Dubbi

Scritto da , il 2020-08-09, genere tradimenti

Come era stato programmato alla fine è stato fatto. Qui è tutto bianco, un appartamento di neve. Mi è venuta voglia di mangiare dopo la nostra discussione, perché mi era salito il desiderio di fumare ma a stomaco vuoto mi ritrovo con la nausea.

Mi sono sbucciata più le dita che la mela; nel bianco totale adesso c’è una goccia rossa. Una mela microscopica. Il tappeto bianco la sta assorbendo e va assomigliando a un triangolo. Una fragola minuscola. Sembra presa dal bosco in cui io e te andavamo a passeggio il sabato mattina, quando lui non sapeva ancora niente. Tu indicavi quelle fragole in versione lillipuziana e io stavo china sulla tua spalla, col mio sudore che bagnava in modo ridicolo il tuo colletto, e allora riflettevo:​ questa è la mia anima gemella.

Beh, non so se lo sei ancora, non credo che lo saprò mai. Ciò che mi dico adesso è che non dovrei pensare a te mentre sono in questa casa, ma mi hai cercato tu e io ho ripreso a darti corda. Perché in fondo tu lasci, io lascio, e nessuno dei due vuol spezzare la corda. Stavo osservando le immagini rapprese nei miei ricordi, quando mi​ baciavi la pelle del collo e poi la collana. Di nuovo il collo e ancora la collana. Io ti mettevo le dita sul petto, né a sinistra né a destra. In quel punto esatto, dove sotto la stoffa e sotto la pelle, dovrebbe nascondersi un tesoro sommerso, che è un cuore che batte, un cuore che ama.

Un bagliore ha colpito lo specchio per poi curvarsi e rialzarsi. Era un vacillare umano. Eri tu che andavi e venivi, ultimamente, con gli occhi pieni di lampi di incertezza, così comuni in chi perde la sicurezza o forse la voglia di amare e inizia ad andare e venire sempre di presunta e presuntuosa fretta.

Ma io non ho rotto lo specchio, sono rimasta ad aspettarti perché i tuoi capelli mi facevano solletico sul collo, sulle spalle, sul naso, e guardavo ogni singola ciglia chiara dei tuoi occhi tremolare sopra la luce di uno sguardo che non credevo di poter più trovare, anzi, di non voler più cercare,in nessun altro posto, su nessun altro volto.

Ho persistito ad attendere perché noi “mangiavamo bene, ridevamo spesso e ci amavamo molto”.​ E questo secondo te era il mondo perfetto. Sono rimasta qui perché speravo di salvare il mondo, il nostro mondo.

Adesso baciami. Ho pensato solamente questo quando sei tornato.

Ricordo di averti abbracciato, poi di averti lasciato.

“ Vieni qui.” Lo avrai ripetuto tre o quattro volte, il numero di quelle che ci siamo baciati e dopo avevo la guancia umida forse per qualche lacrima, o forse perché uno dei due sudava.

“Amore? Perché non sei mai asciutta?”

Questa domanda da parte tua è stata la maniera perfetta per far finire la conversazione. Non ero mai asciutta quando c’eri e nemmeno quando non c’eri, perché non ha importanza, so solo che mi stavi sempre nei pensieri.

Quindi la cosa importante era solo avvolgerti i fianchi con le mie ginocchia e sentirti spingere la mia testa sempre più giù, mentre cercavi con una manovra scomoda di sfilarmi la maglietta. La maglietta rosa, quella che ti inquietava tanto senza motivo. Quando finalmente ci riuscivi io mi spostavo sotto e ti guardavo toccarmi le tette, leccarle e a succhiarle, strofinandomi la figa da sola. Sfilavi le dita da me e te le cacciavi in bocca sussurrandomi nell’orecchio quanto ti era mancato leccarla. Allora aprivo le gambe e mi stendevo e dopo avermi fatto venire sentivo il calore della tua giancia che sfiorava la mia, la tua voce mi colava nel timpano ma era come petrolio rovente mentre chiedevi in un filo di voce : “Ti sono mancato?”

“Si.”

Non so perché, ma a questo punto avrei dovuto aggiungere: “Si. Mi sei mancato, tanto, troppo, al punto che sento di averti dato tutto ma tu hai buttato via ogni cosa. Non so come dirti che la mancanza che ho avvertito è stata così forte che da uno strappo in un normale rapporto, largo quanto l’asola di una camicia che non ha più il bottone, è diventato nel mio cervello un enorme baratro che sa di abbandono. E non sono sicura che questo makup sex o sesso riparatore, o come cazzo tu voglia chiamarlo risolverà davvero qualcosa.”

Beh, non te l’ho detto. Forse non sempre l’orgoglio deve vincere, ho pensato. Forse pretendo troppo dai comuni mortali.

Le nostre bocche erano così scontate, così abituate l’una all’altra che hanno finito per diventare il luogo tranquillo in cui la passione dei nostri baci è andata a morire.

“Proviamo a fare in modo che trovino vita nuova allora” mi sono detta... allora ho fatto scivolarela la lingua tra le tue gambe, fino a leccarti il buco del culo, e ho premuto. Hai tratto un sospiro e ho sentito che non ce l’avevi mai avuto così duro. L’ho accarezzato tenendo la lingua infilata in profondità. Non hai aspettato molto, hai voluto tirarmi su e immediatamente, come un tempo, abbiamo riniziato a baciarci, a succhiarci famelici, e io ho voluto girarmi e affondare la faccia nel cuscino e prendermi il tuo cazzo che sfregava contro le mie pareti e scivolava dentro. Ho sentito le tue labbra accanto all’orecchio e hai detto, cos’è che hai detto? “Ti piace così? O mi vuoi davanti?”

E ho capito che no, non ti volevo davanti, perché non mi andava di guardarti in faccia e mi sono raggelata.

“No, va bene.”

​ Ho taciuto e aspettato e ha funzionato. Ho ricominciato a pensare a te come a una via di fuga, tu a me come un’opportunità. Ci siamo sentiti ancora l’uno l’alternativa alla vita dell’altro.

Tornavo a casa e trovavo mio marito raggomitolato sul divano, che fissava il soffitto senza mai rivolgermi la parola per primo, sempre in attesa, un’eterna sfida mentale.

Io tentavo di rompere il ghiaccio, credevo ancora che saremo rimasti amici. Lo guardavo e cercavo una battuta che lo facesse ridere, un film con una storia che gli piacesse. Come all’inizio. Come quando non lo conoscevo. Naturalmente come sempre, come anche prima di te, rifiutava tutte le mie proposte. Quindi annegavo in pensieri stupidi, del tipo che invece tu avresti letto quel tale libro con me o che quella località per le ferie ti sarebbe piaciuta. Come se ti conoscessi.

Niente di più errato, infatti tutto quel pensare mi ha ficcato in testa come un chiodo da quadri in un muro che tu fossi fatto per me.

E mi sei rimasto sopra la schiena, con le labbra premute contro il collo, le spalle contratte dall’aria condizionata. E io non ho resistito. Sono una personalità esplosiva e... ho riflettuto su cosa dire un tempo lungo come una frazione di secondo. Forse avrei dovuto rigirarti contro le tue frasi fatte preferite, ma mi sarei ritrovata con un incipit del genere: non hai mai voluto ferirmi lo so. Ti ci sei ritrovato dentro, non hai chiesto che questo accadesse. Deve essere stato un colpo di testa. No... mi hai amato sinceramente, anche se sempre dopo il tuo ego ma sì, devi avermi amata.

Ma mi hai anticipato ancora una volta.

“Ti amo.”

Ho azato le sopracciglia, qui la domanda sorgeva spontanea.

“Davvero?”

“Si, lo sai.”

“No, non lo so.”

“Come no?”

“Non sei facile da decifrare.”

“Nemmeno tu lo sei, la tua mente è oscura.”

Mi hai studiato, hai piegato il collo in modo da raggiungere la mia bocca, e mi sono detta – eccolo adesso, che se ne se ne lava le mani con un bacio.-

“Sarà anche oscura e piena di cliché. Ma una cosa nella mia mente è molto chiara: chi ama non trascura, non svanisce e non ha dubbi all’improvviso come succede spesso a te.”

“Bene molto bene. Ma ti avevo già dato una spiegazione per questo.”

“Una spiegazione che non mi ha convinta.”

“Avevo dubbi? Sì. Mi sono chiesto che cosa ne sarà mai di tutto questo se ci sarà una nuova ondata di pandemia, se i confini verranno chiusi, se non tornerò mai più in Italia...”

“Se finisce il mondo...”

“Cosa vuoi da me?”

Ah. Quando allarghi le braccia così, come un agnello davanti al suo carneficie mi sale una voglia di versare il tuo sangue che nessun pulp potrebbe descrivere.

“Senti, non voglio niente. Perché quando scopiamo invece di rompere il cazzo con tutti quei ti amo non ti rimetti i pantaloni e te ne vai a fanculo?”

Oh, sì. Adesso ho vomitato la mia incazzatura, finalmente mi sfogo.

“Perché non ero qui solo per fottere. Come cazzo fai a dire certe cose? Hai trovato qualcun altro e la vuoi chiudere con me?”

Intanto sei rientrato nella camicia, io cerco la borsa in cui dovrei aver infilato ​ la boccetta del profumo e il portafogli e una mini lacca e... vada all’inferno tutta questa robaccia. Getto tutto di nuovo sul letto e mi pare che una corda mi avvolga la gola. La voce mi esce tremolante e la maledico.

“No. Non ho trovato nessuno.”

“Allora? Qual è il punto?”

“Questo è il punto. Credevo di aver trovato qualcuno, credevo di averlo trovato in te. Ma invece no. Tu l’hai chiusa con me qualche settimana fa, e senza alcun motivo. Quindi penso che chi se ne va una volta è pronto a rifarlo, sempre.”

“Se è così che la pensi sopravviverò.”

“Anche io.”

Beh, naturalmente non era vero. Per nessuno dei due. Siccome però la sceneggiata era stata la mia, il nostro tacito accordo prevedeva che il primo messaggio di pace dovesse essere il mio.

E io l’ho inviato e ho chiesto il tuo perdono poco prima di arrivare a Bari ma la risposta non l’ho ricevuta. A tua discolpa c’è da dire che è passato un giorno quasi, in mare, senza connessioni che mi avrebbero potuta raggiungere.

***

Adesso non me l’aspettavo proprio. Non mentre fisso la mia goccia di sangue a terra.

La storia di questa casa dici sempre che non te la ricordi, credo che tu sia l’unica persona a cui abbia mai raccontato la versione reale, quindi, anche se me la fai ripetere un milione di volte, non avrò problemi a riferirtela sempre uguale.

A forza di parlarne inizio a pensare all’appartamento bianco come al luogo descritto in qualche libro. Non contano molto le caratteristiche, tranne il fatto ovvio che è completamente bianca, comprese le porte e le cornici delle finstre. E adesso anche le placche degli interruttori, che ho portato io stessa.

Ciò che conta, quello che forse ti interessa tanto di questo posto, è che non è la mia casa. Avrebbe potuto diventarlo e avresti voluto passarci del tempo con me, ma non sarà mai possibile perché non la rivedrò più dopo il mio divorzio.

E la causa della mia separazione da questa casa ancora prima di averci vissuto un solo giorno, vorresti sapere di essere tu. Non te ne darò mai conferma, dopotutto nemmeno io lo so. Non lo credo però, di sicuro hai dato una spinta ma...

Come? No, non ti farò entrare e nemmeno ti mostrerò una foto della casa bianca. È cresciuta, è diventata bellissima da quando ho portato fuori di qui la mia persona e i miei problemi, e il pensiero di te.

Si è vestita di piastrelle vitree splendenti, di un divano ad angolo, di un tavolino che ha in testa un vassoio turco. Si è abbellita di mobili e quadri, ma su, per rispetto del suo passato, dei giorni in cui ha iniziato a essere costruita... non puoi chiedermi di vedere la casa bianca. Non era fatta per me e te, lo sai.

Mi aspettavo fulmini e saette, la fine del mondo. Invece... quando finisco di rispondere alle tue domande sulla casa bianca affermando che non la vedrai mai sento un sottile tremito del tuo respiro. Non era la reazione che mi aspettavo. Ma è tempo ormai, che non hai più reazioni che mi aspetto.

Dici solo “capisco... quella casa ora sarà per la famiglia... ma è confermato?”

“Confermato, cosa?” Chiedo cercando una luce qualsiasi dietro il vetro dei tuoi occhi chiari ma mai trasparenti.

“Il, insomma, il divorzio...”

“Si, lo è.”

“E quindi, prenderà lui la casa nuova e tu terrai quella di prima?”

“Si.”

“E firmerà, rispettando il vostro accordo, senza bisogno di avvocati?”

“Lo farà.” Concludo, sono già stanca di questa conversazione.

“E se non lo facesse?”

Non so perché ma oggi insisti più del solito.

“Mi terrò la casa in ogni caso.”

E ora ecco come mi guardi, so che aspetti che io dica che qualsiasi siano le pareti che mi restano siamo noi due, gli unici contano, solo noi due. E poi mi sussurrerrai qualche smanceria e io per qualche ragione ne ho fin sopra i capelli di tutto questo. Della storia degli amanti. Se è vero che l’amore è un albero da cui si cade maurando, stavolta sono caduta troppo bene quando mi hai spinta giù dal nostro ramo.

Anzi, ne ho fin sopra i capelli proprio di qualsiasi storia tra donne e uomini, che sia di sesso e non, d’amicizia e non, perché non ce n’è una che vada per le lunghe linearmente. E tra noi due troppo spesso sei tu, quello che si aspetta che io gli legga nella mente. Eppure ero convinta che toccasse sempre a noi la parte del “vediamo se indovini, se ci arrivi, se hai la sfera di cristallo magica ogni volta che per magia ti appaio. Vediamo se riesci a camminare sul filo del rasoio del mio ego, ad accontentarmi, a non ferirmi, si... si... per una volta leggimi nel pensiero, non essere una persona diversa da me, sii me, il mio specchio la mia ombra. Per una volta trattami bene.”

​ Se fino a questo momento l’ho fatto ora smetto, perché comprendo di non conoscerti, sei un grande fan delle bugie di omissione. La dolciastra nostalgia di te che provavo è già sparita.

“Fammi vedere almeno una foto.” La tua voce mi giunge come un’eco.

“No.” Questa volta scelgo il mio metro di valori e non il tuo.

Forse il tono del mio no era sbagliato, eccessivamente convinto o indifferente, ma anche la tua richiesta era sbagliata.

Provi a scherzarci su, o forse no. Qualsiasi cosa tu faccia sono troppo arrabbiata con te.

“Fammi vedere come è venuta la casa bianca. Sono solo curioso perché so che hai seguito tu tutti i lavori.”

Non è mica vero, vuoi verificare che io farei ogni cosa che chiedi.

“Ti perdono come mi hai chiesto quando stavi per partire, se mi fai vedere com’è.” Insisti.

“Sono partita oramai, e sono anche arrivata. Non me ne importa più.”

Distolgo lo sguardo dal mio sangue sul tappeto e dal telefono. So già che qualunque risposta mi farà infuriare. Per quante volte ce ne andremo e torneremo, per quanti indizi ci lanceremo, un nuovo giochetto dell’altro sarà sempre in agguato, pronto a distruggere il nostro rapporto e la sua dignità.

“Cosa vuol dire?”

Mi sembri un idiota.

“Che stiamo smettendo, nonostante gli sforzi ​ reciproci, di renderci i giorni felici.”

Lo specchio luccica al sole. Lampi di chi va e viene. Riflette la mia e la tua vita, la nostra no. Non c’è posto per te e i dubbi che ti trascini dietro quaggiù. Questo è il mio angolo, qui c’è il mio cuore e tu non puoi entrare. Non più.

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