Nuova me - primo atto

Scritto da , il 2021-01-22, genere sentimentali

Rieccomi, stavolta si cambia: voglio parlare di calcio. Che palle un'altra femminuccia che straparla di fuori gioco… scherzo.
In quell'anno, complici le olimpiadi, decisi di cambiare sport, mi piaceva il calcio e il babbo ne fu felice.
Altina già a 8 anni non ero più adatta alla ginnastica, che fra l'altro mi annoiava, e poi mi piacevano i maschi: erano divertenti e spensierati, non come quelle false e invidiose ancora senza tette, infatti giocavo sempre con loro ai giardini, in più ero fra le prime scelte per le squadre. Un destino. Modestamente...
Al paese vicino avevano una squadra femminile mamma, riluttante, pensò bene di portarmi li.
Arrivammo, stavano facendo una partita, rimasi sorpresa: giocavano bene!
esclamai: "mamma?! sono tutte grandi!!!",
rispose: "ci saranno anche come te, ma te l'ho detto non è sport per ragazze non ne troverai tante", continuai: "andiamo alla Dinamo, almeno li ci sono della mia età"
e sciorinai nomi di compagni,
ansiosa mia mamma: "ho sentito, ma li sono tutti maschi!",
"mamma! per piacere, mica ci devo andare a letto!!!",
"sciocca! va bene, ti ci porto. però avevo fissato con il... come si chiama!?!..",
"andiamo bene, mamma! in segreteria qualcuno ci sarà",
non entrammo arrivò in quel momento, gran bel tipo, magari un po' troppo brizzolato,
"buonasera, signora Sofia immagino" esordì "e tu devi essere Beatrice, io Mario, ciao",
"piacere ... come le dicevo, la mia figliola voleva provare se possibile",
"ma certo, fra l'altro è alta e a noi fa proprio comodo" poi verso di me "hai già giocato Beatrice?", "solo ai giardini, ma coi maschi" dissi orgogliosa "dicono che sono bravina",
"meglio! sei giovane e qui si impara. domani si allenano le ragazze esordienti, hanno 13 anni, quelle li sono adulte non ti spaventare, che ne dici?",
"ma" intervenne mamma "lei ha solo 9 anni, può?",
lui: "non l'avrei mai detto" facedomi l'occhiolino "sembri più grande, i pulcini femminili non li abbiamo, però puoi giocare lo stesso",
"e coi maschi?" incalzai "mi piacerebbe e avrebbero la mia età",
"potresti" rispose "ma le squadre miste a 13 anni finiscono e non ne abbiamo mai avute", rimasi male.
Il giorno dopo ero li, ancora fra le ragazze (uffa!), tutte delle medie alcune sembravano maggiorenni. Mister Andrea mi presentò, vidi qualcuna sghignazzare. Anni di meno ma centimetri di più, ero fra le più alte: difesa. Allenamento, poi partitella e la più brava, Angela, dalla mia parte non passava. Avevo fatto buona impressione. Mi allenai ancora e il sabato partita, la mia prima partita: panchina, ovvio.
Al secondo tempo Andrea mi fa entrare: "hai un buon piede e calci forte per la tua età, entra e fatti valere", sono sorpresa. Erano molto più forti di noi e non riuscivamo ad uscire dalla nostra metà campo. Provai qualche lancio lungo, ero mica van Dijk, però uno scavalcò, Angela era partita giusta, che scatto che ebbe, prese la palla a un niente dal prato, era libera e sola, brava mise a sedere la portinaia e insaccò, pareggio, giubilo. Merito degli scarpini di Lapo, compagno di classe, che me li prestò. Perdemmo 2 a 1.
Il mister nello spogliatoio si complimentò: "ce l'avete messa tutta siete state brave, anche tu Bea, non so come hai fatto ma abbiamo rischiato di rubare un punto a quel carrarmato, sarà per la prossima, ci vediamo martedì". Eravamo tutte sfinite, un andirivieni di adolescenti fra vapori di docce, seni e fianchi gocciolanti sotto i cotoni aperti, e peli dove io ero ancora liscia, mi sentii molto piccola. Capii poi che è un vantaggio.
Nel baccano Angela urlò: "ma ragazze, non diciamo nulla di cosa ha fatto questa piccola qui???!!!" mi prese per le ginocchia e mi alzò, baciandomi la pancia bagnata. L'accappatoio cadde. Mi festeggiarono, tribali come i maschi, acqua e sapone ovunque. Francesca, la più alta, scivolò e finì gambe all'aria, risa. Sembrava avessimo vinto.
All' uscita c'erano i vari morosi e genitori,
"a te" chiese Francy dolorante "chi ti riporta a casa?",
"mi ha portata mio babbo ma non lo vedo",
"vieni con noi",
"grazie, ma" indicandolo "eccolo li",
lei: "bene, se ti servono passaggi chiamami",
"riguardati da quella botta, il portiere serve",
rise e si allontanò sorretta dal moroso. Mi stavo ricredendo sulle femmine?
Ero euforica, appena a casa presi il telefono e chiamai il negozio, 2,6,10 squilli
"cerco il direttore",
"mi dispiace signorina, c'è tanta gente, può richiamare lunedì?",
"ma certo",
"grazie".
Peccato, pensai, ma non può mica essere sempre per me. 5minuti dopo trilla,
"Bea, com'è andata la partita??!!",
"bene perso 2a1",
"vieni a giocare con noi allora! passo da te che riprendo le scarpe ho la partita domani, io",
"mi porti matematica?",
"ok".
Restai li, babbo mi convinse, credo perché gli piacesse la dirigente, ma non ho mai indagato, qualche allenamento dopo eravamo più amiche, specie con Martina, lei aveva giocato con i maschi alla Dinamo per un anno ma non ne parlava bene (ma questa è un'altra storia).
Verso marzo... (oh mamma, si fa gli anni il 5...) invitò mezza squadra e anche me per il suo compleanno, festa importante 14anni, a casa sua: un bell'appartamento molto grande ed elegante, all'ultimo piano di un palazzo in centro, con una bella terrazza. Si vede dal duomo fino al mio paesino. Martina era, ed è, una bella morettina, più bassa (non me ne voglia, ma lei può mettere i tacchi ed io no) di me già allora, con due occhi neri da bambi, dolce e generosa a cui è sempre piaciuto studiare e leggere, lo fa ancora da insegnante di greco e latino, per il leggere andavamo molto d'accordo, per lo studio... diciamo che l'ho aiutata ad imparare il mestiere, ed è grazie a questo che siamo diventate amiche (ho divagato..). Tornando alla festa... ero la più piccola d'età ma abituata,
"nooo!!. beatrice!!??",
sentii dietro di me e mi voltai
"ssii, ciao, sei??",
lui: "hai ragione, Riccardo, ti ricordi 3 anni fa a scuola?",
"Riccardo, Riccardo... ah! quello di 5a che mise una lucertola nel mio zaino !!!! ora ricordo, cappero se sei cambiato!",
"mi spiace, fu uno scherzo stupido" galante "bella allora, ancora di più ora",
"scuse accettate" timida "così mi fai arrossire!",
"sai che ti ho pensata tanto in questi anni? ma non avevo il coraggio di chiamarti",
"scemo, mi avrebbe fatto piacere, sai?",
"nagg!! Ti ho vista spesso con un uomo, ho pensato pure che ci fosse qualcosa",
"ma va!" dissimulai senza troppa convinzione "sembra strano ma è un amico, un po' speciale",
"sarà, prendo qualcosa, ti va un bellini?",
"direi si, cos'è?",
"spumante e succo di pesca è buono",
"ok",
cin cin e imparai che lo spumante mi dava noia.
Mi appoggiai a lui, che fu ben contento di toccare,
"mi accompagni fuori che prendo un po' d'aria?",
"certo",
erano le 6 e non faceva freddo, già c'era un odore di risveglio, il sole stava andando a coricarsi gettando la sua rossa luce sui nostri visi, le ombre si allungavano dietro di noi.
Mi prese la mano guardandola e:
"Rossa, so che è presto che rischio di correre..." sbattendo ora gli occhi suoi blu mare sui miei "... mi piacerebbe poter invitarti ad uscire insieme qualche volta",
"ma...",
"se vuoi assieme a mia cugina, siete amiche, e il suo moroso",
"così" eludendo lo sguardo "mi imbarazzi davvero",
"Bea" cingendomi i fianchi "perché? non c'è da imbarazzarsi se è cosa gradita", mi strinse a sé e mi sentii turbata e indifesa.
Avvicinò le labbra alle mie e lo respinsi decisa, non ricordo se gli detti anche uno schiaffo,
dissi: "non ci riprovare!",
"scusami mi sono lasciato trascinare dal momento, non volevo, davvero",
"ok" chiusi "sto meglio. ora torno dentro".
Canti, balli, schiamazzi, un grido dalla cucina "ecco la tortaaa!!"; il tanti auguri di rito. Riccardo restò in disparte guardandomi ballare. Fuori buio, saranno state le otto poco più, la festa stava finendo, invitati sciamano e salutano: "ciao"...
"auguri ancora"...
"bella festa"...
"a domani"...
"Martina vado anche io, ci dev'essere mio babbo giù",
"aspetta! resta, ti portiamo noi domattina",
"mi piacerebbe ma meglio se vado, un'altra volta",
mandai un'occhiata a Riccardo, forse un po' dura, si scurì, afferrò la blusa e andò via senza salutare, Martina attenta: "è successo qualcosa?",
"no, vado" l'abbracciai "ci vediamo al campo".
Non fui convincente.

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