Giuramenti

Scritto da , il 2020-07-19, genere tradimenti

Quasi tutti i giorni Maria Rosaria veniva e diceva allegra :"Mi porto via Robertino".
Se lo portava via davvero: uscivano mano nella mano e stavano fuori un paio d'ore e tutti sembravano contenti.
Erano cugini di secondo grado e Maria Rosaria era una gran brava ragazza ed era così affettuosa con il piccolo cugino che faceva piacere vederli insieme. I genitori di lui erano tranquilli quando il loro bambino stava con lei e i genitori di lei erano tranquilli perchè se andava in giro con un bambino per mano non c'era pericolo che facesse cose brutte con i ragazzi. Invece le cose brutte le faceva lo stesso e Robertino le serviva come paravento: un gelato, una carezza, la promessa di non dire niente a nessuno e mentre lui leccava il suo gelato, lei si appartava a parlottare con un ragazzo dai capelli rossi, un certo Dario che ogni volta che vedeva Robertino gli faceva delle smorfie ridicole con cui forse voleva far ridere il bambino o forse spaventarlo, senza riuscire in nessuna delle due cose.
Dopo un po' Dario spariva e Maria Rosaria prendeva Robertino e lo conduceva su un sentiero in piena campagna, fuori del paese, e arrivavano a un casolare isolato, una specie di rifugio per le pecore. In una gabbia erano chiusi dei conigli e la cugina lasciava Robertino a guardare gli animali e a dargli da mangiare; lei spariva all'interno del casolare dove un'ombra dai capelli rossi l'aspettava. Quando si stancava dei conigli il bambino si avvicinava al rustico da dove provenivano rumori strani e gli pareva di sentire Maria Rosaria lamentarsi di qualcosa e una voce maschile che gridava continuamente sì e ripeteva il nome della ragazza. Robertino aveva paura ed era convinto che Maria Rosaria si sentisse male e che qualcuno cercasse di aiutarla ma forse ogni sforzo era inutile e nonostante venisse ripetutamente chiamata, la cugina non rispondeva più e un urlo, alla fine, indicava che era ormai morta.
Dopo poco, invece, Maria Rosaria riappariva rossa, sudata, discinta ma più viva che mai. Era davvero bella: alta, le lunghe gambe, i fianchi tondi e il petto prorompente. Al suo fianco il diavolo dai capelli rossi, con la solita smorfia sul viso. Persino un bambino avrebbe potuto chiedersi che poteva trovarci in lui una bella ragazza.
Sulla via del ritorno un dialogo, sempre lo stesso, caratterizzava il rientro frettoloso, con lei che tirava quasi lui.
"Giura che non dici dove siamo stati. Dici solo che abbiamo camminato nei campi. Hai capito ? Giura !"
"Uffa".
"Niente uffa, devi giurare se no non ti voglio più bene. Capito ?"
"Sì".
"Allora ?"
"Cosa ?"
"Giura !"
"Giuro".
I giuramenti si susseguirono per tutta l'estate. Robertino era davvero un bimbo giudizioso e sebbene si annoiasse ogni volta a guardare quegli stupidi conigli, intuiva che se Maria Rosaria si chiudeva dentro con quello scemo era per qualcosa di importante. Forse studiavano insieme o facevano dei giochi strani, gli stessi che qualche volta aveva intravisto fare dai suoi genitori. A suo onore bisogna dire che tenne il segreto ma verso la fine dell'estate l'umore di Maria Rosaria era cambiato e quando veniva a prenderlo per le loro passeggiate non era più così allegra. Un giorno lei e Dario si sedettero vicino a una fontana, in aperta campagna, e mentre il bambino correva dietro alle farfalle, i due si scambiavano frasi brevi e incomprensibili.
"Ne sei sicura ?"
"Sicura no, mica posso andare dal medico ..."
"Dal medico no ma da Nella ... così se è vero, subito ..."
Lei scoppiò a piangere.
"Che mi fai fare ..."
"Ssh, il mostriciattolo ti sente ..."
"Che vuoi che capisca, è un bambino ..."
"Soldi, ne hai ?"
"Pochi ..."
"Vedo di vendere la moto ..."
Era la fine d'agosto. Le giornate erano quasi sempre nuvolose e improvvisi temporali con tanto di lampi e tuoni facevano tremare la terra, fecondandola abbondantemente. Maria Rosaria, già fecondata di suo, mangiava poco e aveva sempre mal di stomaco. Per quasi una settimana non venne più a prendere Robertino ma la sera della grande festa patronale quando tutti in piazza ascoltavano la banda e nei giardini pubblici le bancarelle vendevano giocattoli, dolci e zucchero filato, venne a chiedere se poteva portarlo vicino alla Torre, il punto più alto del paese da dove si poteva vedere tutto quello che succedeva giù in piazza.
"Ci sono i ragazzi ma se c'è Robertino non mi danno fastidio" spiegò e fu molto lodata per quella dimostrazione di prudenza e pudore.
"E' davvero una ragazza d'oro" dissero tutti ai suoi genitori e il padre, ridendo, disse che ormai era fidanzata con Robertino.
"Non andiamo alla Torre ?" chiese il bambino alla sua fidanzata, visto che stavano quasi correndo dalla parte opposta del paese ed erano già in campagna. Di sera non era bello come di giorno: gli alberi incombevano minacciosi, le ombre erano spaventose e i pipistrelli che svolazzavano in cerca di insetti non erano rassicuranti. Latrati di cani coprivano il suono ormai lontano della banda.
"Devi stare zitto e non dire niente di dove stiamo andando, capito ?" gli intimò la cugina. Un mostro uscì dall'oscurità di un angolo e Robertino gridò quasi ma era solo il rosso che, per una volta, non era in vena di smorfie.
Il posto era davvero sperduto. Robertino vide l'ennesimo casolare, reso più brutto dal buio, e una porta massiccia che si aprì al bussare di Dario che vi entrò per primo. Maria Rosaria stringeva le spalle di Robertino e gli ripeteva per l'ultima volta che non doveva dire niente.
"Fai il bravo come le altre volte".
Dario uscì e fece entrare la sua amica e la porta gli venne quasi sbattuta sul muso. Andò a sedersi su una specie di sedile di pietra e cominciò a fare delle strane figure con le mani, proiettate sulla terra dalla fioca luce di una finestrella. Domandava a Robertino se capiva che animale era quello che appariva ma il gioco non era divertente. All'interno del casolare, intanto, Maria Rosaria era triste e vergognosa per quanto stava per fare e la donna nelle cui mani si era messa era grassa, occhialuta, con le mani paffute e scure. La ragazza si sentì male, le venne da vomitare, perse quasi i sensi. Quando si riprese la donna le disse che non c'era stato bisogno di fare nulla: aveva avuto un aborto spontaneo, l'emozione e la paura avevano reso naturale l'evento artificiale.
"Però i soldi me li dovete dare lo stesso, se andavate all'ospedale era un guaio, no ? Alla tua età, poi ...".
Evitarono di dire la verità a Dario: pidocchioso come era, sapendolo, avrebbe tirato sul prezzo con la mammana e la disputa poteva diventare pericolosa.
Il cielo era stellato e Maria Rosaria lo fissava stralunata mentre, incerta, camminava con le mani strette attorno al collo di Robertino. Dario li seguiva e fischiettava un motivo alla moda ma la ragazza gli disse di smetterla e di levarsi di torno.
"Ci vediamo domani ?" chiese lui ma non ricevette risposta.
"Perchè piangi ? Che hai fatto là dentro ?" chiese Robertino alla cugina.
"Zitto, non sto piangendo. Giura che non dici niente !"
"Uffa".
"Giura !"
Giurò ancora una volta.
Quando tornarono, i loro parenti erano preoccupati perchè erano stati via parecchio.
"Come sei pallida !" disse la madre di Maria Rosaria, sospettosa.
Il padre scoppiò a ridere sguaiatamente.
"Certo che se Robertino avesse qualche anno in più, mi preoccuperei ..."
"Vabbè, quando lui si fa più grande li facciamo sposare ..." disse qualcuno molto spiritoso.

Quindici anni dopo, la stessa sera della festa solenne, Robertino, ora diventato Roberto, gironzolava annoiato per la piazza principale, incurante della musica assordante e degli sconosciuti cantanti che si esibivano sognando ben altri palcoscenici. Desideroso di fumarsi uno spinello al riparo da sguardi e olfatti indiscreti, salì i ripidi vicoli che portavano alla Torre ma senza giungervi, consapevole che era il luogo preferito dalle coppiette per appartarsi. Trovò comunque il posto che cercava, illuminato solo parzialmente da una luce in una via sottostante. Era una specie di cortile circondato su tre lati da muri ciechi, ad eccezione di una finestrella con grate che però era al momento spenta. Si accovacciò nell'angolo più buio e lontano e iniziò a prepararsi lo spinello quando sentì dei passi avvicinarsi e delle voci bassissime. Bestemmiò mentalmente, trattenendo il fiato e notando con crescente fastidio che i nuovi arrivati si stavano dirigendo in un altro angolo buio, proprio di fronte al suo. Nei pochi istanti in cui attraversarono un breve campo di luce vide che si trattava di un uomo e una donna e quest'ultima aveva qualcosa di familiare. Non c'era dubbio che fosse una coppia in cerca di riservatezza, forse di intimità, e le voci che ora udiva in modo distinto lo confermavano.
"Sei pazzo, possono scoprirci da un momento all'altro" disse la donna.
"Qui non ci viene nessuno, stanno tutti a sentire la musica e nessuno ci ha visto venire qui."
"Solo cinque minuti ..."
Roberto aveva riconosciuto la voce della cugina Maria Rosaria, ora trentaduenne.
Dopo la morte del padre Maria Rosaria aveva preso in mano le redini degli affari di famiglia: campi, vigne, fattorie che facevano di lei la più ricca del paese.
Di pretendenti ne aveva avuti tanti, tutti respinti, poi era sbucato il figlio del notaio che era stato preso in così seria considerazione che qualche mese dopo Maria Rosaria gli confessò di essere incinta.
"Già alla prima botta, che scalogna" fu il commento di lui, sorpreso. "Cosa pensi di fare ?"
"Me lo chiedi ? Per chi mi hai presa ? Io non farei mai certe cose ..."
"No certo, scusa. Sarà meglio affrettare i tempi del matrimonio ..."
La cugina era molto diversa da quindici anni prima. Si era trasformata in una donna dalle forme abbondanti, quasi straripanti, e si godeva placida e superiore il ruolo di prima signora del paese.
"Ma che fai adesso ? O Dio santo ..."
"Alzati la gonna, dai ..."
"Rimettilo dentro, sei un maiale ..."
"Dai che ti piace, non ti eccita farlo così, al buio ?"
"Se ci scoprono altro che ... leva le mani !"
"Stanno bene dove stanno !"
Il dialogo cedette il passo a una colonna sonora fatta di gemiti e di ansiti.
"Sì, così, mi piace, tiramelo tutto ..."
Maria Rosaria, messi da parte gli scrupoli, ammesso che ne avesse davvero avuti, si stava dando molto da fare a quanto potè intuire il cugino, dato che per un paio di minuti si udirono solo i rantoli dell'uomo, e la sua voce tornò a farsi sentire solo dopo che la bocca non era più occupata.
"Ce l'hai bollente come il fuoco !"
"E adesso te lo brucio dentro !"
Travolta da istinti incontrollabili Maria Rosaria rispose :"E allora mettimi incinta !".
Roberto non si era mai trovato in una situazione così ridicola, a pochi metri da due che stavano scopando e ignoravano completamente la sua presenza. Sembravano inesauribili o forse quei pochi minuti pareva che non finissero mai: i sospiri si trasformarono in ringhi, poi in gridolini e infine esplosero in urla bestiali.
I due ripresero fiato e si rimisero in ordine.
"Vai avanti tu," disse Maria Rosaria, "non devono vederci scendere insieme."
"Se vedo quel cornuto di tuo marito te lo saluto."
"Stronzo !"
L'uomo si allontanò rapido e Roberto, che non aveva capito chi fosse, gli augurò mentalmente di scivolare e rompersi una gamba. Maria Rosaria indugiò ancora qualche minuto, poi i suoi zoccoli picchiarono sulle pietre e Roberto la vide riattraversare il raggio di luce ma proprio in quel momento gli venne un colpo di tosse, effetto forse della tensione accumulata e del fiato trattenuto. Maria Rosaria si girò verso il suo angolo e gridando chiese allarmata :" Chi c'è ?"
Roberto si rialzò e uscì alla luce.
"Sono solo io."
"Roberto ? Che facevi ? Mi spiavi ?"
La cugina venne verso di lui, minacciosa.
"Ero venuto qui per fumare una sigaretta in pace."
Maria Rosaria si mise una mano sul viso.
"Oh DIo, Robertino, che vergogna ! Non so che mi ha preso ... io ... è la prima volta, te lo giuro ..."
Poi aggiunse, in tono di rimprovero :" Se ti fossi fatto sentire non sarebbe accaduto nulla."
"Stai a vedere che adesso è colpa mia", pensò Roberto.
"Non succederà più perciò non devi mettermi nei guai, capito ? Giurami che non dici niente a nessuno !"
Il ragazzo non rispose e la cosa la innervosì di più.
"Roberto !" La cugina gli aveva messo una mano sul petto. "Giura !"
"Te lo giuro ... "
"Ricorda che ho due bambini e che se ti lasci sfuggire qualcosa mi rovini e provochi chissà cosa ... Me lo giuri ? Sulla tua mamma ?"
"Sì, starò zitto, te lo giuro."
"Ci siamo sempre voluti bene, lo sai. Nessuno deve sapere nulla, capito ?"
"Va bene."
Un bacio sulla guancia fu il ringraziamento che ne ricavò.
"Vai a vedere se passa qualcuno."
Roberto uscì dal cortile, vide che non c'era anima viva e le disse :" Possiamo andare."
"Ma no, tu aspetta qui, mica vorrai che ci vedano tornare insieme, chissà che penserebbero ..."
"Ci mancherebbe ..."
"Ciao e ricorda che hai giurato. Posso stare tranquilla ?"
"Ma sì, vai pure."
La cugina si allontanò in fretta.
Rimasto solo, Roberto si accese finalmente lo spinello. Si mise una mano sulla guancia baciata da Maria Rosaria, ripensando all'odore di donna in calore che gli pareva di avere percepito ... Quelle stesse labbra solo poco prima avevano spremuto per bene lo sconosciuto amante e provò un senso di disgusto.
Pensò che a lui, per fortuna, piacevano i ragazzi.

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