, come pelare le patate o sbucciare i fagiolini o semplicemente chiacchierare nell’attesa che arrivassero gli uomini. Carlo amava giocare sotto il tavolo con qualche macchinina o con i soldatini. Lo faceva da sempre e nessuno badava più a lui e a quella mania di nascondersi sotto il tavolo. Quella sera però, per lui, arrivò una scoperta: le gambe di sua zia. Fino a quella sera non ci aveva mai fatto caso, quelle di sua madre o di sua zia erano più o meno la stessa cosa, quella sera no. Le gambe della zia divennero molto attrattive, fu tentato di toccarle e accarezzarle. Per altro in passato lo aveva fatto, senza nessuna malizia si era aggrappato a quelle della madre o della zia senza neanche rendersene conto. Quella sera invece si trattenne come se sapesse che era un’altra cosa rispetto a prima. Però rimase a guardarle a lungo e sentì un sommovimento all’inguine, sentì l’impulso di toccarsi. Lo fece e ne sentì il piacere, intanto guardava con la gola secca anche all’interno delle gambe, su per le cosce. La zia stava in piena libertà quando veniva giù, nelle sue pantofoline vezzose e nella sua vestaglietta da pochi soldi. Non la poteva vedere nessuno, stava all’ultimo piano e sotto la sorella, quindi scendeva giù senza problemi e soprattutto, quando iniziava l’estate, scollacciata. Quando si sedeva era quasi sempre composta, ma a volte, smaniosa, accavallava le gambe o le allargava senza neanche pensarci come se fosse sola a casa sua. D’altra parte chi c’era lì, la sorella e un nipote adolescente. Era molto più curata di sua sorella e anche profumata. La madre di Carlo, già da dopo la sua nascita aveva iniziato a lasciarsi andare e con il passare del tempo le cose non migliorarono.
Lucia allargò le cosce e Carlo ne rimase sconvolto, le aveva viste tante volte quelle cosce, ma questa volta l’effetto fu diverso e sconvolgente. Arrossì sotto il tavolo, mentre la zia, incurante di quanto stava succedendo, accavallava le gambe e mostrava tutto al nipote, fino alle bianche mutandine. Il ragazzino inghiottì e sentì proprio dolore dove prima si era toccato, si accarezzò da sopra i pantaloncini e il dolore si alleviò. Continuò a toccarsi mentre continuava a guardare e sentì caldo in quella parte del corpo e poi un piacere mai provato prima che lo fece tremare. Non cadde solo perché era seduto per terra. Cercò di ricomporsi, soprattutto di riprendere fiato, poi diede un’ultima sbirciata alle lunghe e lisce cosce della zia ed uscì da sotto il tavolo, correndo in camera sua. Non si voleva far vedere in quello stato. Mamma e zia non si accorsero neanche di lui, continuando la loro animata discussione.
Da quel giorno Carlo imparò a darsi piacere, tutte le sue fantasie erotiche ruotavano intorno all’immagine di sua zia, alle sue splendide cosce e al generoso seno. La spiava continuamente cercando di cogliere qualche lembo di corpo scoperto, poi correva in camera sua o in bagno a segarsi. Era un accanimento visivo e manuale che non poteva passare inosservato a lungo. La zia se ne accorse, ma invece di sgridarlo e redarguirlo si sentì lusingata, anzi, in qualche modo lo incoraggiò. Gli sorrideva e spesso si metteva in posa mostrandogli le sue grazie. A volte si chinava protendendo il culo, altre volte si dimenticava di allacciare un bottone mostrando le tette, oppure si accosciava per prendere qualcosa mostrando le cosce fino all’inguine. Carlo si segava fino allo sfinimento pensando a lei.
Lucia non era male, tette grosse anche se leggermente pendule, cosce lunghe e culo interessante. Era mora, scura di pelle, capelli lunghi e neri e anche gli occhi erano neri. Nel condominio e sul lavoro era una star, non era una strafica, ma una gran fica sì. Faceva la magazziniera e i colleghi l’apprezzavano. Avendo un marito ferocemente geloso e manesco lei si guardava bene dal dare corda agli apprezzamenti di condomini e colleghi, anche se non poteva fare a meno di sorridere, ancheggiare e mostrarsi seduttiva. Era più forte di lei, le piaceva esibirsi. Il marito, quando la beccava, spesso e volentieri, le appioppava sonori ceffoni che le facevano ballare i denti.
Lucia aveva paura del marito e allora si esibiva per il nipote che riteneva innocuo e di cui il marito neanche se ne accorgeva. La faccenda andò avanti a lungo poi piano piano si spense. Carlo, arrivato alle superiori, iniziò a uscire di casa, a giocare a pallone e a guardare le ragazzine della sua età, la passione per la zia si diradò, ma rimase sempre latente. D’altra parte anche la zia si chiese cosa stesse facendo con quel ragazzino che ormai non era più un adolescente. Rischiava, da lì in poi, di giocare con il fuoco e di bruciarsi. Le provocazioni di lei verso di lui e l’eccitazione di lui per lei andarono nel tempo scemando senza però spegnersi mai.
Ci fu un ritorno di fiamma quando Carlo compì i sedici anni. Le due famiglie avevano preso una casa al mare e se la spassavano. La mattina al mare, poi pranzavano in casa, nel pomeriggio spesso rimanevano in casa a difendersi dalla calura e la sera passeggiate, gelato e spesso cena fuori. Le due sorelle erano molto affiatate e i due mariti andavano abbastanza d’accordo tra di loro. Carlo ricominciò a guardare la zia, indossava un due pezzi molto audace che mostrava molto e a lui provocava intense erezioni. Stranamente il marito non se ne lamentava, probabilmente perché la moglie, al mare, era sempre sotto il suo controllo, anzi, in fondo, se ne compiaceva. Si sentiva orgoglioso di una moglie osservata e apprezzata.
Carlo era stato bocciato, a scuola era proprio una capra, ma le punizioni c’erano già state, il padre usava la cinghia, permaneva però in famiglia un certo ostracismo, lui si sentiva isolato, ma non gliene importava più di tanto. E quello sarebbe stato l’ultimo anno in cui il padre sarebbe riuscito a mettergli le mani addosso. Era diventato bello grosso, non aveva reagito perché ancora sentiva l’ascendenza paterna, ma era già pronto a non permetterlo più.
Lui, al mare, aveva fatto le sue amicizie e se ne andava spesso per conto suo. A volte, sul lungomare, la sera, in compagnia di altri incrociava i genitori e gli zii. La zia lo salutava con calore. Una sera era solo in compagnia di una ragazzina e la zia gli rivolse un sorriso ed uno sguardo intenso, un po’ di malizia, un po’ di orgoglio e forse un pizzico di gelosia. Il ragazzo era diventato alto e sarebbe cresciuto ancora, ormai era più alto della zia di quasi dieci centimetri, il corpo era diventato atletico e muscoloso, il ragazzo lo curava, non studiava, ma faceva molta palestra. I capelli si erano scuriti, ora erano di un biondo cenere e il viso stava diventando squadrato, gli occhi erano di un celeste inquietante, freddi e fissi.
La casa al mare aveva un grande soggiorno, dove c’era anche un lettino per Carlo, poi c’erano le due camere per le due coppie. Quel pomeriggio la zia che fino a quel momento aveva rigovernato, mentre gli altri si erano già sdraiati nei rispettivi letti, invece che andare in camera sua disse ad alta voce “di là fa caldo, mi sdraio qui.”
In effetti, nella camera della zia per tutto il pomeriggio batteva il sole e il sonnellino pomeridiano rischiava di trasformarsi in una sauna. Carlo sentì quello che la zia diceva, ma fece finta di dormire, era rivolto contro il muro. La zia si adagiò accanto a lui, spalle contro spalle, cercando di non toccarlo. Carlo non si mosse, continuò a far finta di dormire e aspettò che la zia si rilassasse e si appisolasse. Quella vicinanza riaccese la vecchia passione, non che ce ne fosse molto bisogno, per tutta la mattina, Carlo, si era arrapato guardando il corpo della zia, coperto solo da uno striminzito bikini da cui debordavano le generose tette e lo splendido culo, lasciando poco all’immaginazione.
Il ragazzo, come se non se ne fosse reso conto, si girò e passò il braccio destro sui fianchi della zia. Lucia girò il collo per guardarlo, aveva gli occhi chiusi. Non riusciva a capire se stava dormendo davvero o se… Passò qualche minuto e non ebbe più dubbi. Il ragazzo si era installato tra le sue chiappe. Lei indossava una vestaglietta molto leggera, quasi trasparente e lo sentiva bene. Era duro e per quello che sentiva doveva essere anche consistente. Poi il ragazzo con movimenti lenti iniziò a strusciarlo tra le sue chiappe. Lui indossava solo dei pantaloncini di tela. Quindi tra loro due c’erano solo due impalpabili pezzi di stoffa. Lucia decise di far finta di niente sperando che tutto si concludesse frettolosamente e che dopo anche lui facesse finta di niente. Però la faccenda stava eccitandola e tanto. Carlo sentì la sua eccitazione, il suo odore era cambiato, era diventato più forte e si sentivano impercettibili mugolii. La zia si era piegata un po’ in avanti spingendo il culo contro il suo attrezzo. L’intenzione di Lucia era solo quella di facilitarlo, certo, anche goderselo, ma per una cosa veloce e in silenzio. Questa non era però l’intenzione di Carlo. Lui, sfacciatamente, voleva proprio farsela. Provò a tirarle la gonnellina in su, poi avrebbe provato a scostare le mutandine e infine l’avrebbe penetrata. Questo però la zia, arrossendo e mordendosi le labbra allarmata, non poteva permetterlo. Se qualcuno li avesse visti sarebbe scoppiato un casino incredibile. Il ragazzo infoiato non se ne rendeva conto, seguiva il suo istinto, ma lei non poteva permetterlo. Tirò giù la gonna e ci tenne la mano sopra. Provò anche ad alzarsi, ma lui la trattenne stringendo il braccio sui fianchi e spingendola giù. Lucia non poteva dare scandalo e rimase ferma e zitta, ma era determinata a non farsi penetrare. Lui si accontentò, non aveva ancora mai scopato nessuna e quindi non insistette, le andava bene quello che stava succedendo. Però non rinunciò a baciarla sul collo e a insinuare il braccio sinistro sotto il corpo della zia per arrivare al seno. Lucia quasi venne, soprattutto quando le strizzò un capezzolo. Mugolò e si morse le labbra per non gridare. Lui la morse sul collo e l’accarezzò, con la destra, sulla fica continuando a tastarla sul seno e a strusciarsi con il cazzo sul culo. Lucia lo sentiva dappertutto, sembrava un polipo che stava sollecitandola dovunque. La mano sulla fica, anche se da sopra il vestito la stava facendo impazzire. Aveva raggiunto il clitoride e sia pur maldestramente glielo stava menando a dovere. La zia rantolava e si mordeva di nuovo le labbra, ma questa volta per non urlare il suo piacere. Raggiunse l’orgasmo e lo stesso successe anche al giovane. Fu una cosa travolgente. La zia riprese fiato, si sentiva bagnata sul fondoschiena. Ora era allarmata, approfittando del fatto che il ragazzo aveva ottenuto quello che voleva e si era rilassato, si alzò di scatto e scappò in bagno, doveva cambiarsi. Quando tornò era a posto e aveva un asciugamano in mano. Glielo tirò addosso e gli sussurrò – non ti azzardare più. Vai in bagno e cambiati, maiale. –
Carlo le sorrise, si sentiva molto soddisfatto della sua impresa, andò in bagno e si cambiò anche lui.
Però da quel giorno la zia non gli permise più di avvicinarla, lo teneva lontano e non lo provocava più. Paura di essere scoperta e senso di colpa le avevano fatto passare ogni voglia. Almeno per il momento.

Nel frattempo, Carlo cresce zotico e violento. A scuola ci va poco e con poco profitto, non frequenta belle compagnie, ma miracolosamente non frequenta neanche giri malavitosi e drogati, solo perdigiorno come lui. Arrivato a diciotto anni è già stato bocciato innumerevoli volte e il padre decide di mandarlo a lavorare, ma, il ragazzo, anche di questo non ne vuole sapere. Intanto è diventato sempre più grosso e muscoloso, ormai è arrivato a centoottantaquattro centimetri, le spalle larghe e lo sguardo sempre più truce. Il padre non lo controlla più, anzi ne ha paura. Non è mai successo niente, ma capisce che non riesce più a imporsi, quindi lo abbandona al suo destino. Lui è sempre a zonzo, torna a casa solo per mangiare e dormire. Il suo problema è che non ha soldi e che le ragazzine che frequenta non gli dicono molto, mentre la zia è sempre magnifica, tornita e seducente più che mai. Lei inizia a guardarlo come un uomo, ha il doppio dei suoi anni e il marito, ormai quarantenne, gli appare sempre più brutto e bruto, sconfitto e abbrutito, oltre che inconsistente. Lucia inizia ad avere meno paura di lui, lei è sempre tonica e attraente, mentre il marito ha perso ormai ogni attrattiva.

Carlo ritornò a fantasticare sulla zia ed i suoi pensieri divennero sempre più torbidi. La donna più grande l’intrigava sempre di più. Ogni volta che poteva la guardava e lei ritrovò interesse per lui. La zia quando si sentiva osservata tirava le spalle indietro ed il suo seno, per il piacere di Carlo, svettava prepotentemente. Lei guardava altrove, ma un enigmatico e malizioso sorrisetto compariva sulle sue labbra. Erano momenti, per Carlo, roventi che spesso terminavano in bagno.
Carlo a diciotto anni aveva avuto qualche esperienza, ma le ragazzine anche se gliela davano erano acerbe, la zia prometteva molto di più. Lucia prese l’iniziativa, lo chiamò al telefono. Era un pomeriggio invernale. Per Lucia era giorno di riposo, sapeva che la sorella era andata a fare una visita mentre i mariti erano a lavorare. Quindi poteva agire liberamente.
Gli disse – vieni su, ho bisogno di aiuto per levare le tende. - Lei indossava un vestitino con tanti bottoncini davanti, ma molti erano sbottonati sia in alto che in basso, mostrando generose fette di seno e cosce. La zia sotto era nuda, ai piedi solo delle pantofole con un bel tacco, anche se, nonostante il tacco, Lucia arrivava solo al mento di Carlo.
Finirono a letto, d’altra parte le tende che Carlo aveva messo a posto erano in camera da letto. All’inizio lui era impacciato, era una esperienza nuova, ma la verga era dura, sembrava avesse una vita sua e sapesse cosa cercare e dove andare. Ma lei l’anticipò, glielo prese in mano e fu una scarica elettrica irresistibile, per poco lui non venne mentre glielo stringeva saldamente. Con uno sforzo immane si trattenne, sapeva che il meglio doveva ancora arrivare. Lucia lo prese in mano e se lo tirò dentro e Carlo si sentì in paradiso. Superato il momento critico la scopò come un indemoniato. Superato quel momento pensava di poter durare quanto voleva. Ed infatti lei venne diverse volte. Carlo non sapeva quante perché la sentiva sempre gemere, gridare, smaniare, dibattersi, battere i pugni sul materasso e mordersi le labbra per non gridare. Quindi non riusciva a capire se erano orgasmi o semplice piacere. Ma pensava, con ragione, che la zia fosse soddisfatta e questo lo inorgogliva. Pensava che per essere la prima volta se la stava cavando più che bene. E così era, Lucia poteva testimoniarlo. La combinazione di scoparsi il nipote giovane e la sua irresistibile foga l’avevano eccitata oltre ogni limite. Il ragazzo era inesperto, ma era forte, bello, impetuoso, duro e dopo anni di scopate veloci e insignificanti con il marito aveva di nuovo scoperto quanto fosse bello fottere.
La musica cambiò quando lui, mentre continuava a sbatterla, con tutto l’ardore della sua giovane età, la morse su un capezzolo. Fu l’istinto a dirgli di farlo, quasi non se ne era reso conto. Lei gridò e si inarcò. Carlo si ritrasse, quasi stava per uscire e scusarsi, ma lei lo prese per la testa, gli incrociò le gambe sulla schiena e lo trattenne su di sé. Quindi spingendo ferocemente il pube in avanti venne ancora una volta. E questa volta non c’erano dubbi, se ne convinse anche Carlo che non era mai stato testimone, fino a quel momento, di eventi di quel genere. Questa volta lei si rilassò completamente adagiandosi sul materasso, ma continuando a tenerlo dentro di sé. Carlo sentiva la fica pulsare sulla sua verga, il cuore di lei che sembrava un tamburo e aveva davanti ad i suoi occhi il volto di lei sfigurato dal piacere. Venne anche lui, un torrente. Venne senza muoversi e senza spingere, fu il pulsare di quella fica che avvolgeva la sua verga come un guanto che lo portò a godere. E anche lei venne ancora una volta. Per lei fu l’inondazione l’elemento catalizzante del nuovo orgasmo.

Per mesi, fino all’estate si rividero ogni volta che era possibile. Ogni volta una novità, ogni volta una nuova fantasia. Ogni settimana lui più sicuro e lei sempre più soggiogata. All’inizio era lei che lo guidava alla fine era lui che le imponeva quello che le piaceva. Solo dopo poche settimane lui era diventato il suo tiranno. Si giocava come voleva lui. Lui la respingeva e lei era sconcertata del suo rifiuto, sapeva di piacergli, ma mentre lei smaniava lui acquistava freddezza e determinazione. Le imponeva di spogliarsi, completamente nuda e scalza, poi la bendava e giocava con lei a mosca cieca. L’avrebbe sbattuta solo se e quando l’avesse trovato e preso. Lei ansimava, sbatteva disperata contro tavoli, porte e divani, poi quando lo trovava gioiva sollevata, si levava la benda e reclamava il suo trofeo. Ma lui non sempre si concedeva.
- Inginocchiati troia – e Lucia si inginocchiava.
- Leccami le palle vacca – e Lucia leccava, con entusiasmo.
- Ed ora succhiamelo puttana – e Lucia lo imboccava e lo succhiava.
- Mettiti alla pecorina baldracca - e Lucia si metteva a quattro zampe e si voltava verso di lui con il volto stravolto e desideroso, quando lui la infilzava lei iniziava a sbrodolare per l’appunto come una baldracca e a muggire come una vacca, mentre lui continuava il suo turpiloquio e menava fendenti incredibili.
La zia attraversava un periodo di eccitazione perpetua, al lavoro non pensava ad altro e quando non poteva vedersi con il nipote perché c’era gente in giro smaniava.
Quando si stancava di giocare a mosca cieca, Carlo si inventava sue mancanze e la sculacciava per punirla, oppure la metteva in castigo, la chiudeva nuda in uno sgabuzzino o in un armadio e la lasciava lì a lungo. Lei frignava, lo pregava di liberarla, ma gli ubbidiva. Lui alla fine la liberava, ma prima di sbatterla le imponeva sempre altre umiliazioni e lei sottomessa non si sottraeva mai ai suoi voleri. Ormai la zia era diventata dipendente dal cazzo del nipote. Era quello che voleva, solo quello e per ottenerlo era disposta a tutto.
Se non si potevano veder in casa lei gli diceva dove aspettarlo mentre rientrava a casa dal lavoro con la sua macchinetta e se lo portava in un parco vicino, dove lui se la fotteva all’aperto.
Quando si accorse dei guardoni che frequentavano il parco, prima di sbatterla la faceva scendere dalla macchina e le faceva fare i più indecenti degli spogliarelli. Lei arrossiva, era terrorizzata, ma ubbidiva. Poi lui scendeva dalla macchina e se la scopava in piena luce. Se era notte la posizionava sotto un lampione e se la sbatteva lì, in modo che tutti potessero vedere. Lucia e Carlo erano i preferiti dei guardoni. Tanto che questi avevano preso coraggio e invece di stare rimpiattati dietro agli alberi uscivano, si avvicinavano e si disponevano in cerchio introno alla coppia. E si segavano con il cazzo di fuori. Carlo capì che erano innocui e ci prese gusto. Si girava e rigirava la zia sul suo cazzo facendole fare acrobazie incredibili. Al termine della copula i guardoni applaudivano e qualcuno lanciò verso di loro biglietti da dieci. Mentre Carlo raccoglieva i soldi da terra, la zia nuda correva in macchina imbarazzata ed impaurita e si rivestiva.
Ormai era una droga della quale Lucia non poteva più fare a meno. Il ragazzo era completamente incosciente delle conseguenze, ma la zia, quando riusciva a ragionare, non spesso, si rendeva conto dei rischi che stavano correndo, soprattutto lei.

Koss99@hotmail.it
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