Appena appena

Scritto da , il 2020-11-27, genere comici

Raccontano le vecchie cronache che nel lontano 1611 un incendio distrusse la chiesa madre del nostro paese e che nel rogo andò persa l'antichissima e bellissima statua di Santa Domizia vergine e martire. La chiesa venne ricostruita ma per la statua in legno della santa il discorso fu molto diverso. Si provò naturalmente a farne scolpire una nuova ma le mirabili fattezze dell'incantevole figura femminile rappresentata nell'opera andata persa non erano facilmente riproducibili, almeno non dai modesti artisti che le limitate risorse dei paesani chiamarono al cimento. Alla fine la scelta cadde su quella che sembrava l'opera più dignitosa, ma quando venne issata sull'altare dedicato alla santa, tutti, a cominciare dai più vecchi, ammisero che la nuova statua non era neanche una modesta copia del tesoro perduto. Al curato fu impedito di benedirla, parendo blasfemo nei confronti della vergine e martire rappresentarla con un simulacro così modesto. La statua venne messa a marcire in uno scantinato e sull'altare fu posto un quadro che, sebbene brutto, non evocava paragoni imbarazzanti. Il curato fece presente che senza una statua non si sarebbe più potuto portare la protettrice del paese in processione, come da secoli era tradizione nel giorno della festa solenne. Fu allora che qualcuno, rimasto anonimo, ebbe una brillante idea: perché non portare in processione la santa in carne e ossa ?
Si stabilì allora che ogni anno Santa Domizia sarebbe stata impersonata da una ragazza del paese, condotta in paranza su un baldacchino issato sopra le possenti spalle degli incappucciati membri della Confraternita.

Con il trascorrere del tempo le regole vennero per così dire codificate. La ragazza del paese doveva avere un'età compresa tra i quindici e i diciotto anni, dato che secondo la tradizione la santa ne aveva sedici quando venne martirizzata. Doveva essere di bell'aspetto, non apparendo opportuno far impersonare la santa da una racchia, anche perché, sempre secondo la tradizione, Domizia era stata uccisa sia per non rinnegare la fede sia per difendere la sua virtù, e secondo i devoti non era plausibile che qualcuno attentasse alla virtù di uno scorfano. Altro requisito che andò consolidandosi con il trascorrere del tempo fu l'appartenenza della fanciulla a una famiglia rispettabile e onesta, anche se povera.
Inutile aggiungere che l'illibatezza era il requisito senza il quale gli altri non servivano a nulla. Erano escluse le ragazze sposate giovanissime o di cui comunque si sapeva che avevano dato ai loro fidanzati sostanziosi anticipi sui futuri doveri coniugali o che avevano fama di non sottrarsi a carezze spinte e ad incontri ravvicinati nelle fratte e nelle campagne.
Naturalmente essere scelta per rappresentare la santa era considerato grandissimo onore e l'onore coinvolgeva l'intera famiglia dell'eletta.
In realtà il comitato che ogni anno doveva scegliere la vergine non aveva una lista lunga da cui pescare. Il nostro è sempre stato un paese piccolo, di poche migliaia di abitanti. Escluse le ragazze che negli anni precedenti erano già state scelte, escluse quelle di cui si sapeva che non erano più intatte, escluse le appartenenti a famiglie innominabili, escluse quelle troppo brutte o magari ritardate mentali (e da noi questi soggetti erano frequenti, dati i numerosi matrimoni tra consaguinei), l'elenco delle papabili riempiva le dita delle mani e certi anni persino di una sola.
Ci fu un anno, in particolare, in cui la scelta del comitato sembrava davvero una formalità.
Nora era la più bella ragazza del paese e aveva appena compiuto sedici anni. La sua scelta era già stata rimandata di un anno perché l'estate precedente non si era voluto fare uno sgarbo a una delle famiglie più influenti del paese e dalla quale era stata presa la santa, una ragazza assai meno bella di Nora. Ma quell'anno non c'era nessuno che potesse contrastarla: oltre all'avvenenza e all'età, aveva dalla sua una famiglia rispettata. Sul suo candore, poi, nessuno nutriva dubbi.
Il comitato era formato dal parroco, dal superiore dell'arciconfraternita (che in quel periodo era anche il sindaco o meglio, il podestà) e la madre superiora del convento in cui la ragazza prescelta avrebbe trascorso i giorni precedenti la processione, per prepararsi spiritualmente all'evento, dato che impersonare una santa non è cosa di tutti i giorni.

La calunnia è un venticello, cantava qualcuno.
Calunniate, calunniate, qualche cosa resterà, diceva un altro.
La maldicenza ha denti affilati, se poi trova un poco di sostanza affonda i morsi senza pietà.
Difficile dire come iniziarono a circolare certe voci, forse tutto cominciò da una scritta su un muro, una scritta apparentemente innocua nella sua ovvietà: Santa Domizia era vergine.
Subito dopo ne apparve un'altra, più inquietante: Santa Domizia, perdonaci per l'oltraggio. E poi una terza: Vergogna ! Così si oNora la santa ?.
Alle scritte seguirono le voci, alle voci le chiacchiere e poi giunsero le lettere anonime, scritte in stampatello, con qualche errore grammaticale e di punteggiatura che poteva essere stato fatto per ingannare, indirizzate al sindaco, al parroco e alla superiora, il cui contenuto si poteva sintetizzare così: non scegliete una che non è degna di impersonare la santa. E infine le lettere arrivarono anche alla famiglia di Nora.
Il padre e la madre si precipitarono dal parroco per smentire indignati quelle calunnie suscitate dalla gelosia e dall'invidia. Il parroco li calmò, assicurando che nessuno di loro credeva minimamente al contenuto ingiurioso di quelle porcherie.
"Non si era mai arrivati a tanto" mormorò, "tutti ci tengono ad avere la figlia o la nipote che sale sul carro di Santa Domizia ma non immaginavo che ... "
"Bisogna smentire, smentire tutto" disse la madre di Nora, le lacrime agli occhi.
"Smentire cosa ?"la rimbeccò il marito,"più se ne parla peggio è."
In quel momento arrivò il sindaco, scuro in volto.
"Tutto il paese non parla d'altro !" annunciò con tono grave.
"Non è possibile !" disse la signora, sull'orlo di una crisi isterica.
"Voi conoscete la nostra famiglia e nostra figlia: è una perla, la purezza impersonata ..."disse il padre di Nora.
"Non c'è bisogno di dirlo" lo interruppe il parroco, "non c'è nessuno che possa credere al contenuto di quelle letteracce ... non vi dico la povera madre superiora come sta, nella sua lettera c'erano espressioni e allusioni così volgari che la santa donna si è sentita male ..."
"Scusate," disse il sindaco, "che noi non crediamo a questi deliri è un fatto ma una cosa del genere non era mai accaduta e qualche imbecille che si beve le calunnie c'è sempre ... La festa di quest'anno può essere compromessa da questo baccano ..."
"Signor podestà" disse con voce offesa il poveruomo anticipando la moglie, "state forse chiedendo di ritirare la candidatura di nostra figlia ? Sarebbe come ammettere che ..."
"No no" intervenne il prete, "sono sicuro che il podestà non intendeva ..."
"C'è una soluzione semplice e sono una sciocca a non averci pensato prima" disse la signora, tornata padrona di sé. Sei occhi la fissarono attenti e sei orecchie aspettarono di ascoltare ciò che ciascuno dei tre padroni di occhi e orecchie aveva già pensato in cuor suo ma non aveva osato dire.
"Faremo visitare Nora dalla levatrice e così trionferemo di tutte le malignità!"
Il parroco protestò che non era necessario arrivare a tanto, il podestà affermò che gli sembrava eccessivo, il marito disse a bassa voce che non era giusto infliggere quell'umiliazione alla loro bambina, ma si lasciarono convincere facilmente.
Così, la sera stessa, dopo cena quando Nora si apprestava ad augurare la buona notte a mamma e papà, bussarono alla porta. Erano il podestà, la levatrice e la signora Fortunata, sorella del parroco e vedova da molti anni, mandata in sua rappresentanza dal fratello, al quale non era sembrato opportuno e dignitoso essere presente in una simile circostanza.
La madre disse a Nora di non spaventarsi: la levatrice le avrebbe fatto una breve visita, era una cosa che si faceva sempre alla fanciulla scelta per essere Santa Domizia anche se non lo si diceva in giro. Nora sembrò non capire ma impallidì, la madre la prese per mano e la condusse nella sua stanza dove la lasciò con la levatrice.
"Così metteremo a tacere i pettegoli di questo paese!" disse, tornando a fare gli onori di casa agli ospiti.
La levatrice era la donna più brutta del paese e si diceva che avesse scelto quel mestiere perché non avendo speranza di mettere al mondo figli suoi, almeno faceva nascere quelli degli altri. Nonostante l'aspetto era una donna dolce e buona e quando si rese conto della situazione provò sincera pietà per la ragazza, cogliendone lo sguardo spaurito. Avrebbe voluto mentire per salvarla ma la sua onestà professionale era al di sopra di ogni considerazione. Così uscì dalla stanza di Nora e atteggiando il brutto viso a un'espressione indifferente mormorò una frase che la signora Fortunata avrebbe riferito a tutti e che, dopo avere piegato in due tutti i paesani per le risate, sarebbe diventata quasi proverbiale:"La signorina non è più signorina: ma appena appena, eh!". Poi si precipitò a soccorrere la padrona di casa che aveva perso i sensi.

Storie d'altri tempi, quando le ragazze dovevano conservare come un tesoro quello che oggi sono quasi obbligate a regalare con estrema facilità. Storie di quando la monotona vita di provincia veniva ravvivata dalle cronache di uno scandalo su cui tutti si gettavano a pesce, credendo di saperla più lunga degli altri. Naturalmente Santa Domizia ebbe le fattezze di un'altra ragazza in quell'anno ma tutti ignorarono l'eletta, preferendo occuparsi di un'altra ragazza su cui ognuno diceva la sua. Qualcuno assicurava di avere sempre sospettato che dietro l'aspetto angelico di Nora si nascondesse una viziosetta e qualcun altro raccontò di come un giorno ne avesse colto uno sguardo non proprio da santarellina. Le donne, ovviamente, furono le più accanite e le buone signore del paese erano spaventate dal fatto che le loro figlie fossero state amiche di quella svergognata; genitori preoccupati chiamarono di nascosto la levatrice per numerose altre visite.
La questione principale verteva su chi aveva festeggiato la primavera di Nora cogliendone il primo fiore. Si fecero dei nomi ma su nessuno si raggiunse un sufficente grado di certezza e il mistero rimase tale per sempre.
Nora trascorse una settimana d'inferno tra gli schiaffi della madre e le cinghiate del padre. Chi era stato? Il nome, volevano sapere il nome!
La ragazza piangeva e supplicava e assicurava che non sapeva nulla, che era stata convinta fino al giorno della visita di essere come quando era nata. Che cosa volevano da lei? Non sapeva nemmeno come nascessero i bambini e in casa non si parlava di certi argomenti, mai.
Non le credettero ma stanchi loro di picchiare prima che la figlia si stancasse di essere picchiata, la mandarono via dal paese, lontano, da certi parenti. Fu fatta partire all'alba, accompagnata da una serva, anche se, osservò sarcastico il padre, avrebbero anche potuto mandarla via sola, non essendo rimasto nulla da custodire. Così Nora andò via, senza un bacio da parte dei genitori e nessuno la vide più in paese. Sul suo destino si susseguirono negli anni successivi le voci più disparate: chi la voleva partita per l'America, amante di un negro, chi l'aveva vista intrattenere i clienti in un bordello di lusso di una grande città, chi preferiva immaginare che stesse scontando i suoi peccati e il dolore inflitto ai poveri genitori in qualche convento di clausura.
Il giorno della processione le finestre di casa sua restarono serrate e i genitori del resto da settimane intere restavano chiusi dentro. Gli sguardi di tutti si fissarono sulle persiane sbarrate e le voci, interrotte le litanie dei santi, bisbigliavano parole di biasimo.

Vent'anni dopo si contavano ancora le macerie della guerra e si diceva la frase che sempre si dice quando un evento come un conflitto o un cataclisma o un'epidemia sconvolgono la vita normale: niente sarà come prima. Poi, in realtà, torna tutto esattamente come prima, con gli esseri umani né migliori né peggiori, pronti a commettere gli stessi errori e le stesse colpe.
La tradizionale festa di Santa Domizia riprese vigore dopo gli anni bui della guerra e il comitato era costituito dagli stessi personaggi di vent'anni prima: il parroco, la madre superiora, il podestà ora tornato sindaco, ancora al suo posto nonostante i trascorsi in camicia nera.
La placida vita del paese fu sconvolta dall'improvviso arrivo di un personaggio inatteso: una bellissima ed elegantissima signora che giunse su un'automobile come non se ne erano mai viste da quelle parti, con tanto di autista in divisa e accompagnata da una ragazza a sua volta bellissima, la cui vista provocò un tuffo al cuore in tutti coloro che avevano almeno trent'anni, essendo tale e quale a quella Nora che tanto scandalo aveva provocato vent'anni prima.
Ci volle poco a capire che la signora era appunto Nora, che andò ad abitare nella più grande casa del paese, acquistata e fatta restaurare mesi prima. La donna non mancò di andare a far visita agli anziani genitori, ancora vivi. Il padre, per la verità, non la riconobbe nemmeno, ormai mezzo rimbambito ma la madre rimase smarrita ad ammirare gli abiti di lusso e i gioielli e l'accendino d'oro con cui la figlia dava fuoco a lunghe e sottili sigarette.
Tutti si chiesero come avesse fatto a diventare così ricca, domanda alla quale fu naturale dare la risposta più facile.
Il parroco fu il primo a ricevere la sua visita, alla presenza della signora Fortunata, ormai non più in grado di camminare, che si sentì chiedere se si ricordava di lei.
"E' passato tanto tempo" commentò imbarazzato il vecchio prete.
"Ho visto che la chiesa ha bisogno di lavori urgenti ..."
"Sì, anche il campanile ..."
Nora mise sul tavolo una busta rigonfia di denaro.
"La mia offerta per i lavori. Sono rimasta molto devota a Santa Domizia."
"Io ... non ho parole ..."
"Avete già scelto la ragazza che impersonerà la santa quest'anno ?"
"Veramente no ..."
"Posso chiedervi di considerare mia figlia? Si chiama Nora come me ed è pura come un giglio. Potete farla visitare dalla levatrice, ho saputo che è ancora in servizio, magari alla presenza di vostra sorella ..."
"Te ... terremo in considerazione ..."
La madre superiora e il sindaco ricevettero la stessa visita, accompagnata da ulteriori buste con offerte generose per il convento e per il comune ancora dissestato dalle conseguenze della guerra.
La seconda Nora fu la santa di quell'anno. Molti mormorarono contro lo scandalo di quella scelta: la figlia di una puttana, forse già sulla stessa strada, nata fuori del matrimonio ... Questo non era vero, si diceva, la ragazza portava il cognome del defunto marito della prima Nora, tutti i certificati erano in regola. D'altra parte chi poteva azzardarsi a parlare a voce alta ? Nora spendeva generosamente il suo denaro e i paesani erano quasi tutti poveri ...
Il giorno della solenne processione la bellissima Noretta incantò tutti, vestita di bianco e con una corona di fiori sul capo.
La madre, in prima fila, guidava i fedeli, e fissava la sua copia portata in trionfo per le strade del paese. E fu così che tra le giaculatorie e le invocazioni alla nostra protettrice, si udì chiara e squillante la sua irrefrenabile risata.

Questo racconto di è stato letto 7 8 7 volte

Segnala abuso in questo racconto erotico

commenti dei lettori al racconto erotico

cookies policy Per una migliore navigazione questo sito fa uso di cookie propri e di terze parti. Proseguendo la navigazione ne accetti l'utilizzo.