Bianca e Corinna

Scritto da , il 2020-08-09, genere trio

Sono ormai due anni, esattamente da quando si è laureata, che Bianca occupa nella mia vita un posto di rilievo; l’ho conosciuta almeno sette anni fa (ne aveva solo diciassette la prima volta che ci baciammo) ma non ha mai voluto dare una definizione formale del nostro rapporto; quando comincia a lavorare in banca e si rende abbastanza autonoma anche economicamente, rifiuta di sistemarsi con me, nel mio appartamento in centro, e preferisce continuare a vivere nel suo monolocale, per mantenere la sua libertà, a cui non ha mai voluto rinunciare, di incontrare gente e, se le viene voglia, di fare l’amore con persone incontrate al bar o in discoteca; la sua inamovibile convinzione é che l’amore sia una cosa che giura di riservare solo a me; e che il sesso sia altra cosa, elargibile ad altri, solo per soddisfare un capriccio o sfogare una voglia, senza che il sentimento d’amore ne risenta.
E’ senza dubbio la più folle ed assurda concezione di vita che si sia mai immaginata; come è facile intuire, scatena la mia rabbia continuamente; ma da sempre Bianca è abituata ad averla vinta qualunque cosa dica, o voglia o imponga e, visto che mi sono ormai rassegnato a disinteressarmi totalmente della sua vita e a lasciarle fare tutto quello che vuole, senza limitazioni o condizionamenti, la prego soltanto di evitare qualunque cosa possa rivolgersi contro di me, a cominciare da maternità ambigue e indesiderate; o coinvolgermi in scandali strani, a cominciare dalla taccia di ‘cornuto’ che normalmente nasce in questi casi; fa spallucce dichiarando che non si cura dell’opinione degli stupidi e va per la sua strada: in due anni di tacita sopportazione, non ci sono episodi che destino scalpore o attenzione e faccio finta di ignorare come passa specialmente i sabato sera quando è proibito tassativamente fare qualcosa insieme perché deve sfogare il suo bisogno di vita con amici più giovani di me, ed anche di lei, talvolta.
Decido allora di pagare con la stessa moneta, mi guardo intorno, anche nel giro delle sue amicizie, e mi rendo conto in brevissimo tempo che sono stupido a fossilizzarmi sul presunto amore per Bianca: in realtà, moltissime donne ambiscono fortemente a passare almeno una serata con me, avendo saputo che frequento ambienti di lusso, a cui si possono accostare solo se sono in mia compagnia; nel giro di un paio di mesi, esco con molte di loro e, dopo la serata e sull’onda dell’entusiasmo di averla vissuta, tante vengono a casa mia e passano la notte con me: la cosa peggiore è che non provo quasi niente per nessuna ed ognuna mi passa sulla pelle come l’acqua della doccia.
Allora, in qualche modo, mi sorge il dubbio che ci possa essere, in fondo all’assioma di Bianca, qualcosa di credibile, perché effettivamente, con quelle donne, riesco a praticare un sesso tecnicamente irreprensibile; ma non a metterci un granello dell’amore che ho sempre provato con Bianca: mi viene persino il sospetto che non sia un assurdo pensare che, lavandosi e asciugandosi, lei possa davvero cancellare le tracce anche della copula più intensa, mentre rimane intatto il sentimento che ci unisce: ma quello che non mi va giù e distrugge ogni credibilità di quella ipotesi, è la domanda perché lo faccia, perché offende ed umilia il nostro rapporto e la mia dignità potendo chiedere insieme sesso e amore; ma forse il segreto è in una smania strana di rimanere giovane anche quando gli anni passano; in sostanza, Bianca non accetta quello che per me è diventato un modo di pensare, l’accettazione di una abitudinarietà borghese imposta dalla stessa vita; e assolutamente non vuole che diventi anche per lei il parametro di esistenza; il desiderio di ribellarsi la trasforma in una falena impazzita che si butta contro tutte le fonti di luce.
Proprio quando le mie certezze cominciano a vacillare per la spietatezza dell’analisi, più che per una oggettiva prevalenza delle affermazioni di Bianca, un episodio interviene a sconvolgere l’assetto; sono rimasto solo, senza appuntamenti, un venerdì sera; non ci sono cerimonie ufficiali in vista e la prospettiva di passare una serata in totale solitudine e noia si fa sempre più vicina e ineluttabile; quando già sto per telefonare al ristorante dove talora ceno, la mia segretaria personale, Corinna, arrossendo vistosamente, mi chiede se ho già deciso dove e come cenare, per prenotare, eventualmente, aggiunge quasi a giustificare l’ingerenza; in un empito strano di onestà, le confesso che ho davanti una serata di noia e di vuoto; sembra quasi illuminarsi; mi chiede se accetto di condividere la solitudine con lei; la guardo sorpreso.
Non ho mai preso in considerazione l’ipotesi di cenare con la mia efficientissima segretaria, anche se da anni ormai condivide davvero tutti i segreti dell’ufficio (anche alcuni di particolare delicatezza!); solo adesso mi rendo conto che mai l’ho presa in considerazione come persona e come donna; quasi per rimediare ad un errore ripetutosi per troppo tempo, le chiedo di prenotare nel locale che preferisce; sceglie un ristorante di pesce, sulla costa, e mi avverte che è opportuna una mise elegante; le suggerisco di provvedere per tutti e due e di usare liberamente la carta di credito societaria facendo figurare la cena come un incontro di lavoro, per scaricare le spese; non batte ciglio e organizza tutto rapidamente.
Alle otto di sera vado a prenderla al Centro Estetico che mi ha indicato e mi trovo di fronte ad una autentica Venere nuovo formato: fuori dalla ‘divisa’ da segretaria, Corinna è un autentico splendore di donna, bellissima, ottimamente carrozzata, con gambe chilometriche snelle ed eleganti che sbucano da uno spacco vertiginoso nell’abito di seta nero; con fianchi carnosi e disegnati perfettamente a creare un sedere magnetico che invita a stuprarla; con un seno matronale, ricco, prepotente capace di sfidare tutte le leggi della fisica e sporgersi aggressivo con capezzoli come spuntoni d’acciaio atti a ferire … o a dare dolcezza; con un viso che avrebbe incantato il più smaliziato dei pittori del Rinascimento, incorniciato da una capigliatura curata come un’opera d’arte.
“Mi impressiona vederti; ho paura di sciuparti se solo ti tocco!”
“Non essere uno stupido lumacone; indossa il tuo abito e vedrai che gran fico avrò come cavaliere; sarò io a non doverlo toccare per non sciupare la sua immensa bellezza!”
Ridendo, mi faccio vestire dagli addetti dell’atelier, prendiamo la mia auto e in meno di mezz’ora siamo al ristorante sul mare; la cena, di suo, è veramente deliziosa; ma Corinna la rende memorabile: non parliamo molto, mentre mangiamo; ma ci diciamo dolcezze forse banali che ci riempiono il cuore e rendono la serata epica; quando, davanti alla balaustrata sul mare, le prendo il viso e la bacio, lei mi accoglie come se mi avesse atteso da una vita e ci scambiamo un’autentica promessa d’amore e di passione; Corinna mi sussurra un ‘ti amo’ che a malapena sento; ma le rispondo con un ‘ti amo’ veramente convinto e lo faccio sentire a tutti, non solo a lei: manca poco che ci scappi l’applauso.
“Corinna, cosa vorresti fare adesso?”
“Io vorrei che andassimo a casa tua; ma prima devo avvertirti di una cosa. Io non ho mai fatto l’amore … Si, sono ancora vergine, a venticinque anni quasi; ho giurato a me stessa che l’avrei fatto con un uomo di cui mi fossi innamorata veramente, profondamente; adesso so che voglio farlo con te. Inoltre, non ti permetto di usare contraccettivi; oggi sono all’apice della fertilità e, se mi fai fare l’amore, è probabile che resto incinta; io non ho nessun dubbio: se succede, appena sarà necessario, mi licenzio da te, mi cerco un nuovo posto di lavoro e allevo nostro figlio come solo mio, se tu non te la sentirai. Vuoi portarmi a casa tua o mi accompagni a casa mia e mi lasci sul portone?”
“Se facciamo l’amore e resti incinta, vieni a vivere con me?”
“Amore, non siamo al mercato a fare acquisti. Mi fai fare l’amore o le conseguenze ti pesano troppo?”
“Tesoro, non sei più solo Corinna, sei il mio amore anche tu, adesso: ti amo e ti desidero, voglio la tua verginità e ti chiedo solo se, quando aspetterai un figlio mio, prenderai in esame l’ipotesi di venire a vivere con me e, se lo vuoi, di sposarmi; non voglio impegni o contratti; per ora stiamo solo parlando, anzi amandoci a parole; io voglio fare l’amore con te, adesso, nella mia casa che vorrei fosse anche la tua … “
“… e fermati qua, amore; al resto penseremo dopo, quando impareremo ad amarci e a fare l’amore.”
Rientriamo che non è ancora mezzanotte; sono costretto a guidarla, perché è la prima volta che entra a casa mia; aperta la porta, la blocco sulla soglia, la prendo in braccio e la porto così fino alla camera come si faceva un tempo per le spose vergini; la deposito delicatamente sul letto, chiudo la porta di casa e, quando torno, si è liberata del vestito ed è rimasta in intimo; la guardo impietrito dalla meraviglia e dallo stupore: è la Bellezza personificata e sento che me ne sono innamorato come un collegiale; la accarezzo delicatamente sul viso, quasi temendo di sciuparla.
“Da questo momento e per due giorni sei mio marito e devi trattarmi da marito, non da innamorato da cartolina!”
“Non potremmo allungare il contratto di qualche mese? Non ti sembrano troppo pochi solo due giorni?”
“Corinna lunedì mattina deve essere in servizio e l’ingegnere pure; la tua innamorata e il mio amore hanno due giorni per confessarsi tutto. Non perdere tempo.”
L’abbraccio lì dove siamo, in piedi, e sento il corpo vibrare di scosse elettriche che si trasmettono a tutte le fibre: un’emozione mai provata mi investe insieme all’odore particolare che emerge dal profumo che lei usa normalmente, una fragranza di neonato, di borotalco, di casa, di letto, di risveglio, di essenze varie che sprigionano dal corpo quando si rilassa con il sonno, con la gioia, con la serenità, con l’amore, con la voglia di sesso; ne resto stordito e non riesco a riprendermi; poi la sua lingua mi esplora la bocca, il suo ventre mi preme il sesso e vedo girandole di colori ruotarmi davanti agli occhi; quella donna mi ha stregato e non sono più padrone di me; sento solo il sesso che si gonfia fino a farmi male e che freme dalla voglia di penetrare in quel corpo delicato, di alabastro, che stringo fra le braccia, desideroso di assimilarlo in me e timoroso di infrangerlo, se stringo troppo; Corinna mi spoglia con frenesia e, quando ha scoperto il torace, sembra ubriacarsi anche lei degli odori del mio corpo, affonda la bocca nei peli del petto e sembra leccarmi, succhiarmi, mangiarmi, divorarmi; si stacca un attimo e mi sussurra ‘ti amo’, mi implora quasi di prenderla, di darle tanto amore.
La spingo supina sul letto, le sfilo via insieme il minuscolo perizoma e le autoreggenti; mi incanto per un attimo a guardare la vulva pelosa, carnosa, già rorida di umori; mi chino a sfiorarla solo con un bacio, salgo sul letto, mi stendo su di lei e mi sistemo sul suo corpo, facendo coincidere le membra singolarmente; appoggio il sesso fra le cosce, con la punta all’imbocco della vagina; le sussurro tutte le più stupide frasi d’amore che il cuore mi detta e sento che il sesso mi si gonfia ad ogni parola, che l’asta si irrigidisce contro di lei e che, con leggere spinte, la mando a riempire il canale vaginale: ha lo sguardo stravolto, gli occhi sono addirittura rovesciati e la gola è aperta ad un grido che è silenzio totale; mentre le urlo per l’ultima volta ‘ti amo, Corinna!’, sento che l’asta penetra fino in fondo, travolge l’imene con un suo lamento di dolore ed urta la cervice dell’utero, per la prima volta in assoluto toccata da un organo estraneo; la sento singhiozzare dolcemente; le accarezzo il viso e le asciugo coi baci le lacrime dagli occhi; mi stringe i lombi e cerca di farmi entrare tutto in lei; mi prende la testa, mi bacia mentre mi sussurra ‘ti amo, sono tua finalmente!’; ho bisogno di riprendere fiato, sono in apnea e, forse, sono innamorato pazzo.
Ma, se essere pazzi significa essere così in paradiso, voglio esserlo, senza riserve; sono imprigionato nella sua vagina, ma soprattutto nel suo amore, forse in un sua tela di inganni, direbbe Bianca se ci vedesse; ma non sento neanche il bisogno di montarla in un normale amplesso: i nostri sessi sembrano dialogare per conto loro e il suo utero sembra mungere autonomamente lo sperma dai miei testicoli; mi accorgo di eiaculare solo quando ormai mi sono completamente svuotato in lei, che non mi molla di un centimetro, anzi mi stringe le gambe intorno al corpo e mi cattura come a non volersi mai più staccare; mi abbandono al suo abbraccio e lo favorisco, con tutto l’amore di cui sono capace; quando finalmente riusciamo a staccarci un attimo, è solo per cominciare un serie di coccole, di carezze, di dolcezze, di carinerie che non ricordavo di avere mai fatto in un nessun rapporto, neanche nei momenti migliori.
Quando mi stacco definitivamente, mi accorgo che il lenzuolo è sporco di sangue e di sperma: mi prende un attacco di profonda tenerezza per lei che, alla sua età, mi ha offerto (anzi, a lungo ha preservato per me) una purezza fisica e di sentimenti che neanche a diciassette anni l’altra aveva potuto; non so come valutare questa donna che adesso, da perfetta massaia, anziché preoccuparsi del piacere che ci stiamo gustando, pensa al lenzuolo da mettere in lavatrice perché ‘il sangue non viene via’; vorrei odiarla, se non fosse che proprio quest’attenzione minuziosa ai particolari ne fa la bellezza e la grandezza; lascio che cavi via la biancheria e la infili nella lavatrice e poi la tiro a me sul letto spoglio.
“Amore, facciamo un primo patto: dopo che ti sei occupata di nostro figlio e della casa, poi ti occupi assolutamente ed unicamente di me e del nostro amore: se è andata bene, a fine ciclo saprai che sei incinta, le lenzuola sporche sono sistemate; ora c’è la mia passione che ti reclama; abbiamo fatto l’amore una prima volta, come è in tutti i manuali di matrimonio; adesso possiamo fare tanto sesso come tutte le giovani coppie che hanno sempre paura che non avranno più tempo, in vecchiaia? Ti offendi se dico che adesso vorrei possederti in ogni dove con tutto l’amore del mondo?”
“Che significa ‘in ogni dove’?”
“Ignori davvero anche i basilari del sesso? Allora diciamo che possiamo fare l’amore con le tue e con le mie mani, con la tua e con la mia bocca, che posso amarti davanti, sui seni e nella vagina, e dietro, nel sedere. Almeno questo, lo sai?”
“Non avere fatto mai sesso non significa che non so che cosa sia fare sesso: so documentarmi anche io. Tu adesso ti metti lì, mi fai tutto quello che un uomo può fare a sua moglie in due giorni di luna di miele e lunedì mi rimandi al mio posto piena d’amore, in tutti i sensi e in tutto il corpo, non solo nel cuore e nella mente.”
Mi sento quasi davvero una nave - scuola nelle quarant’otto ore successive, impegnato come sono a spiegare quasi scientificamente alla mia donna i rudimenti del sesso e delle sue applicazioni in un rapporto di coppia; mi scopro anche a divertirmi un mondo dovendo necessariamente ripercorrere con le lei tutte le opportunità che si rivelano per lei golose e per me particolarmente eccitanti, specialmente quando si tratta di violarle il sedere e di prendermi anche quell’altra verginità preziosamente conservata; a malapena mi rendo conto che, alla fine della due giorni, lei mi appartiene oltre ogni limite pensato e io sono legato a lei in maniera indissolubile; la parte più divertente della storia è che lei ha dovuto riciclare più volte l’intimo, perizoma e reggiseno, perché ha solo l’abito da sera e con quell’abbigliamento non è facile andare a casa sua a rifornirsi di ricambi: abbiamo trascorso il fine settimana in accappatoio e vestaglia; anche per alimentarci, ho dovuto fare rapide fughe io, in cerca di approvvigionamenti.
Comunque, alle otto del lunedì mattina siamo puntualmente ai posti di lavoro; ma non è la stessa cosa, perché io adesso la guardo spesso incantato e innamorato cotto: solo l’idea che già possa portare in grembo nostro figlio mi fa impazzire di gioia; Corinna invece ha già recuperato il suo aplomb ed è perfettamente efficiente e lucida, come se avesse passato il week end in casa dei genitori a riposare; ed invece abbiamo copulato come scimmie, ininterrottamente, instancabilmente; ma in me l’amore è un incentivo fondamentale; lei invece da anni si è abituata a far convivere l’amore per me con le necessità dell’ufficio e riesce meglio a distinguere i due livelli; passano i giorni, ma lei non accetta di venire a dormire da me: lo ha fatto per la ‘luna di miele’; adesso sono io che la accompagno a casa sua la sera, mi fermo a cenare con lei e facciamo anche l’amore, moltissimo; talvolta lascia anche che mi fermi a dormire; ma di vivere insieme, per ora non si parla; neppure quando la certezza della prossima maternità arriva a sconvolgere la nostra vita solo per un giorno o due.
Quando un sabato notte, rientrando dalla casa di Corinna dove ci siamo trattenuti dopo cena a fare l’amore, trovo in casa le luci accese e sento rumori nella stanza degli ospiti, mi preoccupo e penso di prendere la pistola che conservo nel comodino a fianco al letto; poi riconosco la risata argentina e la voce di Bianca e mi limito ad aprire di colpo la porta della camera degli ospiti: la colgo che sta nuda, seduta sul letto, e gioca col sesso di un ragazzo di forse vent’anni, la faccia da ebete e il fisico palestrato, che sobbalza più di lei; li guardo come si può guardare una latrina non pulita; facendo ricorso a tutto l’aplomb di cui sono capace, mi ritiro in buon ordine e vado in cucina, mi preparo un caffè e mi siedo a berlo; vedo con la coda dell’occhio il ragazzo che sgattaiola fuori della porta di casa ed attendo che lei venga a spiegare; ma per lei non c’è niente da spiegare: le è venuta voglia di fare sesso, ha agganciato il ragazzo, è venuta a casa sperando di trovarmi e di chiedermi di lasciarla copulare nella camera degli ospiti, non mi ha trovato ed ha fatto da sola.
“Bianca, sarà bene che cerchi di ragionare almeno un volta nella vita. Questa casa è mia, tu non hai su di essa nessun diritto o facoltà: per entrarci, devi chiedere il permesso; visto che ne hai abusato, adesso mi restituisci le chiavi e non entrerai mai più da sola; i maschi te li porti a casa tua, in macchina, in hotel o dove vuoi ma non qui. Ti è chiaro? Il tuo comportamento è da libertina laida e ninfomane: io non sono disposto a sopportarlo e non voglio neppure più sentire il tuo assurdo sillogismo su amore e sesso; questa è stata l’ultima volta che mi hai creato disagio; da oggi, fatti vedere il meno possibile e, se devi incontrarmi, abbi l’educazione di avvertirmi: hai un telefonino, conosci il mio numero e avvisare prima di presentarsi a casa di qualcuno è un fatto di civiltà, prima ancora che di logica e di buonsenso. Puoi essere volgare e scostumata quanto vuoi; ma con me, hai finito. Ti è tutto chiaro?”
Si alza impettita, nuda come si è presentata, sperando di provocarmi a fare sesso e cancellare di colpo tutto, va nella camera degli ospiti, esce rivestita di tutto punto, posa sulla tavola le chiavi di casa ed esce dalla porta; io spero che sia uscita per sempre dalla mia vita; ma so perfettamente che non è così: la ragazzina viziata che ho commesso l’errore di portarmi in casa non molla, sulla pretesa di usare i ‘suoi’ giocattoli come crede e sicuramente mi creerà ancora problemi.
La nuova condizione ha portato a notevoli cambiamenti, tra i quali il più significativo è che ormai non mi muovo in cerimonie ufficiali se accanto a me non c’è Corinna, la vera anima dell’azienda, ma soprattutto mia personale consulente ed ispiratrice: da quando il pancione si fa evidente diventa entusiasmante raccontare in giro che quello che lei aspetta è mio figlio e che prima o poi ci sposeremo; lei è piuttosto restia, sull’argomento; ma lentamente cede un poco di più alla mia corte ed alla sollecitazione di arrivare un giorno a definire il nostro status con una cerimonia ufficiale che la terrorizza non tanto per l’impegno da assumere quanto per il timore della rottura: talvolta, in quel caso, mi adiro, perché non accetto che metta in dubbio la nostra convinzione di vivere in maniera da armonizzarci anche in caso di contrasti; comunque, ormai non passa sabato sera senza che siamo insieme a cena o a manifestazioni pubbliche; in molti casi, le chiedo di accompagnarmi anche per ‘uscite fuori sede’, vale a dire convegni ed incontri fuori regione.
Uno di questi si conclude più rapidamente del previsto, in una località non distante e decidiamo di rientrare a casa con una mezza giornata d’anticipo, la sera di sabato: nonostante le riserve e qualche protesta di lei, andiamo a casa mia dove abbiamo più agio di rilassarci la domenica; la nostra sorpresa è enorme, quando vediamo le luci dell’appartamento tutte accese e apriamo la porta con una certa apprensione: urla, gemiti e rumori di copula vengono da tutti gli ambienti; nel salone, una coppia stesa sul tappeto persiano per terra è impegnata in una copula assai saporita, a giudicare dagli incitamenti di lei a spingere e a sfondarla di più, rivolti ad un giovane nerboruto che le ha piantato in vagina una mazza da terrorizzare; un’altra coppia sul divano lungo la parete si sollazza in un classico sessantanove con molto gusto; nella camera degli ospiti altre due coppie si sono impegnate energicamente in una dolorosa penetrazione anale, la prima, e in una saporita fellazione, la seconda; il clou è nella mia camera da letto dove Bianca si da un gran da fare con due giovani palestrati che la stanno montando in vagina e nell’ano contemporaneamente.
“TROIIIIIIAAA!!!!!”
Il grido risuona fino alla piazza e blocca tutte le attività, di colpo; con una perfetta faccia di bronzo, lei scavalla dal suo corpo i due maschi e quasi mi aggredisce.
“Che stai a strillare, stiamo solo copulando!”
Vedo rosso, vado al comodino, prendo la pistola che detengo per difesa; gliela punto in fronte.
“Ho sorpreso degli estranei nella mia proprietà e sospetto che vogliano attentare ai miei averi; adesso vi stendo tutti con un colpo in fronte e un avvocato non mi farà pagare un giorno di galera per le vostre inutili vite!”
Corinna mi viene a fianco.
“Dai, amore, che fai? Sono dei poveri imbecilli … Non mi dire che sei così debole da pensare a una vendetta; cacciali via, poi li punirai e per bene … ”
“Che vuoi dire?”
“Io quel derelitto lì l’ho riconosciuto, è il figlio di Tamburi, il caporeparto; frequenta l’Università perché tu dai a suo padre l’assegno di studio per il figlio; se glielo togli, paga cara e amara la stupidità di stasera; e tutti gli altri mi pare che sono nella stessa condizione: se ritiri il provvedimento delle borse di studio per palese indegnità li metti sul lastrico questi deficienti e li costringi a trovarsi un lavoro, che tu non gli darai.”
Ci spostiamo nel salone mentre tutti si affrettano a rivestirsi senza neppure lavarsi.
“Immagino che lei sia l’ingegnere Rossi … e che lei sia Corinna la sua segretaria personale e, a quel che so, adesso anche madre di suo figlio e sua compagna … Io sono il figlio di Cacciapuoti, anche lui caporeparto nella sua azienda e, se me lo consente, chiedo scusa per questa invasione che non è dipesa da una nostra mancanza di rispetto nei suoi confronti, ma dall’abilità di mestatrice di quella signorina a raccontare favole e fare promesse; ci aveva detto che era libera fino a domani la casa di un suo amico che non avrebbe fatto storie se mettevamo un po’ di disordine; ci abbiamo creduto. Visto che c’è qui Corinna che ci conosce tutti, uno per uno, è inutile che ci nascondiamo. Io sto per laurearmi in legge e so che lei avrebbe diritto anche a sparare, visto che attentiamo alla sicurezza della sua casa. La prego solo di riflettere che è stata un’ingenuità da ragazzi, di cui io mi vergogno profondamente, ma che non c’era nessuna volontà di dolo. Se vuole, può anche ritirare il suo impegno a sostenere i nostri studi, impegno per il quale non l’abbiamo mai ringraziata abbastanza; ma le assicuro che, per una stupidata commessa in buona fede, per molti di noi, forse per tutti, la sua decisione sarebbe determinante e letale.“
Aveva parlato quello che sembrava il meno agitato, mentre Bianca in un angolo sbuffava contro Corinna.
“Quindi, lo hai incastrato allora! Con la faccia da santarellina, ti sei fatta mettere incinta e adesso ti sistemi!”
“Avvocato, visto che hai parlato chiaro, fammi un grande favore: prendi questo sacco di spazzatura e portalo giù, alla raccolta dei rifiuti; ha inquinato fin troppo con la sua presenza. Bianca, questo è l’ultimo avviso; la prossima volta che ti sorprendo a casa mia non invitata non parlo più, sparo. Ti è chiaro, deficiente?”
“Ma non arrivi a capire che ti amo? Questa non può amarti; solo io ti amo!”
“Certo, carissima, tu mi ami profondamente come ami i due che ti sfondavano poco fa davanti e dietro, come ami tutti questi altri che sicuramente hai amato in altre occasioni, come tutti quelli che ami ogni sera, dappertutto …”
“Ma proprio non vuoi capire?!?! Io l’amore lo do solo a te; a loro do sesso e nient’altro!!!!!”
“Perfetto! Signori, avete capito la nuova morale definita dalla signorina Bianca? Si può dare amore da una parte, sesso da un’altra, si è onesti per un verso e disonesti per altri; la signorina stabilisce di volta in volta chi sono i buoni, chi i cattivi, chi ha la mazza bella e chi no, chi fa godere e chi no … Avvocato, hai preso nota delle nuove definizioni del giusto e dell’ingiusto, del lecito e dell’illecito?”
“Ingegnere, mi perdoni: Bianca è mia amica e so quanto sta male; adesso capisco quanto ha fatto stare male lei e quanto le costa non punirla come si deve; stavolta posso affidarmi solo alla sua clemenza: non è né pazza né imbecille, anche se può sembrarle; è solo una donna sbandata che sta male e per uscire dal dolore combina guai. Io credo che ci abbia portato qui solo per inquinare la sua casa, dopo aver saputo che lei ha una nuova compagna che incontra l’ammirazione, la stima e il rispetto di tutti e che da lei aspetta anche un figlio che vi colloca ipso facto nella condizione di famiglia felice, specialmente se lei si decide a sposare questa donna meravigliosa; il suo è il classico dispetto fanciullesco di una bambina che sente di avere perso la bambola preferita.”
“Hai sentito che bravura questo avvocato, Corinna?”
“Senti, lumacone, questo ha già addosso gli occhi del nostro ufficio legale: fra qualche anno sarà il capo del tuo ufficio legale e prega che non si ricordi che lo hai minacciato a mano a armata … “
“Io a mano armata ho minacciato solo Bianca … e già me ne vergogno … “
“Anche con lei devi rifare un po’ di discorsi; metterti in cattedra e giudicarla non fa che acuire le sue difficoltà e farle commettere più errori; se non le metti pressione, è una brava ragazza, anche in gamba.”
“Cosa dovrei fare, secondo te?”
“Abbiamo di fronte undici ragazzi, sei maschi e cinque femmine, tutti destinati alla tua azienda e tutti onesti e leali come tu chiedi agli amici; hanno fatto una stupida bravata; tu impara a stare zitto, dimentica; alla fine sarà meglio per tutti. La vedi quella? E’ Rosa, la figlia del tuo grande amico Cecere: credi che non abbia visto la faccia che hai fatto quando ti sei accorto che sporcava il tuo prezioso tappeto perché colava dalla vagina umori e sperma? Bene, quella ragazza che non è riuscita a trattenersi e ha sporcato il tuo pavimento è la stessa che ti ha risolto la dichiarazione dei redditi lavorando di notte e di domenica. Se dici a suo padre come l’hai trovata, uccidi lui che probabilmente non sa che sua figlia fa sesso, distruggi lei che si è lasciata andare perché una volta tanto poteva fare l’amore al riparo da sguardi indiscreti e uccidi lui che è il suo fidanzato da qualche anno e che si prepara e sostituire suo padre come caporeparto vendite perché anche lui ha fatto ben fruttare i soldi che spendi per l’assegno universitario. Caro il mio grande amore, te l’ho detto più volte: il debole si vendica, il forte perdona, il saggio dimentica: vuoi dimenticare, vuoi perdonare o ti vuoi vendicare?”
“Mi vuoi sposare? Sarebbe l’unica vendetta possibile!”

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