El marabù

Scritto da , il 2020-10-10, genere zoofilia

Eravamo stati dappertutto. Da Singapore alla Thailandia, dalle Canarie al Brasile, dal Kenya al Sudafrica: non ci eravamo fatti mancare nulla in otto anni tra convivenza e matrimonio. Le isole caraibiche erano uno dei pochi posti in cui non eravamo ancora approdati.
Pur apprezzando le spiagge e i musei, le bellezze naturali e culturali, la principale attrattiva di questi soggiorni era per noi il turismo sessuale. Per molti anni avevo sognato una compagna come Dora e quando la incontrai capii quasi subito che lei avrebbe realizzato quei sogni. La sensualità dei capelli rossi e degli occhi verdi era accentuata da un'espressione del viso che sembrava ingenua e quasi smarrita. Il suo corpo era notevole e il fatto che si rasasse la fica era un fattore eccitante in più. Qualche tempo dopo mi disse che anche lei, incontrandomi, aveva avuto l'impressione di conoscere l'uomo con cui avrebbe potuto sfogare tutte le sue fantasie. Presto i club scambisti e le ragazze convinte a partecipare a giochi a tre, con la variante, ogni tanto, di un trans a completare il triangolo, non ci bastarono più.
Cominciammo a viaggiare. Diverse volte abbiamo rischiato di metterci nei guai ma quando si è forniti di molto denaro e si visitano paesi che di denaro hanno un disperato bisogno, ci si tira facilmente fuori dalle grane, di qualsiasi tipo. Potrei scrivere un libro di racconti sulle nostre vicende esotiche ed erotiche ma mi limito a descrivere la nostra ultima avventura.
Giungemmo dunque in una delle tante perle dei Caraibi, l'ennesima isola di origine vulcanica, con i suoi porti, le baie, le spiagge dorate, le foreste fluviali dell'interno, gli antichi edifici dell'epoca coloniale.
Il nostro albergo di lusso era simile ai tanti alberghi di lusso del resto del mondo, con un'inutile grande piscina, dico inutile perchè se a cinquecento metri di distanza hai a disposizione uno dei mari più puliti del mondo e una delle spiagge più belle, fare il bagno lì dentro è come mangiare la pizza surgelata a Napoli o il risotto precotto a Milano.
La sera, attorno alla piscina, veniva organizzato un buffet a base di pesce e crostacei: cernie, aragoste, gamberi, ostriche, anche tartarughe e altri animali di cui preferii ignorare l'identità, ma più dei piatti erano usati i bicchieri stracolmi di rum accoppiato ad altre bevande. Un gruppo suonava musica reggae e gente venuta da tre continenti ballava a un ritmo frenetico. Tra i presenti spiccavano diverse ragazze locali dalla bellezza accecante. La loro pelle poteva essere più o meno scura ma tutte rivelavano il miscuglio di razze da cui provenivano. Avevano ereditato il meglio del sangue bianco, latino, nero e creolo ed erano impressionanti nei loro corpi seminudi, con reggiseni scollatissimi e gonne cortissime o lunghe con spacchi profondi nei fianchi. Ne avevamo adocchiate diverse che però o erano già impegnate con anziani ricconi giapponesi o americani o preferivano abbordare uomini soli. Andai a ordinare al barista due rum con soda e una ragazza si voltò a guardarmi con un sorriso che, data la grande bocca, le andava da un orecchio all'altro.
"Vuoi un rum ?" le chiesi.
"Grazie", rispose.
"Vuoi venire al mio tavolo ?"
Evidentemente mi aveva già notato perché mi chiese se la donna con i capelli rossi era la mia compagna. Parlavamo un misto di inglese e spagnolo.
"E' mia moglie. E' un problema per te ?"
"Oh. no !"
La portai al nostro tavolo e Dora la squadrò bene. L'esame parve soddisfarla.
La ragazza disse di chiamarsi Victoria ma tutti la chiamavano Vicky. Disse di avere ventitrè anni ma un rapido sguardo tra me e Dora ci rivelò che pensavamo entrambi che se ne fosse tolti almeno sette. Quando seppe che eravamo italiani disse di adorare gli italiani, cosa che presumo ci avrebbe detto anche se fossimo stati portoghesi o greci o finlandesi. Ci disse che poteva farci da guida durante il nostro soggiorno e nonostante l'occhiata dubbiosa di Dora, accettai subito, accendendo una luce di avida soddisfazione nella nostra nuova amica. Immaginai che già calcolasse le mance che avrebbe ricevuto dai negozianti e dai proprietari di bar e ristoranti in cui ci avrebbe condotti e quanto avrebbe potuto chiederci per un'intera settimana a nostra disposizione. Affrontammo subito l'argomento: ci costò una cifra con la quale, in Italia, al massimo avremmo pagato un paio di volte una escort di lusso. Dora mi disse nella nostra lingua che avevo sbagliato ad affittarla per sette giorni quando sarebbe bastato scoparsela solo quella notte ma le risposi che non era male avere qualcuno che ci guidasse in un posto sconosciuto.
"E poi mi piace, secondo me è disponibile a tutto."
"Su questo sono d'accordo."
Vichy seguì con apprensione il nostro scambio di battute, temendo forse di essere liquidata. A casa doveva avere una madre e una miriade di fratelli e sorelle che vivevano con i soldi che guadagnava lei e mi chiesi se avesse qualche sorella più giovane ...
Più tardi la portammo nella nostra camera e Dora, volendo dimostrarle subito chi era che comandava, la fece spogliare tutta. Se il suo viso dimostrava trent'anni, il corpo era quasi da adolescente: perfetto, senza un filo di grasso o una smagliatura, con due tette né grandi né piccole e un culo che era uno dei più belli che avessi mai visto.
Dora si infilò un dildo e le ordinò di girarsi, cosa che Vicky fece prontamente, e la sodomizzò senza tanti complimenti. Poi fu il mio turno e devo dire che non mi ero sbagliato nel pensare che la nostra partner non si tirasse indietro, di fronte a nulla. Riuscì anche a sorprenderci, quando, dopo che l'avevamo penetrata con i nostri falli, quello vero e quello finto, in tutte le aperture possibili, ci propose quella che, evidentemente, era la sua specialità: leccarci il culo. Lo fece prima a Dora e poi a me e pareva che la sua fosse una lingua da rettile, magari da iguana, animale che era frequente da quelle parti, tanto riusciva a entrarti in profondità. Fu molto eccitante per tutti e due e io, in particolare, arrivai in modo spettacolare, inondando la rossa e la creola con il risultato della mia soddisfazione.
Rimasti soli, feci notare a Dora che la ragazza ci aveva fatto provare una nuova esperienza. Lei arricciò il naso, come faceva di solito quando qualcosa non la convinceva, e disse che era stanca di quelle puttane da marciapiede.
"Marciapiede ? Una così da noi, farebbe soldi a palate come escort di lusso ..."
"E' lo spirito da marciapiede che intendo, questa ha la sua specialità, ognuna di loro ne ha una ma alla fine sono tutte uguali ..."
"Tu cosa vorresti ? Una vergine da iniziare noi due e farne la nostra schiava ? Se sei capace di trovarla, qui o altrove ..."
"Vorrei solo fare cose nuove ..."
La mattina dopo Vicky venne a prenderci per la nostra prima escursione sull'isola. Baciò entrambi e disse di averci trovato un taxi per la nostra gita. Mi domandai quale percentuale avrebbe preso dal tassista, che poi era un suo cugino, e partimmo. Ricordo la salita verso una piccola collina sulla cui cima vi era una chiesa eretta nel '600; un breve e costoso giro in barca sul principale fiume dell'isola, ammirando la foresta ai due lati, ricca di alberi di cui ignoravamo i nomi e in mezzo ai versi di uccelli e di animali invisibili; una sosta in un locale pieno di mosche in cui bevemmo latte di cocco ghiacciato. Era già pomeriggio quando Vicky ci portò in una specie di bazar dove vendevano souvenirs e cianfrusaglie varie, fra cui l'unica che attirò l'attenzione di Dora fu una serie di veli o foulard variopinti che costituivano una tradizione locale. Vichy cercò di convincermi ad acquistare un amuleto di madreperla, a forma di stella marina, che, mi assicurò, mi avrebbe protetto per sempre dal malocchio. Con delusione sua e del negoziante acquistammo solo due di quegli stracci multicolore per Dora.
Usciti dal negozio ci trovammo faccia a faccia con una donna bionda, alta, matura, di almeno quaranta-quarantacinque anni. Portava degli occhiali da sole scuri e un pareo rosso e teneva al guinzaglio il più grosso pastore tedesco che avessi mai visto. C'era qualcosa di inquietante nella figura di quella donna dagli occhi coperti e ancora più inquietante era quel grosso cane che ci fissava con i suoi occhi azzurri, apparentemente tranquillo e pacifico, senza alcuna manifestazione di ostilità. Ma a rendere ancora più inquietante la situazione provvide Vicky che era chiaramente contrariata dall'incontro e spaventata, al punto che, dopo essersi fatta un rapido segno della croce, scappò quasi, precedendoci verso il taxi.
Quando fummo tutti dentro, voltandomi vidi la donna e il cane che ci fissavano, fermi nel punto in cui li avevamo incontrati, come se quell'incrocio casuale li avesse colpiti come era accaduto a noi. Dora chiese a Vicky chi era quella donna e perché era così terrorizzata da lei.
"E' una strega" rispose la ragazza. Avevamo una vaga idea delle storie e delle superstizioni che circolavano in quelle isole ed ebbi quasi l'impressione che stessimo per immergerci nella trama di un film erotico degli anni settanta, ambientato in quegli stessi scenari esotici.
La donna, ci spiegò Vicky, era una tedesca di nome Helga, arrivata una decina di anni prima con il marito, un gigante di quasi due metri. Evidentemente si erano innamorati del posto e c'erano rimasti, potendoselo permettere. Il marito era stato molto popolare nell'isola, soprattutto tra le ragazze di vita, non essendosene fatta mancare una. La moglie, invece, era considerata una donna solitaria e scostante e raramente la si vedeva fuori della bella villa posta in cima a un piccolo rialzo in cui abitavano. Poi, sei o sette anni prima, il marito era scomparso, da un giorno all'altro. C'era stata un'inchiesta delle autorità ma la moglie aveva mostrato un biglietto di addio dell'uomo che, a quanto si diceva, era scappato con un'altra donna.
"E non era vero ?" chiese Dora.
"Non lo si è più visto, questo è sicuro. Lei è rimasta sola nella villa ma dopo qualche mese cominciò a girare con quel bestione, preso chissà dove."
"E perché hai detto che è una strega ?"
"Si dice che abbia avvelenato il marito e fatto in modo che non venisse più ritrovato il corpo. E' una donna cattiva, si dice che quando si toglie gli occhiali neri, il suo sguardo ti ipnotizzi. E poi si raccontano cose disgustose su quel cane, dicono che ne abbia fatto il suo amante ... Una mia cugina per un certo periodo ha servito da lei e un giorno è scappata perché le erano stati offerti dei soldi per farsela leccare dal cane ..."
Vidi gli occhi di Dora brillare e non solo di curiosità.
Quando tornammo in albergo, uscito dalla doccia la vidi che guardava fuori dalla finestra verso l'oceano, l'aria trasognata e assente.
"Cosa c'é ?" le chiesi.
Si riscosse dalle sue meditazioni e mi disse:" C'è un'esperienza che ancora ci manca ... se il terzo fosse ... che so ... un cavallo o un cane ..."
"Questa fantasia ce l'hai da quando vedemmo quel porno in cui la protagonista si faceva sbattere da uno stallone ..."
"E quella ragazza che ci propose un incontro a quattro con il suo cane ..."
"Sì, quella porca che tra l'altro puzzava e dopo la rivelazione sul cane capii anche perché ... Ne discutemmo e mi pareva che il discorso fosse chiaro. Gli animali mi disgustano, mi fanno schifo, non sopporto nemmeno di accarezzarne uno, figuriamoci di scoparci ... levatelo dalla testa."
"Ma sì, stanotte ci faremo l'ennesima scopata a tre con quella zoccola che fa la schifiltosa come sua cugina ma alla quale non fa schifo mettere la lingua nel culo degli altri ..."
"Si può sapere cos'hai ?"
"Mi annoio !"
"Hai ragione, scusa, sono otto anni che ti scarrozzo in giro per il mondo e ti porto negli alberghi più cari e ti compro tutto quello che vuoi ... Se ti annoi tu, cosa dovrebbe dire una casalinga con tre o quattro bambini che frignano ..."
Non rispose e andò a farsi la doccia.
Quando Vicky ci raggiunse per il solito aperitivo davanti alla piscina, con la solita musica reggae in sottofondo, le chiesi se conosceva qualche bel ragazzone del luogo, superdotato, che potesse distrarre un po' mia moglie. Naturalmente venne fuori l'ennesimo cugino e disse che poteva chiamarlo anche subito.
"Non c'è bisogno" rispose freddamente Dora, dopo avermi lanciato un'occhiata ancora più gelida. "Non c'era bisogno di venire qui per arricchire la mia collezione di cazzi. E comunque, se voglio, un uomo me lo trovo in cinque minuti." Si alzò e si diresse verso il gruppo degli ospiti danzanti. Dopo poco la vedemmo ballare con un americano ipervitaminizzato che pareva uno dei poliziotti maneschi che si vedevano nei loro stupidi telefilm.
"Lo conosco quello" disse Vicky, "è grande e grosso ma ha un coso piccolo e tua moglie ne resterà delusa."
"Peggio per lei" risposi. "noi che facciamo ?"
"Vuoi fare l'amore sulla spiaggia ? Conosco un posto deserto, a mezzo chilometro da qui ..."
Mi ci portò e fu davvero molto bello. Bè, scopare su una spiaggia tropicale, al chiaro di luna, con una come Vicky è un'esperienza che vi raccomando.

Quando rientrai in albergo Dora dormiva o fingeva di dormire, le spalle girate contro di me. Non mi interessava sapere se era sveglia o no, io mi ero divertito mentre lei non credo che se la fosse spassata molto con l'americano microdotato.
La mattina dopo io e Vicky uscimmo da soli perché Dora, imbronciata, disse che sarebbe rimasta a prendere il sole nella piscina.
"Almeno vai sulla spiaggia" le suggerii ma mi rispose di farmi i cazzi miei.
Trascorsi una mattinata molto divertente ma quando rientrai vidi Dora che ai bordi della piscina conversava amichevolmente con Helga, la tedesca, accompagnata dal solito bestione. La bionda si era tolta gli occhiali e devo dire che il suo sguardo era penetrante ma non mi ipnotizzò affatto. Ero irritato e scontento e mi dissi che lasciare Dora da sola era sempre un azzardo perché faceva amicizia con le persone meno desiderabili.
"Helga ci ha invitati a cena a casa sua, stasera" disse Dora, quasi con sfida.
"Grazie" risposi, senza accettare o rifiutare.
"Adesso io vado" disse la tedesca, dimostrando di parlare un buon italiano. "A stasera, la strada è facile."
"Si può sapere che combini ?" chiesi aggressivo, una volta rimasti soli.
"Guarda che non l'ho mica cercata, lei ogni tanto viene qui a bere un drink."
"E naturalmente hai attaccato bottone ..."
"Si è seduta vicino e ha iniziato lei ... non sono una cafona che tratta male le persone gentili e poi è simpatica, lascia perdere le superstizioni degli indigeni ..."
"Ti è simpatica lei o il mostro che si porta dietro ?"
Arrossì, cosa che faceva sempre un certo effetto per via del colore dei suoi capelli, e che avveniva, sia chiaro, non per pudore o imbarazzo, ma per la rabbia montante.
"E anche se fosse ? E' l'animale più calmo e buono che abbia mai visto ..."
"E dì, già che c'eri non è che hai allungato la mano e qui, davanti a tutti, ti sei tolta lo sfizio di ..."
La frase rimase incompiuta perché il contenuto del suo bicchiere finì sul mio viso. tra l'ilarità dei presenti.
Nel tardo pomeriggio, dopo che restammo tutto il giorno senza parlarci, mi disse che si preparava per andare a trovare la sua nuova amica.
"Ci andrai da sola" le risposi senza guardarla.
"Va bene."
Non era la prima volta che uno dei due, dopo una zuffa, cercava avventure da solo, era successo anche la sera prima, ma stavolta una sottile inquietudine si impadronì di me. Mi stavo scolando qualche rum di troppo quando mi raggiunse Vicky. Le dissi dove era andata mia moglie e lei rabbrividì e mi disse di andarla a riprendere subito, prima che quella strega la incantasse.
"L'ha già incantata e del resto non è andata lì per la tedesca ma per il cane. Immagino che quella Helga cerchi spesso ragazze per far divertire il suo compagno ..."
"Povero tesoro, se vuoi posso far venire un'altra ragazza e ti facciamo divertire e dimenticare ..."
"Scommetto che è una tua cugina ..."
"No, ma è un'amica che ha bisogno di guadagnare qualcosa ... spesso la chiamo per delle cose a tre ...E' bellissima !"
L'amica si chiamava Vera ed era davvero bella, un altro splendido esemplare della fauna femminile locale. Aveva lo stesso fisico di Vicky, sembrava quasi la sua controfigura, ed era più giovane, poco sopra i vent'anni, ma le tette erano rifatte. La sua specialità era il balljob e così, per un tempo interminabile rimasi disteso di fianco sul mio letto mentre una mi infilava la lingua nell'ano e l'altra mi teneva a mollo lo scroto. Io pensavo a Dora che forse, in quel momento, si faceva montare da quell'odioso pastore. Mi venne un'erezione così spaventosa che afferrai la prima delle due puttane, Vera, e glielo infilai dentro con un furore selvaggio. Dopo, fu la volta del culo di Vicky, ma nonostante la mia furia e i gridolini di piacere, veri o falsi che fossero, delle mie compagne, non riuscii a venire in nessuna maniera ma sentivo un dolore sordo all'inguine, come un qualcosa che non voleva uscire. Gli sforzi notevoli di quelle zoccole si rivelarono inutili fino a quando rientrò Dora che disse freddamente alle due di raccogliere i loro stracci e di andarsene. Rimasti soli, si impossessò del mio cazzo e in pochi minuti diede sfogo al mio piacere.
"Perdonami" le dissi, quando avvilito, dovetti ammettere la mia umiliazione per quanto accaduto. "Tu almeno, ti sei divertita ?"
"Vuoi sapere se ho scopato con la bionda e con Max ?"
"Max ?"
"E' il nome del pastore. Bè, sicuramente il nostro è stato un triangolo più divertente del tuo."
"E ti sei fatta ..."
Scoppiò a ridere. "Sì, vedi, con queste stesse mani e questa stessa bocca ho fatto a quell'adorabile cane il servizio che ho fatto a te ..."
"Che schifo !"
"Non dire stronzate. Quella bestia è molto più pulita e sana delle due cagnette che hanno insozzato queste lenzuola. Bada", aggiunse con tono minaccioso, "ho intenzione di tornarci anche domani."
Il giorno dopo Dora dormì fino a tardi e io presi il sole sulla spiaggia dove venni raggiunto da Vicky che venne a fare le fusa vicino alle mie gambe. Mi dispiaceva liquidarla, in fondo era una buona ragazza, ma sapevo che ormai non mi arrapava più. Le dissi che le avrei pagato quanto pattuito per il resto della settimana ma non avevamo più bisogno di lei. Si rattristò e sembrò quasi sul punto di piangere. Mi chiese se mia moglie era stata davvero dalla tedesca e se avevo intenzione di andarci anch'io.
"Quella ha stregato tua moglie e lo farà anche con te !"
"Sono tutte storie e se ha voglia di divertirsi con il cane, sono fatti suoi."
Allora, a bassa voce, mi raccontò che sua madre narrava sempre una leggenda, un fatto avvenuto all'inizio del secolo scorso, quando una donna del posto venne lapidata perché accusata della sparizione e della morte di alcuni bambini.
"Si diceva che conoscesse il segreto per trasformare gli uomini in cani e che quei bambini li avesse mutati in cuccioli per vendicarsi delle loro famiglie ... La uccisero a sassate, il suo viso non si riconosceva più dopo tutti i colpi presi. Casa sua venne incendiata e tutti rabbrividirono quando trovarono nel suo cortile i resti di alcuni cuccioli ... Ma il suo segreto non venne scoperto, la formula per trasformare gli esseri umani in bestie ... Ora, casa sua era nello stesso posto dove venne costruita la villa che i tedeschi acquistarono otto anni fa ..."
"Davvero interessante, dalle nostre parti una certa Circe conosceva già il segreto migliaia di anni fa, quindi non c'è niente di nuovo sotto il sole ... Ti auguro la buona sorte."
"Avresti fatto meglio a comprare la stella marina ..."
Mi baciò piangendo, dicendo che ero stato un buon padrone e che se volevo poteva tornare a farmi compagnia in qualunque momento. Dieci minuti dopo, lasciando la spiaggia, la vidi allontanarsi con un grasso giapponese, ridendo come una matta a qualche spiritosaggine del nuovo compagno.

La sera accompagnai Dora alla villa di Helga. Non sto a dire quanto fossi riluttante ma dovevo accettare la mia evidente sconfitta. L'idea di assistere alla scena della monta di mia moglie da parte di un cane non mi allettava affatto e non mi consolava molto la probabilità che io avrei potuto accoppiarmi con quella bellezza avvizzita della tedesca. Appena entrammo nella villa quel maledetto Max ci venne incontro baldanzoso e, ignorandomi, saltò su Dora cominciando a leccarla dappertutto e ricevendone in cambio baci sul muso e carezze che si spinsero dove non avrei voluto. Una fitta di gelosia mi attraversò il petto, una sensazione nuova e strana, visto che da anni Dora era il mio giocattolo sessuale, come io ero il suo, e non provavo gelosia quando qualcun altro ci faceva l'amore, fosse uomo, donna o trans, anzi, vederla godere e far godere era uno dei miei massimi piaceri. Ma quella bestiaccia era diversa, mi sentivo completamente inerte di fronte al piacere che i due esseri, la femmina umana e il maschio canino, si davano con tanta evidente gioia. A questo si aggiunga il mio atavico disgusto per tutto ciò che avesse peli e quattro zampe e si comprenderà che forse non avrei resistito e sarei andato via da quella maledetta casa se non avessi avuto la certezza di perdere per sempre mia moglie. Venne la padrona di casa, baciò Dora sulla bocca e mi strinse la mano per poi prendermi sottobraccio e condurmi in una stanza immensa, metà soggiorno e metà studio, dove sprofondammo su bianchi divani. Muti servitori del posto ci portarono una tipica bevanda chiamata "El marabù", fatta con rum, latte di cocco e ananas e mentre la sorseggiavo vidi con raccapriccio che Dora, ormai completamente infoiata, si allontanava con Max. Helga mi chiese se ero geloso e ammisi che lo ero molto.
"Eppure non dovresti: tua moglie si è innamorata di Max ma è un amante per il quale non si lascia il marito. Penso che Dora abbia scoperto la sua vera natura e tutte le vostre esperienze che mi ha raccontato erano, per così dire, una preparazione a quanto le è accaduto ieri: io sono stata centinaia di volte con Max ma il mio godimento non era nulla rispetto al suo ..."
In quel momento le urla di piacere di Dora, provenienti dalla stanza in cui si era appartata con il cane, si udirono in tutto il loro clamoroso e indecente deliquio, nonostante diverse porte chiuse ci separassero. Conficcai le unghie nelle mani e il gesto non sfuggì alla mia ospite che scosse la testa.
"Dovresti godere anche tu della sua felicità, se l'ami davvero. Lei ti ama e non ti ha mai negato nulla in tutti questi anni ... o forse ti dà fastidio che un animale la faccia godere più di te ?"
"Non dovrebbe ? Io ... la trovo una cosa indecente, ecco ..."
La tedesca scoppiò in una sconcia risata. "E le cose che le hai fatto fare in questi anni cosa erano ? Esercizi spirituali ? E che cosa è indecente o meno ? Siamo noi che rendiamo le cose decenti o indecenti, non credi ? E la lingua di Max, te lo assicuro, ha meno germi di quelle delle zingarelle di qui che si vendono ai turisti. Noto piuttosto che le grida di piacere di quella rossa scatenata ti stanno facendo un certo effetto ..."
Un'erezione mi gonfiava i pantaloni e lo sguardo divertito di Helga ne seguiva le evoluzioni.
"Vorrei poterti aiutare a sfogare quello che stai provando e da ragazza ti avrei raddoppiato l'eccitazione ma so bene che i miei cinquant'anni e le mie rughe te lo ridurrebbero in poco tempo in un verme. Ma io posso darti modo di far godere Dora ancora più di Max, perché in fondo sei tu il suo vero amore ... Ti è piaciuto il mio marabù ? E' una variante di quello classico, all'ananas, al rum e al latte di cocco ho aggiunto un quarto ingrediente segreto ..."
Scoppiò di nuovo a ridere. Avevo notato che il sapore della bevanda che avevo già gustato spesso era diverso, più forte, più denso. Un torpore iniziò a impadronirsi di me e l'immagine di Helga che rideva si confondeva con quella di Vicky che le leccava il culo mentre Max le saltava addosso e la prendeva da dietro e in un lungo, interminabile dormiveglia sognai che Dora si era trasformata in cagna e che me lo leccava con furia ma alla fine urlai dal dolore perché me lo staccava a morsi ...
Mi svegliai tutto intontito in una stanza sconosciuta. Avevo la vista annebbiata e mi pareva di non riuscire a mettere a fuoco gli oggetti che mi circondavano. Ero diventato daltonico e non distinguevo più i colori ma vedevo tutto in bianco e nero, così faticai a riconoscere Dora che giaceva nuda sul letto accanto a me, gli splendidi capelli sciolti e diventati, ai miei occhi, di un colore grigio così lontano da quel meraviglioso rosso che mi aveva colpito dal primo giorno che l'avevo vista. Di fronte al nostro c'era un altro letto su cui dormiva un'altra donna, forse Helga, e sul quale Max vegliava sulla sua amica da quel fedele cane da guardia e intimo amico che era. Mi domandavo se la perdita dei colori fosse momentanea e se fosse un effetto di quella micidiale bevanda che mi era stata propinata la sera prima.
La donna nel letto di fronte cominciò a muoversi e a dare segni di risveglio. Era nuda anche lei e aveva un bellissimo culo che mi era stranamente familiare, poi girò il volto e riconobbi Dora che sussurrava il mio nome. Ero stralunato e mi chiedevo come potesse essersi sdoppiata e mi voltai verso il lato del mio letto dove Dora, ormai sveglia, sussurrava il mio nome. Mi resi conto che di fronte a noi c'era uno specchio ma io non mi vedevo ma vedevo Max che invece non scorgevo sul letto. Era tutto così confuso e Dora continuava a chiamarmi e a chiedermi di raggiungerla.
Allora mi avvicinai a lei scodinzolando e le leccai le mani.

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