Farfalla azzurra

Scritto da , il 2021-01-30, genere pulp

Nel locale le luci miste al fumo che usciva dalle narici di troppi, nonostante i divieti, creavano una nebbia artificiale che la musica del gruppo che si esibiva in quel momento rendeva sinistra. Era un misto di rap e di qualche altro genere musicale più o meno in voga ma quello che colpiva un ascoltatore attento, e in quel momento non ce n'erano molti tra i ragazzi presenti, quasi tutti impasticcati e ubriachi, non era la melodia oppure le rime biascicate dal cantante, ma il ritmo, un ritmo avvolgente e continuo che sembrava andare in una direzione tutta sua, senza legami con il resto del brano. Erano le percussioni a creare quell'atmosfera, un ripetersi ossessivo di colpi con improvvise accelerazioni o, al contrario, un tam-tam quasi impercettibile eppure presente. Il suono della batteria e delle altre diavolerie che il percussionista usava per creare quegli effetti affascinava sovrastando il suono degli altri strumenti, la stessa voce del cantante: era come se tutti gli altri strumenti fossero solo un modesto accompagnamento ai veri protagonisti dell'esecuzione: le percussioni e i tamburi in particolare.
Le due ragazze che in quel momento bevevano superalcolici ai quali non erano del tutto abituate fissavano estasiate l'artefice di quelle magie ritmiche, il percussionista. Era un ragazzo alto, riccioluto, dalla pelle ambrata e dalle labbra tumide ma la delicatezza della parte superiore del volto e due stupendi occhi verdi denunciavano il miscuglio di sangue di cui era lo straordinario risultato.
"Ti scandalizzi se ti dico che da diverse notti mi faccio pensando a lui?" chiese una delle due all'amica. Avevano la stessa età e la stessa altezza e si sarebbe potuto scambiarle per sorelle. Una, quella che aveva parlato, era bionda, con un viso angelico, l'altra castana, più in carne e con delle curve bene in mostra.
"Certo è meglio farlo da sole che con un partner non all'altezza ... ma hai ragione, è tremendamente sexy."
"Tutte impazziscono per lui ma è uno di poche parole, solitario ... Difficile che dia confidenza, forse non è il tipo da una botta e via ..."
"Noto che è di gran lunga il più bravo del gruppo, anzi è l'unico che valga qualcosa ... il cantante fa pena e gli altri sono mediocri ... Che ci fa uno così in un gruppo schifoso come questo?"
"Oh, il cantante ... lui salta addosso a tutte le ragazzine, è convinto di essere micidiale ... Ci ha provato anche con me, mica aveva capito che li ho avvicinati solo per conoscere Maurice ..."
"Si chiama così? Di dov'è?"
"Pare che venga da Haita, credo che sia in Sudamerica ..."
"E' nei Caraibi e si dice Haiti ..."
"Siamo lì, no?"
"Non proprio. E' per questo allora che ha tanto ritmo nelle vene ..."
La bionda finì di bere il suo sciroppone alcolico.
"Comunque le ragazze gli piacciono, lo so. Qualche settimana fa l'ho visto allontanarsi con una volgare, una certa Nadia, una tutta tette e culo. Ci sono rimasta male, pensavo che avesse gusti migliori, capisci?"
"Stanno insieme adesso?"
"Non credo, fra l'altro non l'ho più vista e nemmeno stasera mi pare di averla ...Zitta, ci sta guardando."
Gli occhi verdi si erano posati su di loro mentre le mani continuavano a battere sui tamburi.
"Sta guardando proprio noi!"
La ragazza castana, di nome Alessia, pensò che forse era lei ad attrarre l'attenzione del bellissimo mulatto dato che era la prima volta che lui la vedeva, mentre l'amica, Veronica, era frequentatrice assidua del locale. Certo non era il caso di esprimere tale opinione ad alta voce, soprattutto perché Veronica rispondeva estasiata allo sguardo del batterista.
"Non posso fare a meno di immaginarlo nudo ..." sussurrò all'amica. "Sei mai stata con un ragazzo così?"
No, i ragazzi con cui erano state fino a quel momento non erano granché. Qualcuno era carino, qualcun altro ci sapeva fare, ma dovevano ammettere che il livello medio dei loro partner era bassino. Non era solo una questione estetica: chi era immaturo e superficiale, chi pieno di sé e presuntuoso, chi voleva solo aggiungerle alla propria collezione. Soprattutto, chi più chi meno, erano tutti sballati, incapaci di mettere insieme quattro parole. Anche loro erano un po' sballate, lo ammettevano, ma pensavano di meritare qualcosa di meglio di uno che ti vomita addosso dopo una notte di bevute e sniffate o di un altro, non meno strafatto, che ti dice che sei la più bella di tutte e vuole che glielo prendi in mano perché da solo non è in grado di fare nulla.
"Senti, si è fatto tardi, hai ragione tu, è davvero un gran fico ma ho sonno. Tu che fai ?"
Alessia era sempre così, non si lasciava mai coinvolgere fino in fondo, a un certo punto veniva il momento in cui diceva basta e se ne andava.
"Ah, no, stasera sento che è la mia serata, o adesso o mai più. A costo di fare la figura della zoccola io vado e gli dico che voglio scopare con lui e devo fare in fretta prima che ci pensi un'altra ..."
"Come vuoi ma io ti lascio sola."
"Qual'è il problema? So badare a me stessa. Pensavo che con te sarebbe stato più facile, forse gli piacciono i triangoli ..."
"Bè, allora non avrai difficoltà a trovarti un'altra partner", rispose acida Alessia. "Davvero avevi questo in mente quando mi hai portata qui?"
Veronica scrollò le spalle.
"Pensi che non possa farmelo anche se vado da sola? Scommetti?"
"Ma dai, finiscila. Senti, io vado, fai quello che ti pare."
Veronica rispose appena all'amica. Restò fino alla fine della nottata e uscendo andò diritta verso il retro del locale dove sapeva che sarebbero venuti i ragazzi della band.
Alcune sceme l'avevano preceduta e stavano ad attendere con lo stesso entusiasmo con cui le ragazze di Abbey Road assediavano gli studi di registrazione dei Beatles. La scrutarono con diffidenza, considerandola un'intrusa che veniva a contendergli il piatto in cui mangiare. Il primo a uscire fu l'insulso cantante, subito circondato da un gruppo di fans, poi, alla spicciolata fu la volta del bassista, del chitarrista e del tastierista, ognuno avvicinato dalle sue più affezionate groupies. Solo il bassista si accorse di lei e le chiese: "Aspettavi me, biondina?"
Lei scosse la testa e mentalmente gli disse di andare a farsi fottere.
"Lasciala perdere, andiamo" gli dissero le sue amiche.
Veronica restò sola e fu una piacevole sorpresa. Maurice non era come gli altri, era uno che si dava difficilmente e questo doveva avere scoraggiato quelle stupide. Si vide riflessa nei vetri di una delle poche auto rimaste parcheggiate: sapeva di essere carina e le gambe lasciate scoperte dalla microgonna erano da urlo. Sussultò quando vide nel riflesso un volto affiancarsi al suo.
Era Maurice, il percussionista.
"Aspetti qualcuno?"
"Sì, l'amica con cui ero venuta ma deve essersene andata ..."
"Vuoi un passaggio?"
"Grazie, non saprei come tornare ..."
Salirono su una modesta vettura. Il giovane posò sul sedile posteriore un grande scatolo.
"Ti riporti gli strumenti a casa?"
"Solo alcuni tamburi. Ci tengo molto. Il resto dell'attrezzatura resta nel locale."
Si misero in moto.
"Sei molto bravo" disse Veronica, cercando di mettere bene in mostra le gambe.
"Grazie."
"Io non sono un'esperta ma ricavi suoni particolari dai tuoi tamburi ..."
"Sono speciali, vengono dal mio paese."
"Dal Sudamerica?"
"No, più su. Che cos'hai sulla spalla?"
"Oh, questa? E' una farfalla, con il buio non si vede il colore ma è azzurra, me la sono fatta fare l'anno scorso. Ho anche altri tatuaggi, sai, sparsi dappertutto. Li vuoi vedere?"
Una mano della ragazza si era posata sulla gamba destra del mulatto.
"E tu che cos'hai da farmi vedere?"
La mano si spostò più al centro.
"Stai attenta, ragazzina, rischi di farti male."
"Non mi chiamo ragazzina ma Veronica. E non mi posso fare male, ho una certa esperienza."
Maurice la guardò ironico.
"Sei una donna vissuta."
"Se mi piace una cosa, me la prendo."
"Chi ti dice che sei il mio tipo?"
"So che sei difficile in fatto di ragazze ma quella Nadia non era niente di che ..."
Lui si irrigidì. "Nadia?" chiese dubbioso.
"Sì, vi ho visti andare via qualche settimana fa."
"Mi spii? Comunque, le ho solo dato un passaggio ... come sto facendo con te. A proposito, dove ti porto?"
"A casa tua, no?"
Le piantò addosso i suoi occhi verdi che nella semioscurità erano grigi.
"Sei decisa."
"Provami. Scommetto che non potrai più fare a meno di me."
"Sì, comincio a pensare che ti porterò sempre con me."

Alessia aveva un mucchio di cose da fare nella vita, non solo andare a ubriacarsi in un locale o trovare uno con cui fare sesso. Perciò nei due giorni successivi non chiamò Veronica, avendo altro di cui occuparsi. A un certo punto le venne la curiosità di sapere com'era andata con il batterista. Male, pensò, in quanto se l'amica fosse riuscita a farselo non avrebbe mancato di chiamarla per raccontarle tutti i particolari. Il suo numero era irraggiungibile e lo fu per un giorno intero. Veronica era una studentessa fuori sede e divideva un appartamento con altre ragazze. Alessia andò da loro ma con sua meraviglia le dissero che da due giorni non la si vedeva.
"Non siete preoccupate?"
"E perché? Una volta non si fece vedere per una settimana intera, aveva conosciuto un ragazzo ricco che l'aveva ospitata per tutto il tempo nella sua villa con piscina ... vi ricordate?"
"Come, dopo una settimana lui si stufò e la cacciò via ..."
"Vedrete che anche stavolta starà a scopare una settimana e poi si farà mandare via ..."
"E' troppo appiccicosa, una volta che i ragazzi hanno avuto quello che vogliono non sanno che farsene!"
La sera Alessia andò al locale, convinta di trovarci Veronica. La band era lì a suonare, il mulatto era al suo posto con i piatti, le bacchette, la grancassa e i tamburi, tutto sembrava essersi fermato a due notti prima, ma di Veronica nemmeno l'ombra.
Un ragazzo alto e foruncoloso tentò di abbordarla.
"Ti piace questa musica? Mi fa impazzire, il cantante è fantastico, non trovi?"
"A me pare fantastico il batterista."
"Mmph, non so, bravino sì ...E' l'ultima sera che suonano qui, sono stati scritturati da qualche parte, giù al sud ..."
Le sfiorò un seno con la scusa di prenderle da bere.
"Che fai dopo?"
"Se mi tocchi ancora le tette giuro che ti strizzo le palle."
Si allontanò da lui e si avvicinò al palco. Gli occhi verdi del mulatto erano fissi su di lei, divertiti, forse perché avevano seguito la scena. Anche lei iniziò a fissarlo e all'improvviso si sentì nuda sotto il suo sguardo, nonostante indossasse dei jeans bianchi, abbastanza aderenti e una maglia azzurra, stretta a sufficienza per far risaltare la quarta di seno. Il ragazzo non perdeva un colpo pur continuando a fissarla e lei capì che doveva averla riconosciuta e decise che gli avrebbe chiesto conto di Veronica.
Il foruncoloso intanto le si era avvicinato di nuovo.
"Ehi, non permetto a nessuno, nemmeno a una donna di parlarmi in quel modo, sono uno serio, io ..."
"Si vede. Vedi di non rompere, eh?"
Non fu l'unico importuno che le toccò respingere, quella sera tutti parevano attratti da quello che nascondeva sotto i jeans e la maglia e sentì diverse mani che tentavano di palparla. Dopo avere distribuito gomitate e qualche calcio, si appartò in una parte del locale dove c'erano solo ragazze.
"Io mi chiamo Viola e tu?"
"Alessia".
Era una ragazza bruna, dai capelli tenuti dritti dal gel e vestita soprattutto di borchie. Emanava un odore sgradevole di alcool, trucco e sudore.
"Non ti piacciono i maschi, eh? Ho visto come li hai tenuti a distanza. Qui sei nel posto giusto."
Alle spalle di Viola due ragazze si baciavano e una molto in carne palpava i seni di una biondina che le si era seduta sopra.
"Ma che succede stanotte" pensò Alessia, "tutti mi vogliono rimorchiare ..."
"Questo ritmo è ossessivo" mormorava Viola, una cannuccia tra le labbra con cui succhiava quello che non c'era più nel suo bicchiere. "A te non fa venire i brividi? Scorda gli altri strumenti e quel cesso del cantante, isola le percussioni ... ti battono nella testa, continuano a batterti anche dopo che te ne sei andata a casa ... Mi piaci, Alessia."
"Scusa, ma non sono qui per essere molestata da maschi e femmine ma per cercare un'amica."
"Ah, ce l'hai già un'amica ..."
Viola aveva capito male, dato il frastuono, ma non era il caso di perderci tempo. Ad Alessia era venuto un gran mal di testa, forse dovuto anche a quei maledetti tamburi.

"Ehi, tettona, sei venuta per me, scommetto." Era stato il cantante ad avvicinarsi, fuori del locale. Le solite lolite lo sollecitavano a lasciar perdere la sconosciuta e ad andare con loro.
"No, non sono venuta per te ma vedo che la compagnia non ti manca."
"Fottiti allora."
"Accomodati tu per primo."
Era anche brutto, una specie di Mick Jagger senza però un minimo di sex appeal.
Ad uno ad uno se ne andarono tutti, diretti a festeggiare l'addio alla città e la partenza per la nuova scrittura.
Ultimo giunse il caraibico che mise il solito scatolo sul sedile posteriore e si voltò a guardarla.
"Aspetti qualcuno?" le chiese.
"Te." Poi aggiunse: "Cerco la mia amica, quella con cui mi hai visto l'altra volta."
"Vedo tante ragazze ogni sera. Stasera ti ho notata perché evidentemente non sei una facile, visto che hai respinto tutti."
"La mia amica si chiama Veronica, è una bionda che mette sempre in mostra le gambe e due notti fa voleva farsi scopare da te."
"Non ci è riuscita, altrimenti me ne ricorderei ..."
"Io invece scommetto che adesso è a casa tua che ti aspetta e tu non sai come liberartene, visto che domani devi partire con il resto del gruppo e non hai nessuna intenzione di portartela dietro. Con Veronica è normale, prima la scopano e poi la mollano."
"Succede anche a te?"
"No, sono io che mollo prima di essere piantata."
"Sai cosa penso? Che ti sei inventata questa scusa per poter venire a casa mia ..."
"Pensa quello che vuoi, non ti liberi di me."
"Non ho detto di volerlo fare. Sali."
Dopo un attimo di esitazione, Alessia lo seguì sull'auto.
"E' da molto che sei in Italia?"
"Un anno."
"Eppure parli perfettamente la nostra lingua ..."
"Parlo perfettamente anche spagnolo, inglese, tedesco e persino svedese, mi è bastato stare tre mesi lassù. E francese che è la mia lingua madre."
"Hai molte capacità. Ci sai fare con quei tamburi."
"Mi ha insegnato mio nonno, da noi. Era capace di stare giornate intere a percuotere i suoi tam-tam al villaggio, non si stancava mai."
Dopo un lungo silenzio Maurice disse: "Stai pensando che sono molto bello, vero?"
Alessia arrossì e rispose: "Penso che sei molto presuntuoso."
"Avanti, saresti salita in auto con me se fossi brutto? Ted Bounty, il più famoso serial killer, era un bel ragazzo e grazie al suo aspetto conquistava la fiducia delle sue vittime. Si pensa sempre che un mostro debba avere la faccia di mostro, tipo Charles Manson, ma nella maggior parte dei casi non è così."
"Sei appassionato di criminologia?"
"No, l'unica passione sono i miei strumenti."
Giunsero in una specie di casolare di campagna, isolato.
"Abiti qui?"
"Fino a domani, sì. Ti meravigli? Io mi esercito di continuo, in un appartamento di città mi scaccerebbero dopo due minuti ..."
La precedette su una ripida rampa di scale ed entrarono in una stanza scialba, con vecchi mobili e un letto in fondo.
"Scusa, ma questo non è il Grand Hotel come vedi. E come vedi non c'è traccia della tua amica."
"C'è un bagno in questo buco?"
"Di là, accomodati pure."
Il bagno era minuscolo, con appena lo spazio per il vaso, il lavandino e il vano doccia. Lo specchio era frantumato e rifletteva la sua immagine divisa per dieci. Seduta sul water vide un filo che pendeva dal lavandino ma toccandolo si avvide che non era un filo ma un lungo capello biondo. Veronica era stata lì, quel bugiardo non poteva nasconderlo ...
Ritornò nell'altra stanza con fare indifferente e lo trovò che armeggiava con dei tamburi che aveva tirato fuori da qualche parte.
"E' una fissazione la tua, hai appena finito di suonare e già ti mancano i tuoi giocattoli ..."
"Non sono giocattoli ma opere d'arte. Li costruisco io, mi ha insegnato mio nonno, è per questo che hanno un suono unico: sono come gli Stradivari o i Guarneri per i violini. Non permetto a nessuno di toccarli e tanto meno di suonarli."
Alessia andò a sedersi sul letto, non vedendo sedie o poltrone in giro, tranne quella su cui era seduto Maurice.
Il ragazzo percuoteva piano i tamburi, come per saggiarne la consistenza.
"Sono nuovi, li ho finiti ieri ... sono magnifici ... "
Il suo sguardo si perdeva lontano, aldilà dei continenti e dell'oceano.
"Il mio primo ricordo è il suono del tamburo di mio nonno. Là, da noi, la musica si confonde con il vento e trascina via la tristezza e il dolore. I tamburi sono l'eredità dei nostri avi che li percuotevano in Africa, cercando di avvisare dell'arrivo dei bianchi venuti in cerca di schiavi. E mio nonno ha suonato i suoi fino all'ultimo giorno, quando ormai le forze lo abbandonavano in tutto il resto del corpo ma non nelle mani che erano ancora forti e mi diceva che finchè puoi suonare il tuo tamburo sei libero."
"Senti, so che Veronica è stata qui, ho trovato un suo capello nel cesso, non negarlo. Dov'è?"
Maurice sembrò scuotersi dai suoi ricordi.
"Non lo so. Ha avuto quello che voleva e se ne è andata. I bianchi se ne vanno sempre quando hanno ottenuto quello che vogliono, anche l'uomo che mise incinta mia madre se ne andò."
"Perchè l'hai negato finora?"
"Era importante?"
"Sono due giorni che è sparita, cosa ne dici?"
"Te l'ho detto, è venuta qui per scopare e l'ho accontentata. Quella era davvero ... come dite voi, infoiata? Ha cominciato a succhiarmelo mentre eravamo in auto, per poco non abbiamo sbattuto contro un camion, ho dovuto dirle di stare buona ... E qui a un certo punto ho temuto di non riuscire a soddisfarla, vista la voglia che aveva ..."
"E dopo se ne è andata?"
"Sì."
"Non dire balle. Veronica se trova uno che le piace, gli si attacca come un koala, non se ne andrebbe mai dopo una sola notte di sesso."
"Io ho un modo tutto mio per farle andare via. Mi metto a battere sui tamburi e dopo dieci minuti nessuna ci resiste. Anche la tua amica non ne poteva più, se ne è andata per disperazione."
"Farai così anche per allontanare me?"
"Dopo, certo."
"Dopo che cosa?"
Si era alzato e le si era parato davanti. Il suo pube era in linea retta con gli occhi di Alessia e lei, imbarazzata, alzò lo sguardo. Se solo non avesse avuto quei maledetti occhi verdi!
"E se non volessi?"
Si fece da parte.
"La strada è libera. Posso chiamarti un taxi."
Alessia si alzò e gli passò davanti. Era davvero troppo bello ... Si voltò e gli si avvinghiò addosso, baciandolo a lungo.
Veronica in fondo era solo una scemetta, lei invece era una donna, una vera donna e glielo avrebbe fatto capire. Solo lei poteva tenerlo lontano per ore dai suoi maledetti tamburi, fargli dimenticare le sue ossessioni, i ritmi tribali, quel nonno così ingombrante ...
Gli abbassò i jeans e lo slip e fu quasi colpita in piena faccia dal suo pene in erezione, ecco uno strumento che ora stava a lei suonare per bene. Lo fece distendere sul letto e mentre si liberava dei vestiti, lo sguardo le cadde su uno dei tamburi e le si gelò il sangue.
Sulla pelle del tamburo riconobbe una farfalla azzurra che ricordava bene.
Gli occhi verdi avevano seguito il suo sguardo e non l'abbandonavano.
La paura la paralizzava e lui le era già addosso, le mani sulla gola.
Un rumore assordante e la porta d'ingresso crollò giù.
Una folla di persone invase la stanza.
La ragazza vestita di borchie e dai capelli dritti la raccolse nelle sue braccia.
"L'avete preso?"
"Bloccato."

"E Veronica?" chiese quando ebbe finito di piangere.
"Abbiamo trovato oggi il suo cadavere. O meglio, quello che ne restava. Era già la terza e tu stavi per essere la quarta."
"Che stronze ..."

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