Ballando il tango (capitolo XXIV)

Scritto da , il 2020-08-01, genere sentimentali

Il mattino seguente non ti trovo al solito posto, quindi mi avvio a piedi verso l'università.
Mi raggiungi poco dopo.
“Pensavo non venissi, per questo mi sono incamminata”. - ti dico mentre salgo in macchina.
“Ho avuto un contrattempo, scusa!”
Sono le uniche parole che ci diciamo.

E mentre scendo:
“Oggi ti devo parlare”.
“Va bene” - mi rispondi scocciato.

Vieni a prendermi, come al solito, nel pomeriggio. Di nuovo un silenzio gelido tra di noi. Nessuno dei due dice nulla. Nell’aria si sente già la tensione.
Appena entriamo in casa, comincio a domandarti:
“Perché? Perché hai voluto condividermi con un altro?”

Tu: “Ma cosa dici Alba? Sei fuori?”

Non ti lascio parlare. Continuo imperterrita il discorso appena cominciato:
“Mi avevi promesso che sarei stata solo tua. Che nessun altro mi avrebbe toccata oltre te. Mi sono fidata. Mi hai tradita. Ho fatto di tutto per compiacerti, anche andando fuori dalla mia natura, perché ti amo, perché mi fido, perché sono tutta tua. Mi chiedo solo: ma tu ci tieni un pochino a me?” - le parole scorrono tumultuose senza pensarci, come un fiume in piena dopo un forte temporale.

“Alba, mi permetti di parlare o emetti sentenze senza darmi la possibilità di dire la mia?”

“Ecco il mio incubo che si è avverato. Lo sentivo che saremo arrivati a questo punto. Era tutto evidente, solo che io non ho voluto vederlo fino all'ultimo”.

“Non ne so niente, capisci? Non so di cosa tu stia parlando”

“Sto parlando di ieri sera. Del tuo caro e prezioso amico Alberto. Mi ha messo le mani addosso... volevi una cosa in tre, vero? Mettermi in difficoltà, per quello non mi hai detto nulla? Volevi mettermi davanti al fatto compiuto senza darmi la possibilità di ragionare con lucidità? Organizzi come sempre ogni cosa a mia insaputa.
Tanto, che vuoi che capisca Alba, è una povera ingenua e stupida”.

“Alba, smettila! Non sai quello che dici. Nessuno ti ritiene stupida, tantomeno io”.

“Infatti, non sono stupida. Sono solo innamorata. E se ho scelto di fare quello che ho fatto con te, è stato perché lo volevo io”.

“Ascolta: non so cosa ti ha fatto Alberto, non so cosa ti abbia detto di me, so solo che non è vero che volevo condividerti con altri. Non lo farei mai, capisci?”

“Ah no? Non sei stato tu che mi hai vestita sexy apposta per regalarmi a lui? Non sei stato tu quello che, fatalità, ieri, solo ieri, volevi un posto in disparte lontano da sguardi indiscreti, quando di solito non vedi l'ora di mostrarmi a tutti ed eccitarti mentre mi guardano?”

“Non mi sembra ti dispiaccia questa cosa, anzi”.

“È vero. Non mi dispiace perché so che è il nostro gioco. Perché so che dopo faremo di tutto con molta più passione... perché ho imparato ad amare questa tua perversione e mi divertivo con te. Ma solo noi due però. Non sono un oggetto da regalare a tuo piacimento, ricordatelo.
E ricordati che sono stata io che ho scelto di darmi a te e non viceversa.”

“Ok. Non ho intenzione di sentire accuse senza fondamento, così come non ho intenzione di stare qui a giustificarmi senza motivo. Se sei convinta di quello che mi stai dicendo, tieniti pure le tue certezze. Io me ne vado.
Riflettici un po' su, ma quando sarai più tranquilla, poi mi dirai. Buona giornata cara Alba”.

“Tu non ti muovi di qui senza prima avermi spiegato tutto, hai capito? Me lo devi. Me lo devi per tutto quello che ho fatto per te”.

Mi pianto davanti alla porta per bloccarti l’uscita. La voce mi trema dalla rabbia, la delusione è forte.
“Mi hai preparata piano pianino, vero? Un passo per volta... prima con i giocattoli erotici, poi mostrandomi agli altri... Non dimenticherò mai il gioco con il camionista. Come sono stata male quella volta. Adesso capisco perché. Hai provato, ma ti sei accorto che era troppo presto e ti sei fermato. Ora invece hai pensato che fosse il momento giusto. Ormai Alba era pronta”.

“Sei ridicola!”

“Mi dici quale sarebbe stata la tua prossima mossa? Dopo aver soddisfatto te e Alberto, quale sarebbe stata la prossima trasgressione? Un’orgia? Con quante persone? E tu, cosa avresti fatto, tu? Mi avresti guardata eccitato o schifato mentre mi prendevano? E poi? Schifato avresti preso la strada di casa lasciandomi alla loro mercé? Perché ormai Alba non ti sarebbe più servita. Aveva esaudito i tuoi sogni più perversi. Non c’era più altra curiosità da soddisfare, sperimentare. Ormai era una noia mortale. A te non piace perdere tempo in rapporti noiosi”.

“Smettila Alba. Non sai quello che dici.”

“Come hai potuto, Dio mio?
Come hai potuto dopo tutto ciò che ho fatto per te? Non ti ho mai fatto pesare nulla. Non ho mai preteso null’altro oltre al desiderio di essere tua, nonostante tu fossi di un’altra. Non ho mai preteso che mi amassi. Di farti prendere una decisione ‘o me o lei’. Non ti ho mai chiesto nemmeno mezza volta di lasciarla, nonostante averti tutto mio fosse il mio unico grande desiderio. Non ho mai preteso di essere la sola donna della tua vita. Ho accettato tutto in silenzio, pur soffrendone. E tu invece cos’hai fatto? Ci tieni così tanto a me che mi volevi dividere con altri.”

“Sei molto presuntuosa e anche ingrata. Ricordi solo quello che fai tu. Tu sei la buona, la brava, quella che si sacrifica e io? Io non faccio mai niente, vero? Ti sei mai chiesta quali sacrifici faccio per stare con te ogni giorno? Quali bugie invento? I permessi al lavoro? I fine settimana rubati per farti felice? O mi ritieni solo un maniaco che ha approfittato di te? Adesso basta. Me ne vado”.

“Tu non esci di qui prima di ammettere che ieri avevi concordato con Alberto una cosa in tre. Ammettilo!
Ah già, dimenticavo: tu non ammetti mai nulla, perché il ‘forse’ è il tuo punto forte. Quello che mi tiene in sospeso e mi fa aggrappare a te per non cadere. Mi dispiace per i tuoi calcoli, ma questa volta ti è andata male”.

Non dici più niente. Mi alzi di peso per le braccia, spostandomi dalla porta come fossi un pacco.
“Mollami!” - urlo scalciando come pazza.
Apri la porta e nel frattempo che esci, mi guardi un’ultima volta. Il tuo indice accusatorio, fai per dire qualcosa ma ci ripensi e resti col dito sospeso, la bocca semiaperta.
Poi sbatti forte la porta e te ne vai.

“Sei uno stronzo! - ti urlo dietro - e mi ferisci perché ti amo. Sai di avermi in pugno. Ma questa volta non funziona. Questa strategia ti è andata male”.
Non so se le mie parole raggiungono le tue orecchie, ma ho ancora bisogno di esternare. Vorrei buttare fuori tutto il veleno che ho dentro l’anima.
Mi avvicino alla finestra. Ti vedo che cammini a passo svelto.
“Ti odio!” - ti urlo dall’alto, ma tu non mi badi più. Fai finta che non sto parlando a te. Sembra che le mie parole non ti tocchino minimamente.

Nervosa, prendo a calci il divano.
Poi mi ci butto sopra piangendo lacrime amare. Lo stato d’animo nel quale verso, non è tra i migliori. Sono completamente distrutta.

In questo stato mi ritrova Mara al rientro in casa.
“Alba! Ma che hai?”
Non parlo. Ma i miei singulti dicono più di mille parole.
Mi viene vicina, mi abbraccia forte.
“Sono per lui queste lacrime, vero?”
Annuisco senza proferire parola.

“Dimmi cos’è successo Alba? Per cosa avete litigato questa volta?”

Le lacrime non mi permettono di andare oltre. L’orgoglio non me lo permette. Come faccio a dire a Mara che tu mi volevi condividere con altri? Come faccio a raccontarle che a te, amore della mia vita, non frega nulla di me? A raccontarle che mi vuoi usare per i tuoi piaceri loschi, per appagare i tuoi sogni più perversi senza avere neanche un minimo riguardo nei miei confronti?
Mi copro il viso con le mani, asciugo velocemente le lacrime, mando giù il boccone amaro della verità e sussurro:
“Non sono ancora pronta per parlare, Mara. Scusa ma non sono ancora pronta”.
Mara si limita a guardarmi dispiaciuta. Io che la conosco, so quanto le costa il silenzio, ma non può fare diversamente. Anche lei conosce me e, se dico una cosa, non è facile farmi cambiare idea.
“Ok Alba,- dice infine- quando vuoi, sappi che sono qui. Sarò il tuo orecchio per ascoltare, la tua spalla per piangere e la tua testa per farti ragionare, perché so che quando si è in mezzo a certe situazioni, non si può essere lucidi.”

Libero tra le sue braccia un ultimo pianto...
“Shshshsh- mi parla con voce materna- nulla è definitivo. Vedrai che una soluzione c’è”.
Non ho coraggio di ammettere neanche con me stessa la soluzione, questa soluzione ormai inevitabile. Non voglio accettare che, arrivati a questo punto, io e te non abbiamo più nulla da dirci, nulla da spartire, da condividere...
Ho sbagliato tutto. Dio mio, ho sbagliato tutto già dall’inizio e ho continuato a sbagliare volontariamente pur intuendo a ogni passo ciò che sarebbe successo, dove saremo arrivati. Io non ho voluto vedere.
Ho sempre negato con me stessa l’evidenza. Mi sento una fallita. La verità mi fa malissimo.

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