Dammene un altro

Scritto da , il 2021-02-26, genere etero

Barista, dammene un altro.
Possibilmente più pieno di quello di prima. Se te lo chiedo doppio e te lo pago doppio, lo voglio doppio.
Non guardarmi storto, barman. Finora ti ho pagato tutto, no? Mica ti sto sfasciando il locale, sono uno che ha voglia di bere e che paga regolarmente.
Ah, sarei curioso di sapere tu cosa bevi: magari sei astemio e passi la vita guardando gli altri sbronzarsi. Eh, barista ... Com'era quella famosa battuta? Sì, una delle battute più famose della storia del cinema, non ricordo in quale film. C'era uno che chiedeva al barman: sei mai stato innamorato? e quello rispondeva: no, ho sempre fatto il barista. Che stronzata, eh? Chissà che ci trovano di divertente o di intelligente in questa battuta, è una di quelle frasi che suonano bene ma non significano nulla ma alla gente piacciono le cose che non significano nulla. Quando vanno a Parigi, con tante cose che ci sono da vedere da quelle parti, la prima che si precipitano a guardare è la Torre Eiffel, inutile e brutta com'è, così insignificante che anche un analfabeta la può guardare senza bisogno delle spiegazioni di qualche sapientone. Bah!
Che stavo dicendo? Ah, forse hai paura che cominci a raccontarti la storia della mia vita, così fanno sempre gli sbronzi notturni, lo diceva anche un poeta, non mi ricordo nemmeno lui chi era ... Stasera non ricordo nulla, avere studiato anni e anni e poi non ricordare mai nulla: sono soddisfazioni ...
No, non ti racconterò la storia della mia vita, anche perché non c'è niente da raccontare, la mia vita è stata insulsa, altrimenti perché stasera sarei qui con te, a bere? Però, un episodio interessante c'è stato e te lo voglio dire, sì, te lo voglio dire perché sento che anche se sei un barista, sotto quel grembiule batte un cuore e sei anche tu un essere umano ...
Ora, vedi, avevo vent'anni ed ero stupido come può esserlo solo un ventenne. Non c'è niente di male a essere stupidi a vent'anni, l'importante è non esserlo a cinquanta o sessanta ... Tu quanti anni hai? Non importa, non dirmelo ...
Allora, io ero uno di vent'anni e mi preparavo a vivere ma stavo ancora in provincia, una piccola città che non hai mai sentito nominare, una città che in duemila anni non ha avuto un solo personaggio degno di nota, di quelli che trovi nelle enciclopedie e nei libri di storia, insomma la città in cui poteva nascere uno come me! Una città del genere vive solo di pettegolezzi e di sesso, la gente non si interessa ad altro che a corna e scandaletti e così via ...
La mia famiglia ... non conta, non c'entra la mia famiglia, no, è un'altra la famiglia di cui devo parlarti ... Vedi, io avevo questo amico, più che un amico era un fratello, eravamo cresciuti insieme, si chiamava Marco ed era un gran bel ragazzo, tutte impazzivano per lui! Portava i capelli lunghi, scuri, sul collo, ed era sempre abbronzato e i suoi occhi suscitavano fremiti e chissà quante ragazze la notte si toccavano pensando a lui ... E io ero suo amico, stavo sempre con lui, io così anonimo e scialbo, insignificante e ingombrante, già, come la Eiffel.
Stavo sempre a casa sua, spesso dormivo lì, ero un ospite fisso o forse facevo parte dell'arredamento ... Gran bella casa, sai, era gente ricca, il padre ... che ci importa del padre? Si era separato dalla madre tanti anni prima, non lo si vedeva mai, la madre, invece, quella sì era un personaggio! Che pezzo di femmina! Aveva superato la quarantina e non di poco, ma era ancora bona, tremendamente bona, la tipica matura che tutti gli adolescenti vorrebbero come nave scuola ... Come le chiamano adesso? Cougar o milfone o che altro? Bè, sai, avevano la piscina quelli, te l'ho detto che erano ricchi, la piscina e lei prendeva il sole in costume e si tuffava ed era uno spettacolo vederla uscire dall'acqua tutta bagnata, con la mutanda che si attaccava dietro e quelle zinne da quinta misura che straripavano e non volevano restare nel reggiseno ... Come sbavavano i nostri amici, cioè gli altri amici che venivano a fare un tuffo, lei aveva piacere di stare in mezzo ai ragazzi, le piaceva essere ammirata ...
Dopo la separazione aveva avuto delle relazioni ma ci fu un periodo, un lungo periodo, che non ebbe un amante, nonostante non le mancassero i pretendenti. Come poteva stare senza nessuno una che sembrava nata per godere come una porca? Le sarebbe bastato un cenno e uno qualsiasi di quegli stupidi ragazzi si sarebbe precipitato a scoparla o meglio a farsi scopare ...
Ricordo una delle ragazze della nostra cerchia, venivano anche ragazze, certo, per Marco, e questa si chiamava Chiara, o Melania, no, Chiara, o forse Melissa ... ma che Melissa, Melania, ma non ricordo bene, nemmeno i nomi mi ricordo più ... Comunque questa qui, come quaquaracquà si chiamava, era innamorata di Marco ma una volta mi disse che qualsiasi ragazza si sarebbe scoraggiata ad avere a che fare con una suocera così sexy. Per la verità non compresi bene che voleva dire ... dammene un altro, forza, se no non ti racconto come va a finire e non dire che non te ne frega niente perché te lo leggo in faccia che vuoi sapere dove vado a parare, sei curioso come tutti i baristi!
Ora, vedi, tutto nacque da una siesta interrotta. Mi ero addormentato in un pomeriggio sonnolento di fine giugno e sono sempre stato un dormiglione, capace di dormire fino a sera ma quel giorno mi svegliai di botto, non so come e non so perché. Avevo sete e volevo andare in cucina a bere qualcosa di freddo ma ancora intorpidito sbagliai strada e mi ritrovai davanti al portico su cui si apriva il retro della casa, dove c'era la piscina. Attraverso i vetri parzialmente coperti dalle veneziane vidi Marco uscire dalla piscina, statuario e bellissimo, seminudo con un minuscolo slip sotto il quale la sua virilità straripava come le tette della madre dal reggiseno. E la madre, stesa su una sdraio, il provocante sguardo coperto da un paio di occhiali scuri, che lo invitava ad avvicinarsi e appena lo aveva a tiro gli accarezzava generosamente la protuberanza sotto lo slip ... Mi venne quasi un infarto e se avessi avuto settant'anni invece di venti, credo che mi sarebbe venuto davvero. Sotto i miei occhi si stava materializzando il tabù dei tabù, avevo davanti a me un incesto in piena regola, essendo difficile pensare che quel gesto non presupponesse un'intimità già molto avanzata! Ti luccicano gli occhi, barista, non te lo aspettavi, eh? Dici che è schifo, non fregola? Sarà, oh bè, ti dirò che anch'io, lì per lì, provai schifo ... e infatti corsi in bagno e vomitai l'anima. Non capivo e non capivo, più ci pensavo e più non capivo, un ragazzo che avrebbe potuto avere tutte le ragazze e tutte le donne, vecchie e giovani, di ogni età, e una femmina che avrebbe potuto avere tutti gli uomini, anche i più giovani, se le piacevano i ragazzini, ed ecco che non trovavano di meglio che accoppiarsi tra loro, come se fossero naufraghi senza speranza di essere ritrovati.
Tornai nella mia camera e mi buttai di nuovo sul letto.
Forse, tutto sommato, esageravo. Avevo assistito a un gesto innocuo, uno scherzo, una mamma che gioca con il figlio ... Come se Marco fosse stato un lattante! Ma restava pur sempre l'ipotesi del gioco, un gioco spinto e discutibile ma pur sempre un gioco. Dovevo accertarmi di come stavano davvero le cose ma in quel momento mi passarono per la mente tanti episodi che avevo quasi ignorato, a cui non avevo dato peso, come uno sguardo malizioso, una sottile intesa, una battutina, delle mani che si toccavano a lungo, e particolari che si aggiungevano ad altri ... Dimmi, chi è quella biondina entrata adesso? La conosci, è una che batte? Dalla faccia direi che non si tira indietro ... Vai a sentire che beve, poi torna ... sai già che prende? Allora la conosci, come sei bugiardo ...
Stammi a sentire, io dovevo, capisci, dovevo sapere come stavano le cose, se erano davvero amanti o si limitavano a quelle carezze proibite. Ma se davvero scopavano insieme, stavano molto attenti, forse lo facevano solo quando erano soli in casa. I domestici non si fermavano la notte e alla loro presenza non accadeva nulla di particolare, come del resto davanti a me che in fondo non ero molto più su dei salariati. La notte vegliavo, nella speranza di coglierli in flagrante. Quante notti passai in bianco! La mia stanza era accanto a quella di Marco e la sua porta squittiva un cigolio fastidioso che era come una specie di campanello d'allarme. Evidentemente temevano che mi svegliassi perché il cigolio in quelle notti non lo udii mai, però il risultato di quelle veglie notturne fu che crollavo dal sonno durante il giorno e non potevo spiarli e a volte mi svegliavo nel tardo pomeriggio, quando, andati via i domestici, rimanevano soli e indisturbati ... Ma un giorno ero convinto di averli beccati perchè, rientrato dopo una lunga passeggiata con cui avevo cercato di scaricare la tensione, non trovando nessuno in casa, uscii sul retro per vedere se stavano prendendo il sole ma ... per farla breve, mi giunsero dei rumori da un piccolo locale che fungeva da spogliatoio e mi avvicinai e i rantoli e i gemiti erano inequivocabili, così spalancai la porta e vidi quella famosa Melania o Chiara o forse Marisa che stava facendo il servizietto a Marco, capito, no? o devo farti un disegnino?
Si voltarono a guardarmi e io, confuso, balbettai qualcosa e scappai via. Il peggio doveva venire perché quella sera, a cena, Marco raccontò alla madre dell'incidente del pomeriggio e quella puttanona rise a crepapelle e disse che forse era il caso di convincere Marcella (ora ricordo il suo nome) a divertire anche me.
"Niente di più facile" disse Marco, "quella va con tutti."
Che umiliazione! Mi proponevano gli avanzi del principino, dando per scontato che non fossi capace di trovarmi qualcuna da solo, una di cui l'ape regina non era gelosa perché al di là dei pompini non poteva andare e magari, persa com'era per Marco, la facevano partecipare a giochetti a tre ... La notte non dormii ma quella volta non fu per spiarli ma perché la rabbia, il rancore montavano contro di loro e desideravo vendicarmi, fargli del male.
Per sorprenderli non avevo altro modo che fingere di allontanarmi. Così trovai una scusa per trascorrere qualche giorno lontano, in modo che la notte si sentissero soli e liberi di divertirsi! Possedevo le chiavi di casa, non so come, ma so che le avevo, soprattutto avevo quelle di una porta laterale che nessuno usava mai e che dava sul giardino. In piena notte aprii quella porta e furtivo come un ladro mi avvicinai alla villetta. Solo da una finestra, quella della stanza della padrona di casa, filtrava la luce e per mia fortuna un albero con un'infinità di rami si ergeva proprio davanti a quell'apertura. Mi arrampicai con un'agilità che non era mia ma giunto all'altezza della finestra vidi che era sì aperta, era una notte molto calda, ma la tenda impediva completamente di vedere cosa accadeva all'interno. La delusione durò poco, in quanto la tenda non copriva i suoni che, era inequivocabile, dimostravano che là dentro stavano facendo l'amore e con passione estrema. Se m'era rimasto un dubbio, ora svaniva a causa di due note voci, di una donna matura e di un ragazzo, che si sovrapponevano in un crescendo di appellativi voluttuosi e carnali, una quantità di sì e di grida che si confondevano in un misto di "Marco" e "mamma" ...
Mamma! Una parola così nobile, insozzata da due pervertiti ... Non era un fumetto porno o un racconto erotico, era la realtà e io avrei potuto, con un'acrobazia di cui in verità non ero capace, fiondarmi nella stanza e gridare la loro vergogna! Mi sarei sfracellato dopo un volo di tre metri e già udivo le loro risate, le loro beffe e gli sguardi dell'uno e dell'altra, sguardi che mi avrebbero accusato l'uno di gelosia e l'altro di desiderio inappagato ...
Dammene un altro: l'ultimo era buono, ti sei superato. Dimmi la verità, quella ci sta o non ci sta? Sei dispettoso, eh, non vuoi dirmelo, scommetto che ti paga la mazzetta per farsi mandare i clienti ... Dove ero rimasto? Ah, sull'albero, come il protagonista di quel romanzo famoso, quello che non scendeva mai dagli alberi ... Cacchio, non ricordo il titolo e nemmeno l'autore, sono sbronzo mi sa ... Ma da quell'albero ci scesi, questo sì lo ricordo e me ne andai e vagai tutta la notte e forse fu allora che mi ubriacai la prima volta, la prima sbronza non si dimentica, è come la prima scopata ... Avevo sempre nelle orecchie le loro risate e quei gemiti e quella sacra parola profanata nell'orgasmo dalle labbra del capellone. Che fare? Scrivere a quel cornutone del padre ed ex marito per dirgli le belle cose che facevano a sua insaputa? Ci avrebbe creduto? Una lettera anonima o firmata? Coinvolgere quel babbeo?
La settimana successiva veniva il compleanno della porca. Ecco, pensai, farle un bel presente, un regalino con i fiocchi ... Ah, barista, quante volte vidi e rividi la scena madre in cui rivelavo davanti a parenti e amici venuti a festeggiarla, l'ignobile tresca incestuosa! Mi sentivo come una bomba pronta a esplodere e la loro indifferenza nei miei confronti, quell'ignorare il mio malessere evidente che pure potevano attribuire a un motivo legato alle loro porcherie, caricava altro esplosivo nella mia canna ... per farmi coraggio bevevo e bevevo di continuo, volevo essere implacabile ...
Che scena squallida e penosa fu! Una ventina di persone era riunita attorno a lei ed era stato un calvario assistere a quella serata! Venne il momento della torta e dopo i cori e i battimani di rito la prima fetta fu offerta al suo amante clandestino. La rabbia raggiunse il suo culmine e strappai quella fetta di torta e farfugliai una frase che nelle intenzioni voleva essere:" Questi due schifosi sono amanti!", ma che venne fuori come:"Cesti bue tifosi sui diamanti!"
Tutti mi fissarono allibiti, consci della mia imbarazzante ubriachezza e io, scoppiando a ridere, gettai la fetta di torta sulla faccia della troia che furiosa mi diede un sonoro ceffone. Ma anche se fossi stato abbastanza lucido da pronunciare bene le parole, chi le avrebbe credute? Quella era gente che ignora le cose sgradevoli e finge di non vedere il re nudo, gente che si nasconde dietro panni candidi davanti e zozzi dietro.
Tre giorni dopo ero ricoverato in una clinica, ufficialmente per disintossicarmi, in realtà per curarmi l'esaurimento nervoso. Il mio medico era un tizio dalla barba bianca, una specie di parodia di Freud. Ascoltò attentamente i miei racconti e li interpretò a modo suo, molto a modo suo. Ero vittima di un complesso di Edipo irrisolto che sfogavo in una serie di visioni in cui confondevo realtà e fantasia. Ero evidentemente invidioso di Marco, così bello e così amato dalle donne, e gli attribuivo i più bassi istinti e le voglie più indicibili per vendicarmi dei suoi successi che vivevo come sconfitte personali. E quella donna ... la dipingevo come la più viziosa del suo genere perché la desideravo sessualmente ed era irraggiungibile come se fosse vissuta in Patagonia ... In altre parole il vero vizioso ero io che li avevo trasformati in due personaggi da sito porno. Dovetti ammettere che ero un abituale frequentatore di quel genere di siti e lui, trionfante, ne dedusse che avevo perso di vista il confine tra realtà e fantasia morbosa.
Come avevo potuto ridurmi così? Trattare in quel modo una donna per la quale ero come un figlio e un ragazzo per il quale ero come un fratello ... Mi aveva quasi convinto della mia malattia ma fu in quel periodo che Marco ebbe la bella idea di venirmi a trovare ... Fu un errore, non so se suo o di quel freudiano da strapazzo, ma appena me lo ritrovai davanti, con quei capelli sempre lunghi e quello sguardo sicuro e sfrontato, non lo potei guardare senza immaginare quello che non avevo visto e senza ricordare quel che avevo visto e sentito benissimo. E poi il ghigno, il sorrisetto di compatimento del vincitore verso l'imbecille perdente!
Ah, barista, che soddisfazione vedere il sangue deturpare quella bella faccia dopo il formidabile pugno che gli assestai in pieno muso ... So che si è addirittura operato per rifarsi il naso, che ridere! E' vero, quello scatto mi costò una più lunga degenza in clinica ma sarei stato disposto a restarci tutta la vita pur di togliermi lo sfizio ... E da quel giorno stetti meglio e anche quello stronzo di dottore ammise che scaricare la rabbia mi aveva fatto bene ...
Alla fine uscii ma non tornai da loro, non li ho più visti, non li ho voluti rivedere e nemmeno loro mi hanno cercato, che io sappia. Che ne dici? Ti è piaciuta la storia? Ti stai chiedendo se è vera oppure no: tu, secondo me, ragioni come quel medico, pensi che sono io il porco che ha fantasie sconce ... Bene, te ne confesso una adesso: vorrei tanto scopare con quella biondina ... E tu non hai voluto dirmi se è venuta qui per acchiappare o meno. Ti detesto e non ti lascio la mancia, guardami storto finchè vuoi. Io adesso vado e ci provo, male che sia mi darà una borsata sul naso ...

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