Quasi nulla in sospeso

Scritto da , il 2020-08-07, genere pulp



All'imbrunire... altrove.
Lontano dal centro.
Lontano dalla gente.
Dentro di sé.
Tremo, temendo che tutto questo alla fine possa piacermi.
Al di là della carta da parati lisa, l'intonaco scrostato e una spessa parete di mattoni, il buio inghiotte gli orti, le case, la luce soffusa dei lampioni, pure gli individui che incontra sul suo passaggio.
A volte sì, sai, penso che possa inghiottire pure le persone, come un'entità malvagia e spietata. E, ciò che solo resta, è la speranza di un ultraterreno meno freddo, meno angosciante, meno esigente.
Anch'io dovrei sparire. Ma non è nemmeno facile sparire, comporta troppe incognite, dannata la puttana!
Per poterlo fare dovrei cancellare la memoria a un numero elevato di persone. E questo varrebbe a dire
rovinare irrimediabilmente le vite ad almeno il terzo di loro, se non di più.
Dissolversi nel buio non è un opzione accettabile. Forse.
L'essere umano ha bisogno di certezze. Esso è stolto, è come San Tommaso, ha bisogno di accertare ancor prima di accettare.
È un essere complesso eppure sottosviluppato. Io dovrei amarlo. "Ama il prossimo tuo come..." come io amo il nero.
E, alla mia salute, bevo. Stasera non ho più voglia di pensare a niente, a nessuno, nemmeno a lui.
Che blasfemia. Se mi sentisse il Don parlare in questi termini, mi darebbe uno scappellotto da farmi perdere l'equilibrio.
Lui, che il vino lo consuma solo durante la Consacrazione, infimo maledetto pure lui.
Lui e tutta la sua gente del cazzo.
Con quella veste tanto inamidata da sembrare una sequoia. Chissà la perpetua, quella zoccola, chissà se ci si masturba su mentre la stira.
Che immagine raccapricciante, meglio pensarla mentre cerca di lavorarglielo di bocca.
Prima dell'omelia, con i chierichetti fuori in cortile a giocare al pallone e lui dentro, in canonica, in piedi sulla sedia a farsi fare una pompa da quella mezza scopa rachitica dell'Agnese.
Tutti lo sanno in paese. La leggenda narra che sia stata per anni l'amante del prete e che, alla veneranda età di ottant'anni, ancora lo sia.
Ogni volta che la vedo entrare in Chiesa a ramazzare con quella postura da "l'ho preso talmente tante volte in culo da farmi lesionare il midollo" mi viene voglia di massacrarla di botte con i candelabri.
'sta vecchia vacca da fiera.
Devo pisciare. Quanto cazzo sto bevendo stasera, sono ore che sto qui seduto tra le pieghe sudicie di
questa poltrona logora. Da quando Cristiano se ne è andato. Stronzo bastardo maledetto!
Gliel'avevo detto che non doveva più tornare, quella testa di cazzo non mi ascolta!
Non voglio pensarti, devo solo cercare di alzarmi in piedi e strisciare fino al cesso.
Prima di farmela addosso, come l'ultima volta, due giorni fa doveva essere.
Me ne vergogno, non dovrei raccontarti tutto, ne va della mia dignità.
Ma a te che cazzo te ne fotte.
In questa casa ci sei sempre stato, ti trovo ovunque.
Forza, alzati Don Bruno, ce la farai anche questa volta.
La vescica compressa da una prostata alquanto infiammata questa volta reggerà, cazzo, cazzo, cazzo!
'sti maledetti piedi blu non mi reggono, colpa di quella merda di diabete, mi ucciderà prima della cirrosi.
Morirò in questa topaia, in una pozzanghera di piscio e ricoperto dalla mia bile.
In questa casa, quella della mia infanzia, ne ricordo l'atmosfera. Mia madre era una bella donna, sai?
Da buona massaia indossava sempre il grembiule, perché una donna non smette mai di esser serva e devota alla propria famiglia.
Mio padre al quarto bicchiere di Barbera entrava in coma, l'avrò preso da lui il vizio del bere.
Eravamo tre fratelli, una femmina e due maschi. Avevamo un compito la sera, dovevamo pulire i suoi attrezzi da lavoro.
Erano più le volte ad immaginarmi a ficcarglieli nel cuore che quelle in cui sentivo di nutrire un sentimento profondo per quell'animale.
Mi ci è voluto tempo per perdonare, forse ancora non l'ho fatto.
È un peccato sai?
Non saper perdonare, però, tante volte è l'unica via d'uscita se non vuoi esser vittima dei sensi di colpa.
Chi pecca va in un posto bellissimo, dall'angelo caduto dal cielo, non è bellissima 'sta cosa?
A me fa sorridere.
A Cristiano no.
No, lui è un uomo di Chiesa, lui sa distinguere cos'è il bene e il male.
Lui sì che è un fottuto cristiano, di nome e di fatto. Alla tua salute, che Dio sia il solo tuo sposo!
Vai al diavolo, al diavolo.
Io non perdono. Ho ancora i segni di un affetto dimostrato a suon di cinghiate sulla schiena, chi cazzo dovrei perdonare? Ancora bruciano.
Ed è così che ho deciso per il seminario.
Per scappare da lui. Sono stato egoista, sai, ho lasciato i miei fratelli e mia madre in questa casa, con il pervertito.
Ma, un tempo, entrare in seminario era cosa ambita, che ti credi?
È lì, maledetto quel giorno, che l'ho conosciuto.
Era così bello, spigliato, intelligente.
È stato il periodo più bello della mia vita.
Ci hanno istruito, ci hanno fatto crescere in fretta, non come oggi.
Le ragazze di oggi sono tutte zoccole. Punto. Non c'è altro da dire, tutte Madonne degli Infermi. Dopo il loro passaggio sull'asfalto restano solo i cadaveri o nullafacenti come quel figlio della droga sempre piazzato all'angolo.
Mi spiace solo per quella ragazzina, mia nipote.
Lei la zoccola la fa per davvero. D'altronde è rimasta orfana da adolescente.
Mia sorella è stata quella che è stata, inevitabile il suo destino.
E io.
Io avrei potuto aiutarla, lo so, non me lo dire. Ma se la cava benissimo anche senza uno zio sessantenne, incontinente e ricchione.
Hai sentito, Cristiano, ric chi o ne.
Ah, ma che ne vuoi sapere tu, sei solo un frocio.
Marika. Si chiama così. Con quel nome che ti aspetti, non può essere una Santa.
Lei è muta, o forse ritardata, non ho mai chiesto però.
Mi imbarazza perché è così dolce... e io sono un pezzo di merda.
Sai perché sto così, amico mio?
Perché ne ho i coglioni pieni, di tutto.
Esco, cammino per le vie di questo fatiscente Borgo e altro non vedo che facce anonime.
Tutte uguali, gruppi di esseri umani che confabulano fitto fitto, che cazzo avranno da dirsi, poi.
L'ipocrisia è la malattia del mondo.
Le malelingue si mischiano a promesse d'amore di quattro mocciosi del cazzo che proprio non hanno idea di quante inculate si prenderanno dalla vita.
La mia scorre lenta e sempre uguale.
Se non fosse per lui e per quei siti sconci, non farei altro che ammazzarmi di seghe tutte le sere quando l'alcool non mi toglie le forze.
E quando l'amico qui sotto collabora.
Merda, sono pieno di piscio.
Dio, che schifo!
Però solo la sera, eh. Perché di giorno sono Don Bruno, il diacono del cazzo di paese.
Un uomo devoto. Se sapessero la realtà mi vedrebbero come un mostro.
Sai, sto tergiversando, stasera ho un fottuto motivo per stare così.
Avrei dovuto andare alla sagra.
Il Don mi avrà intasato la segreteria di chiamate.
Ho spento, ho spento perché non voglio più sentire quello la.
Devo solo smettere di pensarci.
Smettere di pensare, solo questo.
Si può smettere di pensare?
Quando un uomo tace, gli tace pure il cervello? A me no.
Quando chiedo a Cristiano a che pensa, lui risponde "a niente". Quindi è possibile scollegare il cervello, o mi prende per idiota?
Ma poi, mi dico, un profumo, ecco, come questo di frittura, mi ricorda la nonna, la nonna Speranza.
Vedi? Sempre si pensa a qualcosa, d'altronde siamo l'animale più evoluto mica per niente.
Porca maiala.
Sai, io ho baciato una donna, a proposito di maiala, un tempo. Non ricordo se m'è piaciuto. Ero un ragazzino, avevo tredici, forse quattordici anni, ma non era una maiala.
Le ho toccato pure le tette, due splendide tettine.
E se penso a tutte le volte che ho scopato con lui, mamma mia.
So ancora fare dell'ironia.
Non mi salverà nessuno.
Naturalmente è stato prima di ammalarmi, sai prima di diventare frocio. Che poi dicono che lo si diventa e poi dicono che ci si nasce. Morale: io per quella merda di mio padre ero malato.
Ma sono andato a puttane una volta, per sfatare i dubbi, sai.
A gratis. Forse aveva pagato il Falispa, però. Le volevo rompere il culo. Volevo provare a vedere che si prova, ma mi sono sborrato sulle scarpe nel tentativo di metterglielo dentro.
Una figura da rincoglionito, ma lei mi ha chiamato "Amore" e io sono scoppiato a frignare peggio di una ragazzina. È stata dolce, tutto sommato.
E ho scoperto così di essere gay. Così si dice. Sai, per i benpensanti.
Poi si offendono, sennò.
Quanto cazzo puzzo, peggio di una latrina.
Mi dovrei cambiare i calzoni, non ho la forza.
Non ho più voglia di fare una minchia.
Sono stanco, troppo stanco.
Sono più vecchio di quanto in realtà io sia.
È tutta colpa sua, sai?
Io l'amo, forse da sempre.
Si può amare un qualcosa che è solo nella propria testa?
Dimmelo tu!
Perché io l'amo, più di quanto gli abbia mai confessato.
Dio mio.
Come mi sono ridotto, quanti anni sprecati.
Mi ha incantato, bastardo!
Mi ha illuso.
Mi ha usato.
E io gliel'ho lasciato fare.
Anche oggi, qui. Figlio di puttana.
Maledetto figlio di puttana!
Gli ho fatto un pompino, sono stata la sua troia. Ancora una volta.
Ho assecondato tutto, troppo, per troppo tempo.
Io non ce la faccio più, non voglio più avere a che fare con quell'egoista di merda.
Lo odio, lo detesto.
Non abbiamo futuro, lo so.
Sono un coglione.
Non l'avremo mai.
Ma non riesco a fare a meno di lui.
È l'unico punto fermo nella mia insulsa vita ed è quello più marcio.
Ho solo bisogno di un po' di calore, di non sentirmi sbagliato.
Un errore.
Pensi che sia un errore?
Che io lo sia?
Forse ho preteso troppo.
Ho bisogno di un abbraccio, adesso.
Ho bisogno di perdermi nel tuo abbraccio.
Ho bisogno di sentire quel nodo stringermi la gola e liberare tutto il mio tormento.
Metti a tacere la mia mente, la mia anima, metti a tacere tutto questo silenzio.
Salvami da tutto questo schifo.
Ti prego.
Stringimi, sempre più forte.
Anche se fa male.
Non opporrò resistenza.
Ma tu, toglimi il respiro...
Dalla finestra aperta, il vociare allegro e le note Ed Sheeran riempiono il silenzio.
L'odore di marcio, di piscio e di morte viene coperto dal profumo di fritti e zucchero filato.
Un fantoccio ciondola a un metro da terra, si libra nell'aria come un palloncino colorato, tenuto stretto dalla manina di un bambino.



Certi racconti scalpitano per uscire...
Questo è il mio tributo a un progetto ormai dimenticato.

Lo dedico a voi, "nane"...

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