Neve rosa

Scritto da , il 2021-01-20, genere prime esperienze

terzo capitolo della mia vita.
Successe tutto d'inverno, i grandi decisero di organizzare una 4 giorni di montagna, non ero mai stata a sciare ero pronta a battere qualche culata.
Scelsero un agriturismo sull'appennino molto piccolo, intimo, l'avevamo occupato tutto noi, con zii e cugini più o meno della mia età. Era carino, rustico e con un bel camino nella saletta comune. C'è ancora, solo ora un po' più grande; ci sono tornata più volte negli anni, sempre un...., vabbè.
In realtà l'idea partì da mia mamma, Edo aveva subito la perdita tre mesi prima e voleva farlo sentire sempre più in famiglia.
Partimmo giovedì pomeriggio, saltai gli allenamenti di calcio, peccato, ma ben 3 giorni di scuola! Mentre salivamo non si vedeva granché di neve, ma come cominciò a calare il sole fiocchi stillarono dal cielo, arrivammo con le macchine appesantite da un soffice manto. Il babbo sbatté parcheggiando, solo un'ammaccatura. Era tutto bianco, silenzioso e una luce rosata avvolgeva l'aria. Noi bambini ci tuffammo in quello zucchero filato. Prima di cena eravamo da strizzare.
Dopo, nelle nostre perlustrazioni della casona, scoprimmo un'altra sala sotto quella della cena, caldissima con una sfufa dipinta bollente e un biliardino, fu la fine; non ero brava ma abilissima a fare casino. Con una pallina centrammo un piatto appeso, non è mai saltato fuori il colpevole.... i grandi, al piano di sopra e col calore del camino, chiacchieravano con tutti i vizi in azione: fumo, carte e bere. Ad un certo punto, facevamo forse un po' troppo baccano, spuntò Edo dalla scala: "allora terroristi??",
ci chetammo all'istante, ma poi Luca scoppiò a ridere, il resto come papere dietro.
"vediamo" riprese pensieroso "avevo idea di una camera di bambini, ma con tutto questo rumore... chi ci posso mettere...?... ",
parte Luca mano alzata: "io,io,io",
Sonia a ruota "io sono brava, non ho rotto il piatto",
"zitto Luca" Matilde "che sei il peggio con Carlo e Bea",
Lory fu il saggio del gruppo: "se facciamo meno chiasso ci mette tutti",
"e poi è tardi" si affacciò Silvia "chi vuole sciare domani vada a letto!".
silenzio.
"efficace, mammina" disse Edo, risalendo, a mia sorella.
Ripartì il rumoreggio. Edo tornò giù con la chiave "andiamo ragazzi, giubbini addosso, a nanna".
La camera era su due piani, non ho mai capito perché in montagna le stanze siano tanto calde,
"Edo" il coro "resti qui?",
"passo dopo, chi trovo sveglio... forza, denti e pigiami! e poi tutti su",
Lory gli dette un bacio, io e lui incrociammo lo sguardo. Sapevo che avrei passato la notte con lui.
Non mi vestii subito rimasi in bagno a guardarmi allo specchio, non lo avevo mai fatto in quel modo, vedevo le mie compagne di calcio più grandi sviluppate e mi detti al confronto, mi guardai i seni, i fianchi...mmhm ancora poca roba, cosce e mele, però mi piacevano, gli anni di ginnastica si vedevano ancora, tirai su i capelli rossicci, forse li avrei dovuti tagliare e il biancore che il fioraio lodava stava scurendosi, miracoli del calcio.
Un bercio mi destò: "bea che fai? non vieni a dormire???",
"arrivo, vengo".
Edo tornò poco dopo con dell'acqua, un salvatore in quella canicola,
"resti qui con noi?",
"va bene, però ora chiudere gli occhi!"
si mise nel lettone ci aveva tutti addosso, non gli dava fastidio anzi gli piaceva scherzare con noi, l'agitazione era tanta e faticammo ad addormentarci. Io mi ritagliai un posto viso a viso, mentre le palpebre dei cugini si abbassavano lo baciai. Silenzio e ombre avvolgevano quella baita,
non so che ora fosse, sentii un rumore da basso lui non era li, scesi.
"amore, sei sveglia" sottovoce,
"quant'è che sei sceso?",
"ora, avevo sete, ne vuoi?",
"si",
mi bagnai la camicia, non so se lo feci apposta,
"ne hai un'altra?",
"no" dissi sfilandomela,
"sei proprio bella",
ci gettammo sul letto, un tonfo, ansia; restammo immobili, la sua testa fra le mie mani ad ascoltarmi il battito, sperando di non aver svegliato nessuno; respiri profondi dal sopra, la notte è nostra.
Tutto era calmo, leggeri cricchiolii sotto di noi mentre desiderosi entrambi valichiamo il limite, sapiente la su bocca mi sfiora i piccoli seni e la pelle s'increspa di piacere, brividi mi percorrono ad ogni tocco di quelle dita curiose, le sue labbra calde scorrono sul ventre teso e soffice, le mie mani stringono le lenzuola, gemo, nudo lui via le sue dita il roseo mio cotone, scudo ultimo cade, la sua bocca la sua lingua curiosa fra le mie pieghe glabre, stretti i fianchi e i glutei strenua resisto e vacillo cerco il suo viso, lo tiro a me labbra protese desiderose del tocco umido e lieve, un lungo bacio fra mani che intrecciano l'amore, forte si fa spazio, lo voglio a me, "aaspeettta senza fretta.."
fra un gemito e un sussurro, mi muovo e lo sento, gentile si avvicina e allontana, le sue gambe fra le mie, le mani sue stringono la vita mia, le mie cercano e trovano, guidano verso il piacere pieno finalmente al caldo, grido soffocato esce e gocce rosse e umide, due anime un corpo solo, dolce chiede, non sento, non vedo, non penso, sento, lo sento dentro di me
"ancora amore, ancora"
lo bacio, lo stringo a me, in uno spasmo grido senza voce, ansima il sudore cade su di me e accarezza ventre e fianchi, brividi di caldo,
"non uscire resta dentro di me",
lieve "devo, amore, ti amo",
"noo, non uscire...",
e' fuori, il nettare su di me. Gettato accanto, è bacio, è amore, è avvenuto.
Nevica e la luce rosa tremolante delle lampade rischiara dalla finestra i corpi nostri nudi e lucenti, umidi, dell'amor goduto. Ero diventata donna.
Mi alzai tirandomi dietro la camicia ormai asciutta, mi guardava
"dove vai",
"a lavarmi... sono appiccicaticcia",
si alzò e mi seguì.
Ero euforica, pimpante dissi:
"m'è venuta una fame!!!",
"sono le 4, ah! qualcosa c'è, rovistando... un pane e cioccolato",
"vedi che non finire merenda serve??!!facciamo a metà".
Ci rimettemmo a letto, ma gli stracci restarono fuori, coperti solo dalle lenzuola abbracciati, pazzi.
Qualche minuto e fu panico...
"bea, vestiti! domattina, che si dice se no?!!",
"cappero, vero!! anche tu però",
"ma va?!?",
"scemo, e per quel sangue?",
"eehh niente, non avevano messo il lenzuolo.... leviamolo",
lo piegammo e nascondemmo. Usciti dalla crisi però ci ricoricammo, io appoggiata al suo petto sentendolo respirare mi addormentai, felice.

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