A.N.A.L.E. - L'altra dimensione

Scritto da , il 2020-07-23, genere orge


C'è posta nella cassetta, prima la lettera con le spiegazioni, poi ho aperto la busta ed estratto l’invito con la chiara emozione di strappare un cuore da un corpo di carta.
Inutile dire che la curiosità mi ha stretto la gola anche se conosco quelle facce. Almeno alcune, quelle che mi hanno attirato e poi tenuto legato a questa... accademia? O come vogliate chiamare il condominio Er. Io lo vedo ancora così, e immagino ancora Tibet a farci da portiere. Il più esperto, il più scherzoso anche se non voleva darlo a vedere, ma di certo un veterano di questo nostro ritrovo.
Quelle facce dicevo... Hermann Morr... la sirena Alba che mi ha portato sul sito col suo canto e la Venere Cassy che mi ha trattenuto, e poi Raccontatore che spesso ho intrattenuto... le loro voci le sento già. Le altre, che sento in egual modo amiche, saranno un’emozionante caccia al tesoro.
Dopo aver sudato in treno con Hermann sono entrato nella sala aspettandomi l’odore di un locale qualsiasi; invece ho avvertito tantissime particelle di profumi nell’aria. Non sono bravo a ricordare e nominare le marche ma le prime a raggiungermi devono essere state le particelle di Prada che svolazzavano via da Alba, poi c’era odore di rose, d’acqua di colonia.
Al nostro portinaio non sarebbe piaciuto. Secondo T. Il profumo lascia tracce pericolose dopo il sesso clandestino.
Mi chiedo se verrà, ma mentre mi faccio questa domanda vedo Alba che è stata a cambiarsi ed è già di ritorno e sono davvero felice del sorriso bianco che ha. Risalta assieme allo strascico del vestito, un abito che ha l’eleganza di un mantello, i suoi anni sono il doppio della mia vita ma anche la sua energia è due volte la mia e travolge sempre come un abbraccio.
Mi chiedo se io e Hermann dopo riusciremo a rinchiuderla in camera come abbiamo tramato.
Per fortuna è apparso il tanghero, no non mi piace vederlo e nemmeno sentirne l’odore, ma grazie a lui Alba si schioderà da qui davanti, così potrò guardare verso questo palco e capire chi stanno premiando. Hanno già iniziato.
Quasi non sembra una premiazione, è una vista meravigliosa. Un ritaglio di primavera, decorato con le rose più belle del mondo che stasera sono tutte uguali.
Qualcuna è vestita di notte con ricami a giorno come Paoletta, c’è chi indossa perle di passione sudata sul decolleté come Malena, chi è coperta di riflessi di rugiada sulla stoffa rosa shock. Non potrebbe essere altrimenti per l’ideatrice della festa: Pink. In fondo alla sala c’è Ambra, i suoi colori sono così sfumati che lei stessa pare sul punto di dissolversi. Infatti va e viene come sempre, ma è parte del giardino di questo palazzo, e non le nomino tutte che non serve a nessuno, perché, lo ripeto, oggi sono tutte uguali. Tutte siete al vertice della bellezza.
Alba mi sembra impegnata col tanghero e dovrei aiutare Hermann a rinchiuderla, ma ho anche un altro compito, devo stare dietro alla mia Cassy.
A dire il vero mi domando se sia ancora la mia Cassy perché da quando abbiamo discusso non ci siamo più detti una parola, e non perché vi debba interessare, ma la discussione è nata parlando di politica. Che se avessi saputo di essere un parlamentare non mi sarei nemmeno messo a battibeccare di certe cose, ma sono stato appena illuminato da Seinove. Fino a ieri non sapevo che la mia idiozia mi avesse fatto ammettere a Montecitorio.
Beh, proverò ad avvicinarmi. Quando era la mia Cassy voleva sentire i miei racconti, non è andata sempre male tra di noi...
Inspiro ed espiro in una manovra di decompressione emotiva.
La sua immagine manipola le mie emozioni come nessun' altra cosa è in grado di fare.


“Penso di aver parlato troppo dei miei pensieri ultimamente...”


Lei non sembra ascoltarmi, è tutta concentrata sugli altri e ha occhi pieni di sogni, chissà forse i più assurdi, sono certo che se bevesse un altro paio di drink passerebbe la notte a scrivere le sue fantastiche poesie. Vorrei tanto cogliere fino in fondo i messaggi delle poesie, non solo delle sue, quelle di tutti, ma non ci riesco mai e finisco come uno che non sa niente d’arte e gira dentro il museo accontentandosi di apprezzare le cornici.


“No non è che parli troppo dei tuoi punti di vista, è solo che non capisco perché dovrei pensare ciò che pensi tu per essere amici.”


Beh, dovrei ammettere che sono un orso a questo punto, ma non mi sono mai aspettato che qualcuno debba pensare come me o amare come me...
Per fortuna lei ridacchia. Il nostro distacco è già svanito. La premiazione va avanti.
È scivolata via, non l’ho seguita, non me ne importa molto. È già un premio divertirsi qui ogni giorno e sembra lo stesso anche per il resto della truppa. Samas sta suonando abusivamente il pianoforte, Bimba gli sta seduta a fianco e mi pare di riconoscere Pensierosa Ginny che sorseggia qualche cosa parlando con Malena.
Malena sta andando verso una Luthien ballerina, chiacchierando fitto fitto, con un vassoio di babà, sono troppo lontano e non so leggere il labiale. Starà semplicemente rispondendo a innocenti domande di giornalisti e fan ma me la immagino dire cose del tipo “voglio il cazzo in culo” e giù col repertorio.

Hermann è riapparso alla destra di Samas e guarda verso Luthien e Malena con evidente acquolina in bocca. Non so determinare se tale reazione sia scatenata dai babà o da qualcos’altro.
Torno a guardare Cassy e lei ride più forte. Pensavo fosse merito dell’alcol ma no, un tipo che ho visto poche volte è salito sul pianoforte e sta lodando l’importanza aritmetica dei numeri Sei e Nove con l’aria di chi tiene un comizio.
Sarà un politico? Boh. Ci penserà Verificatore a sgamarlo. È già lì che punta Malena. Le rivolge complimenti appassionati, davanti a un caffè, occhi negli occhi, la mano sulla sua.
Io tento toni briosi con Cassy come se niente fosse mai accaduto. Ho ancora la carta del contatto fisico, cerco di accarezzarle i capelli.

Sto parlando di tutto senza dire un cazzo, mi sento davvero degno del parlamento.
In questo momento mi è molto difficile ritagliarmi un angolo di realtà, essere una persona reale anziché un’identità generata dalle cazzate che scrivo, le quali devono sembrare peggio del discorso del politico in onore del 69. Mi sento un fascio di tratti caratteriali selezionati da un immaginario creatore di personaggi.
Cassy si è spostata delicatamente, e parla dolcemente, la sua voce si stende come un velo caldo sugli sguardi gelati.


“Mi dispiace per la nostra discussione.”


L’ho detto sinceramente, o almeno spero di aver trasmesso questo, stanotte mi pare che le mie parole siano una torre di bicchieri sul punto di crollare.


“E io ti avevo chiamato solo per augurarti un buon venticinque aprile.”


Non posso cambiare niente di quanto è passato così mi guardo attorno per assicurarmi che Hermann non sia di già completamente ubriaco, ma non lo vedo e comincio subito a dimenticarmene.

Metà della gente è scomparsa, l’altra metà quando posa i piedi sul pavimento è talmente silenziosa che finisco per vedermi io stesso come uno spettro introspettivo.
È l’attimo in cui io e lei ci guardiamo, consapevoli che tutto il resto rimarrà di fuori, nonostante quello che possiamo fare e dire e scrivere, che sento di poterla stringere e tornare a fare parte della sua vita.
Sto sudando, faccio una pausa pensosa. Una striscia di pavimento priva di polvere indica che una volta lì c’era il bancone... Mh. Questa deve essere opera di Hermann, sta cercando di impressionare qualcuno coi suoi trucchi fantascientifici.
Dopo un lungo silenzio di sorpresa mi sporgo e la bacio sulle labbra e mi stupisco che mi lasci fare. Quando si ritrae mi dispiaccio perché avrei voluto prolungare il bacio, ma mi riprendo e le abbraccio le cosce.
Non è facile concentrarsi per lo spettacolo che si presenta attorno a noi. Una distesa di teli, drappi, stole, tutto ciò che poco fa indossavano un centinaio di nostri colleghi ora invade il pavimento, copre le piastrelle.
Lei non sembra averci fatto nemmeno caso, io guardo gli abiti vuoti, vorrei tanto sapere dove sono finiti tutti loro. Se ne sono scappati via nudi e hanno lasciato qui i loro involucri?
Immagino che da qualche parte ci sia una specie di backstage invertito, dove tutti si disfano il trucco.

Passa così la mia notte dei premi e come se n’erano andati, riappaiono Hermann e il bancone.


“Sei stato tu?” Lo chiedo ma sono già sicuro che è stato lui.


“Si. L’idea era di lasciarvi da soli all’inizio e poi tornare a prendervi più tardi, ma a un certo punto ho, abbiamo, dovuto evitare che questa passasse alla storia come la premiazione-durante-la quale-il-tanghero-morì. Quindi mi sono scordato di voi.”


“Avevate lasciato qui i vestiti” indico il pavimento, ma a terra non c’è più nulla, così ritraggo il mio dito con sguardo ebete.


“Si, non erano molto utili per l’orgia, cioè festa, che abbiamo tenuto nell’altra dimensione. In realtà non lo sono mai nella vera realtà non reale di ER, ci affacciamo sempre nudi alla scrittura coi nomi dei nostri altri “io” non esistenti. Mi dispiace per voi che siete rimasti indietro, ma noi abbiamo fatto un viaggetto nella vera essenza della libertà.”


Il discorso non mi fila, ma mi capita spesso con Hermann, quindi non approfondisco, cerco una spiegazione plausibile.

“Ah, c’era un backstage. Ma io sono ubriaco?”


“Beh, abbastanza, lo siamo entrambi, ora propongo un pisolino sul divano.”


Mi gratto la nuca, Cassy non c’è.

“Tutto scomparso? Hai sparito anche lei?”

Annuisce.

“Fino a quando?”

“... fino alla prossima volta, quando ci sarà un’altra adunata e saremo per una notte sola, reali.”

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