Nuova me - terzo atto

Scritto da , il 2021-01-24, genere sentimentali

Suonò la campanella, uscii da scuola ed erano lì tutti e due e stavano pure parlando, mi sarebbe piaciuto essere una mosca e sentire che dicevano, non l'ho mai saputo.
"Edo!!! finalmente!!" gli corsi incontro e gli saltai addosso, braccia al collo, con l'occhio vidi Richy infilarsi il casco: "ci vediamo Bea"; via la special stampai un bacio al mio alfiere.
"Lorenzo? non era a scuola?"
"no, stamattina no",
"sarà a casa, vieni con me da mio fratello, così lo saluti, o ti riporto a casa?",
"con te, che domande!",
"mi sei mancato! ma non dovevi tornare domani?",
"sono fuggito, ti ho sentita troppo scossa",
"allora un po' geloso sei...",
"ok, forse",
"cos'è?",
"questo?",
"dai fai vedere!",
"ma non è per te!",
"bugiardo, non le sai dire",
"no, no, è per Lorenzo, sono corso via e non ti ho preso nulla questa volta",
"cattivo!" misi il broncio,
"dai che scherzo, la lacrima pure!!?!!",
"sentito in colpa, eh?!!",
"sciocca, ero li, e ti ho pensata subito",
aprii il pacchetto una penna, una stilografica Montegrappa (non la conoscevo ma era un gioiello),
"solo il meglio per la mia grafomane preferita",
"cos'è questo segno?",
"un monogramma",
"noi dueee!".
A distanza di anni la uso ancora e sempre con un battito in più.
Rigiravo quel gioiellino di legno, con un cristallino rosso, sulla clip fra le dita: "però è bella",
"come chi la userà",
smack!
"Edo? già qui?!",
"ciao Giulia, si ho accelerato un giorno, t'ha fatto dannare Lorenzo?",
"macché, stamattina c'aveva un po' di febbre e non s'è mandato a scuola, ma sta già bene",
"magari per il compito, eh Bea?",
"si" risposi "ma lui non ha mica problemi, vado di là",
"certo" a Giulia: "Antonio?",
"torna stasera, vi fermate a pranzo? buttavo la pasta ora",
"se non ti spiace",
"ma va cognatino!",
"ti rubo il telefono",
"fai,fai".
"Sofia? ciao, Edo, Bea è con me te la riporto più tardi",
"ciao caro, grazie per avermi avvisata, bentornato".
Intanto in camera:
"Lory, come stai?",
"bene",
"e che ci fai a letto, in piedi!",
"avevo la febbre",
"ma ora no!" e lo scoprii,
"finiscila!",
"che fai ti vergogni di me?",
"no, però, dai che mi vesto",
"puzzi",
"mi lavo mi lavo, rompi",
"ti ho portato i compiti",
"grazie" dal bagno "era difficile il compito?",
"per me si, poi senza te che aiuti..",
"macché ce la fai anche da sola, è che non vuoi",
"non vai a salutare babbo?",
"tanto ci sei te che basti per due",
dall'altra stanza: …"Lorenzo, Bea, a tavola!!!".
Poi, mentre facciamo i compiti:
"Lory, che hai?",
"nulla lascia stare",
"perché hai detto che basto per due?",
"perché so che fate",
tonta "di che parli!?",
"vi ho sentiti la notte in montagna!",
"che cosa? quando abbiamo chiacchierato, sottovoce per non disturbare, ti puoi essere confuso",
"ma va', so quello che ho sentito! sono più grande di te",
"si, di 3 mesi! avevamo caldo e ci siamo alzati a bere, tutto qui, non dormivamo e parlavamo un po'!",
"perché neghi, vi ho visto! ma non dirò nulla, per ora",
disarmata "ci hai visti?",
"si, non lo faccio per te, ma per il babbo se no prima le piglia e poi va nei guai",
"dici lo sanno altri?",
"non so, forse no, ma è davvero così fra voi?",
"amore dici? si, ti dispiace?",
"non tanto",
"siamo ancora amici?",
"certo, dovrò chiamarti mamma?",
"scemo!".
Edo entrò in stanza: "finiti i compiti? dai che è bello fuori!", noi: "si!", non era vero ma chiudemmo i libri negli zaini, pronti.
"ciao zia", "arrivederci",
"ciao ragazzi",
Edo: "Giulia grazie davvero, salutami Antonio", "ma ti pare! quando vuoi, mi fa piacere tenere il mio nipotino".
Il parco era pieno di marmocchi scorrazzanti, ci fiondammo dagli amici, calcio. Il mio alfiere si sedette a ciaccola fra le mamme, un alito di gelosia mi passò sotto al naso, pallonata, mischia. Arriva mamma: "Bea! possibile una figliola più casinista di 6 maschi insieme!",
"ha cominciato lui!!" mi difendo attaccando a caso,
il pargolo con lacrima d'ordinanza: "non è vero!",
recupero: "forse no, ma la pallonata me l'hanno tirata, non ero pronta!" poi: "partita?!?";
si avvicina una voce: "gioco anch'io!",
"Richy! ciao!!",
"però sto contro di te e non vedi boccino!".
È bravo, giocava da tanto e lo avevano cercato anche da una squadra importante, mi sfila quasi sempre. Ci scontriamo e finiamo uno su l'altra a terra, guardandomi dritto negli occhi mi schiocca un bacio sulla bocca e poi: "sei brava!", mi aiuta a rialzarmi tirandomi a sé "e bella", "non molli!", "sarei scemo lo facessi!", si allontana, gol.
La gita al mare la facemmo, Edo aveva nomea di affidabile e gli altri genitori mandavano tranquilli i figli, e come sempre non eravamo soli: si aggregarono anche Lapo, Lory voleva un amico giustamente, e Alessandro un altro amico. Oggi dico ovvio ma all'epoca mi pesava e i momenti che ci ritagliavamo cominciavo a sentirli stretti. Stavo cambiando.
Lapo ci trascinò a vedere dei sassi, mi incuriosirono, erano le rovine di Roselle. Un sole abbagliante, nonostante fosse primavera, ci perseguitò fra mura e antiche strade. Un albero! panchina, pausa, dissi: "andate, resto qui!", l'affidabile: "ma non ci penso nemmeno", "noi invece..." scapparono. Soli, scampolo di tempo.
Lì, all'ombra con una leggera brezza su quelle quattro assi scheggiate, allungo una gamba sulle sue, una mano fra le mie sostiene la tenera carne, l'altra gentile con dorso e palmo mi sfiora le gote arrossate, brillano gli occhi, li uni sciolti negli altri, le labbra si cercano i visi si avvicinano, un bacio rapido furtivo, nessuno in vista, i bimbi lontani si fanno antichi, mi siedo sulle sue gambe, stringo fra le mani quel viso amato, le mie labbra accarezzano le guance ruvide si emozionano, sfiorano la fronte mentre la sua bocca assapora la mia pelle, vuole salire a cercare un umido porto, getto le braccia sulle spalle sue e mi abbandono, sono in balia sua, sento le sue mani sui miei fianchi scendere e giocare con vestito e cosce, il bacio si fa profondo e intenso, passione si accende, "siamo matti, non si può", "zitto!", petto, ventre, più giù, le mani mie curiose e decise, voglio, sento. Mi muovo, cresce.
Urla distanti: "babboo!!", niente.
con voce rotta risponde: "arriviamo!"
"amore questa cosa mi sfinisce",
"dillo a me!",
"vorrei poter essere me stessa e non dovermi vergognare e nascondere",
"magari, ma non ci crederebbero, passeremmo solo guai, sono tutti pronti a giudicare e nessuno a capire",
"eccoci, ragazzi, chi ha fame??!", "tutti!!!",
attorniato Edo tornammo verso l'auto.
l'idea era raggiungere la Feniglia ma, lontana e troppa camminata, ci fermammo alla più vicina Osa. Avevano già cominciato a mettere qualche ombrellone, mangiammo velocemente qualcosa lì, sulla spiaggia, si stava bene e l'acqua limpidissima, come solo a primavera si vede, chiamava: "l'ultimo torna a piedi!!!". sciaff!
Il mare da sempre mi ricarica e mi lava via le ansie, non tradì.
Lotte e giochi, acqua, grondanti salmastri, e spiaggia, pallone, sporchi sabbiosi, e ancora acqua e tuffi sciacquati, spensierato divertimento, le 6 le 7? che ore erano? boh! "ora asciugarsi!!", stanchi, avvolti nei teli, lettini. tonf!
Dopo un po'di bivacco "che bel colorito che avete messo ragazzi!, tutti vestiti? andiamo?"
"babbooo! son stanco! aspetta",
"appunto si va, chi è stanco riposa in macchina"
"restiamo per il tuffo del sole?",
"va bene Lapo, però copritevi bene",
guardai gli amici: "amore, questi han già l'occhio a mezz'asta",
"allora restiamo tu ed io, gli highlander della giornata!"
"macleod, mi scaldi ho freddo?",
"mylady, of course",
Si sedette dietro di me e mi abbandonai, raccolta, a quel caldo abbraccio, romantico nel rosso del vespro.

Sdolcinata da far venire il diabete, non me ne frega nulla l'ho scritto lo stesso!

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