Tess e l'Asiatico - capitolo II

Scritto da , il 2020-08-29, genere dominazione

Tess si svegliò in un letto grandissimo avvolta in lenzuola di seta. Si guardò intorno sconcertata e scoprì di essere in una stanza immensa, assolata, lussuosa. Dal suo letto, non molto lontano, vedeva il mare, calmo e turchese. Era nuda sotto le lenzuola, fresca e profumata. Era anche rilassata e riposata come non le succedeva da molto tempo. Non aveva idea di dove si trovasse, nel bordello non c’erano stanze così grandi e lussuose. Neanche quelle dei clienti, grandi sì, ma non come quella. Un po’ preoccupata, ma non molto, si domandò dove si trovava e come era finita in quel letto. Pensava di essere nella casa di un cliente molto ricco, ma non ricordava niente.
Guardando meglio vide che in un angolo c’era una persona, una geisha pensò Tess, almeno così era vestita. Doveva essere una giapponese, per Tess gli asiatici o erano giapponesi o erano cinesi. La geisha era perfettamente truccata con colori tipici, bianco il viso e rosse le labbra e gli zigomi, la crocchia dei capelli sembrava scolpita, quanto tempo ci mettevano per arrivare a quella perfezione si chiedeva incongruamente Tess. La ragazza indossava un kimono e sandali alti, sembrava giovane, ma sotto quel trucco era difficile stabilirlo. Quel poco di pelle che si vedeva sulle mani e sulle gambe, dalle ginocchia ai piedi era di un avorio luccicante.
Poi la donna con il kimono si accorse che lei si era svegliata e cinguettando nell’inglese tipico degli asiatici si avvicinò al letto e disse – buongiorno signora, io sono Mika, la sua cameriera per servirla. – Tess si tirò il lenzuolo fin sotto il mento, per lei stare nuda era diventata la regola, ma non in un ambiente che le sembrava incongruo e di fronte ad una sconosciuta che non sapeva niente di che creatura fosse lei.
Ma Mika gentilmente le disse – la signora deve farsi la doccia e poi farsi bella e vestirsi, quindi andremo dal Padrone. Gli ordini sono questi. –
- Il Padrone? – rispose Tess rauca per non aver parlato a lungo e stranita.
- Sì, Signora, il Padrone, Mr. Ken. Lui mi ha assegnato a lei da quando è arrivata tre giorni fa. Lei ha sempre dormito, ma io ho vegliato su di lei, l’ho aiutata quando aveva bisogno e l’ho pulita e rinfrescata. Spero che sia soddisfatta. –
Tess era sempre più confusa, ma seppe che allora per Mika non rappresentava una sorpresa e si rilassò.
- Mi hai visto nuda? – chiese.
- Certo signora – rispose Mika, - lei è bellissima – aggiunse arrossendo e Tess con lei.
Tess non ricordava da quanto tempo non arrossiva.
Rimaneva da capire chi era questo Mr. Ken e come mai si trovava lì.
Tess immaginava che il bordello l’aveva mandata da qualche facoltoso cliente che viveva all’estero e che per trasportarla in sicurezza in quel luogo l’avessero addormentata, potevano fare di lei quello che volevano, era rassegnata. Non c’erano altre spiegazioni.
Mika l’accompagnò nel bagno, anche questo era quattro volte più grande di un bagno normale, c’era una vasca che era una piccola piscina e una doccia sotto la quale potevano stare comode quattro persone. Mika slacciò il kimono che cadde ai suoi piedi, si levò i sandali, si mise una cuffietta in testa ed entrò nella doccia aprendo i rubinetti. La cameriera aveva un corpo minuto, ma perfetto, con la pelle avorio, translucida. Due tettine piccole e succulente con due capezzoli grossi e scuri, culetto delizioso e gambe leggermente ad x. C’erano uomini che apprezzavano moltissimo donne così. La bocca era piccola, le labbra rosse rosse, incantevole. Quando Mika sentì che l’acqua era calda tese la mano verso Tess e le disse – venga signora. – E Tess entrò nella doccia.
La cameriera le impedì di fare alcunché. Prese la spugna e l’insaponò senza nessun turbamento dovunque. Tess chiuse gli occhi e lasciò che Mika facesse il suo lavoro. La cameriera l’insaponò tra le tette, sulle spalle, sul collo e poi giù tra le cosce sul culo, e inginocchiandosi: polpacci, caviglie, piedi. Non ci potevano essere due esseri più differenti ed egualmente affascinanti. La cameriera piccola e la shemale giunonica.
Poi, la cameriera l’asciugò e la fece sdraiare su un lettino, si unse generosamente le mani con una crema profumata e la massaggiò a lungo su tutto il corpo, dal collo alle unghie dei piedi, dalla fronte fino alle caviglie e al dorso dei piedi, senza trascurare nulla. Le prese il clitoride in mano e lo massaggiò senza pensarci. Immerse le piccole mani nelle grandi tette e fu forte ed al tempo stessa delicata. Tess sospirò soddisfatta più volte, poi non ce la fece più. – Ma chi è questo Mr. Ken? – chiese.
- Ora ci andiamo – rispose Mika, - ma prima si deve vestire. –
Ritornarono nella camera e Mika la condusse in uno spogliatoio grande quanto una camera da letto. – Vuole scegliere lei Signora? –
In un cassetto c’erano almeno trenta coordinati tra mutandine e reggiseni, tutti della sua misura. Qui Tess ritornò in confusione. Non poteva essere che un cliente si fosse preso la briga di una tale fornitura, un po’ di intimo andava bene, ma non tutta quella roba che le sarebbe bastata per diversi anni e non era neanche granché riciclabile, donne o shemale con le sue misure non erano molto comuni. Tess scelse un coordinato tra il grigio e il celeste e Mika l’aiutò ad indossare mutandine e reggiseno. – A Mr. Ken piacciono le tette generose. Purtroppo noi thailandesi, in genere, le abbiamo piccole, è per questo che lui ama le occidentali. –
Tess rise, non ne poté fare a meno. – Mi dispiace Mika, ma tu sei bellissima. Quindi, - aggiunse, - siamo in Thailandia? –
- Si, signora. – Quindi Mika aprì le ante di un armadio. Era pieno di vestaglie e sottovesti.
Tess ne scelse una trasparente e dello stesso colore del coordinato e poi da un’altra anta scelse un vestito da giorno, morbido e leggero. Tutto della sua misura, tutto che indossava perfettamente. Poi, Mika le scelse un paio di sandali civettuoli, ce ne erano almeno venti paia. – Ma se vuole indossare delle scarpe… - disse Mika aprendo un’altra anta.
- No, - rispose Tess, - rimaniamo nel palazzo, vero? –
- Sì – rispose a sua volta Mika.
- Questo è il piano di Mr. Ken – aggiunse, - al piano di sotto vive sua sorella ed al piano rialzato ci sono le parti comuni e pubbliche, nel seminterrato ci sono dispense, cantine, palestra, sauna e piscina. –
Tess pensò che era un luogo immenso. - Quante camere per piano – chiese.
- Otto – rispose Mika. – In questo piano c’è la camera di Mr. Ken, la sua, la mia e poi cinque camere a disposizione. Non sono tutte grandi come quella sua e di Mr. Ken, ma sono tutte comode. – Tess si chiese ancora una volta perché una puttana come lei, sia pure d’alto bordo, dovesse essere trattata così lussuosamente.
Mika la ricondusse in camera da letto, la fece accomodare su una poltroncina e le mise un po’ di profumo nell’incavo del seno e dietro le orecchie. Poi da un mobile prese una collana di perle e gliela mise al collo. Quindi la truccò. Un trucco leggero, minimale, da giorno. Mika era bravissima, una cameriera giovane, ma espertissima. In verità, come Tess scoprì dopo, Mika era sua coetanea e aveva iniziato a servire presso Mr. Ken, da quando aveva diciotto anni, subito dopo aver terminato le scuole, quindi da quasi dieci anni.
Mika le mise uno specchio davanti e Tess si guardò. La shemale sapeva di essere bella, ma quel giorno si trovò molto irresistibile e sorrise.
- Andiamo – disse – non vedo l’ora di conoscere Mr. Ken.

Mika la condusse lungo l’ampio e lungo corridoio fino ad un ascensore. Mika sembrava scivolare silenziosamente nei suoi sandali, mentre Tess ticchettava sui suoi.
Scesero con l’ascensore al piano terra e arrivarono allo studio di Mr. Ken senza incontrare nessuno, anche se a quel piano, al contrario del secondo, si notava e si sentiva che c’erano molte attività in corso. In effetti, al secondo piano due cameriere avevano pulito e spolverato per almeno un paio d’ore prima che Tess si svegliasse, poi erano passate al piano di sotto e ora stavano lavorando al piano terra. Dopo il pranzo sarebbero tornate ai loro alloggi, negli annessi lontani dal palazzo, per riprendere a lavorare all’imbrunire nel palazzo per la cena.

Mr. Ken dovette dire avanti, ma in una lingua che Tess non conosceva, perché Mika aprì la porta ed entrò facendo segno a Tess di seguirla.
Tess seguì Mika, alzò gli occhi per guardare verso l’uomo che si stava alzando dalla scrivania per andarle incontro e si pietrificò, poi iniziò a tremare ed infine a sudare.
Ken aveva previsto qualcosa del genere e disse a Mika che poteva andare. La cameriera rapidamente scomparve chiudendo la porta alle sue spalle.
Tess era immobile, incapace di deglutire e spaventata.
Lui le girò intorno, la osservò e poi disse – sei bellissima. –
- Grazie Signore… quanto dovrò rimanere qui Signore? –
Lui le sorrise. – Non ti piace questo posto? Mika non si è comportata bene? –
Tess si agitò senza muoversi. – Il posto è bellissimo, per quel poco che ho potuto vedere e Mika è stata perfetta. –
- Bene, allora andiamo a fare un giro, pranzeremo fuori e potrai dare un’occhiata ai dintorni, poi mi dirai se ti piace anche il resto, oltre che il palazzo. –
Tess era ancora convinta che era lì per fare la puttana, anche se non sapeva per quanto tempo e rispose come se quelli fossero gli ordini di un cliente. – Mi devo cambiare Signore o vado bene così? –
- Sei perfetta rispose lui, ma una borsetta forse ti potrà essere utile. –
Tess rimase perplessa e lui le fece cenno di guardare su un mobiletto. – Prendila. –
Tess finalmente si mosse, prese la piccola borsa, era italiana e firmata.
- Stai attenta a non perderla – disse lui muovendosi per uscire, - dentro ci sono i tuoi documenti, carte di credito e un po’ di contante. –
Tess era sempre più confusa. – I miei documenti? –
Lui non le rispose, invece fece strada.
Quattro scalini scendevano verso uno slargo che stava davanti al portone. Nello slargo era parcheggiato un coupé decapottabile nuovo e fiammante.
Tess si diresse verso la portiera del passeggero.
- Non ti va di guidare la tua macchina – disse lui.
- La mia macchina? I miei documenti? Cosa succede Signore? –
Lui per tutta risposta le buttò un mazzo di chiavi che Tess goffamente, impacciata dalla borsetta, prese comunque al volo.
- Spero tu sappia guidare, perché questa macchina mi è costata parecchio. –
Stavolta Tess rispose – so guidare Signore, anche se non lo faccio da molto tempo. –
- Bene, allora andiamo. –
Tess sedette al posto di guida, impacciata regolò specchietto, sedile… poi inserì la chiave e la marcia… facendola grattare. Arrossì.
Lui le mise una mano sulla coscia nuda, il vestito era risalito e una buona fetta di pelle bruna e morbida era scoperta. Lui ne accarezzò l’interno e Tess si sciolse e si calmò. A lui bastava molto poco per farle del male, ma anche meno per darle piacere e Tess sentì che lui non aveva nessuna intenzione di farle male.
Partì, guidava piano nel vialetto perfetto, ma sterrato, dopo ottocento metri fu al cancello, la sbarra si sollevò automaticamente e lei si immise su una strada asfaltata, non lo sapeva, ma era ancora nella proprietà del suo Padrone. Dopo cinquecento metri arrivò sulla strada provinciale. – Vai a destra – disse lui, era la direzione contraria a quella che portava in città.
Lui aveva lasciato la mano sulla coscia di Tess, quella mano che ogni tanto si muoveva e l’accarezzava la tranquillizzava. Ora Tess stava prendendo confidenza con la macchina, la strada saliva, ma la macchina se la divorava. Il vento faceva svolazzare i suoi capelli mentre lui si mise un paio di occhiali da sole e gliene diede uno. Lei sorrise e lui ricambiò.
Tess sorpassò un camion e lui – brava, te la stai cavando bene. –
Tess trovò il coraggio di chiedere. – Signore cosa sta succedendo? Cosa farà di me? –
Lui fu molto sintetico e chiaro, anche se non disse proprio tutto, mentre parlava continuava ad accarezzarla sulla coscia, era padronale, ma dolce. – Ti ho rapita, ti ho fornito una identità, sei inglese, hai passaporto e tutti gli altri documenti. Vivrai con me e sarai la mia amante, ufficialmente, per tutto il mondo, sei la mia segretaria. –
- Sono la vostra schiava? Non posso andare via? –
Lui rise. – Sei la mia schiava e non puoi andare via, ma con me vivrai nel lusso e potrai fare quello che vuoi, se stasera vuoi uscire da sola puoi farlo. Non ti conviene scappare, se non l’hai capito lo capirai. Se torni in America ti prendono e ti fanno tornare a fare la puttana, se vai da altre parti non so cosa ti succederà, ma non prevedo granché per te. Se invece, un giorno, mi stancherò di te ti lascerò libera e ti darò tutti i soldi che ti servono per farti una nuova vita. –
Tess era rapida a capire. – Rimango Signore, ma la prego non mi faccia male. –
- Mai – rispose lui, poi aggiunse sorridendo, - se non me ne darai motivo, ma sono sicuro che non lo farai. -

Nel portabagagli c’era una cesta e una borsa. Tess prese la cesta e lui la borsa.
Scesero in spiaggia, una caletta dove non c’era nessuno, lui la tenne per un braccio per non farla cadere, quei sandali erano eleganti, ma non proprio adatti per un sentiero. Tess si sentiva protetta e contenta. Indossarono i costumi e si sdraiarono al sole. Tess desiderava che lui l’abbracciasse e se la facesse. Lui l’accontentò, ma con calma. Prima le passò l’olio solare lungo il corpo, Tess slacciò il reggiseno del bikini e lui la unse anche lì, soprattutto lì, lui adorava quel seno. Le mani di lui le conosceva, erano forti e lui conosceva tutti i punti sensibili e la fece sospirare e smaniare prima di iniziare a baciarla sul collo, sulle orecchie, sulle cosce. Sopra e sotto il clitoride. Per lui quell’oggetto non era un tabù. Era moscio o lievemente turgido, piccolo. Per lui era un clitoride ben sviluppato. Infatti glielo leccò e glielo prese in bocca. Gli fece sentire anche i denti masticandolo lievemente. Tess andò fuori di testa, mugolò, smaniò, sussultò e gemette. Tess vibrava, delicatamente gli mise le mani sul capo, osava, ma non ne poteva fare a meno. Piena di gratitudine lo attirò dentro di sé. Lo voleva e lui la penetrò e la baciò sulla bocca. Tess diventò gelatina. Lui la prese davanti. Tess, dapprima esitante e poi decisa accavallò le gambe sulla schiena del suo Padrone e disse – Padrone mio, ti adoro, sarò tua per sempre. –
Lui venne dentro di lei inondandola e Tess venne con lui colando a lungo e fremendo mentre sentiva gli schizzi potenti e continui che quel cazzo possente e duro sparava dentro di lei.

L’asiatico pienamente soddisfatto si addormentò su di lei e Tess se lo strinse addosso e lo cullò.
La shemale era felice e appagata si addormentò anche lei e si svegliò solo quando lui, risvegliandosi, si mosse per baciarla ancora.
Poi pranzarono con le leccornie sfornate dalle cucine del palazzo e bevvero champagne.
Tess voleva fermare il tempo.

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