Il mio primo...P. -2parte-

Scritto da , il 2021-02-28, genere prime esperienze

Dovevo convincere il mio "maturo" amico a darmi lezioni. Vero...non mi è stato difficile. Era un uomo navigato, non parlava mai apertamente delle sue esperienze ma condivideva con naturalezza gli insegnamenti che ne aveva tratto, senza lesinare su certi dettagli ma , da gran cavaliere quale era, non esagerando su altri.

Lo ascoltavo parlare ore e ore. Io che di esperienze ne avevo avute davvero poche, mi sentivo affamata di quello che poteva rivelare il mondo dei sensi. Pensavo che lo Spagnolo, il ragazzo che mi piaceva allora, potesse essere colui che mi avrebbe introdotta in quel mondo meraviglioso che tanto speravo di esplorare.

All'epoca ero appena maggiorenne, per una mia assurda convinzione mi ero tenuta "casta e pura" aspettando l'uomo giusto.

Però morivo di desiderio...volevo ardentemente...dare piacere con le mie labbra, la mia bocca, la mia lingua.
Ero un misto di azzardo e di timore.

Perciò l'unico che mi sembrava in grado di potermi dare un minimo di aiuto, era quello che più di tutti non aveva bisogno di una ragazza per sfogare i propri desideri, visto che di donne ne frequentava e ne aveva frequentate parecchie fino a quel momento. Non era uno che cercava la storia e nemmeno uno da una botta e via. Stava bene come stava, vivendo le proprie passioni senza rompere le scatole a nessuno.

Il punto è che...per convincerlo non ci misi molto. Insomma...non sono vanitosa, però non posso certo dire di essere brutta. A lui piacevano quelle come me, non troppo alte, paffutelle e rompiscatole.
Lo subissavo con mille cavolate e lui era sempre pronto ad aiutarmi, infatti fu così che ci conoscemmo la prima volta, al pronto soccorso.

Però non è il momento di rivangare quei dettagli perché ora ciò che mi preme ricordare è altro.
L'eccitazione che sentivo per quella prima iniziazione.
Parlammo un po' prima di procedere nella prova pratica. Convenimmo entrambi che fosse più utile tentare di fare che parlarne e basta. Io dal canto mio morivo dalla voglia di assaggiare un membro maschile. Lui invece era abbastanza quieto, tanto che non era nemmeno eccitato.

Per quello mi chiese di "aiutarlo", facendo per lui qualcosa che potesse prepararlo all'atto pratico.
Quella fu la parte più particolare, non tanto per il pompino in sé.
Era un "dare e avere". Lui mi chiedeva un piacere, io mi prendevo un piacere.

La prima cosa che mi insegnò fu quella di introdurre il discorso con le parole adeguate. Fu così che gli rivolsi il primo e timido "ho voglia di succhiartelo", anche se i termini che usai erano meno diretti.
Ma imparai in fretta a utilizzarli.
Lui condusse la sua mano sulla mia, per portarla dentro i propri pantaloni, sbottonati poco prima. Mi sussurrava sconcezze tali che il solo pensiero mi fa ancora eccitare e provocare le medesime ,calde, reazioni.

Mi invitò a provocargli dolore, affinché il membro potesse raggiungere la condizione ideale per prenderlo in bocca. Fu bellissimo. Tra morsi e carezze, mi diede modo di percepire la sua splendida erezione fra le dita. Gli schiacciai i coglioni, con decisione e malizia, estasiata da quella sensazione stupenda. Avevo voglia di rifarlo, ma lui si raccomandò di non osare farlo con altri perché avrei potuto provocare una reazione avversa.

Ma a me piaceva farlo a lui. Così quando ripetei, mi feci prendere da un desiderio tale che non bramavo altro che dargli piacere con la mia lingua. Mi accontentò.

Non sarebbe stato romantico, questa era la sua premessa. Era una lezione, non un pompino fatto con amore allo Spagnolo a cui volevo dedicarmi.
Però...qualcosa mi diceva che non ero lì solo per quello. Il dubbio di volerlo fare a lui, il mio amico "maturo", era più eccitante della voglia di farmi toccare dal giovane Spagnolo. Volevo prenderlo in bocca e sentirlo godere. Volevo dimostrargli che anche se incapace ero dotata di talento. Volevo i suoi complimenti per come sapevo farlo godere con la lingua.

Invece mantenne un aplomb quasi gelido. Era lì per spiegarmi e io ci misi tutta me stessa per accontentarlo, desiderando il suo miele sulla lingua come un ape il nettare di un fiore. Lo cercai pazzamente. Lo volevo per me, volevo fargli sentire tutto il piacere che una bocca inesperta e vergine potesse provocargli.

Ero eccitata da impazzire. Ogni volta che pensavo a lui mi bagnavo le mutandine e stare insieme, in quel frangente, mi stava mandando fuori di testa. Riuscivo addirittura a sentire il profumo del mio stesso piacere insoddisfatto espandersi fra le cosce. Mi sentivo indecente, bagnata...ed ero pronta a tutto.

Iniziai a leccarlo, stringerlo con la mano, i miei movimenti erano un po' timidi ma hanno preso sicurezza...gli piaceva, piaceva anche a me...Sentivo la saliva aumentare, adoravo bagnarlo così da scivolare meglio, tanto che iniziai a giocarci per spingerlo fino alla gola, senza riuscire però ad oltrepassare la soglia della lingua.
Ce la misi tutta, tanto che mi chiese l'impensabile.
Voleva venire e voleva farlo nella mia bocca, voleva che lo scopassi. Cosa che feci in un modo che non pensavo possibile.

Ogni volta che compivo un affondo che mi avvicinava al suo ventre, dalla mia testa si allontanava l'immagine dello spagnolo...


Ma ora è tardi e...qualcuno mi aspetta per un ripasso generale. Alla prossima.


La vostra D.M.





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