Un'altra storia

Scritto da , il 2021-10-20, genere bisex


La tua bocca posa finalmente un bacio sulle mie labbra calde e bisognose di attenzione. Se non l'avessi fatto tu, di lì a poco... ma tu sei arrivata in tempo. Non è stato necessario: le mie dita sono state fermate dalla tua lingua. Non sei stata tardiva nell'interrompere i piccoli tocchi provocatori e nel cominciare ad essere seria. È da un po' che questo gioco a provocarci ci occupa, nude sotto il sole. Ti propongo di entrare nella stanza. I raggi picchiano forte alle due. Quante persone potrebbero vederci, qui sul balcone, mentre esploriamo gli abissi del piacere? A me va bene che ci vedano, che ci sentano, che ci invidino. Ci daranno delle troie. Ci staranno a guardare. Chiuderanno le finestre per non vederci, perché i bambini, teneramente addormentati nei loro lettini, non siano turbati dalla nostra passione. Vorranno unirsi a noi. Questo, lo so, ti andrebbe bene. Anche a me, ma non ce ne curiamo. Eventualmente si vedrà in un altro momento.
I tuoi denti mordicchiano le labbra della mia passera mentre la mia lingua scandaglia la tua vagina, il tuo odore di natura. M'inebrio dei tuoi mugolii. Quando questo mio ansimare si trasformerà in rantoli di piacere? Quando i tuoi effluvi vaginali mi annegheranno? Ah, che sfida liquida! Bagneremo per bene questo terrazzo. Vincerà il sole o i nostri corpi riusciranno ad impedirgli di far evaporare le loro secrezioni? Bruciamo più di noi che per le frustate dei raggi solari. Ci solchiamo, c'invadiamo. Ci sfidiamo a chi si limita meno. Approfitti dei miei piercing per strapparmi sensazioni che fanno vibrare l'albergo. Ci sarà qualcuno che fuggirà pensando a un terremoto? Te lo dico e ridiamo per un istante. Ma subito riprendiamo più intense, più violente. Divento brutale, come il piacere che stai cavando fuori di me. Sei brava a sfidarmi: dici che non godrai. Ti farò vedere io di che cosa sono capace. Non c'è tempo: rinviamo a più tardi la risata. Cassiamo il mondo, diventiamo sorde allo stridere dei gabbiani. O ciò che sentiamo è il nostro strillare come due maiali allo sgozzo? I miei denti affondano nella carne morbida delle tue tette. La mia bocca succhia i tuoi capezzoli come un'idrovora. Ma mi stai tirando la figa nel tuo stomaco? Ho le labbra grandi, sì, ma se continui così me le lascerai, dopo, che mi arriveranno alle ginocchia. Cospargiamo di orgasmi il mondo, un prato fitto di fiori, macchiato di colori. Improvvise due voci dall'interno della camera ci chiedono se abbiamo bisogno d'aiuto. “Non si vede un cazzo qui” è l'espressione rassicurante che ci distacca. Il tuo compagno e mio marito ci mostrano un pezzo di prossimo futuro. O fotturo? Ma questa è un'altra storia, da vivere prima che da raccontare.

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