Manola

Scritto da , il 2020-12-14, genere tradimenti

Io ho una mia regola: quando uno mi paga gli porto sempre a termine il lavoro!
(Lee Van Cleef, Il buono, il brutto e il cattivo)

La notte era fredda, soprattutto se si paragonava l'aria gelida con quella surriscaldata della sala da cui il ragazzo era appena uscito.
Alcune sue compagne di sventura sostavano vicino all'ingresso, cercando un esile calore con il fumo delle sigarette, in attesa di un giocatore più fortunato o di un passante venuto in giro di ricognizione. Tutti sapevano che davanti a quella grande sala gioco ogni notte e fino all'alba, le giocatrici sconfitte cercavano di recuperare almeno in parte le perdite o di procurarsi i soldi per nuovi tentativi, vendendo il corpo. Erano spesso normalissime donne comuni che si ritrovavano a prostituirsi come le straniere che passeggiavano vicino ai fuochi accesi lungo la tangenziale, poco lontano.
Uno sguardo fu sufficente per capire che il ragazzo non era una preda appetibile, almeno non dal punto di vista economico; era carino, sì, ma in quel momento ci voleva qualcuno, magari anche un mostro, che avesse le tasche piene. Le tasche del ragazzo erano invece così vuote che non vi ritrovò nemmeno un'ultima sigaretta e gli sembrò poco dignitoso chiederne una a quelle donne.
Si allontanò lentamente, senza nessuna fretta di raggiungere un posto qualsiasi, nemmeno il buco in cui viveva. Sarebbe inutile e anche noioso raccontare la lunga sequenza di sconfitte e disillusioni che si lasciava già alle spalle, pur così giovane. Per un certo periodo aveva contato sulle sue capacità ma queste non erano bastate a lanciarlo nella vita, così, negli ultimi tempi, aveva confidato nella sorte ma anche questa gli aveva voltato le spalle. Domande fastidiose si affollavano nella sua mente e provò a scacciarle come se fossero mosche o zanzare ma il ronzio restava nelle orecchie e non andava via. E in fondo tutte quelle uggiose questioni si riducevano a una: era senza soldi e senza lavoro e, bisogna dire anche questo a suo onore, non era capace di rubare.
Svoltato l'angolo si ritrovò di fronte un'auto piuttosto grande, di cui non riconobbe il modello, e, appoggiata alla portiera anteriore, dal lato del guidatore, una creatura alta un metro e ottanta, dai lunghi capelli neri, con un bellissimo viso in cui si poteva notare un naso certamente limato. Indossava un cappotto scuro, aperto sul davanti, e nonostante il freddo, era scoperta sia sopra che sotto: i seni gonfiavano la maglia scollata e le lunghissime e bellissime gambe uscivano da una minigonna chiara.
"Ciao, bellino. Ce l'hai un minuto per me?"
Il ragazzo scosse la testa. "Caschi male."
"Hai perso là dentro?"
"Già."
La creatura fumava e il ragazzo le chiese una sigaretta. Lei gli porse il pacchetto e quando lui si avvicinò, con l'altra mano lo accarezzò tra le gambe.
"Mi piaci, sai. A volte, quando mi va, faccio credito ..."
Il ragazzo, accesa la sigaretta, provò ad allontanarsi.
"Scusa, ma stasera non sono in vena ... non lo sarei nemmeno con una ragazza ..."
"Perché, io cosa sono? Te la sei mai fatta una bella come me, dì la verità?"
"Senti, voglio solo andarmene a casa."
"Sali allora. Ti do' un passaggio e se non vuoi, pazienza, tanto stanotte, sarà il freddo, è fiacca."
Il ragazzo esitava. Abitava lontano e faceva davvero freddo ma qualcosa lo tratteneva.
"Hai paura che ti rapini?" chiese ridendo la valchiria.
Già, di che poteva avere paura? Paura di quella, poi?
Andò dal lato del passeggero mentre l'altra si liberò del cappotto gettandolo sul sedile posteriore e si accomodò alla guida. L'interno dell'auto era meno gelido e presto un tepore piacevole cominciò a riscaldarlo.
Si misero in marcia.
"Non ho mai capito che gusto c'è a buttare i soldi con il gioco" disse la guidatrice. Non ricevendo risposta proseguì:"Non è meglio farsi delle belle scopate? Anche la droga, non capisco che bisogno c'è, una come me sa eccitare meglio di mille sostanze."
Il ragazzo si chiedeva se fosse normale chiudere in quel modo una giornata schifosa, con un trans che gli faceva la predica ...
"A proposito, io mi chiamo Manola."
"Io ..."
"Sergio, lo so."
Gli andò di traverso il fumo dell'ultima boccata. "Mi ... mi conosci?"
"Conosco il tuo amico Polpetta."
"Fammi scendere!"
L'auto si fermò in un posto completamente isolato, in una specie di vicolo cieco tra case dirupate. Il ragazzo chiamato Sergio provò ad aprire la portiera ma quella era bloccata.
"Fammi scendere!" ripetè e strinse un braccio di Manola.
Il manrovescio lo colpì sul labbro superiore e arrivò attutito come se Manola non lo avesse caricato con tutta la forza di cui disponeva.
"Non mi costringere a lasciarti dei segni su quel bel faccino, su. Direi che peso una ventina di chili più di te, secondo te chi avrebbe la meglio se facciamo a botte?"
"Che cosa vuoi da me?"
"Io niente, è il tuo amico Polpetta che rivuole indietro i suoi soldi, quanti sono? Aspetta, me li ha segnati su un foglietto ..."
Dall'incavo dei seni tirò fuori un pezzo di carta su cui c'erano scritte delle cifre.
"Dunque ... duemilaottocento ... ti trovi?"
"Me ne ha prestati appena mille ..."
"Caro, non lo sapevi che è un cravattaro? Un pesce piccolo ma anche loro mangiano e parecchio ... Mi ha detto dove venirti a cercare e ha azzeccato. Speravo che avessi vinto e potessi almeno cominciare a restituire qualcosa ma a questo punto è inutile chiederti se hai i soldi, no? Quindi ..."
"Quindi cosa?"
"Mi manda a dirti che non puoi fregarlo così e che ti conviene trovare i soldi al più presto. E per farti capire che non è il caso di fare il furbo, devo darti un avvertimento ..."
"E cioè?"
"Ancora non capisci? E via, guarda qui."
Si sollevò la gonna e si abbassò lo slip. Un arnese di considerevoli dimensioni si rivelò agli occhi sbigottiti di Sergio.
"Che ne dici? E pensa che è solo un poco eccitato, figurati come mi diventa tra poco ..."
Sergio non riusciva a dire nulla e un brivido, stavolta non provocato dal freddo lo scosse.
"Ti devo fare il servizio, carino, insomma ti devo inculare. Scusa ma sembra che ancora non hai capito la situazione ..."
"Fammi andare via, ti prego ... I soldi li trovo stanotte stessa, te lo giuro ..."
Manola scosse i lunghi capelli e disse quasi con tristezza:"Non fare giuramenti che non puoi mantenere! Pensa che poteva essere molto peggio, poteva mandare tre o quattro ragazzotti che si fanno pagare per scazzottare la gente e ti avrebbero sfregiato quel visetto d'angelo che hai ... Perciò non rendermi le cose difficili, non voglio farlo con la violenza, credimi. E dopo ... farai meglio a trovare quei tremiladuecento euro o il Polpetta te li farà sputare in un altro modo ..."
"Ma erano duemilaottocento ..."
"Ci sono anche i miei, mica faccio questi lavori gratis. Il polpetta è proprio un pidocchio, io in genere ne prendo cinquecento per questi servizi, non è mica come un normale incontro con un cliente ma lui insisteva a volermene dare solo trecento, alla fine gliene ho strappati quattrocento e naturalmente vanno sul tuo conto ..."
Sergio si aggrappò a un'ultima speranza.
"Senti ... se ti do' di più ...ti pago più di lui ..."
Manola rise mentre con una mano si dimenava l'uccello per prepararlo all'uso.
"Con quali soldi? Non hai nemmeno gli spiccioli per il tram ..."
"Ho questa!"
Il ragazzo si infilò le mani sotto la maglia e tirò fuori una catenina con una medaglia appesa.
"E' d'oro, guardala."
Gli occhi di Manola si fissarono indagatori sull'oggetto.
"Toglila."
Sergio obbedì e dopo alcuni istanti Manola soppesava la catena e la medaglietta.
"Abbastanza pesante" commentò,"oro è oro, io me ne intendo."
Baciò l'immagine sulla medaglietta.
"Un ricordo della prima comunione?"
"Sì ... vale più di quattrocento euro, no?"
"Non di molto ma forse ... Va bene, la prendo. Vuoi che inculi Polpetta?"
"Oh sì, davvero lo farai?"
"Magari non gli dispiace, mi ha infilato un paio di volte con quel mezzo coso che si ritrova ma secondo me preferisce il contrario ..."
La catena sparì da qualche parte e Manola disse:"Ora abbassati i pantaloni, non voglio perdere tutta la notte, qui."
Sergio arrossì per la rabbia.
"Ma ... ti ho pagato, perché ..."
"Quando mi pagano per un lavoro, lo porto sempre a termine. Polpetta ha pagato, ha il diritto di vedersi soddisfatto. Senti, amore mio, tu mi piaci e se fai il bravo tutto è più facile. In questi casi ci vado giù duro ma con te farò piano piano ..."
"Ti prego ..."
"Non sono la Madonna ..."
Allungò le mani e gli slacciò la cintura e poi tirò la cerniera dei pantaloni. Un timido tentativo di respingerla fu subito bloccato con fermezza.
"Fai il bravo, alla fine dovrai starci per forza ed è meglio se non fai resistenza, così nessuno si fa male ..."
Gli abbassò pantaloni e mutande e gli disse:"Vienimi sopra". Data la riluttanza del partner lo sollevò quasi e se lo tirò sulle cosce. Abbassò il sedile in modo da stare molto più comodi e nelle sue mani si materializzò un tubetto da cui estrasse una buona dose di qualche pomata o unguento con cui iniziò a lavorargli il buco. Sergio provò un'ultima inutile resistenza ma un colpetto sulle palle gli provocò un certo dolore.
"Buono, lo sto facendo per te, per lubrificarti il culetto che scommetto è ancora vergine, così io entro facile e tu non soffri ..."
Le sue dita lo frugarono per bene e con una certa dolcezza.
Anche l'altro sedile era stato reclinato e Sergio si ritrovò sbalzato di fianco con la testa che poggiava sullo schienale calato del posto del passeggero ma la parte posteriore del suo corpo era saldamente stretta fra le dita di Manola.
"Non ti muovere, amore mio, non cercare di resistere, è peggio e potrei farti male ..."
Manola entrò facilmente in Sergio e da esperta in materia cominciò lentamente, infilandolo un poco alla volta, sempre più a fondo. Con la mano destra stringeva il petto di Sergio e con l'altra presto iniziò a masturbarlo.
"Questo non era previsto ma dato che mi piaci ..." gli sussurrò.
Sergio provava disgusto per quella cosa che gli era entrata in corpo e gli provocava una sensazione mista di dolore e di smarrimento, ma non poteva ignorare che la mano sinistra di Manola glielo stava rendendo duro come l'acciaio e che non poteva che abbandonarsi al gioco, sperando che tutto finisse presto.
Manola aveva un buon odore e gli sussurrava paroline sempre più sconce, sottolineando che evidentemente non gli stava facendo poi un servizio così brutto vista l'eccitazione che sentiva tra le dita. Poi dovette ricordarsi che oltre al piacere aveva anche un lavoro da portare a termine e che, insomma, il ragazzo la lezione doveva pur capirla ... Cominciò a premere e a stantuffarlo a un ritmo serrato e senza più cautele, incurante dei lamenti che uscivano dalla bocca della sua vittima. Sergio avrebbe giurato che la tortura durò almeno mezz'ora ma in realtà dopo pochi minuti, nello stesso momento in cui un fiotto di sperma usciva da lui, sentì un liquido caldo inondarlo dentro e bagnargli le viscere. Manola uscì finalmente da lui e si risistemò alla meglio, mentre le lacrime gli solcavano le guance.
"Non è giusto, non è giusto ..." mormorava.
"Lo dicevo anch'io la prima volta che m'hanno inculata, è la vita. Prendi" e gli porse un pacchetto di fazzoletti di carta,"pulisci per bene il sedile dove hai sborrato. Siete tutti uguali voi maschietti, fate tante storie ma una volta sverginati non potete più farne a meno."
Dieci minuti dopo lo portò non lontano da casa sua.
"Senti, tesoro, se vuoi fare soldi e scalare il tuo debito ti posso aiutare e procurarti clienti, gente che paga bene e a volte potremmo anche lavorare in coppia, qualcuno ci pagherebbe a peso d'oro ... pensaci. Per il Polpetta non preoccuparti, gli dirò di portare pazienza, dopo avere inculato anche lui, si capisce. Hai pagato e io porto sempre a termine il lavoro. Non fare quella faccia, dai, poteva capitarti di peggio. Dammi il tuo numero che restiamo in contatto."
Sergio aprì la portiera, ancora stordito per l'accaduto.
"Non mi dai un bacetto?" lo fermò Manola che gli sfiorò le labbra.
"Pensa a quello che ti ho detto, possiamo fare molti soldi. Vai, che la notte non è stata così sfortunata ..."
L'auto ripartì e Sergio rimase a fissarne i fari che si allontanavano nella notte. Gli vennero in mente le donne che aspettavano fuori della sala da gioco e iniziò a girargli la testa, mentre un sudore copioso, come se improvvisamente fosse venuta l'estate, gli calava sulla fronte.
Si inginocchiò per vomitare.

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