Dove sei?

Scritto da , il 2021-10-29, genere poesie

Canto a tutti, una canzone per lei.
Eppure lei sarà l'unica che non potrà ascoltarla.
Canto del mio dolore, della mia angoscia a tutti,
eppure l'unica che potrebbe lenirla non potrà farlo.
Canto della mia tristezza, della stretta che mi serra lo stomaco,
del nodo che non vuole e non può sciogliersi.
Canto della mia disperazione,
di quanto a me, ma più ancora ad altri,
è stato estirpato, strappato via.
Senza alcun diritto, senza permesso.
E senza che io possa sopportarlo.
“Quei giorni perduti a rincorrere il vento,
a chiederci un bacio e volerne altri cento...”
Come una nomade varcherò le colonne d'Ercole,
per seminare del mio pianto,
per narrare del mio amore che non può tornare.
“Una voce si ode a Rama, un lamento e un pianto amaro:
Rachele piange i suoi figli,
e non vuole essere consolata per i suoi figli,
perché non sono più”
Dove sei mio pettirosso?
Io mi consumo in lacrime e ti cerco.
Mi stringo il petto per strapparmi il cuore,
ma il dolore non si placa,
e più ancora soffro.
Mi espongo a tutti, mi metto in ridicolo.
Streghe rideranno di me.
Lembi di mantelli neri offuscano il mio orizzonte,
nubi lacerate dal vento nascondono la Luna.
Come “viandante cercherò ospitalità
Nei villaggi assolati e nei bassifondi dell'immensità.
Mi addormenterò sopra i guanciali della terra”
Troverò la pace al crepuscolo?
Troverò la dimensione insondabile?
Quando finirà la strada?
Vestita di stracci, nuda,
vagherò nelle brume autunnali,
mi copriranno gli scherni,
mi frusterà la pioggia,
mi graffierà la neve.
Eppure sempre io ti cercherò,
nei volti,
nelle immagini rese incerte dalle lacrime.
In ginocchio contemplerò i tramonti.
Avvolta dai miei soli capelli,
tremando,
adorerò le albe.
Di fronte al rosso purpureo io cercherò il tuo volto.
Mi consumerò i piedi,
mi sbuccerò le ginocchia,
per riaverti.
Per riprenderti e riportarti
vicino al mio cuore.
Le tue mani accarezzeranno
le distese dorate di campi d'orzo maturo,
lungo gli arpeggi di una triste canzone.
Cielo geloso.
Gli acini d'uva si vestiranno di cremisi
per trasformarsi in ricci.
I pampini scarlatti, lungo le valle dell'Arno.
Fioriranno poesie,
si spargeranno lacrime,
ma a me tu non tornerai.
Pulcini dispersi dal temporale.
Voli di corvi su campi di grano,
vie di terra rossa che, divergenti, scompaiono prima dell'orizzonte.
Il ponte giapponese nel giardino di Giverny,
il viale delle rose e il salice piangente,
in sfumature rosse.
E continua a calare la notte, senza che nessuna stella compaia all'orizzonte.

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