Come un grosso sigarone rosa

Scritto da , il 2020-09-25, genere comici

Ciao!

Come va?

È un po’ che non mi faccio sentire e ho pensato di farlo adesso.

Scelta bizzarra eh?

Perché, dico, con tanti altri momenti in cui avrei potuto farlo!
Vado a scegliere proprio il momento in cui..

Eh.

Il fatto è che, è venuto a trovarmi Renato.

Di lui non vi ho mai parlato, lo so.

In effetti non lo faccio mai.

Non perché me ne vergogni eh!

Però Renato è un po’.. così!

Volete che ve lo presenti?

Sentite qui:

«Cucciolo, ti sento fiacco stasera, sei stanchino?».

«Ti spacco.. puttana..».

Ecco, questo è Renato.

Ansima un po’.

E anche io non è che..

Il fatto è che in questo momento quel grosso cucciolone di Renato è dietro di me.

E spinge.

Io sono nuda ovviamente.

Mi ero anche fatta trovare in ghingheri.

Coi tacchi alti e il baby-doll.

Ma il baby-doll l’ha letteralmente strappato in due.
E i tacchi li ha lanciati via iniziando a mordermi i piedi.

E così è iniziata, coi suoi denti che mi mangiavano i talloni.

Nuda.

Lui, invece, ha tenuto su solo i calzini.

Lo so, lo so.

È un po’.. così.

Ma c’è da dire che se ne sta lì dietro già da un po’.

Un bel po’.

E spinge.

Spinge come volesse farmi male a ogni colpo.

Non si limita a entrare dentro, si abbatte con tutto il suo corpo contro il mio.

Così..



Certi colpi..

Voi non potete sentirli ma sapete cosa intendo.

Quel ciaff ciaff di schiaffi umidi.

Umidi di sudore e di umori.



Eh.

Scusate..

Scusate solo un secondo.

«Fai piano cucciolo».

«Piano un cazzo!».

Renato.

Non una cima eh.

Non uno di quelli che presenti alle tue amiche.

Con quel nome poi, chi cazzo si chiama più Renato?

Con uno così non ci vai neanche a cena fuori, sia mai ti vedesse qualcuno!

Un tantino..

«Senti quanto sei bagnata, zoccola!».

Rozzo? Con quei muscoli, quei tatuaggi.

Energumeno, forse questa è la parola giu...



Eh..




Che vi devo dire?

Capitano quelle serate in cui..

No, dico..

Quelle serate in cui vuoi solo un maschio che ti prenda e ti sbatta al muro!

Quelle in cui non hai un cazzo di voglia di fare chiacchiere interessanti sull’ultimo film di Nolan.
Che a me è piaciuto eh..

Nolan è sempre Nolan!

Però la sceneggiatura non mi ha conv..



Eh..




Comunque quelle serate lì, ci siamo capiti.

In quelle occasioni uno come Renato, è un tesoro.

E devo dire che..

«Ahi!!! Piano!».



Scusate, quando si accanisce sui capezzoli è proprio uno stronzo!

Però non glielo posso dire.

Ho scoperto che gli piace se faccio le moine, lo manda proprio fuori.
E sbatte più forte.

Quindi tutte quelle stronzate sul cucciolo.. è una specie di.. sceneggiata.

Lo faccio per lui.

Fosse per me.



Eh..




Però come gli piace!

Secondo me sotto sotto è un tene..


Sotto sotto..

Non lì sotto eh!

Perché lì sotto..

Una cosa che..

Dai..

Non mi fate dire cose che..

Ci siamo capiti.


Ah, poi c’è un’altra cosa che gli piace tanto.

Quando faccio quel gesto, impazzisce proprio.

Mi sposto i capelli dal collo e per un attimo..

Mi giro a guardarlo.

Così..



«Madonna quanto mi fai arrapare!».

E spinge più forte.


Ciafff ciafff..




Che vi avevo detto?

Bisogna farci caso a queste cose, alle cose che gli piacciono.

Possono fare la differenza.



Eh..



E quindi, dicevo, ho deciso di farmi sentire proprio adesso.

Farmi sentire, in tutti i sensi.

Perché fra le moine sono compresi anche i miei versi, un po’ da “gattina”.

Ma su quelli non è che finga poi tanto.
Magari amplifico, giusto un po’.

Eh..

Una cosa tipo..

No, adesso non lo faccio, non me la sento.

Mi vergogno troppo.

Dicevo: Renato.

«Fatti sentire.. troia..».



Scusate eh..

«..mmm..».

«..mmmmmmm..».

Scusate tanto..

«..mmmmmeeeeooooowwww..».

Scusate ancora, è un tantino imbarazzante.

«Ti piace eh?».

«Cazzo se mi piace!».
Non sempre riesco a stare nella parte.


Eh..


La volete sapere una cosa davvero insolita?

Renato è più piccolo di me.

Non di molto.

Ma una volta, “scherzando”, se n’è uscito con il fatto che io, per lui, sarei una milf.

Io?






Gli ho “dolcemente” fatto notare che sono ancora decisamente giovane e il fatto di non avere figli rende quel termine inadatto alla mia persona.

Non ho usato proprio queste parole.

Lui ha comunque ribattuto definendomi una cougar.

C O U G A R.

Nessuno mi aveva mai chiamata così.

Boh.

Grrrrrr?

Roarrrrr???

Va beh..



Come l’ho conosciuto?

In palestra.

Io ci vado a fare Pilates e lui..

Spinge.

In palestra intendo, passa il tempo a sollevare pesi e a sudare canottiere.

Uno di quelli lì, sicuramente ce ne sono anche nella vostra palestra.

E come ci sono finita, io, a farmi sbattere da uno così?

Fa ridere.

Cioè, ci sarebbe da vergognarsi ma a me fa ridere.

Che vi devo dire?

È successo quella volta che..

Oh..


«Che fai cucciolo? Ti sei stancato?».

«...».

«Cucciolo?».

«Succhiami il cazzo».

Scusate solo un attimo.

«Vuoi la mia boccuccia per caso?».

«Sì..».

«E che ci devo fare con questo bel pisellone d’oro?»

«Zitta e succhia!».

Eh..

E via.

Almeno adesso posso parlare un po’ con voi.

Dove eravamo?

Ah sì, quel giorno.

Vi capita mai di incantarvi?
Di entrare in quello stato un po’ rincoglionito, vi mettete a fissare una cosa e siete totalmente assenti?

Io me ne stavo alla reception della palestra, non mi ricordo per cosa, aspettavo la segretaria.

E mi sono messa a guardare la sala pesi, così, distrattamente.

E mi sono messa a guardare il cazzo di Renato.

Era vestito ovviamente, con una tuta aderente di quelle che..

Che neanche ci avevo fatto caso, ve lo giuro! Pensavo chissà a cosa e avevo gli occhi puntati proprio lì.

«Leccami le palle!».

«Sì tesoro sì».

Il fatto è che lui se n’è accorto e si è fermato a guardarmi.

Mentre io ero ipnotizzata da quella sagoma nera che pareva..

Secondo me dovrebbero vietarli certi indumenti.

Cazzo, ci vengono anche i bambini.

Comunque niente, dopo non so quanto tempo mi sono accorta che si era fermato, mi sono risvegliata e ci siamo guardati negli occhi.

Rideva.

Di un bel sorriso luminoso, un po’ da birbante.

Da cucciolone proprio.

E io non ho potuto fare altro che sorridere imbarazzata e abbassare lo sguardo.

Che figuraccia!

Qualche giorno dopo ci siamo incrociati e mi ha chiesto il numero di telefono.

La prima volta mi ha invitata a prendere un aperitivo.

Si è presentato sotto casa mia in tuta.

Non sto scherzando.

Ho detto proprio tuta.

Mi sono guardata attorno sperando non ci fosse nessuno!

Poi gli ho detto se non preferiva salire da me a bere qualcosa.

Che altro avrei dovuto fare?

Ed è così che abbiamo iniziato a vederci, ogni tanto.

Ed è per questo che ora gli sto sbaciucchiando i testicoli.

Tra l’altro ho scoperto che la tuta è così facile da togliere..



Comunque: tutto qua.

Fine della storia.

Un po’ banale come storia, lo so.

Ma ho sempre pensato che anche la storia più semplice, a saperla raccontare bene..

No?

Va beh, non fate i preziosi su!

Non è che potete sempre pretendere quelle storie luuunghe.

Con quei ghirigori infiniti di parole.

Con quei colpi di scena che francamente hanno rotto un po’ le..

«Ciucciamele!».

Appunto.

Figuratevi, ad esempio, se uno come Renato apprezzerebbe le parole che uso di solito.

Non perché mi senta superiore eh, non fraintendetemi.

Siamo solo, diversi.

Volete un esempio?

Proviamo dai:

«Renato?».

«Che c’è?».

«..io ho sempre pensato che il cazzo da succhiare sia come uno strumento musicale. Un concerto di voci sussurrate, ansimate e dolci risate strozzate. Le note acute prima, poggiando le labbra sulla cappella, lasciandoci sopra i più morbido fra i baci, dio che buon sapore che hai. La discesa lungo l’asta, con la punta della lingua, graduale scala di mezzotono alla volta. L’accordo pieno delle palle, assaporate con dispetto, col tempo che inizia ad accorciare i battiti. È quando poi te lo infili tutto in bocca che il tema musicale si infiamma, come certi capricci di violino singhiozzante. Quel verso che fate, quando una donna vi spompina come si deve, quel ringhio trattenuto vale più di ogni cosa, sorprendervi e addomesticarvi, farvi suonare la melodia del maschio che si fa animale, mentre le labbra strette si lasciano scopare con un piacere che è autentico solo se reciproco. Perché nei tuoi ululati da animale io mi sciolgo fra le cosce, più godi e più mi bagno, libera finalmente, libera di essere donna e porca, femmina e puttana (cit.)».




Silenzio.



Mi guarda, con una faccia.


Avrò esagerato?




«Ma come stracazzo parli?».

«Niente tesoro, ti lecco un po’ l’uccellone dai».

Visto? Che vi avevo detto?

Siamo diversi.

«Ohhhhh..».

Ma per certe cose ci intendiamo alla perfezione.

Ora però è meglio che mi dia da fare.

Mentre voi ve ne state lì, comodamente seduti, a leggere questa storia del ca...

«Ohhhh..».

Appunto.

Che altro volete sapere ancora?

Ah, già.

Questo!

Questo coso grosso grosso che..

Non resistete proprio, eh?

Sozzoni!

Che vi devo dire?

Bello!

Quando è bello, è bello!

C’è poco da fare.

Completamente depilato e un po’..

Un bel po’.

Come faccio a descrivervelo?

È sempre così difficile.

Immaginate una sorta di..

Come un grosso..

Esatto.

Come un grosso sigarone rosa.

Più spesso di un sigaro normale, più.. Robusto.

Come..

Tre sigari, largo come tre sigari messi insieme.

E non so quante riuscirebbero a fumarsi tre sigari insieme..

Comunque..

Per capirci..

Diciamo che è un po’ come l’uomo che gli sta attaccato dietro.

Renato.

Renato sarà quasi un metro e novanta di muscoli e tatuaggi.

Fate voi.

Anzi no, se permettete, faccio io!

È buono?

Lo è.

Che poi a me piace ritrovarci sopra tracce del mio sapore.

Forse per questo preferisco sempre leccarlo dopo.

Furba eh?

Ma vi garantisco che nessuno si è mai lamentato!

«Ohhhh..».

Questo è lui infatti.






Il fatto che non possiate sentire i rumori in questo momento è fondamentale.


Sono comunque una ragazza timida.

«Sei una maestra dei pompini.. tu..».

Grazie Renato, non c’è bisogno, direi che hanno capito.

Un triplo sigarone del genere comunque, aiuta!

Nella prestazione intendo lo fai con più..

«Ohhhhh..».

Ti apre le labbra in quel modo, ti schiaccia la lingua, ti spinge sul palato.

Ti invade proprio la bocca.

Dai che avete capito.

Se avete mai succhiato un cazzo sapete cosa intendo.

In caso contrario.. non sapete che vi siete persi!

Eh..




Aspettate.

Un attimo solo.

«Cucciolo perché me lo togli.. dove vai adesso?».


«Ridammelo!».
Le “moine”.




«Cucc..».





Uh..


Oh cazzo!


Uh..


Non so se posso..


Un attimo eh..


«Piano piccolo, fai piano».

“Piccolo”.


Uh..


Scusate eh..


Faccio un po’.. fatica..

Che devo fare?


Non so come..

Anche il rumore..


Non so..




Tipo..

Flop flop flop..


Uh..


Mettetevi nei miei panni!


Sì, lo so che non ce li ho.. i panni..


Dicevo..

Renato è un po’.. così.

Una sorta di..

..di bestia!

«Ahi».

Quello era uno schiaffo sul culo.

Gli piace.

«Ahi..mmmmeeow..».

E non solo a lui.

«Te lo spacco questo cazzo di culo!».

Renato.

«Giuro che te lo spacco!».

Quando fa così sta per finire.

Inizia a..


Uh..


A.. galoppare, tipo, non so se..


Aumenta il ritmo..


Ansima più forte..

E poi.. esplode..

Fa certi versi..



Dopo lo mando via ovviamente.

Che risvegliarmi accanto a lui, non è che ne abbia voglia.

Non che me ne vergogni, però..


Uh..


Comunque.. non lo mando mai via prima di..
aver fatto..
almeno due o tre volte il giro della giostra.

Non so se mi spiego.


Uh..


Mi consentite una piccolissima pausa?

Torno subito!

«Dai cucciolone, fammelo sentire».

«Sto.. per..».

«Sì, tesoruccio sì, vieni».

«La.. vuoi?».

«Sulla schiena, vienimi sulla schiena».

Ognuno ha i suoi gusti, non fate quella faccia.

Eccolo.

Ora preparatevi.

Che quando viene fa un verso.

Una cosa proprio da..

«..ooo..».

Da animale.

«..ooooouu..».

Eccolo eh.



«..oooooooouuuuurggggggghhhhhhhheeeerrrrrrr..».

E mi fa la doccia.



Fa un po’ ridere, quel verso, lo so.

Mi sforzo sempre per restare seria, gli uomini sono sensibili in queste cose.





E ora il bambinone si accascia sul letto.

Lui e il suo bel sigarone.

Tesoro!

Io non mi muovo da qui, sto a quattro zampe praticamente dall’inizio del racconto.

Come una gattina.

Una cougar gattina.

È lui che mi ha girato intorno, per tutto il tempo.

Mi sembra quindi giusto lasciarlo un attimo in pace.

Giusto qualche istante.

Il tempo di riprendere fiato.

Con tutto quello sport, il fiato non gli manca di certo.

Adesso, comunque, viene il bello.

«Girati!».

«Che vuoi fare cucciolo, che altro vuoi?».

Lo dico che ho già una mano fra le cosce, tanto per intenderci.

Mi sdraio e sporco le lenzuola, ma tu figurati chi cazzo se ne frega!

Adesso viene il bello.

Ciò che rende Renato l’uomo perfetto per quelle serate lì.

Quelle in cui vuoi solo un maschio che ti lecchi la fica fino a farti strillare.

Una volta i vicini sono venuti a bussare.

Ma quella è un’altra storia.

Ah.. Renato.

Coi suoi calzini..

A trovarlo un uomo che dopo il suo orgasmo gli viene voglia di..

Come dite?

In che senso il mio “Toy Boy”?

Sentite, perché non ve ne andate un po’ affanculo per favore?

Dolcemente eh!

Anche perché, adesso, se permettete..

Adesso..


Ah..


Non so..

Farà esercizi anche per la lingua?

In palestra intendo..


Ah..


No, perché..


Ah.. desso..

Adesso non posso proprio..


Ah..


Non ce la faccio scu..

Fate i bravi, questo è il mio..

È il mio momento..

Porca puttana maiala come lecca questo stronzo!

Scusate..


Meglio andare via..

Fate qualcosa su..

Andate su un altro..

Su un altro..

Su un altro racconto..

Ce ne sono così..

Così tanti che..

Belli?

Se lo dite voi..

No, non perché mi senta superio..


Ah..



Dai..

Vi lascio una bella canzone da ascoltare..

Contenti?

Una specie di.. colonna sono..


Rah..


Ascoltatela però, non fate come al so..


Ah..


Alla prossima..

Mi faccio sentire presto, promesso..


«..mmmmm..».





Ciao!













Anzi no..












Roar!












https://youtu.be/PnauET6TwYI








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