Il prossimo

Scritto da , il 2021-01-23, genere trio

Ogni tanto lo faccio.
Non tanto per la smania di eiaculare.
Né perché lo voglio fare a tutti i costi.
...
Neanche perché ne sento tutta 'sta necessità, a dire il vero.
...
Ma nemmeno poi, perché voglio riprodurmi il più possibile.

Lo faccio, perché mi sembra di fare una buona azione.

Cioè: c'è chi fa volontariato con i poveri, chi con gli anziani, chi con i malati, chi con gli stranieri e chi con i bambini... io invece, lo faccio con la figa.

Ma di qualunque genere, intendo.
Lunga, corta, magra, ciccia, stretta, larga, glabra, pelosa, bianca, gialla, nera, rossa, bionda o mora...
Non c'è differenza.
Vanno bene tutte.
Non discrimino.
Lo meritano indistintamente, di beccarsi una bella e sana schizzata di sperma in fondo alla cervice.

È che, non so come dire...
Cercare di mettermi lì, per forza di cose, a convincere le proprietarie di una vagina, del fatto che sia sempre il caso di farsi spupazzare e spruzzare da me, con il chiaro intento di ingravidarle, lo trovo come dire... un po' faticoso, ma forse pure un poco irrispettoso. E sempre piu spesso mi convinco che sia una perdita di tempo.
Se le affronti con disquisizioni infinite, si sa, le donne vogliono sempre fare il contrario di quello che vuoi tu. Così. Per partito preso.
Perciò alla fine io me ne sbatto di quello che vogliono e faccio quello che voglio io.
Quindi ho finito per prendere questa decisione, qualche anno fa.

Dono il seme.
Con cadenza regolare.
In questo modo, se una è pronta, non deve passare per tutta la trafila del corteggiamento, del dover limonare, del dover per forza arrivare all'orgasmo. Con tutta la fatica che ciò mi comporta.
No, viene qui alla clinica del Dott. Neri Girondini (ginecologo) e si fa siringare nella patata, i miei migliori candidati.
Fine della storia.

In realtà, non mi possono legalmente pagare il servizio, ma in genere, il "contributo per le spese sostenute", non è malvagio, il che non guasta.
E non è poi così strana come scelta per "arrotondare", così come si potrebbe pensare.

È quest'anno ad essere strano!
Quest'anno mi sembra tutto diverso.
È cambiata la sede.
È cambiata l'infermiera.
C'è un clima bizzarro.
"Bisognerà accontentarsi", mi ha detto quella al telefono, quando ho preso l'appuntamento.
Che cosa volesse intendere, non mi è dato sapere.

Io dovevo entrare già, ma mi stanno facendo aspettare da più di mezz'ora; ho inoltre un mandingo dall'aspetto taurino, in attesa dopo di me e uno che sembra un astrofisico o comunque un ingegnere aerospaziale col fisico da stuzzicadenti, dopo quello.
Hanno perfino suonato ancora, quindi vuol dire che sta salendo pure qualcun altro.

Boh.

Da oltre la porta dello studio, si sente chiaramente l'audio di video pornografici, perciò deduco che qualcuno li stia guardando, per aiutarsi nell'espletare la donazione.

Dopo altri venti minuti, ecco che il "Generoso Donatore" se ne esce, con lo sguardo mesto.
Mi guarda e dice solo -Che pena però, far le cose così!

Entro e non so se sono più incavolato per l'attesa, o più turbato dalla frase sibillina del mio predecessore.
Mi accoglie l'infermiera, che ha proprio la faccia da infermiera.
Cioè...
Non che le infermiere abbiano una faccia particolare, ma questa dà proprio l'impressione di essere un'infermiera.
Non ne conosco nemmeno io il motivo.
Non mi andrebbe chiesto.
Infatti dovrei smettere di farlo proprio io stesso.

Mi accomodo.
Rispondo alle domande di rito da parte del baffuto medico, il quale compone prose oscure utilizzando una scrittura cuneiforme per inscriverle sulla mia cartella clinica.
Nel frattempo, l'infermiera cerca, scarta, prepara ed etichetta la mia provetta, che rimane lì pronta, in attesa di fagocitare il mio liquido seminale.
Finito con la prassi, il dottore arrotolandosi con pollice e indice un mustacchio, mi dice -Prego si sbottoni e cominci pure. E faccia in fretta, per piacere, ché siamo in ritardo.

Eh?
In che senso?

-... Ma qui? Così?
-Eh, sì. A meno che non voglia andare in sala d'aspetto, davanti a tutti...

Sono basito.
Ma...
Ma neanche un separè, diobono?
La situazione mi sembra un po' assurda, ma riflettendo, a ben pensarci, mi era già capitato di trovare situazioni inaspettate in un ambulatorio.

"Vabbe'" penso, "vediamo se ce la faccio". Tutt'al più, rimando a data da destinarsi.

Provo ad accarezzarmelo, a spremerlo e ad allungarmelo. Poi incomincio a segarmi piano per un po', anche se mi rendo conto da subito, che sarà dura arrivare al termine. La situazione generale non favorisce l'innalzamento della mia libido.
E se non si alza quella, figuriamoci il resto...

Niente.
Più che leggermente ingrossato non si fa, il mio (ex) amichetto.
È un po' più grosso di prima, eh, ma riuscirei ancora a piegarmelo a metà, ecco.
Non so cosa inventarmi, perciò provo a dare la schiena ai due camici bianchi, tanto per favorire la meditazione 'onanea'.
Chiudo gli occhi e tento di afferrare ed accrescere quel po' di sensazioni sconce e pruriginose che la situazione può ispirare; ma porca zozzona, non riesco a concentrarmi un granché. Sono distratto dal pensiero di quei due sguardi che ad occhi chiusi, immagino annoiati e, che mi convinco sempre più, stiano impazientemente aspettando solo che io giunga ad eiaculare il piu velocemente possibile.

Mi mordo il labbro inferiore e spronandomi a rilassarmi, mi sforzo allora, di immaginare una situazione erotica che sia molto più eccitante; ma le figure che provo a muovere nei miei gangli, mi si presentano sfocate, insipide, inconsistenti.
La frustrazione si fa largo, ma lotto contro di essa e stringo i denti.
Stringo i muscoli attorno al perineo, per favorire il flusso sanguigno nei corpi cavernosi.
Ok, sento che forse ce la faccio.
Stringo il culo e me lo meno con più foga.
Sì sì, cazzo.
Ecco.
Mi si rizza sempre più.

Sento un respiro vicino al bicipite sinistro.
Apro gli occhi e sussulto nel vedere l'infiermiera che si è sporta per guardarmelo.

Mi strizza l'occhio.

Ma io riprendendomi dalla deleteria sorpresa, mi dico "zio cane, se non mi lasciate fare, ci sto mezza giornata!"

Lei sembra leggermi nel pensiero e si gira verso il medico.
-Dottore, qua ci stiamo mezza giornata ad arrivare al dunque: dobbiamo per forza inventarci qualcosa, sennò non ce la facciamo più a farli tutti.

Non so se il medico, ancora alle mie spalle, gli faccia o meno qualche segno in risposta. Di sicuro resta in silenzio. Di fatto, lei si accoscia con la provetta in mano.
-Tu continua.
Mi dice.

Io sono abbastanza incredulo.
Non può essere vero che mi sto facendo una sega a una decina di centimetri dalla faccia di un'infermiera sconosciuta, che un po' me lo guarda e un po' guarda me.
È una cosa un po' troppo da pornetto di quart'ordine.
Sorride e guardandomi negli occhi allunga la lingua verso la mia cappella.
Ha un sorrisetto sufficientemente "zoccoloide" da farmi eccitare per davvero.
Con una sensazione di foia, che mi fa perfino sentire dei lampi sugli zigomi, sporgo il cazzo verso la sua lingua, poi avvicinandomi lentamente, gli appoggio il glande sulla sua punta.
Lei sembra contenta.
Io continuo a segarmi tenendo il frenulo che si inumidisce sulla sua lingua finché non arriccia le labbra.
Mi sembra di leggerle nel pensiero.
Allora le spingo il glande all'interno della bocca calda. Lei serra le labbra intorno alla cappella e prende a suggere.
Ha gli occhi che sorridono e io in realtà mi sento un po' troppo preda ed è una sensazione che non amo tantissimo, in questo contesto.
Sto continuando a segarmi, con lei che mi sostiene, in pressione, la punta del cazzo.
Le metto la mano sinistra sul capo e forzo con la destra per fargliene entrare una porzione maggiore. Dalla sua espressione che si fa più libidinosa, deduco che le piaccia. Spingo perciò lentamente fino a infilarglielo tutto. E la tengo in apnea, finché non mi forza per sboccarselo.
Poi, su sua iniziativa stavolta, la cosa si ripete, ma poi quando arriva in apnea, mi accorgo che volge lo sguardo alla mia destra, e nel girarmi a mia volta, mi rendo conto che il medico si è spostato per venire a vedere lo spettacolo della sua infermiera che si prodiga in ottimi soffoconi sul mio bacchetto.
Me lo sbocca ancora.
Guarda il medico e mentre lo fa, si reinfila il mio cazzo in bocca, riprendendo a succhiarmelo.
Io guardo il dottore, che si palpa una probabile erezione nascosta da pantaloni e camice.
Uhm.
È una situazione decisamente strana.
Non sono abituato a cose che coinvolgono più di un'altra persona alla volta.
Torno a guardare l'infermiera che si allena ancora in numeri di magia, facendo continuamente apparire e scomparire tutto il mio cazzo dalla sua bocca. Lo fa con grazia. Ma questo, accende nella mia mente una scintilla di lussuria che non voglio più tenere a bada, per cui, prendo io l'iniziativa e proseguo il suo numero da prestigiatrice, con un po' più di foga, per vedere come reagisce. Le lacrimano gli occhi, si scosta per farsi passare un conato. Poi mi sorride, se lo ripunta in bocca, restando ferma.
Leggo questa cosa come un invito a farsi scopare le fauci.
Io non ci tengo minimamente.

A deluderla, chiaro.

Do un'occhiata ancora al Barba, per vedere che cazzo fa.
Si morde il labbro, con ancora una mano nei pantaloni, che si ravana..

Torno a concentrarmi sull'infermiera.
Sono preda di una spaventevole lussuria, che mi impone di usare a mio piacimento la testa di questa infermiera, utilizzando in particolare la sua accogliente bocca profonda, come fosse una meravigliosa fica da slabbrare.
Ed è quello che faccio.

La stantuffo come se volessi usare la sua fica, per farla urlare di piacere, ed invece tenendola per i capelli, all'altezza della nuca, le violento la gola, concedendole appena il tempo per respirare e senza costringela al vomito.
Ma me la scopo davvero avidamente, quella sua bocca profonda.
Lei sembra quasi goderne, nonostante le lacrime nere di rimmel che le colano, rigandole le sue guance, sformate a ritmo del mio stantuffo.
Non amo essere violento, ma non posso nascondere che un po' di quel certo senso di esercizio di dominio, mi eccita parecchio, tanto che sto per sborrarle nella gola.
In profondità.
Poi mi dico che sono lì per la donazione, per cui la avverto che sto per venire.
Fa una faccia un tantino delusa in verità, ma prende la provetta e mentre continuo a segarmi e mi metto a sborrare come fossi una mitragliatrice, lei rincorre e recupera le schizzate con la provetta, incarnando la maestria di un bar tender che riempie uno shaker per cocktail.
Diocaro, che goduria.

Svuotato ed esausto la guardo, mentre mi fissa con un piglio soddisfatto e biricchino.
Adocchia il medico, che sembra eccitatissimo.

-Visto, doc? Si fa prima, no?
-Già...

Ha la bocca impastata di lussuria.
Temo davvero che si stia per innondare le mutande per quanto sembra eccitato.

-Ahahah, doc? Tutto bene? Vuole provare anche lei?
-Eh, a dire la verità ci stavo proprio pensando...
-Beh, chi glielo impedisce...
-Hai ragione! Dài... Il prossimo lo faccio io, così ti riposi!

Questo racconto di è stato letto 2 5 2 8 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.